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Halo: Combat Evolved adesso è giocabile su browser: multiplayer fino a 128 giocatori grazie alla IA

Il primo Halo è ora giocabile direttamente dal browser con supporto al multiplayer online fino a 128 giocatori, inclusa la modalità cooperativa in split-screen.

A rendere possibile tutto ciò ci ha pensato Mitchell Hynes, sviluppatore software che ha realizzato una versione non ufficiale di Halo: Combat Evolved basata sull’edizione originale per Xbox. Un progetto che ha attirato immediatamente l’attenzione della community e che riaccende il dibattito sull’impiego dell’intelligenza artificiale nel modding videoludico.

Secondo quanto dichiarato dallo stesso Hynes, nelle prime cinque ore dalla pubblicazione la versione browser del gioco sarebbe stata provata da circa 20.000 persone. Un risultato notevole per un progetto amatoriale che riporta il classico di Bungie direttamente nel browser, senza richiedere l’installazione di una versione tradizionale per PC.

Come funziona il progetto

La particolarità di questa iniziativa non riguarda soltanto la possibilità di giocare senza installare il titolo sul proprio computer. Il progetto riproduce infatti la versione originale per Xbox di Halo, anziché la controversa conversione per PC realizzata da Gearbox Software.

Hynes ha condiviso i dettagli dell’iniziativa attraverso un post su X, spiegando che il porting supporta sia la cooperativa in split-screen sia partite multiplayer con un massimo di 128 partecipanti. Il progetto viene ospitato attraverso un sito basato sull’infrastruttura Cloudflare.

Si tratta di una soluzione decisamente curiosa per uno dei titoli che hanno contribuito a definire gli sparatutto su console nei primi anni duemila. Invece di avviare il gioco attraverso una console Xbox o una versione installata su PC, gli utenti possono accedere all’esperienza direttamente dal browser.

Naturalmente, il progetto non è ufficiale e non va confuso con una nuova versione distribuita o approvata da Microsoft. La sua disponibilità, inoltre, potrebbe cambiare: iniziative di questo tipo possono attirare l’attenzione dei titolari dei diritti, soprattutto quando rendono accessibile un gioco commerciale attraverso canali non autorizzati.

L’intelligenza artificiale sta cambiando il modding dei videogiochi

Il caso di Halo: Combat Evolved si inserisce in una tendenza più ampia che negli ultimi giorni ha animato i social network. Tra le modifiche diventate virali si sono viste sequenze con personaggi di Call of Duty intenti a eseguire acrobazie tipiche di Skate, modalità zombie di Call of Duty: Black Ops ricreate all’interno di Skyrim e Miles Morales che si muove tra gli edifici di Gotham.

Dietro questa nuova ondata di esperimenti ci sarebbe anche l’evoluzione degli strumenti di intelligenza artificiale. I modelli linguistici di grandi dimensioni, o LLM, possono assistere gli sviluppatori nella comprensione del codice, nell’analisi dei giochi e nella realizzazione di modifiche che, fino a poco tempo fa, avrebbero richiesto competenze tecniche e una notevole quantità di lavoro manuale.

Un elemento importante è la decompilazione, un processo che permette di ricostruire una rappresentazione del codice a partire da un programma già compilato. Non significa necessariamente recuperare il codice sorgente originale esattamente com’era stato scritto dagli sviluppatori, ma può rendere più accessibili alcune parti del funzionamento di un gioco.

Secondo l’articolo originale, Halo: Combat Evolved è stato recentemente decompilato per la prima volta. La relativa pagina GitHub, tuttavia, non chiarisce se l’intelligenza artificiale sia stata impiegata nel processo. Il progetto e la sua community Discord contengono numerosi riferimenti a Claude, ma questo elemento, da solo, non dimostra quale ruolo abbia avuto il modello nella decompilazione.

Claude e gli strumenti AI per creare mod sempre più ambiziose

Tra gli strumenti citati in relazione a questi esperimenti figura anche universal-modder, un plugin pensato per consentire a Claude Code di intervenire su diversi giochi per PC.

La descrizione del progetto parla di strumenti per la ricognizione tecnica, il reverse engineering, la generazione di contenuti grafici e audio, i test direttamente nei giochi e la creazione di video dimostrativi. In sostanza, l’obiettivo è affidare all’intelligenza artificiale una parte crescente delle operazioni necessarie per analizzare e modificare un videogioco.

Queste tecnologie possono abbassare la soglia d’ingresso per chi desidera sperimentare con il codice, ma non eliminano la necessità di competenze tecniche e verifiche accurate. Un risultato che funziona in un breve video condiviso sui social non è necessariamente stabile, completo o pronto per essere utilizzato da migliaia di giocatori.

Proprio la qualità del codice rappresenta una delle principali criticità. Alcuni esperti hanno evidenziato che i progetti sviluppati attraverso il cosiddetto vibe coding, cioè affidandosi in larga misura all’IA per generare codice senza un controllo approfondito, possono presentare bug e problemi di affidabilità.

Il futuro di Halo passa anche dai remake ufficiali

Mentre il fan-project di Mitchell Hynes attira l’attenzione degli appassionati, Microsoft ha già proposto diverse versioni ufficiali del primo capitolo della saga. Halo: Combat Evolved Anniversary ha aggiornato il gioco originale, mentre il titolo è stato successivamente incluso su PC attraverso Halo: The Master Chief Collection.

Inoltre, all’inizio del 2026 è stato annunciato Halo: Campaign Evolved, un remake completo della campagna originale che introduce anche missioni aggiuntive.

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The Exorcist: Martyrs, il trailer del film di Mike Flanagan promette un nuovo incubo demoniaco

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Mike Flanagan è pronto a riportare l’orrore demoniaco sul grande schermo con The Exorcist: Martyrs, il nuovo capitolo della celebre saga horror.

Il trailer completo anticipa un’indagine inquietante, un serial killer dall’ossessione per le immagini sacre e una presenza maligna che sembra non fermarsi nemmeno davanti alla morte. A guidare il cast troviamo Scarlett Johansson, nei panni di una detective della polizia costretta ad affrontare un incubo che coinvolgerà direttamente suo figlio.

