Cyberpunk: un viaggio dalle origini ad Altered Carbon

Il cielo sopra il porto era del colore di uno schermo televisivo sintonizzato su un canale morto. Inizia così Neuromante, il capolavoro di William Gibson che nel 1984 fece esplodere il fenomeno del cyberpunk, trasformando quella che era un sottogenere della fantascienza in una delle ambientazioni che ha dominato l’immaginario collettivo degli ultimi trent’anni.

Spesso Gibson viene definito il padre del cyberpunk, ma sarebbe più corretto identificare in Neuromante e nella successiva produzione dello scrittore americano la codifica definitiva di un percorso letterario iniziato decenni prima e che negli ultimi anni ha dato i natali ad alcune opere come Altered Carbon di Richard Morgan, divenuta una serie Netflix di cui abbiamo parlato qui, riconosciuto come l’esponente del cyberpunk moderno.

Parlare di cyberpunk non è così facile come si possa pensare. Oggi identifichiamo con cyberpunk tutta la produzione in cui viene analizzata la conflittualità con la tecnologia, con particolare attenzione alle intelligenze artificiali, e il pressante dominio di megacorporazioni, inserite all’interno di una dinamica in cui l’individualità viene estremizzata al punto di diventare solitudine, in contrasto ad una società globale interfacciata costantemente nella Rete.

Il tutto, inserito in un futuro non troppo lontano, quasi sempre centrando la narrazione sul nostro pianeta. La fantascienza classica, quella a là Asimov per intendersi, ha sempre sfruttato l’elemento dello spazio e degli altri mondi per portare la sua disamina sociale altrove, allontanandosi dalla quotidianità. Il cyberpunk, al contrario, ha mantenuto un forte legame con il progredire sociale contemporaneo, restando particolarmente fedele a quell’ideale di ‘letteratura d’anticipazione’ con cui è anche nota la fantascienza.

Un viaggio alla scoperta del cyberpunk, dalle sue origini fino alla sua consacrazione come genere fantascientifico a pieno titolo

Lawrence Peterson, editore della storica rivista di fantascienza Nova Express, sintetizzò così i punti salienti del cyberpunk.

“I personaggi classici del cyberpunk sono degli emarginati, solitari alienati che vivono ai margini della società in un futuro generalmente distopico dove la vita quotidiana è colpita da un rapido cambiamento tecnologico, da un’onnipresente sfera telematica di informazioni computerizzate, e invasive modifiche del corpo umano

Andare in cerca delle origini del cyberpunk non è una missione semplice. Il percorso che ha portato alla definizione dei cardini del genere è piuttosto complesso, ed affonda le radici nell’origine stessa della fantascienza. L’inizio del cyberpunk si può ravvisare negli anni ’60 del secolo scorso, quando la fantascienza venne stimolata da alcuni editori a prendere nuove strade narrative, dando vita al movimento noto come New Wave.

I punti salienti di questo rinnovamento nella fantascienza furono la visione del crescente impatto della tecnologia sulla vita moderna e di una certa ingerenza del potere nella vita dei cittadini, con una particolare attenzione alla pressione di alcuni interessi economici. In questa scena si muovevano autori come Ballard, Farmer e Dick, che analizzarono l’impatto sulla società del periodo di droghe, tecnologia e rivoluzione dei costumi. Dick, specialmente in alcune sue opere, ha una forte componente di ciò che in seguito venne definito cyberpunk, non a caso il suo Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (1968) ha dato vita ad uno dei film che più di ogni altro ha imposto l’immaginario visivo cyberpunk nella cultura moderna: Blade Runner.

All’interno di questo percorso, fu proprio Dick con il suo romanzo ad influenzare in modo evidente questa nuova concezione d fantascienza. L’autore californiano ha sempre cercato di rappresentare i mali della società contemporanea trasportandola nel futuro, ma con il racconto in oggetto ebbe modo di analizzare in maniera ancora più dettagliata il rapporto tra uomo e macchina, con un futuro post-apocalisse in cui viene per la prima volta analizzato anche l’impatto economico.

