The Last Temptation, Neil Gaiman incontra Alice Cooper! – Recensione

The Last Temptation

La Saldapress è sempre più scatenata in fatto di fumetto americano. Dopo aver fatto conoscere al pubblico del Belpaese le opere di Robert Kirkman e tanti altri, ecco che sui nostri scaffali fa capolino The Last Temptation, un interessante volume firmato da uno dei più importanti scrittori degli ultimi decenni, quel Neil Gaiman che da quasi trent’anni coinvolge il pubblico di tutto il mondo tra fan adoranti e accaniti detrattori.

A coadiuvarlo in questo lavoro troviamo niente meno che la celeberrima rockstar Alice Cooper, al secolo Vincent Damon Furnier, mentre i disegni sono affidati a Michael Zulli, storico collaboratore di Gaiman su Sandman.

The Last Temptation, un’emozionante graphic novel in cui si incontrano due eclettici artisti: Alice Cooper e Neil Gaiman

Chiariamo subito un paio di punti: contrariamente alla maggior parte dei fumettari di mezzo mondo, io non sono un fan accanito di Gaiman e neppure un suo accalorato detrattore. Ho letto con un certo piacere i primi tre volumi di Sandman, credo di essermi appisolato a metà di American Gods, mi sono divertito a pacchi con Coraline e Stardust (di cui ho visto anche il film) e ho provato un sano ribrezzo per 1602 della Marvel (naturalmente si tratta di un puro pregiudizio, ma io, essendo metallaro, vivevo e vivo di pregiudizi).

Questo per dire che su Gaiman sono piuttosto imparziale, per cui non aspettatevi la classica recensione del fan in brodo di giuggiole e neppure il commento inferocito del detrattore.

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Bene, iniziamo: The Last Temptation è un’opera realizzata in collaborazione con Alice Cooper e non è un caso che questo titolo faccia squillare un campanello nella mente degli appassionati di uno dei grandi idoli del rock. Gaiman e Cooper lavorarono insieme per lo sviluppo del concept di The Last Temptation, apprezzatissimo album dell’artista di Detroit dei primi anni ’90, per cui la trama del fumetto e quella del disco sono sostanzialmente le stesse, con la sola differenza che nel fumetto ci sono alcune scene in più.

Il protagonista della storia è Steven, lo stesso ragazzo protagonista di Welcome To My Nightmare, il più famoso album di Alice Cooper. Se nella sua prima apparizione Steven era sostanzialmente un ragazzo un po’ fuori di testa imprigionato all’interno del proprio incubo, qui, complice anche la manina di Mr. Gaiman, assume i connotati di figura dannata in senso stretto.Durante un pomeriggio con gli amici, Steve entra incautamente all’interno di un teatro dove si sta preparando uno spettacolo di grand guignol. All’interno vi trova il misterioso Showman con le inquietanti fattezze dello stesso Alice Cooper che tenta più volte di farlo passare dalla propria parte e di renderlo parte dello spettacolo.

Aldilà di tutti i paroloni che solitamente si sprecano quando si parla di un’opera di Neil Gaiman, questo The Last Temptation non è altro che un bel racconto su quanto sia difficile crescere e diventare grandi e sulla solitudine e l’incertezza di tanti giovani incapaci di rapportarsi con il mondo degli adulti (e viceversa). Lo Showman fa essenzialmente leva su questo per convincere Steven a passare al lato oscuro. Il ragazzo è pieno di debolezze, di insicurezze. Si crede un fifone perché i suoi compagni glielo ripetono in continuazione, probabilmente lo è per davvero, non riesce ad integrarsi nel proprio gruppo di amici, ha un rapporto di amore e odio con i genitori (il padre è un ingenuo credulone dall’animo complottista, la madre è la classica casalinga americana vecchio stile, tutta casa e famiglia) ed è sessualmente attratto da una compagnia di classe, ma, complice la propria insicurezza, è incapace di farsi avanti e di rendersi conto che anche lei, sotto sotto, ha un debole per lui.

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Se tutto questo vi ricorda da vicino il Faust di Goethe, beh, non siete sulla cattiva strada, in quanto si tratta di una influenza dichiarata dallo stesso Gaiman. Anzi, potremmo dire che l’intero The Last Temptation non sia altro che una trasposizione in chiave moderna e pop di questa grandiosa opera della letteratura mondiale.

Gaiman racconta tutto questo con un tono sorprendentemente dimesso e quasi minimale (per i livelli di Gaiman stesso, sia chiaro), preferendo mettere da parte certi barocchismi che lo hanno sempre contraddistinto per lasciare spazio abbondante al disegno di Zulli e alle lugubri atmosfere da incubo del grand guignol che il disegnatore americano ha dimostrato di essere stato in grado di ricreare alla grande. Rispetto ad altre opere a fumetti di Gaiman, dove il testo sembra sovrastare in maniera massiccia il disegno, qui andiamo in direzione opposta, con intere pagine in cui le classiche didascalie americane si eclissano per permettere al lettore di rifarsi gli occhi con dei bellissimi disegni.

In definitiva, ci troviamo di fronte ad una bella prova d’autore, non certo un capolavoro, offerta da uno dei più influenti scrittori degli ultimi decenni e che la saldaPress ha saggiamente pubblicato con una dose abbondante di contenuti extra.Certo, non stiamo parlando di uno dei lavori più rilevanti di Gaiman (garantisco che questo fumetto viene nominato a stento nella pagina Wikipedia in Inglese dell’autore), ma io ho sempre creduto che anche dalle opere minori, sempre che questa lo sia, si può rimanere piacevolmente colpiti.

E stavolta ho avuto ragione.

...e questo?
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