Dopo l’accoglienza deludente riservata a The Exorcist: Believer nel 2023, il franchise ha bisogno di ritrovare la propria capacità di terrorizzare il pubblico. L’arrivo di Mike Flanagan, autore che ha già dimostrato di essere a suo agio con il soprannaturale, potrebbe rappresentare una nuova occasione per riportare la saga sui binari giusti. Almeno sulla carta, gli ingredienti per un horror decisamente disturbante non mancano.

La trama: tra serial killer e possessioni demoniache

La protagonista del film è una detective della polizia di New York e madre single, la cui vita prende una piega terrificante quando assiste all’esecuzione di Father Sunday (John Leguizamo), un famigerato serial killer noto per la sua inquietante ossessione per l’iconografia cattolica.

La morte del criminale dovrebbe mettere fine alla sua scia di violenza. Eppure, in The Exorcist: Martyrs, l’esecuzione non rappresenta affatto la conclusione dell’incubo: il male continua a manifestarsi attraverso eventi soprannaturali, trasformando un’indagine criminale in qualcosa di molto più oscuro.

La situazione precipita quando la detective scopre che suo figlio dodicenne (Noha Jupe) è diventato il bersaglio di una forza demoniaca. Per salvarlo, la donna si rivolge a due sacerdoti, interpretati da Chiwetel Ejiofor e Laurence Fishburne.

Nel cast figura anche Sasha Calle che interpreta una collega della protagonista impegnata a indagare sugli stessi eventi inquietanti.

Il risultato è una storia che intreccia il thriller investigativo con l’horror soprannaturale. Una combinazione particolarmente interessante per una saga come L’esorcista, soprattutto perché richiama atmosfere da poliziesco oscuro già esplorate ne L’esorcista III (1990), considerato uno degli episodi più inquietanti del franchise.

Quando esce The Exorcist: Martyrs?

The Exorcist: Martyrs arriverà nelle sale cinematografiche il 12 marzo 2027. Il film segna un nuovo tentativo di rilanciare una delle saghe horror più celebri, con l’obiettivo dichiarato di spingersi più lontano che mai sul terreno dell’orrore, senza rinunciare a una componente emotiva capace di dare significato alla sofferenza dei protagonisti.

Resta da vedere se The Exorcist: Martyrs riuscirà a conquistare il pubblico e a restituire alla saga la forza che l’ha resa un punto di riferimento del cinema horror.

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GTA 6, attenzione alle truffe: falsi download e malware sfruttano l’hype dei fan

L’attesa per GTA 6 è ormai alle stelle, ma l’entusiasmo per il ritorno di Rockstar Games a Vice City rischia di trasformarsi in una pessima sorpresa per i giocatori meno prudenti.

In vista dell’uscita del gioco prevista per il 19 novembre, stanno emergendo diversi rischi legati a falsi download, presunti accessi anticipati e truffe legate alle criptovalute, ideati per sottrarre denaro e informazioni personali agli appassionati.

A mettere in guardia la community è Chris Mawson, fondatore di Power Up Gaming, che ha condiviso alcuni consigli per riconoscere i tentativi di raggiro e proteggere i propri account. Il principio da tenere a mente è semplice: quando un’offerta promette di farci giocare a GTA 6 prima di tutti gli altri, conviene fermarsi un momento prima di cliccare.

GTA 6 non ha una beta pubblica né un accesso anticipato

Il primo campanello d’allarme riguarda le offerte che promettono di scaricare una versione anticipata di GTA 6. Rockstar Games non ha annunciato alcuna beta pubblica né un programma di accesso anticipato, quindi link, messaggi pubblicitari e siti che sostengono il contrario devono essere considerati potenziali truffe.

I criminali informatici possono sfruttare anche immagini generate con l’intelligenza artificiale e grafiche ispirate a Vice City per costruire pagine web dall’aspetto credibile, curate nei dettagli e apparentemente professionali. L’obiettivo è fare leva sulla paura di perdere un’occasione esclusiva, spingendo i fan a scaricare file o a fornire informazioni senza verificarne la provenienza.

Dietro un presunto programma di installazione o una demo non ufficiale potrebbe nascondersi, invece, un infostealer, un malware progettato per raccogliere dati sensibili come password salvate, cookie del browser e altre informazioni personali. Un prezzo decisamente troppo alto da pagare per un contenuto che, in realtà, non esiste.

GTA 6

Falsi accessi VIP e pagamenti in criptovalute

Un altro schema da tenere d’occhio riguarda i siti che promettono l’accesso a una versione di GTA 6 in cambio di ingenti pagamenti in criptovalute. Alcuni pubblicizzano fantomatici pacchetti esclusivi, presentati come opportunità riservate a una ristretta cerchia di giocatori.

La formula del presunto “VIP digital access” punta proprio a questo: convincere gli utenti che basti un pagamento per entrare in un gruppo privilegiato e provare il gioco prima del lancio ufficiale. In altri casi, i siti chiedono di collegare il proprio wallet digitale, sfruttando la promessa dell’accesso anticipato per sottrarre fondi.

Il rischio non si limita quindi alla perdita del denaro versato. Alcune pagine fraudolente possono utilizzare sistemi capaci di svuotare i portafogli digitali, richiedendo autorizzazioni che consentono di trasferire Bitcoin e altre criptovalute.

È importante ricordare che, secondo le indicazioni condivise da Power Up Gaming, attualmente non esiste una versione giocabile di GTA 6 disponibile al pubblico al di fuori dei server interni di Rockstar. Inoltre, le transazioni in criptovalute generalmente non possono essere annullate: se il pagamento finisce nelle mani di un truffatore, recuperare i fondi può essere estremamente difficile.

GTA VI per PC e smartphone? Attenzione ai falsi annunci

La situazione è particolarmente delicata per chi non possiede una console compatibile. Il lancio ufficiale indicato per il gioco riguarda infatti PlayStation 5 e Xbox Series X/S, mentre le versioni per altre piattaforme non fanno parte delle informazioni fornite nel comunicato.

Proprio questa circostanza può spingere alcuni utenti a cercare soluzioni alternative, rendendoli bersagli più facili per chi promette scorciatoie inesistenti. Annunci che pubblicizzano una “GTA 6 PC Build” oppure una “GTA 6 Mobile Beta” devono quindi essere trattati come truffe, in assenza di annunci ufficiali.

