Morgan Lost: La zona d’ombra – Recensione

Claudio Chiaverotti

Morgan Lost è sulle tracce di due particolari serial killer!

Dire che Morgan Lost sia un fumetto particolare è riduttivo. Il personaggio Bonelli nato dalla mente di Claudio Chiaverotti ha una dimensione talmente personale che risulta complicato inserirlo in un contesto preciso. Dovessi fare un paragone cinematografico (tema molto caro a Chiaverotti) penso che lo assocerei a David Lynch, alla capacità del regista americano di inserire contesti onirici e tematiche differenti all’interno di un’unica trama.

La zona d’ombra, il numero di Morgan Lost attualmente in edicola, è forse l’esempio più chiaro di questa tendenza di Chiaverotti al racconto a più livelli. Fin dalla sua prima comparsa, il bounty hunter di New Heliopolis ha mostrato le proprie debolezze (ansia ed emicrania da insonnia in primis), caratteristiche che alla lunga presentano il conto anche al più coriaceo degli uomini.

L’inizio di questo albo è un’indagine nell’animo tormentato di Morgan, un’eco di fatiche dell’anima che spesso possiamo sentire anche noi, in un periodo di difficoltà o in momenti complicati; uno dei temi di questo albo è proprio la sottile linea che separa gli animi dal crollo, come siano necessari pochi istanti per cui un’intera esistenza possa venire infranta da un singolo, anche minuscolo evento. Fin dalle prime lettura mi ero chiesto come un uomo potesse sentire sulle proprie spalle questo peso senza venirne schiacciato. Con La zona d’ombra, Chiaverotti mette a nudo questa difficoltà di Morgan, con realismo e delicatezza, dando al suo personaggio l’ennesimo tocco di reale, portandolo in una dimensione più vicina al lettore rispetto ad altri eroi.

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Morgan inizia questa indagine con un peso sull’anima, che viene anche ribadito da un’analisi fatta dalla sua amica profiler, Pandora un personaggio estremamente interessante, costretta a vivere nella propria villa dopo gli eventi letti nella prima storia ‘doppia’ di Morgan (L’uomo dell’ultima notte e Non lasciarmi), con la profiler che ricorda alcuni dei migliori personaggi di detective story della letteratura di genere, da Nero Wolfe a Lincoln Rhyme. Pandora è la confidente di Morgan, il suo metro di giudizio per comprendere come le sue indagini stiano andando nella giusta direzione e, proprio in questo caso, serve realmente un sostegno!

Le trame di Claudio Chiaverotti raramente sono lineari, tendono a presentare quell’intrecciarsi di strani eventi che spesso caratterizzano la vita di ogni giorno. Durante l’indagine de La zona d’ombra, Morgan si ritrova esattamente in questa situazione, con la caccia a due serial killer che si intreccia con un suicidio legato al tempio della Burocrazia ed alla sua misteriosa e macabra anima.

Nel presentare questo caso di Morgan, abbiamo una nuova incursione nella macchina del Tempio, che controlla la vita pubblica di New Heliopolis; questo aspetto sembra una critica alla durezza con cui spesso il potere sottomette il cittadino, vedendolo come un numero sacrificabile in nome di un ‘bene superiore’ imperscrutabile, noto solo a chi dal vertice domina tutto.

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Ma Morgan non arriva al confronto con le alte sfere, la sua vita si snoda sulle strade della città, nei delitti di un misterioso duo di criminali che con efferata e buffa violenza semina morte. Difficile non ravvisare nei due serial killer la caricatura di Stanlio e Ollio, una facile risonanza che ci arriva dal loro atteggiamento, dalla ricerca di una dinamica personale che ripropone il canone di alcune delle comiche del duo comico americano. In un punto, Babbits cita apertamente uno degli strafalcioni tipico del duo.

