Designated Survivor 2×09: Linea di fuoco – Recensione

A ridosso del Natale, arriva l’episodio di mid season per Designated Survivor, La linea del fuoco. La scelta di questo episodio, ambientato nel periodo natalizio, non casca a fagiolo solo per i siparietti con i canti natalizi, ma per il punto in cui siamo arrivati all’interno della macrotrama della serie.

Lo scorso episodio ha inserito un bel colpo di scena all’interno della story line del complotto, mostrando sotto una luce tutt’altro che positiva la figura di Damian Rennett, l’agente dell’MI6 affiancato all’agente Anna Wells. Di conseguenza, anche le poche sicurezze che avevamo. Questa rivelazione, che ha sconvolto non poco Anna vista la sua relazione con Rennett, ha messo in moto una nuova dinamica da spy story che sembra rinvigorire il ritmo di Designated Survivor.

Designated Survivor ci saluta fino a marzo con un episodio dal finale intenso

D’altro canto, dopo una narrazione decisamente lenta e abbastanza scontata, sembra aver ritrovato vigore anche l’arco narrativo legato all’impeachment della First Lady. Scaturito come corollario dell’affair Lloyd. Dopo un lungo braccio di ferro con Forstell, il direttore dell’FBI che come un mastino indaga sulla famiglia di Alex Kirkman, finalmente arriviamo ad una resa dei conti. Le velleità politiche di Forstell e la tensione che si è creata tra Alex e Kirkman per la gestione di questa indagine sono finalmente risolte. Non è una soluzione senza traumi, questo è sicuro, come dimostra il finale, ad effetto.

Come da copione, alla macrotrama dell’episodio si lega quella del singolo episodio di Designated Survivor. In La linea del fuoco un incendio rischia di devastare una comunità cresciuta vicina alla foresta in pericolo, ma una piccola congrega di una chiesa minore si oppone all’evacuazione. Al centro del contendere, la vita della figlia di una delle credenti, in quello che diventa un braccio di ferro tra diritto di culto e obbligo medico.

designated survivor 1

Kirkman a questo punto deve affrontare una sfida contro il tempo per assicurare alla giovane una cura che sia compatibile con le regole della chiesa, prima che il rogo della foresta uccida al congregazione. Ad aiutare il presidente ci sono Aaron e Emily, che saranno il tramite tra Kirkman e credenti.

Il ritmo dell’episodio riesce a tenerlo spettatore intrigato a dovere, grazie alla perfetta alternanza tra le tre linee narrative dell’episodio. Di sicuro impatto il tema della libertà di culto, specialmente quando in contrasto con le esigenze mediche. Si tratta di un argomento delicato, molto sentito in America, che in questo episodio di Designated Survivor viene affrontato marginalmente, con un tocco di retorica tipicamente made in America, ma sempre mantenendo un tono rispettoso.

Il colpo di scena finale è quello che dovrebbe dare il senso a questo episodio, colpendo duramente il Presidente. Nonostante un’ottima costruzione della scena, con un gioco di inquadrature e slow motion finale che viene esaltata dalla recitazione di Kiefer Sutherland, questo evento drammatico era abbastanza prevedibile, visto le news sullo show che si inseguivano negli ultimi tempi.

designated survivor 2

Con questo episodio, possiamo fare un primo bilancio della seconda stagione di Designated Survivor. Una partenza dinamica che mantiene alto il fascino attaccandosi al finale della prima stagione ha presto lasciato spazio ad un lenta ripresa del ritmo della serie, al punto che si era arrivati ad una situazione di empasse in cui Designated Survivor sembrava arrivato al capolinea. Con gli ultimi episodi, sembra ritrovato quello sprint necessario per dare nuovamente linfa alla serie. La conferma la avremo solo quando a marzo su Netflix arriverà la seconda parte della seconda stagione di Designated Survivor.

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