Non basta che una pagina mostri immagini convincenti, video dall’aspetto professionale o commenti apparentemente positivi. Questi elementi possono essere manipolati per rendere credibile un’offerta fraudolenta e convincere gli utenti a scaricare file pericolosi.

Falsi installer e malware: cosa può succedere al computer

Tra i rischi più seri figurano i programmi di installazione contraffatti. In passato, i criminali informatici hanno distribuito versioni non ufficiali di videogiochi popolari, spesso presentate come repack capaci di consentire l’installazione senza passare da un launcher. Secondo l’avvertimento di Power Up Gaming, schemi simili potrebbero essere sfruttati anche approfittando dell’attesa per GTA 6.

Un file apparentemente innocuo, magari denominato Setup.exe, può nascondere codice malevolo. Se eseguito, potrebbe sfruttare tecniche come il DLL sideloading, utilizzate per caricare librerie dannose attraverso applicazioni legittime o apparentemente affidabili.

Una volta attivo, il malware può compromettere il sistema e installare ulteriori minacce, tra cui trojan, ransomware e programmi progettati per rubare password. Le conseguenze possono andare ben oltre il mancato avvio del gioco, arrivando alla perdita di dati personali o al blocco dei file presenti sul computer.

La regola è quindi evitare installer provenienti da fonti sconosciute e non disattivare le protezioni di sicurezza per avviare un file che promette un accesso esclusivo.

GTA 6 Grand Theft Auto VI

Finti login Rockstar: come proteggere il proprio account

Le truffe non puntano soltanto a infettare i dispositivi o a sottrarre denaro. Alcuni siti imitano le pagine di accesso al Rockstar Social Club per convincere i giocatori a inserire le proprie credenziali.

Queste pagine possono riprodurre fedelmente l’aspetto del servizio originale, ma hanno uno scopo preciso: raccogliere nomi utente e password da rivendere sul dark web oppure utilizzare per frodi legate agli account e agli oggetti digitali.

Un segnale d’allarme particolarmente importante è la richiesta di effettuare il login attraverso un link esterno per “sbloccare” contenuti di GTA 6. Prima di inserire qualsiasi dato, è fondamentale controllare personalmente l’indirizzo del sito e verificare che appartenga davvero a un servizio ufficiale.

Lo stesso principio vale per concorsi e giveaway pubblicizzati su YouTube, TikTok e altre piattaforme social. Anche quando sembrano convincenti, le offerte che promettono copie anticipate o accessi esclusivi meritano la massima cautela. Condividere gli avvertimenti con amici e community può inoltre aiutare a impedire che altri giocatori cadano nella stessa trappola.

GTA 6 si acquista soltanto attraverso canali ufficiali

L’avvicinarsi del lancio di Grand Theft Auto 6 offre ai truffatori un’occasione per sfruttare l’impazienza dei fan. Tra download inesistenti, pagamenti in criptovalute e pagine contraffatte, la promessa di essere tra i primi a esplorare Vice City può nascondere conseguenze molto concrete.

Il consiglio è dunque di affidarsi esclusivamente ai canali ufficiali per acquistare il gioco e verificare eventuali annunci. Nessuna beta pubblica, nessun accesso anticipato e nessun file miracoloso vanno considerati autentici senza una conferma di Rockstar Games. Meglio aspettare notizie verificate che rischiare di consegnare password, dati personali o criptovalute a chi sfrutta l’hype per guadagnarci.

 

Blade Runner 2099: il primo trailer svela un futuro in cui i Replicanti hanno sconfitto l’umanità

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Nel corso del Comic Con di New York, Prime Video ha pubblicato il primo trailer completo di Blade Runner 2099, la serie TV fantascientifica ambientata cinquant’anni dopo gli eventi di Blade Runner 2049.

A quanto pare, questa volta, le cose si sono messe decisamente male per gli esseri umani. La rivoluzione dei Replicanti è ormai compiuta e l’umanità si trova davanti a una prospettiva inquietante: sopravvivere in un mondo dominato dalle proprie creazioni o accettare la fine della specie.

Runner 2049: i Replicanti hanno vinto

Gli eventi della serie raccontano un universo in cui la ribellione dei Replicanti, una minaccia che si è sviluppata nel corso della saga, è arrivata al suo esito più estremo. Gli esseri artificiali hanno superato i propri creatori e l’umanità ha perso il controllo del mondo.

Durante il panel di sabato sera della kermesse newyorkese, la showrunner Silka Luisa ha spiegato che la storia si svolge in un momento di transizione tra due specie: una potrebbe essere vicina alla propria estinzione, mentre l’altra si prepara a occupare il suo posto.

La domanda centrale della serie riguarda proprio il modo in cui gli esseri umani reagiscono quando comprendono che il loro tempo potrebbe essere terminato. Accetteranno la sconfitta oppure cercheranno di aggrapparsi a ciò che li rende umani?

Un interrogativo che si inserisce perfettamente nella tradizione di Blade Runner. Il film originale del 1982 e il sequel diretto da Denis Villeneuve nel 2017 hanno esplorato a più riprese il confine tra uomo e macchina, mettendo in discussione il significato stesso di umanità attraverso le esperienze dei Replicanti.

Con Blade Runner 2099, però, la prospettiva cambia radicalmente: non sono più soltanto le creature artificiali a lottare per la propria esistenza. Ora è l’intera specie umana a dover fare i conti con la propria mortalità.

Michelle Yeoh e Hunter Schafer guidano il cast

Al centro della vicenda troviamo Olwen, interpretata da Michelle Yeoh, una Blade Runner Replicante alla quale rimangono soltanto pochi giorni di vita. Il suo percorso si incrocia con quello di Cora, il personaggio affidato a Hunter Schafer, un’umana in fuga che si nasconde assumendo l’identità di una Replicante.

Le due protagoniste, appartenenti a categorie che nel nuovo ordine mondiale occupano posizioni molto diverse, finiranno per collaborare. Il loro obiettivo sarà rintracciare un fuggitivo in possesso di un segreto pericoloso.

La premessa mette così al centro un’alleanza inattesa, in un contesto nel quale le vecchie distinzioni tra cacciatori e prede, creatori e creature, potrebbero non essere più sufficienti a spiegare la realtà. Il trailer offre un primo assaggio di questo scenario, mentre la serie promette di sviluppare ulteriormente le questioni morali ed esistenziali che hanno reso celebre il franchise.

