30 anni de I Cavalieri dello Zodiaco in italia: 13 cose che (forse) non sapete sui Saint Seiya

I Cavalieri dello Zodiaco Saint Seiya

Esattamente 30 anni fa, il 26 marzo 1990, andò in onda su Odeon TV la prima puntata de I Cavalieri dello Zodiaco (Saint Seiya), un anime rivoluzionario che ha avuto un impatto senza precedenti (secondo solo a quello avuto da Goldrake) sulla cultura pop-nerd italiana e che, ancora oggi, riesce a unire in un incondizionato sentimento di ammirazione e apprezzamento per la serie, sia i fan di vecchia data, sia le nuove generazioni che scoprono le avventure di Pegasus e compagni.

Scopriamo 13 curiosità su I Cavalieri dello Zodiaco, l’anime dei Saint Seiya che debuttò in Italia esattamente 30 anni fa

Prima che le Notti magiche di Italia ’90 ci facessero esplodere in urla di gioia dopo ogni goal di Totò Schillaci, ragazzini e adolescenti cominciarono a bruciare di passione per cinque eroi giapponesi, analogamente a come bruciava il cosmo degli “invincibili guerrieri e valenti condottieri” che fecero riscoprire, ai nerd più ortodossi, l’interesse per i segni zodiacali, aumentando a dismisura il fascino, fino a qual momento di origine scolastica, verso la Grecia antica, i suoi miti e le sue leggende.

Per celebrare nel migliore dei modi il trentennale dell’anime tratto dall’omonimo manga di Masami Kurumada, opera serializzata sul settimanale Shōnen Jump dal 1985 al 1990, andiamo a scoprire 13 cose che forse non conoscete sulla saga de I Cavalieri dello Zodiaco.

Perché proprio 13? Beh, mi sembra ovvio, perché 13 sono le stelle della costellazione di Pegasus no? Quindi, espandete il cosmo, disegnate in aria la posizione di tutte le stelle e partiamo… iaiiiiii!!!

Fulmine di Rin

La prima curiosità riguarda proprio Pegasus, ovvero Seiya nelle versione originale giapponese, il protagonista principale dell’anime che, nelle prime intenzioni di Masami Kurumada si sarebbe dovuto chiamare Rin. Il mangaka, infatti, voleva intitolare la sua opera Ginga no Rin, ovvero Rin della Via Lattea.

Pegasus e i pugni, un legame di lunga data

Rimaniamo con il focus su Pegasus – Seiya perché il più celebre dei cavalieri di bronzo è del tutto simile a Ryuji Takane, protagonista del manga pugilistico Ring ni Kakero sempre di Kurumada, con il magaka che riutilizzerà la stessa fisionomia per Teppei Takamiya di B’t X manga fantascientifico sempre a firma Kurumada. Si tratta di un espediente noto come “Star System”, inventato dal mitico “re dei manga” Osamu Tezuka, che permette allo stesso “personaggio” di vestire diversi panni, un po’ come se fossimo di fronte a un attore che interpreta vari ruoli.

Armature monocromatiche e senza stivali

Le armature del manga sono molto diverse da quelle dell’anime perché la Toei considerava “anonimi” i modelli disegnati da Kurumada, soprattutto quelle dei Bronzini (che addirittura nel manga non avevano nemmeno gli stivali) se paragonate a quelle dei Cavalieri d’Oro. L’autore infatti voleva evidenziare il divario di potenza tra i personaggi, facendo in modo che le armature fossero via via più complete e coprenti all’aumentare del grado di cavaliere.

La Toei, che ovviamente pensava anche ai giocattoli e al merchandisinglegato all’anime, modificò il design delle armature che si colorarono (nel manga sono tutte “bianco metallo”) e si arricchirono di elementi.

Vestizione manuale vs. agganciamento figo

Sempre riguardo alle armature, anche il modo con cui vengono indossate era differente tra manga e anime. Infatti nel manga vengono indossate e tolte manualmente pezzo per pezzo, mentre nell’anime le armature volteggiano e si agganciano al corpo del Cavaliere automaticamente, vestizione più “figa” che, successivamente, verrà riproposta anche dal manga.

Storie e personaggi “tappabuchi”

Il successo del manga spinse la Toei a realizzare subito la serie animata de I Cavalieri dello Zodiaco che debuttò nel 1986, l’anno successivo dell’inizio del manga. Ovviamente il successo fu strepitoso e, invece dei 52 episodi previsti inizialmente, ne furono prodotti ben 114. Una simile quantità di puntate però causò dei problemi visto che un numero così elevato di episodi era molto maggiore del ritmo con cui Kurumada scriveva il suo manga. Per far fronte a questo inconveniente Toei Animatio dovette ricorrere all’utilizzo dei “filler”, ovvero storie inventate solo per l’anime e non presenti nel manga, usate per “riempire” un certo numero di episodi in attesa dei nuovi capitoli originali del manga.

Nacque così la saga di Asgard, mai apparsa in versione cartacea, e basata sul lungometraggio “L’ardente scontro degli dei”, a sua volta ispirato a una storia breve del manga Saint Seiya intitolata “Natassia nel paese del ghiaccio”.