La modalità con cui i due compiono i loro delitti è brutale, senza freni, viene ancora più esaltata dal tono comico del loro atteggiamento, un contrasto che rafforza la drammaticità del racconto, specialmente se rapportato alla fatica interiore di Morgan. La presenza costante di un binomio violenza-comicità è una costante di questo albo, usata non per ridicolizzare i personaggi o la situazione, ma per offrire al lettore un ritmo variegato, unico.

Chiaverotti ha rivelato come il primo titolo di questo albo fosse “L’orizzonte degli eventi”, rifacendosi alla zona circostante un buco nero in cui il tempo, teoricamente, avrebbe un comportamento anomalo. Sarebbe stato un titolo azzeccato, visto l’importanza del tempo in questa storia, soprattutto per la soluzione dell’indagine, in cui viene usato un richiamo ad uno dei temi classici della fantascienza, in cui il tempo ha un’importanza fondamentale e che vi lascio la curiosità di scoprire. Non è un caso che parlando di tempo compaia una statua colossale di Toth, il dio egizio custode di conoscenza, cultura e, appunto, del tempo!

Come da tradizione, non mancano le citazioni. Dopo l’ovvio paragone tra i due serial killers e Stanlio ed Ollio, il cinema offre altri richiami, curiosamente presenti proprio in una sala cinematografica, in cui il film proiettato richiama a “Via col vento”, salvo poi mostrare un omaggio a “Il pianeta delle scimmie” (altro film in cui il tempo ha un ruolo non indifferente!). Il direttore generale del Tempio della Burocrazia mi ha ricordato nei suoi tratti l’attore Jon Voight. Morgan cita il libro di un’astrofisica, Marg Hackermann, un delicato omaggio alla compianta scienziata toscana Margherita Hack. La pioggia di motoseghe che compare nel cielo di New Heliopolis sembra un omaggio a Golconda di Magritte.

La zona d’ombra racchiude nel suo titolo una chiave di lettura di questo albo. Personalmente, ho visto in questa definizione quella parte dell’anima che a volte si abbatte sulla quotidianità con durezza, in momenti che meno ci aspettiamo e ci investe con una malinconica depressione, come quella che vive Morgan Lost ad inizio albo.

A rendere graficamente questa avventura di Morgan Lost, ci ha pensato Ennio Bufi. Parlando di Morgan Lost, uno degli aspetti centrali è la rappresentazione del personaggio onnipresente: New Heliopolis. Bufi riesce a ricreare alla perfezione le atmosfere cupe della metropoli, lo stile architettonico e l’identità urbana sono quelle che associamo automaticamente a New Heliopolis. La stessa passione viene riversata nel dare dinamismo alle azioni più violente, con alcuni preziosismi (un primo piano sull’occhio di Morgan incredibile) e una sequenza decisamente emozionante nella casa di Morgan! Come sempre, l’Arancia Studio compie l’ultimo passo colorando l’albo con la sua classica tricromia.

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Chi supera, però, ogni limite è Fabrizio de Tommaso. La copertina di questo numero di Morgan Lost entra di diritto tra le migliori; la tensione del volto del killer chino su Morgan, la postura realistica con cui troneggia sul protagonista sono suggestive, come il riflesso del volto del bounty hunter sulla lama della motosega, che vediamo in funzione! Semplicemente impressionante!

Il prossimo mese in edicola, Serial Toons, disegnato da Alessandro Pastrovicchio, sarà l’ultimo numero dell’attuale incarnazione di Morgan Lost. Come da tempo annunciato, sta per iniziare un ciclo di storie che rappresenta un tentativo di portare Morgan Lost nella tanto attesa continuity, con un approccio che ricorda una graphic novel serializzata; la scelta presa dalla casa editrice si inserisce all’interno di quel percorso sperimentale che sta portando in Bonelli nuova linfa e che ha presentato progetti innovativi come Orfani o le NAC di Martin Mystere.

Da lettore, pur essendo affezionato a questo tipico formato ‘bonelliano’, ammetto di aver una certa curiosità per questa nuova avventura editoriale del nostro Morgan, fiducioso che Claudio Chiaverotti e il suo team di autori saprà deliziarci ancora una volta!

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