Harrison Ford non tornerà nei panni di Rick Deckard

Chi sperava di rivedere Harrison Ford nei panni di Rick Deckard, resterà irrimediabilmente deluso. Silka Luisa ha già confermato che l’attore non farà parte della serie, chiarendo la questione per evitare false speranze tra gli appassionati.

Ford ha interpretato Deckard nel film originale Blade Runner, diretto da Ridley Scott nel 1982, tornando poi nel sequel Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve. La sua assenza lascia quindi spazio a nuovi personaggi e a una storia che intende esplorare una fase inedita di questo universo fantascientifico.

La scelta non significa necessariamente rinunciare all’eredità dei film precedenti. Al contrario, spostare l’attenzione su Olwen e Cora permette alla serie di affrontare nuove prospettive senza dipendere dal ritorno dei volti storici della saga.

Quando esce Blade Runner 2099?

La serie Blade Runner 2099 debutterà su Prime Video il prossimo 25 novembre. La produzione si prepara così a riportare il pubblico in uno degli universi più iconici della fantascienza cinematografica, con una storia che sposta il conflitto tra umani e Replicanti su una scala ancora più ampia.

Se i primi film si interrogavano su cosa significasse essere umani attraverso la ricerca di identità e di una vita più lunga da parte dei Replicanti, il nuovo capitolo ribalta la domanda: cosa resta dell’umanità quando non è più la specie dominante?

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Daredevil: Rinascita, la terza stagione riunirà i Defenders per il gran finale

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La terza stagione di Daredevil: Rinascita, oltre a chiudere la nuova serie TV sul Diavolo di Hell’s Kitchen, si prepara a riportare insieme alcuni dei volti più amati dell’epopea Marvel su Netflix.

I nuovi episodi dello show atteso nel 2027, vedrà infatti riunirsi i Defenders, il gruppo formato da Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist.

La reunion è stata anticipata durante il New York Comic-Con, dove Charlie Cox, Krysten Ritter e Finn Jones sono saliti sul palco per presentare il primo teaser della nuova stagione. Il filmato conferma il ritorno di Matt Murdock, Jessica Jones e Danny Rand, riaccendendo le speranze dei fan che aspettavano da anni di rivedere insieme gli eroi urbani della Marvel.

La notizia assume un significato particolare perché, secondo quanto riportato dalla fonte, la terza stagione dovrebbe concludere definitivamente la storia, un ultimo capitolo che punta quindi a recuperare lo spirito delle serie Netflix e a riunire personaggi rimasti separati per diverso tempo.

Cosa ha mostrato il primo teaser di Daredevil: Rinascita?

Il primo assaggio della terza stagione, tutto riservato ai partecipanti alla convention newyorkese, mostra Matt Murdock, Jessica Jones e Danny Rand mentre ricevono i loro distintivi ufficiali della polizia.

È a quel punto che Jessica, con il suo consueto atteggiamento poco incline ai convenevoli, fa notare un dettaglio tutt’altro che trascurabile: «Be’, nessuno vuole dirlo? Dovrebbero esserci quattro distintivi».

Il riferimento è naturalmente a Luke Cage, il quarto membro del gruppo, interpretato da Mike Colter. L’attore non era presente all’evento, ma il personaggio è destinato a completare il quartetto dei Defenders.

Il ritorno di Luke non arriva dal nulla. Il personaggio aveva fatto il suo ingresso nel finale della seconda stagione di Daredevil: Rinascita, dove era stato rivelato anche che lui e Jessica Jones hanno una figlia, Danielle.

La detective privata aveva infatti aiutato Matt Murdock a fermare Wilson Fisk, alias Kingpin, prima che la serie aprisse la strada a nuovi sviluppi per i protagonisti.

Il teaser non mostra quindi soltanto una reunion nostalgica: richiama anche gli eventi più recenti della serie e prepara il terreno per il ritorno di una squadra che, per molti spettatori, rappresenta una delle parentesi più interessanti della Marvel televisiva.

The Defenders

Il ritorno dei Defenders dopo le serie Netflix

Per comprendere il peso di questa reunion bisogna tornare a quando l’universo televisivo Marvel aveva trovato casa su Netflix.

Prima dell’arrivo di Disney+, Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist erano stati protagonisti di serie individuali, prima di incrociare le rispettive strade e unirsi nella miniserie The Defenders, uscita nel 2017.

La serie originale di Daredevil aveva poi proseguito per tre stagioni, prima della cancellazione. Anni dopo, Marvel ha riportato Matt Murdock al centro della scena con Daredevil: Rinascita, rilanciando il personaggio all’interno del catalogo Disney+.

Il ritorno dei Defenders rappresenta dunque un collegamento diretto con quella fase della storia televisiva Marvel, oltre che un’occasione per riunire interpreti e personaggi che non condividevano lo schermo in questa formazione da tempo.

Quando esce la terza stagione di Daredevil: RInascita?

Al momento non è stata annunciata una data di uscita ufficiale per la terza stagione della serie TV. Il debutto è atteso nel corso del 2027, ma per conoscere il giorno esatto bisognerà attendere ulteriori comunicazioni da parte di Marvel Studios e Disney+.

Resta comunque da scoprire quale ruolo avrà ciascuno di loro nel capitolo conclusivo e come Marvel deciderà di chiudere il percorso di Matt Murdock. Se la reunion sarà davvero l’ultimo grande appuntamento con questa versione dei Defenders, il 2027 potrebbe trasformarsi in un momento decisivo per il futuro degli eroi di Hell’s Kitchen.

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Paramount sta sviluppando un film di Cyberpunk 2077 con il produttore di Transformers

Night City sta per arrivare sul grande schermo. Paramount Pictures sta sviluppando un film live-action basato sul videogioco di successo di CD Projekt Red Cyberpunk 2077, con Lorenzo di Bonaventura, produttore dei film di Transformers, incaricato della produzione. Lo studio collaborerà con CD Projekt Red, l’acclamato sviluppatore polacco di videogiochi e detentore dei diritti del franchise, per dare vita al mondo futuristico di Cyberpunk 2077.