Il gelo fuori dal canone

Proprio la saga di Asgard, filler posto tra la saga del Grande Tempio e quella di Poseidone utilizzato per “riempire” il vuoto in attesa del lavoro di Kurumada, è tanto amata all’estero, quanto snobbata e accolta con freddezza in Giappone proprio perché non facente parte del manga e quindi non “canonica”. Il motivo è da ricercarsi nell’introduzione di personaggi comunque legati alla cultura europea e soprattutto a quella norrena, miti riconosciuti nel vecchio continente ma non particolarmente apprezzati dal pubblico giapponese.

Docrates, chi è costui?

L’anime presenta anche dei personaggi secondari, alcuni dei quali molto amati dai fa, che non appaiono nel manga. Parliamo di Docrates (fratello di Cassios), dei Cavalieri d’Acciaio, del Maestro dei Ghiacci e di Morgana e i suoi tre cavalieri.

Andromedà… oui, c’est plus facile

Il personaggio di Shun di Andromeda, per via dell’armatura indossata e per il fatto che fosse un ragazzo gentile e dai tratti androgini, fin dall’inizio ha alimentato dubbi sulla sua vera identità: uomo o donna? Oppure tutti e due? Questi dubbi portarono addirittura la produzione della versione francese dell’anime a utilizzare una doppiatrice per la voce Andromeda.

Solo dopi i primi sei episodi trasmessi all’ombra della nella Tour Eiffel ci si rese conto dell’equivoco, utilizzando successivamente una voce maschile. Ultimamente in Saint Seya: I Cavalieri dello Zodiaco, il remake in CGI dell’anime originale realizzato da Netflix e che è stato molto criticato e poco apprezzato dai fan, il personaggio di Andromeda è stato fatto diventare una ragazza con il nome di Shaun.

shun di andromeda i cavalieri dello zodiaco

Saint Seiya come Goldrake

Come già accaduto con Ufo Robot Goldrake, con l’anime che transitò dalla Francia prima di arrivare in Italia, anche i Saint Seiya fecero tappa prima dai nostri cugini, tanto che il titolo italiano della serie TV deriva da quello francese ovvero Les Chevaliers du Zodiaque.

Pater semper certo est, mater numquam?

Tranquilli, non sono impazzito e non voglio mettere in dubbio una sacrosanta verità storpiando la celebre locuzione latina, ma mi sembrava il modo più simpatico per rivelare che nel manga tutti i Cavalieri di Bronzo egli altri orfanelli spediti in giro per il mondo da Alman di Thule (Mitsumasa Kido) il “nonno ” di Lady Isabel/Athena, sono proprio figli del miliardario che li ha avuti con 99 donne diverse, che Casanova levati proprio! In pratica si tratta di fratellastri mentre Andromeda (Shun) e Phoenix (Ikki) sono fratelli anche di madre, particolare che è stato conservato nell’anime che ha glissato sulle qualità di “riproduttore” di Alman.

Gli ultimi saranno i primi (più o meno)

Pegasus – Seiya, il protagonista de I Cavalieri dello Zodiaco è il meno amato tra i Bronzini, almeno per quanto riguarda il pubblico giapponese che, secondo una ricerca svolta alcuni anni fa, gli preferisce nell’ordine: Sirio il Dragone (Shiryu), Cristal il Cigno (Hyoga), Andromeda (Shun) e Phoenix (Ikki).

Leggi anche: Chi sono i cavalieri dello zodiaco più forti di sempre?

I doppiaggi che ci meritiamo

Spesso le produzioni anime giapponesi, quando arrivano in Italia, sono oggetto di doppiaggi non sempre all’altezza e che tendono a scontentare i fan (come ultimamente accaduto con la nuova edizione di Neon Genesis Evangelion). Tuttavia nel caso de I Cavalieri dello Zodiaco, uno dei fiori all’occhiello della serie classica degli anni ’90 è proprio lo splendido doppiaggio del compianto Enrico Carabelli (voce de Il Maestro dei Cinque Picchi – Dohko di Libra) il quale, con le mani legate dalla censura che avrebbe imposto l’edulcorazione di termini duri della versione giapponese, in collaborazione con l’adattatore Stefano Cerioni, inserirono nei dialoghi riferimenti all’inferno di Dante Alighieri e ad altre celebri opere della letteratura italiana come quelle di Foscolo e Leopardi, senza dimenticare il certosino lavoro nel riproporre quasi in maniera accademica i riferimenti alla cultura della Grecia classica.

Ancora oggi l’adattamento de i Cavalieri dello Zodiaco, forse il migliore mai realizzato per un anime, è molto apprezzato, intenso  coinvolgente come non mai.

Cavalieri dello Zodiaco senza fine

L’anime, dopo un inizio folgorante, perse di mordente e in Giappone cominciò un calo degli ascolti che ebbe anche ripercussioni sulle vendite dei giocattoli Bandai e del merchandising vario, tanto che nel 1990 la serie fu cancellata in concomitanza con la conclusione degli episodi che adattavano l’arco narrativo della saga di Poseidone. L’anime rimase dunque senza fine, anche se nel 2002 furono appositamente creati gli episodi (rilasciati sul mercato home video) dedicati all’ultima saga della storia originale, quella di Hades.

Alla fine di questo elenco di curiosità, vista la mia passione per le sigle dei cartoni animati, non ci resta che ascoltare la mitica sigla de I Cavalieri dello Zodiaco scritta e interpretata da Massimo Dorati, senza dimenticare Pegasus fantasy, l’iconica sigla originale cantata dal gruppo musicale giapponese Make-Up.

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