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Il live-action di Oceania affonda al botteghino e si avvicina al disastro di Biancaneve

Disney sperava in un’estate trionfante, ma il remake live-action di Oceania ha deluso tutte le aspettative. Il film con Catherine Laga’aia nei panni di Vaiana e Dwayne Johnson di ritorno come Maui ha debuttato nelle sale nordamericane il weekend del 10-12 luglio con soli 43 milioni di dollari, lontanissimo dalle previsioni iniziali che indicavano tra i 60 e i 75 milioni. Sommando i mercati internazionali, il totale globale del weekend di apertura si ferma a 95 milioni di dollari. Con un budget di produzione di 250 milioni di dollari, a cui si aggiungono le spese di marketing stimate in altri 100 milioni, il film rischia di perdere tra i 100 e i 125 milioni di dollari al termine della sua corsa cinematografica.

In Italia il film non è ancora uscito: dopo la presentazione al Giffoni Film Festival, la data di uscita nelle sale italiane è stata spostata al 19 agosto 2026.

I numeri del flop e il confronto con i remake Disney precedenti

Per dare un’idea della portata della delusione, basta confrontare il debutto di Oceania con quello degli altri remake live-action Disney di successo. Il Re Leone aveva aperto con 191 milioni di dollari solo in Nord America, La Bella e la Bestia con 174 milioni, Aladdin con 91 milioni. L’unico precedente paragonabile nella categoria dei flop è Biancaneve del 2025, che aveva debuttato con 87 milioni di dollari a livello globale. Lilo e Stitch, invece, aveva appena superato il miliardo di dollari, dimostrandosi un successo clamoroso. Oceania si posiziona al di sotto anche di Biancaneve, nonostante parta da un franchise considerato molto più forte.

La critica non ha aiutato: su Rotten Tomatoes il film ha ottenuto un punteggio del 36%, con recensioni che oscillano tra chi lo definisce “il miglior live-action Disney di sempre” e chi lo bolla come “privo di anima” e paragonabile a un prodotto generato dall’intelligenza artificiale. Il pubblico che è andato in sala è stato più generoso, con un voto di A su CinemaScore (A+ tra gli Under 18), ma il passaparola non è stato sufficiente a portare nuovi spettatori.

Oceania

Perché Oceania ha fallito: tre fattori determinanti

Gli analisti indicano almeno tre ragioni principali. La prima è il tempismo sbagliato: il live-action arriva a meno di due anni da Oceania 2, il sequel animato che nel novembre 2024 aveva incassato oltre un miliardo di dollari, stabilendo un record storico. Molti spettatori si trovano a dover ripagare un biglietto per rivedere sostanzialmente la stessa storia della pellicola originale del 2016, senza che il live-action offra qualcosa di realmente nuovo. Al contrario, i remake di successo come Il Re Leone e La Bella e la Bestia erano arrivati a distanza di oltre vent’anni dagli originali, cavalcando la nostalgia di adulti che avevano visto i film da bambini.

La seconda ragione è il marketing poco convincente: i trailer non hanno mai trasmesso la sensazione di trovarsi davanti a un’esperienza davvero diversa dall’originale, insistendo soprattutto sulla somiglianza con l’animazione senza aggiungere una ragione visivamente o narrativamente nuova per tornare in sala. A questo si è aggiunta la terza ragione: le polemiche virali sul look di Johnson come Maui, con la parrucca e la tuta senza capezzoli che hanno alimentato meme e ironia online nelle settimane precedenti all’uscita, non generando hype positivo ma al contrario contribuendo a un clima di scetticismo.

Disney rallenterà la strategia dei live-action?

Il risultato di Oceania alimenta interrogativi sul futuro della strategia di remake Disney, che pure ha garantito incassi miliardari negli anni passati. Lo studio non sembra intenzionato a fermarsi: il sequel di Lilo e Stitch è già stato approvato, un live-action di Rapunzel è in sviluppo e il progetto Hercules non è stato ufficialmente cancellato. Ma dopo Biancaneve e ora Oceania, è evidente che il pubblico non si presenta in sala automaticamente solo perché Disney mette in cartellone un classico in versione real. La nostalgia ha un valore, ma non è infinita, e sempre più spettatori sembrano disposti ad aspettare l’arrivo del film su Disney+ piuttosto che comprare un biglietto per qualcosa che non trasmette la sensazione di essere un’esperienza cinematografica davvero necessaria.