Night City e la storia di V e Johnny Silverhand

Cyberpunk 2077 è ambientato a Night City, un’enorme metropoli dominata dal crimine in una versione distopica della California, dove potenti corporazioni controllano praticamente tutto e i potenziamenti cibernetici fanno parte della vita quotidiana. La storia segue V, un mercenario che si ritrova con un biochip cibernetico contenente la coscienza digitale di Johnny Silverhand, leggendario rocker e terrorista.

Il problema è che la personalità di Silverhand comincia a prendere il controllo della mente di V, minacciando di cancellarne completamente l’identità. I due sono costretti a collaborare per trovare un modo di separare le loro coscienze e salvare la vita di V, finendo poi su una rotta di collisione con la Arasaka Corporation, una delle corporazioni più potenti di Night City.

Il materiale a disposizione per un film è davvero ricchissimo: dalla tecnologia futuristica all’azione brutale, dai personaggi interessanti alla corruzione delle corporazioni. Night City stessa potrebbe essere un’ambientazione straordinaria per un film di fantascienza ad alto budget, un terreno di gioco molto divertente da esplorare.

cyberpunk 2077

Il gioco è stato un enorme successo per CD Projekt Red, con più di 40 milioni di copie vendute in tutto il mondo. La sua espansione, Cyberpunk 2077: Phantom Liberty, ne ha vendute altri 15 milioni.

La nuova spinta di Paramount verso i videogiochi

Negli ultimi tempi Paramount sta spingendo con decisione sugli adattamenti videoludici, e Cyberpunk 2077 si aggiunge a una lista sempre più lunga di progetti basati su celebri franchise del gaming. Lo studio sta coprodurre con Legendary Pictures un film live-action di Street Fighter, in uscita nelle sale italiane il 15 ottobre, un giorno prima del debutto oltreoceano fissato al 16 ottobre. È inoltre in sviluppo un film di Call of Duty, con Peter Berg alla regia e alla co-sceneggiatura insieme a Taylor Sheridan.

Per quanto riguarda Cyberpunk 2077, non si sa ancora chi scriverà o dirigerà il film e non è stato annunciato nessun membro del cast. Non è nemmeno chiaro se il film adatterà direttamente la storia di V e Johnny Silverhand o se racconterà una storia originale ambientata a Night City. Considerando quanto materiale offra questo universo, entrambe le strade potrebbero funzionare.

La grande domanda è se Paramount riuscirà a catturare ciò che rende il gioco così straordinario. Il mondo, i personaggi, l’azione e la tecnologia offrono moltissime possibilità cinematografiche, ma saranno la storia e i personaggi a decidere se il film varrà davvero la pena di essere visto. Siamo curiosi di vedere cosa verrà fuori da questo progetto: un film di Cyberpunk 2077 realizzato bene potrebbe essere un’esperienza di fantascienza d’azione davvero notevole. Speriamo che riescano a mettere insieme un team creativo solido e di talento. Nessuna data di uscita è stata ancora annunciata.

Addio a Margaret Hamilton: si è spenta la pioniera dell’informatica che contribuì a portare l’uomo sulla Luna

Il mondo dell’informatica perde una delle figure che hanno contribuito a cambiarne per sempre la storia. Margaret Hamilton è morta a 90 anni lo scorso 30 settembre, dopo una vita dedicata alla scienza, all’informatica e allo sviluppo di sistemi software sempre più avanzati.

Il suo nome è indissolubilmente legato al Programma Apollo della NASA e, soprattutto, al software che contribuì a rendere possibile uno dei momenti più importanti della storia dell’esplorazione spaziale: la conquista della luna da parte dell’uomo con Apollo 11.

La sua immagine più famosa è probabilmente quella fotografia in bianco e nero che la ritrae, giovanissima, accanto a una torre di faldoni di fogli di carta che supera la sua altezza. Scattata nel 1969 al MIT di Boston, quella che a prima vista potrebbe sembrare una pila di libri nasconde in realtà qualcosa di molto più importante: si tratta del codice sorgente completo del software di navigazione e guida sviluppato dal suo team per il Programma Apollo, destinato in particolare all’Apollo Guidance Computer.

Il software che ha portato l’uomo sulla Luna

Quando Margaret Hamilton iniziò a lavorare al MIT, l’informatica era ancora una disciplina agli albori. I computer occupavano intere stanze e avevano capacità di calcolo che oggi appaiono quasi “ridicole”.

In quel contesto, il gruppo guidato dalla Hamilton sviluppò il software destinato all’Apollo Guidance Computer (AGC), il computer di bordo incaricato di assistere gli astronauti durante le fasi di navigazione e allunaggio.

Il compito era tutt’altro che semplice. L’AGC doveva elaborare continuamente i dati provenienti dagli strumenti di bordo, calcolare la posizione del veicolo spaziale, assistere gli astronauti durante le manovre e gestire le procedure necessarie per raggiungere la superficie lunare.

Il computer disponeva però di una quantità di memoria di appena poche decine di kilobyte e di una capacità di elaborazione infinitamente inferiore rispetto a quella di qualsiasi dispositivo elettronico moderno.

Era quindi necessario progettare un software estremamente affidabile, capace di gestire una quantità enorme di operazioni all’interno di limiti hardware molto stringenti.

Margaret Hamilton software Apollo

L’allarme durante l’allunaggio dell’Apollo 11

Il lavoro di Hamilton e del suo team si rivelò fondamentale il 20 luglio 1969, durante la discesa del modulo lunare dell’Apollo 11 verso la superficie della Luna.

A pochi minuti dall’allunaggio, il computer di bordo iniziò a segnalare una serie di allarmi. Per qualche istante la situazione sembrò mettere a rischio la missione proprio nel momento più delicato della discesa.

Il software sviluppato dal team guidato da Hamilton riuscì però a gestire il sovraccarico del sistema, permettendo al computer di continuare a svolgere le operazioni necessarie e consentendo al modulo LEM di completare l’allunaggio.

Quel sistema rappresentava un esempio fondamentale di progettazione orientata all’affidabilità, un principio che sarebbe diventato sempre più importante nell’evoluzione dell’ingegneria del software.