Fu però Ballard a dare l’imprinting all’evoluzione della fantascienza che generò il cyberpunk. La sua intenzione era quella di dare vita ad una narrazione più psicologica, con concetti che unissero biologia e psicologie sintetiche, con una più manifesta interazione tra carne e macchina, tra mente umana e una spinta dai nuovi ritrovati dell’informatica. L’idea era di sviluppare la concezione delle intelligenze artificiali, proseguendo idealmente il lavoro di rinnovamento sui robot di Asimov, ma portandolo ad un livello superiore.

Curiosamente, il termine cyberpunk non compare in tutta questa evoluzione fino ai primi anni ’80, quando Bruce Bethke lo utilizza come titolo per una sua storia breve nel 1983. Il termine fece in seguito breccia nella comunità letteraria grazie all’utilizzo che ne fece l’editore Gardner Dozois nei suoi editoriali per la pubblicazione Isaac’s Asimov Science Fiction Magazine. Bethke confessò che dietro questo termine c’era una ricerca, e arrivò a coniare la parola cyberpunk utilizzando due liste di parole, una ispirata alla tecnologia ed una a problemi sociali, e provò ad unire due diverse parole in unico termine, alla ricerca di un vocabolo che unisse sia le attitudini del punk sia lo sviluppo tecnologico.

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Furono, però, William Gibson e Bruce Sterling a dare definitivamente corpo alla concezione del cyberpunk. Gibson, con Neuromante, fu il primo a conciliare il cyberpunk con la realtà virtuale, ideando i cowboy della rete e i ricordanti. Nelle opere di Gibson viene anche dato maggior risalto alla visione sociale ed urbana del cyberpunk, come nel caso dello Sprawl o nella definizione anche dello strapotere economico delle zaibatsu, gli immensi agglomerati commerciali che dominano le sue società future. Sterling, dal canto suo, cercò di dare una linea guida alla letteratura cyberpunk con il sul Mirrorshades, un’antologia in cui l’autore cerca di definire la sua visione di cyberpunk.

Innesti cibernetic, multinazionali e cowboy della Rete, ecco i  punti fermi del cyberpunk!

Dovendo dare un’inquadratura più ampia al cyberpunk, tenendo presente quali sono stati i punti fermi dei grandi autori del genere, possiamo identificare questa ambientazione come un equilibrato mix di storie hard boiled, noir e fantascienza, intesa come una realtà profondamente elettronica ed afflitta da una tecnologia sempre più invasiva. Difficilmente il cyberpunk mostra un futuro positivo, si respira sempre uno spirito nichilista, in cui anche i governi centrali sono presentati come semplici fantocci in mano alle multinazionali.

Quasi sempre ci si affidava ad uno strapotere economico del Giappone, che nei primi anni ’80 sembrava aver assorbito meglio di altre economie le conseguenze della crisi energetica e dominava in settori strategici, come quello informatico e tecnologico. Non a caso le città dei romanzi cyberpunk ricordano molto le grandi metropoli asiatiche, con i loro neon e la loro struttura urbanistica, divenendo l’ambientazione ideale di una società multi-etnica in cui dominano corruzione e arrivismo.

cyberpunk 2

La Rete, allora ancora un progetto misterioso e poco sviluppato, era già sfruttata come esempio di ingerenza nella vita sociale, uno degli elementi tecnologici che veniva portata ad esempio della perdita della nostra natura, insieme all’utilizzo dilagante degli innesti cibernetici. Sembra incredibile, ma quelle che nel periodo d’oro del cyberpunk erano invenzioni avveneristiche sono diventate oggi delle realtà, ed alcuni ritrovati della scienza applicata al campo medico negli ultimi anni stanno rimarcando come il cyberpunk abbia anticipato, oltre ad alcuni inquietanti aspetti sociali, anche l’evoluzione tecnologica la nostra società.

Il cyberpunk ha influenzato moltissimo non solo la letteratura, ma anche il cinema, il mondo delle serie Tv, dei fumetti e dei videogiochi, toccando ogni settore con il proprio carisma e la peculiare visione distopica e cinica degli scenari futuri. Nei prossimi giorni vedremo quanto il cyberpunk ci abbia accompagnato negli ultimi anni, regalandoci alcune delle nostre storie preferite.

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