Quando Matt Damon ha dichiarato che girare Odissea potrebbe essere stata “l’ultima occasione” per lavorare a un film di questo tipo, le sue parole hanno generato una discussione ampia e accesa nel mondo del cinema. Il timore che l’era del grande cinema epico, girato su pellicola e in giro per il mondo, stia tramontando di fronte all’avanzata del digitale e dell’intelligenza artificiale è un sentimento condiviso da molti. Ma Christopher Nolan non ci sta, e lo dice chiaramente.
In un’intervista rilasciata a The Telegraph, mentre Odissea si prepara a entrare nelle sale italiane il 16 luglio 2026 — un giorno prima del debutto americano — il regista ha risposto alle parole del suo protagonista con garbo ma senza ambiguità.
“C’è qualcosa di rinunciatario in quella visione”
Nolan ha spiegato di comprendere il punto di vista di Damon, riconoscendo che effettivamente è passato molto tempo dall’ultima volta che qualcuno ha realizzato un film di questa portata con questi metodi. Ma si è fermato lì: “Penso di capire cosa intendesse, perché sembra davvero passato molto tempo da quando qualcuno ha realizzato un film così, in questo modo, viaggiando per il mondo, mettendo insieme un cast di migliaia di persone e via dicendo.”
“Ma c’è qualcosa di rinunciatario nel vederla in questo modo, con cui non sono d’accordo. Penso che il cinema sia vitale, essenziale e continui a trasformarsi. Ci sono tutte queste grandi nuove voci giovani nel cinema, che si stanno appropriando del medium e lo stanno portando avanti.”
Una risposta che riflette la posizione che Nolan ha difeso per tutta la sua carriera: quella di chi crede nel cinema come esperienza collettiva in sala, nella pellicola fisica, negli effetti pratici, nella capacità del grande schermo di fare cose che nessun altro medium può fare. Per Odissea, ha sviluppato con IMAX nuove attrezzature che hanno reso possibile girare anche scene di dialogo ravvicinate nel grande formato, compreso un involucro insonorizzante per le cineprese chiamato “blimp”. Ha impressionato oltre 2 milioni di piedi di pellicola in 91 giorni di riprese, su set sparsi tra Italia, Grecia, Marocco, Islanda, Spagna e Scozia.
Il film che Nolan aspettava da vent’anni
C’è un dettaglio biografico che rende Odissea ancora più significativo nella filmografia di Nolan: nel 2004 gli fu offerta la regia di Troy, il kolossal sulla guerra di Troia con Brad Pitt, ma scelse di dedicarsi a Batman Begins. Due decenni dopo, il mondo omerico torna nella sua carriera in forma ancora più ambiziosa: non la guerra di Troia, ma il viaggio di ritorno di Odisseo, uno dei racconti fondativi della letteratura occidentale.
Nel corso della promozione del film, Nolan ha anche risposto con sicurezza ad altre polemiche emerse attorno al progetto, definendo le critiche ricevute “irrilevanti” e difendendo la scelta di far parlare i personaggi in inglese moderno invece di tentare un dialetto antico, ritenendola la soluzione che meglio serve il pubblico contemporaneo. Le prime reazioni di critica e pubblico, arrivate dopo la premiere londinese, sembrano dargli ragione: “trionfo assoluto” e “capolavoro senza difetti” sono tra le definizioni più ricorrenti.
Che si condivida l’ottimismo di Nolan o la malinconia di Damon, sentire uno dei registi più influenti del nostro tempo esprimere fiducia nel futuro del cinema è qualcosa di cui il settore aveva probabilmente bisogno. E Odissea, con il suo debutto nelle sale italiane il 16 luglio, potrebbe essere l’argomento più convincente a sostegno di quella tesi.