Margaret Hamilton e la nascita dell’ingegneria del software

Il contributo di Hamilton non si limitò al Programma Apollo e alla conquista della Luna. La scienziata contribuì infatti a consolidare il concetto stesso di ingegneria del software come disciplina autonoma.

All’epoca, il software non godeva ancora della stessa considerazione riservata all’hardware e non veniva considerato una disciplina ingegneristica con una propria dignità scientifica.

Hamilton utilizzò l’espressione “software engineering” per distinguere questo campo dall’ingegneria dell’hardware. Con il tempo, l’ingegneria del software avrebbe acquisito un ruolo centrale nello sviluppo dei sistemi informatici.

I criteri di affidabilità introdotti in quegli anni continuano ancora oggi a rappresentare un riferimento per l’ingegneria del software, dalle missioni spaziali ai satelliti per l’osservazione della Terra, passando per sistemi di navigazione e dispositivi medici.

Dagli anni del MIT a Hamilton Technologies

Margaret Heafield Hamilton nacque il 17 agosto 1936 a Paoli, in Indiana. Nel 1958, a soli 22 anni, conseguì una laurea in matematica all’Earlham College.

Dopo un breve periodo come insegnante, iniziò a lavorare al Massachusetts Institute of Technology, dove sarebbe rimasta dal 1959 fino alla metà degli anni Settanta.

La sua carriera proseguì anche dopo l’esperienza al MIT. Nel 1986 fondò a Cambridge, in Massachusetts, la Hamilton Technologies, società nata per sviluppare il cosiddetto Universal Systems Language, basato sul paradigma di Development Before the Fact (DBTF) per la progettazione di sistemi e software.

Hamilton continuò così a lavorare nel settore del software di sistema, rimanendo una figura di riferimento del m ondo dell’informatica anche negli anni successivi al Programma Apollo.

L’eredità di Margaret Hamilton

Il lavoro di Margaret Hamilton rappresenta molto più di una pagina della storia del Programma Apollo. Il suo percorso mostra quanto il software sia diventato progressivamente centrale nei sistemi tecnologici complessi e quanto l’affidabilità del codice possa essere determinante quando non sono ammessi errori.

Come ricorda Olivier de Weck, professore del programma Apollo e direttore ad interim del Dipartimento di Aeronautica e Astronautica del MIT, definire Hamilton semplicemente una pioniera sarebbe riduttivo.

Hamilton lavorava come ingegnere del software quando quel settore era ancora agli inizi e non si limitò a sviluppare personalmente codice avanzato: guidò anche un team impegnato nella realizzazione di uno dei sistemi più complessi mai progettati dall’uomo.

Il Programma Apollo rimane ancora oggi una delle più grandi dimostrazioni del valore della collaborazione, dell’ingegno e dell’ingegneria, e Margaret Hamilton ne fu una delle protagoniste fondamentali.

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Resident Evil Requiem: lo sceneggiatore anticipa un DLC che approfondirà l’arco narrativo di Oswell E. Spencer

Capcom avrebbe in programma un DLC per Resident Evil Requiem, pensato per approfondire l’arco narrativo di uno dei villain più iconici del franchise: Oswell E. Spencer. A lasciarlo intendere è stato lo sceneggiatore del gioco, Haris Orkin, durante un’intervista rilasciata al Distance NERDing Podcast in occasione del Meadowlark Comic Con. Orkin si è lasciato sfuggire che il team sta lavorando a un DLC legato a Spencer, ammettendo subito dopo di non dover dire così tanto.

“Di solito vedo ogni villain come l’eroe della propria storia”, ha spiegato Orkin. “In Requiem abbiamo un arco narrativo per Spencer, e lo si comprende meglio, e nel DLC lo si comprenderà ancora di più. Anche se probabilmente non avrei dovuto dirlo.”

Attenzione: il testo contiene spoiler su Resident Evil Requiem.

Un DLC più narrativo rispetto alla modalità Leon Must Die Forever

Di questo DLC si sa ancora molto poco. I fan possono però aspettarsi qualcosa di più incentrato sulla narrazione rispetto alla modalità in stile roguelike Leon Must Die Forever, già pubblicata in precedenza. Le parole di Orkin lasciano intendere che l’espansione potrebbe approfondire il percorso che ha portato il personaggio da genio criminale a protagonista dell’arco di redenzione che gli è stato riservato in Resident Evil Requiem.

Resident Evil Requiem

Chi è Oswell E. Spencer

Oswell E. Spencer è stato il principale antagonista di tutta la saga di Resident Evil, in quanto cofondatore e presidente di Umbrella Corporation, la facciata farmaceutica usata per nascondere ricerche illegali su armi biologiche ed eugenetica. Tra queste spiccano gli esperimenti con il Progenitor Virus, che hanno portato in seguito all’incidente del T-Virus a Raccoon City.

Nell’ultimo capitolo, invece, viene rivelato che Spencer ha iniziato a provare un profondo rimorso per le proprie azioni passate. Nel tentativo di espiare, ha creato un potente antivirale in grado di neutralizzare tutte le armi biologiche a base virale, chiamato Elpis, e ha adottato la protagonista del gioco, Grace Ashcroft, per lasciare un’eredità di speranza invece che di distruzione. Ha anche lasciato a Grace degli indizi: la password necessaria per rilasciare Elpis era “Hope”, cioè “speranza”.

Cosa potrebbe raccontare il DLC: per ora solo ipotesi

Alla luce di tutto questo, il DLC potrebbe esplorare ciò che ha portato Spencer a cambiare prospettiva, oppure potrebbe toccare la sua storia solo brevemente. Per ora si tratta di pure speculazioni, in attesa che Capcom offra informazioni più concrete. Nessuna data di uscita o dettaglio ufficiale sul DLC è stato ancora comunicato.

Steven Spielberg prende il controllo creativo del prossimo film di Transformers, con Michael Bay in trattative per la regia

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Paramount richiama alcuni nomi molto familiari per il suo prossimo viaggio su Cybertron. Steven Spielberg avrà un ruolo creativo molto più attivo nel prossimo film live-action di Transformers, mentre Michael Bay è in trattative preliminari per tornare sulla sedia da regista.

