The Umbrella Academy: la dura vita dei superumani – Recensione

The Umbrella Academy finalmente è approdata su Netflix. La serie ispirata al geniale fumetto di Gerard Way, pubblicato in Italia da BAO Publishing, era la proposta originale del colosso streaming del mese che attendevo con più ansia. Un’ansia frammista a preoccupazione, va detto.

Il servizio di Reed Hastings si è presentato nel nostro paese con una serie ispirata a un fumetto, Daredevil, stringendo una relazione con il mondo delle nuvole parlanti che ha poi dato vita a delusioni come il resto delle sue produzioni Marvel, esclusione fatta per Punisher. Quest’anno le serie Marvel hanno abbandonato Netflix, lasciando solo DC a difendere il buon nome dei comics, tra la delusione di Black Lightning, la piacevole sorpresa di Titans e la curiosità dell’imminente Doom Patrol.

The Umbrella Academy, i fumetti tornano protagonisti su Netflix

In tutto questo, si colloca l’outsider The Umbrella Academy. La lettura del fumetto è stata una rivelazione, considerato il difficile spettro che questa storia deve debellare: gli X-Men. Ogni volta che si tira in ballo una squadra di giovani dotati di poteri straordinari, addestrati in una scuola esclusiva da un mentore che ne vuol plasmare il futuro, il paragone e il senso di deja-vù con i Figli dell’Atomo è inevitabile.

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Togliamoci subito questo dente: rischio scongiurato. The Umbrella Academy ha un certo senso di familiarità iniziale col mito dei pupilli di Xavier, ma la sensazione svanisce rapidamente. La serie Netflix si avvicina al concetto di superuomo visto in produzioni come Misfits, in cui il dono è visto più come una condanna.

I protagonisti di The Umbrella Academy sono dei disagiati emotivi, figli adottivi di un misterioso benefattore, Sir Hargreeves, che li ha sottratti alle proprie famiglie. Il motivo è semplice: appartengono a un gruppo di 43 neonati, venuti al mondo in circostanze misteriose ed inspiegabili. Hargreeves vede in questi infanti il futuro dell’umanità, la salvezza per la nostra razza e non esita a crescerli come oggetti. Non assistiamo subito alla loro adolescenza, ma li incontriamo già adulti, anni dopo che il loro gruppo è stato sciolto e che le loro vite sono state profondamente segnate dalla loro esistenza con l’eccentrico avventuriero.

Sin dal suo primo episodio, The Umbrella Academy cerca di ricalcare quelli che sono gli eventi iniziale della saga fumettistica, puntando in modo particolarmente marcato sul tono oscuro della vita dell’eroe. Esser il tassello evolutivo della razza umana non è semplice, soprattutto quando questa natura diventi l’elemento di separazione dal resto dei tuoi simili. O peggio, quando i tuoi poteri diventano così indispensabili da rovinare anche il poco di normale che ci si riesce faticosamente a costruire, come una vera famiglia.

E rimane quindi la famiglia. O almeno, quello che diventa necessariamente il nucleo familiare di questi giovani dotati, che vengono ormai identificati dal padre solo come numeri. I rapporti che si creano tra questi sfortunati ed involontari eroi sono una dinamica affascinante, che li rende incredibilmente umani, esempi perfetti delle difficoltà emotive e relazionali di tutti noi.

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The Umbrella Academy è una storia in cui il concetto di famiglia viene analizzato nelle sue dimensioni più intime, sotto la patina della storia supereroistica. Il fascino di questa serie è il modo in cui i personaggi riescono a venire presentati nel loro intimo, mostrando allo spettatore la natura dei ragazzi oramai cresciuti.Alla morte del padre-mentore, la famiglia si ricongiunge dopo anni di separazione in quella che appare essere la peggiore commemorazione funebre mai vista. Nel mezzo di questo marasma emotivo, ricompare misteriosamente numero 5, fratello dotato del potere di viaggiare nel tempo.

Inevitabilmente, alcuni personaggi emergono maggiormente, grazie alla trama che in questa prima stagione tende a concentrarsi sull’improvviso ritorno di numero 5, magistralmente interpretato da Aidan Gallagher. Negli ultimi anni il giovane ha viaggiato nel tempo, scoprendo che l’umanità verrà distrutta, ed ora solo lui ha la conoscenza per fermare questo infausto destino. Questo ruolo centrale pesa sulle spalle del giovane Gallagher, che è perfetto nel suo compito di incarnare un corpo adolescente con una maturità di un uomo adulto.

In tutto questo si muove numero 7/ Vanya, interpretata da Ellen Paige. Per lei la vita è ancora più complicata, unica figlia adottiva di Hargreeves priva di un apparente potere speciale, reietta di entrambi i mondi umani presenti nella serie. Vanya per gran pare della stagione sembra esser un elemento stonato, privo di una vera ragione d’esser in questo stralunato contesto, salvo poi trovare una piena riabilitazione nel finale.

La perfetta scansione dei tempi narrativi aiuta molto l’interpretazione di tutti gli autori. Si passa dal tono cinico e duro di alcuni momenti ad un alleggerimento comico, specialmente grazie alla perfetta dinamica tra numero 5 e numero 4/Klaus, un ispirato Robert Sheehan. Da amante del fumetto ho apprezzato molto il voler adeguare le tensioni narrative della storia originale in un nuovo media, cercando di rispettare il più possibile il concetto originale dell’opera di Way.

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Ad esser appassionante è l’impianto visivo impartito a The Umbrella Academy. Alcune scene sono particolarmente ispirate, come il balletto improvvisato dei fratelli nel primo episodio, o la ricostruzione del futuro devastato che guida le azioni di numero 5.

Pensare che alla regia ci sia Jeremy Slatter, nome dietro l’orrendo adattamento di Death Note marcato Netflix, sembra quasi incredibile. Eppure, The Umbrella Academy è un perfetto esempio di come offrire un visione fresca di una storia già esistente, preservandone lo spirito originale. La scelta di presentare il tempo passato dai diversi membri di questa famiglia lontano dagli affetti è raccontato tramite flashback, tramite cui iniziamo a rispondere agli interrogativi sottilmente insinuati durante un’ottima narrazione.  Sotto questo aspetto, Slatter è stato perfetto nel dare alla sua creatura un’identità magnetica ed appassionante, anche se un occhio attento potrebbe notare in alcuni passaggi una piccola inflessione nella cura dei dettagli, piccole stonature che spalmate su dieci episodi sono stridii che non passano inosservati.

Colpo di classe finale, una colonna sonora che è pura genialità. Che si tratti di esaltare una scena di combattimento o uno dei toccanti momenti emotivi, le musiche che accompagnano questa prima stagione di The Umbrella Academy sono uno dei miglior accompagnamenti sentiti in una serie televisiva negli ultimi tempi.

Nel momento in cui Netflix sta salutando le proprie serie ispirate al mondo dei comics più amato, trovare la forza di creare un nuovo prodotto che sappia valorizzare una geniale idea che rinnova il canone supereroistico è stata una felice intuizione. Dopo il finale di questa prima stagione, la seconda stagione di The Umbrella Academy entra di diritto nella lista delle future serie di Netflix da attendere con maggior interesse.

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