7 Crimini: L’Associazione a Delinquere – Recensione del quarto capitolo della serie Tunué

7 crimini associazione a delinquere

Ho terminato finalmente anche 7 Crimini: L’Associazione a Delinquere, il quarto capitolo della serie edita da Tunué.

Come già sappiamo si tratta di un insieme di volumi che parlano dei sette crimini principali attraverso altrettante storie di fantasia, volumi che nelle pagine finali analizzano, attraverso un breve dossier,  il reato trattato dal punto di vista giuridico.

Il consiglio, come sempre, è quello di recuperare i precedenti capitoli: La Truffa, La Violenza e L’Estorsione per approfondire anche gli altri crimini.

Dalle penne di Katja Centomo e dell’avvocato Emanuele Sciarrettacon la partecipazione del criminologo Massimo Picozzi, la serie indaga sui sette lati oscuri dell’uomo.

La Trama di 7 Crimini: L’Associazione a Delinquere

In questo episodio si parla dell’associazione a delinquere, un crimine subdolo che porterà dei semplici commercianti a trovare una soluzione… non proprio a norma di legge!

I bottegai di Vicolo del Perdono a stento sopravvivono alle vessazioni del racket. Ma un giorno quattro di loro uniscono le proprie forze e riescono a reagire. Il modo è ingegnoso e originale, ma pericolosamente simile a quello dei criminali da cui dovranno fuggire.

Massimo e i suoi compagni sono bloccati nel solito chalet di montagna in attesa di qualche novità riguardante il meteo. Quella stessa sera, mentre i nostri alpinisti si stanno riposando, una valanga avvolge l’edificio. Per lo spavento, nessuno riesce a chiudere occhio e per questa ragione il Magistrato racconta una storia sull’associazione a delinquere che é diversa da tutte le altre.

I protagonisti del racconto sono dei bottegai stremati dai debiti nei confronti Carnevale e i suoi tirapiedi, ma un giorno le cose cambiamo. Mentre Diego e Pietro, rispettivamente un graphic designer e un giornalista, si occupano della loro rivista, uno dei tirapiedi di Carnevale viene a reclamare del denaro. Questo sottoposto è vittima di un incidente mortale causato dal troppo… entusiasmo.

Per non far ricadere i sospetti su di loro, i nostri protagonisti, a cui si uniscono altri due amici indebitati, si troveranno costretti a diventare una specie di associazione a delinquere. Ivo, Pietro, Diego e Marta si mettono al lavoro per nascondere le prove e, in qualche modo, salvarsi la pelle.

Lo sviluppo

La storia prende una piega inaspettata e, sin dalle prime pagine, ci troviamo davanti una vicenda a dir poco particolare. I protagonisti per sfuggire a una situazione sfavorevole e pericolosa, ricorrono a dei metodi poco ortodossi che nessuno di loro si sarebbe mai aspettato di utilizzare. La narrazione è fluida e i fatti vengono narrati in maniera ordinata e lineare. Spesso vengono aggiunte tavole comiche che contribuiscono a dare un ritmo differente al racconto.

Il gruppo fa a pezzi il corpo del tirapiedi di Carnevale ed elimina ogni possibile prova, in maniera astuta. In seguito la nostra “associazione” riesce a far sparire ogni sospetto sul loro conto… o quasi.  Andando avanti con la storia scopriamo che quello che inizialmente doveva essere un singolo crimine avvenuto per errore, diventa qualcosa di più grande. Infatti al nostro gruppo verrà fatta una richiesta a dir poco assurda: eliminare un pezzo grosso.
La storia prende delle pieghe inaspettate che incuriosiscono il lettore e gli impediscono di distogliere lo sguardo dalle tavole ricche di dettagli e dai dialoghi ben progettati. Il tutto risulta essere qualche volta prevedibile, senza perdere però fascino.

La storia si sviluppa senza fronzoli assumendo sempre più una narrazione dinamica. Senza nemmeno accorgercene, siamo già invischiati nella trama. La graphic novel contiene a volte scene e discorsi abbastanza espliciti, cosa che risulta essere all’ordine del giorno in racconti di questo tipo. Ci sono attimi intrisi di suspence in cui si spera che le cose volgano al meglio. Sarà veramente così o la situazione peggiorerà ulteriormente?

Le conclusioni su 7 Crimini: L’Associazione a Delinquere?

Dopo aver assistito alla svolta iniziale presente nelle prime pagine sono rimasta talmente rapita dal racconto che mi è davvero dispiaciuto averlo finito. Tutto si svolge inaspettatamente con grande naturalezza, partendo dalle situazioni meno probabili ai dialoghi tra i protagonisti. La storia mi ha completamente stregato, facendomi chiedere cosa sarebbe successo in seguito, anche se ho finito il volume a tempo record.

I disegni si sposano alla perfezione con la storia, accompagnati da un forte contrasto tra luci e ombra nei momenti più seri. Il volume presenta un buon equilibrio tra momenti seri e comici, il tutto arricchito da parti movimentate che rendono il volume davvero godibile. Essendo io una fan di questo genere ho davvero apprezzato tutti i particolari presenti nelle tavole. Il finale risultava abbastanza scontato, ma lo reputo comunque valido.

La serie si sta dimostrando davvero una delle più curiose che abbia letto, soprattutto considerando gli argomenti trattati. Ho letto la graphic novel con molto interesse, fino ad arrivare al dossier finale dove si parla dell’associazione a delinquere per eccellenza: la mafia. La solita analisi dal punto di vista storico e giuridico si dimostra parecchio esaustiva malgrado il ridotto numero delle pagine.

Vengono analizzate tematiche importanti rese accessibili e spiegate senza troppa difficoltà e senza annoiare il lettore. La serie è ambiziosa e si nota in ogni particolare tutto l’impegno che c’è dietro al singolo lavoro. I racconti risultano sempre brevi, ma comincio a sospettare che questa sensazione sia data dalla scorrevolezza dei racconti.

Cosa succederà al Magistrato Massimo e ai suoi amici bloccati nello chalet di montagna? Attendo con ansia i prossimo volumi per vedere come si svilupperà la loro storia.

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