Paramount Pictures e Hasbro stanno portando avanti quello che sarà l’ottavo film live-action del franchise, con Spielberg che supervisionerà la direzione creativa insieme al produttore di lunga data Lorenzo di Bonaventura. Spielberg resterà inoltre produttore esecutivo. Un ritorno che lo riavvicina alla posizione creativa che occupava nei primi anni della saga: era stato molto coinvolto nei primi due film ed era stato lui a indicare Bay come regista del primo Transformers, arrivato nelle sale nel 2007.

Transformers: L'Ultimo Cavaliere

Il nuovo film: sceneggiatura di Jason Fuchs e ambientazione moderna

Quel film ha dato il via a un enorme franchise cinematografico che ha incassato più di 5,4 miliardi di dollari in tutto il mondo, trasformando i robot di Hasbro in una delle proprietà più importanti di Paramount. Spielberg e di Bonaventura vogliono ora recuperare parte dello spirito che aveva reso così popolari quei primi film. Tra i produttori figurano anche Mark Vahradian, Don Murphy, Tom DeSanto e Hasbro.

Il nuovo film è in sviluppo a partire da una sceneggiatura di Jason Fuchs, autore di Wonder Woman e Argylle: La super spia. Paramount mantiene il massimo riserbo sulla storia, anche se sappiamo che il film sarà ambientato ai giorni nostri. Non è stato ancora annunciato alcun membro del cast, il che non sorprende considerando quanto il progetto sia ancora agli inizi.

Come è nato il ritorno di Spielberg e perché si torna a Bay

Il maggiore coinvolgimento di Spielberg è arrivato dopo che i vertici di Paramount hanno iniziato a cercare un modo per rilanciare Transformers. Dopo la fusione tra Skydance e Paramount, i co-presidenti di Paramount Pictures Josh Greenstein e Dana Goldberg hanno fatto del franchise una delle loro priorità. Uno dei loro primi incontri dopo la nomina è stato proprio con Spielberg, avvenuto dopo la fusione dell’agosto 2025, con Transformers tra i progetti discussi. Le conversazioni sono proseguite nell’anno successivo e Spielberg ha infine accettato il ruolo più operativo dopo aver letto l’ultima versione della sceneggiatura di Fuchs.

Una volta definito il ruolo di Spielberg, l’attenzione si è spostata sulla scelta del regista e Paramount è tornata subito da Bay. Il regista aveva già mostrato interesse a un possibile ritorno nel franchise e, dopo aver letto la sceneggiatura di Fuchs e aver incontrato Spielberg all’inizio di questa settimana, sarebbe pronto a salire a bordo. Le trattative sono però ancora nelle fasi iniziali, quindi il suo ritorno non è ancora ufficiale.

Bay ha diretto i primi cinque film di Transformers prima di lasciare dopo Transformers: L’ultimo cavaliere del 2017. Paramount ha poi portato la saga in una direzione diversa con Bumblebee e Transformers: Il risveglio. Nessuno dei due è stato un fallimento totale, ma entrambi non hanno raggiunto i livelli di incasso che lo studio aveva ottenuto negli anni d’oro del franchise.

The Batman Part II si ferma: le riprese sono in pausa mentre Matt Reeves affronta una questione familiare

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Il crimine non riposa, ma il Cavaliere Oscuro dovrà farlo. Dopo il rinvio al 2028 e a circa tre mesi dall’inizio della lavorazione, le riprese di The Batman Part II sono state sospese: lo sceneggiatore e regista Matt Reeves si è allontanato dal set per motivi personali. La notizia è stata riportata da Deadline attraverso un comunicato di Warner Bros.

“La produzione di The Batman Part II è stata temporaneamente sospesa mentre Matt Reeves si concentra su una questione familiare”, si legge nella nota. “Matt ha il pieno sostegno di DC Studios e non vediamo l’ora di proseguire presto il percorso.”

Quanto durerà la pausa e cosa succederà alla data di uscita

Al momento non è stato comunicato quanto durerà lo stop né se la data di uscita del film ne risentirà. Una cosa però è certa: qualunque sia la questione familiare che Reeves sta affrontando, deve essere importante, e l’impazienza o la negatività che accompagnano una notizia del genere non dovrebbero venire prima del benessere del regista. Reeves è anche produttore dell’attesissimo sequel del film del 2022, inizialmente previsto per il 3 ottobre 2025 e poi rimandato due volte: prima al 1° ottobre 2027, poi al 18 febbraio 2028. Questa è la data di uscita oltreoceano, mentre per l’Italia non è ancora stata annunciata una data.

the batman robert pattinson

Il cast e le prime indiscrezioni sulla storia

Tornerà a indossare il cappuccio Robert Pattinson, affiancato da Jeffrey Wright nei panni di Jim Gordon, Andy Serkis come Alfred Pennyworth e Colin Farrell nel ruolo di Oz Cobb, il Pinguino. Tra le new entry figurano Sebastian Stan, Scarlett Johansson, Charles Dance, Sebastian Koch e Brian Tyree Henry, mentre la Catwoman di Zoë Kravitz non farà ritorno.

I dettagli sulla trama restano riservati. Alcune immagini di prova che mostrano la Batmobile mentre attraversa la neve lasciano pensare a un’ambientazione invernale, e Reeves aveva anticipato che il sequel si concentrerà maggiormente sul personaggio di Bruce Wayne, “perché il primo è così focalizzato su Batman”.

La difesa di James Gunn sui lunghi intervalli tra i sequel

Dopo il primo rinvio, il co-responsabile di DC Studios James Gunn aveva difeso lo slittamento, sottolineando che un’attesa di diversi anni tra un sequel e l’altro è tutt’altro che insolita. Su Threads aveva scritto: “Ad essere onesti, un intervallo di 5 anni o più è piuttosto comune nei sequel. Sette anni tra Alien e Aliens. Quattordici anni tra i due Incredibili. Sette anni tra i primi due Terminator. Tredici anni tra gli Avatar. Trentasei anni tra i Top Gun. E naturalmente sei anni tra Guardiani della Galassia Vol. 2 e Vol. 3.”

Per ora ai fan non resta che attendere, sperando che Reeves possa tornare presto sul set e che il percorso verso il secondo capitolo riprenda senza altri ostacoli.

The Record of a Fallen Vampire diventa un anime: online il primo trailer della serie attesa per il 2027

A distanza di vent’anni dalla conclusione del manga originale, The Record of a Fallen Vampire si prepara finalmente a fare il suo debutto sul piccolo schermo. Il manga di Kyo Shirodaira e Yuri Kimura, conosciuto in Giappone con il titolo Vampire Jūjikai, riceverà infatti un adattamento anime televisivo previsto per il 2027.

L’annuncio è arrivato attraverso un nuovo sito ufficiale dedicato al progetto che ha svelato anche un primo teaser promozionale, una visual e i principali membri del cast e dello staff.

Una notizia particolarmente curiosa per un’opera che aveva concluso la propria pubblicazione nel 2007 e che, proprio in questi mesi, si prepara inoltre a tornare con una nuova serie manga.

The Record of a Fallen Vampire: il team dell’anime

A dirigere l’adattamento sarà Mankyū, già coinvolto in produzioni come Fist of the North Star: Strawberry Flavor, Migi & Dali e nelle due stagioni di The Ramparts of Ice.

Il regista si occuperà anche della composizione della serie, lavorando per gli studi di animazione Zero-G e Liber.

Il character design sarà invece affidato a jimao, che ha lavorato anche come character e prop designer per titoli come Mechanical Marie e The Ice Guy and His Cool Female Colleague.

A occuparsi delle musiche sarà infine Evan Call, compositore conosciuto soprattutto per il lavoro svolto su Violet Evergarden e sulle due stagioni di Frieren: Oltre la fine del viaggio.

La storia del Re dei Vampiri

Al centro di The Record of a Fallen Vampire troviamo Akabara “Red Rose” Strauss, il Re dei Vampiri.

Migliaia di anni prima degli eventi della storia, Akabara ha perso sia il proprio regno sia la sua regina. Gli esseri umani non sono però riusciti a uccidere quest’ultima e hanno scelto di sigillarla, creando al tempo stesso migliaia di falsi sigilli con l’obiettivo di impedire al Re dei Vampiri di individuare quello autentico.

Akabara continua quindi la propria ricerca per ritrovare la regina, mentre deve fare i conti con la continua persecuzione da parte dei dhampir.

La situazione cambia ulteriormente con la comparsa della Black Swan, un’entità che ogni cinquant’anni prende possesso del corpo di una giovane ragazza umana.

La Black Swan possiede il potere necessario per distruggere sia il Re dei Vampiri sia la sua regina e, con ogni nuova incarnazione, diventa sempre più potente.

La storia arriva così alla sua quarantanovesima incarnazione: sarà proprio la 49ª Black Swan a mettere definitivamente in pericolo il destino di Akabara e della sua regina?

The Record of a Fallen Vampire

Il manga originale si è concluso nel 2007

Shirodaira e Kimura hanno iniziato la pubblicazione di The Record of a Fallen Vampire nel dicembre 2003, sulle pagine della rivista Shonen Gangan di Square Enix.

Il manga si è concluso nel 2007 con un totale di nove volumi, l’ultimo dei quali è stato distribuito nell’aprile dello stesso anno.

Per quanto riguarda la pubblicazione digitale, il manga è disponibile anche attraverso Manga UP! Global, il servizio di Square Enix.

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Capcom presenta il progetto REX: l’RE Engine si evolverà con l’intelligenza artificiale

Capcom ha annunciato i suoi piani per rinnovare il motore di gioco proprietario dello studio, l’RE Engine, attraverso un progetto di miglioramento in più fasi intitolato REX, che prevede l’integrazione dell’intelligenza artificiale per semplificare e velocizzare i processi di sviluppo. Il progetto è stato presentato durante la Capcom Open Conference RE: 2026, andata in scena il 2 ottobre, come riportato dal sito giapponese gamebiz e ripreso da VGC. REX è l’abbreviazione di RE neXt Engine.

Un’evoluzione graduale, non un motore completamente nuovo

Il punto centrale del progetto è che Capcom non creerà un motore del tutto nuovo partendo da zero. Lo studio aggiungerà invece miglioramenti graduali all’RE Engine già esistente, facendolo evolvere passo dopo passo. L’annuncio è arrivato nel corso di una presentazione dal titolo “The Outlook and Future of the REX Project, Further Evolving the RE Engine for the Next Generation”, tenuta dal programmatore di Capcom Satoshi Ishida.

resident evil village

Ishida ha spiegato che lo studio sta attualmente affrontando tre questioni legate allo sviluppo dei videogiochi. La prima riguarda le dimensioni dei giochi, che stanno diventando così enormi che anche i processi più piccoli richiedono ormai moltissimo tempo durante la lavorazione. La seconda è l’aumento del numero di persone nei team, che rende necessario un motore semplice da usare per tutti. La terza è l’integrazione dell’intelligenza artificiale, che sta diventando essenziale per snellire lo sviluppo.

Come REX userà l’intelligenza artificiale

REX affronterà questi problemi rendendo lo sviluppo più efficiente. L’intelligenza artificiale servirà a velocizzare attività come la generazione del codice e l’esecuzione di playtest automatici per la correzione dei bug, oltre a supportare il lavoro degli sviluppatori dietro le quinte. Capcom ha inoltre già reso open source una parte della tecnologia di base, per favorire l’addestramento dell’intelligenza artificiale.

L’obiettivo dichiarato dello studio è costruire un futuro in cui sia possibile “creare giochi insieme all’IA”. Sembra però che Capcom intenda usare l’intelligenza artificiale per accelerare e semplificare lo sviluppo, non per generare contenuti e risorse creative.

La creatività resterà affidata agli esseri umani

Questa linea era già stata espressa dallo studio durante una sessione di domande e risposte con gli investitori. In quell’occasione Capcom aveva sottolineato che, pur utilizzando l’intelligenza artificiale per migliorare l’efficienza, “la creatività alla base di tali esperienze dovrebbe essere gestita dagli esseri umani”.

Il messaggio, dunque, è chiaro: l’intelligenza artificiale sarà uno strumento al servizio degli sviluppatori per ridurre i tempi dei processi più pesanti, mentre le idee e l’anima dei giochi resteranno nelle mani delle persone. Nei prossimi mesi vedremo come il progetto REX prenderà forma e in che modo cambierà concretamente il lavoro dello studio, perché per ora l’annuncio descrive soprattutto la direzione che Capcom intende seguire.