Shadowrun Returns, cyberpunk e fantasy in unico titolo – Recensione

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Quando si tratta di avvicinarsi ad un RPG, la mia prima curiosità è sempre sull’ambientazione. Solitamente si associa questa tipologia di gioco al fantasy ( come Divinity: Original Sin 2), e ad un contesto in cui nani, elfi e orchi la fanno da padroni. Tuttavia, specialmente negli ultimi anni, si sono presentati anche ottimi titoli RPG dall’animo fantascientifico, in primis la fortunata saga di Mass Effect. Poi, quasi dal nulla, è comparso Shadowrun Returns, e tutto è stato riscritto.

Nato come progetto di Kickstarter, questo videogioco di Harebrained Schemes si rifà ad un titolo della golden age dei videogiochi, a cui si è pensato di dare una nuova linfa portando a conoscenza anche dei più giovani gamer un universo in cui fantasy e fantascienza convivono. All’interno di Shadowrun Returns, infatti, assistiamo alla creazione di un mondo spiccatamente cyberpunk in cui sono presenti le creature mitologiche e la componente magica a cui siamo abituati nei titoli fantasy.

Shadowrun Returns coniuga l’ambientazione cyberpunk con un contesto narrativo di stampo fantasy

Questa coesistenza dei due filoni narrativi viene spiegata grazie ad un misterioso fenomeno occorso una quarantina d’anni prima della nostra avventura. Noto come il Risveglio, questo miracoloso accadimento ha portato nel nostro mondo quelle creature che solitamente popolano i mondi fantasy. Questo arrivo imprevisto ha ovviamente comportato degli sconvolgimenti sociali, che si sono accumulati alle già complicate dinamiche sociali degli umani. Proprio questi ultimi hanno patito maggiormente il nuovo assetto sociale, mentre i nuovi arrivati hanno riconosciuto subito l’enorme occasione loro offerta.

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Gli elfi, raffinati e colti, hanno iniziato una rapida scalata al potere, riuscendo a creare una sorta di aristocrazia, divenendo i principali proprietari delle mega-corporazioni, guardando la brulicante vita dello Sprawl dall’altro delle loro torri aziendali. La dura vita nei bassifondi cittadini, patria della violenza e dalla malavita, è diventata la nuova casa degli orchi, avvezzi a usare più le mani e le armi che la materia grigia, che non hanno tardato a diventare i nuovi signori del crimine, o a essere il braccio armato di elfi e umani che preferiscono tramare nell’ombra. Rimangono i nani, che si sono adattati a vivere in ogni situazione, guadagnandosi un posto nella società grazie alla loro affinità con le tecnologie.

Giocando a Shadowrun Returns ci troveremo, infatti, a muoverci nello Sprawl, il mega agglomerato urbano che unisce (o meglio unirà) New York, Boston e Washington, un’ambientazione che si ispira molto ai capisaldi del genere cyberpunk, in primis ai lavori di William Gibson, autore di Neuromante. Girovagare per lo Sprwal, interagendo con i vari individui che ne ne animano le strade è uno degli aspetti migliori del gioco: avremo a che fare con diverse personalità, che potranno quindi reagire in vari modi, dall’aiutarci all’ostacolarci.

Trattandosi di un gioco in cui la componente social e dialogo è molto sviluppato, dare a questa marea di differenti specie un buon livello di interazione era essenziale. Harebrained Studios ha saputo coniugare le diverse propensioni caratteriali delle specie con la dinamica sociale tipica del contesto cyberpunk. È proprio la cura delle ambientazioni a rappresentare il fiore all’occhiello di Shadowrun Returns. L’estetica del gioco, sia nelle ambientazioni che nell’interfaccia, mira a riprodurre una visione cyberpunk con uno stile retrò, una combinazione ottimamente riuscita.

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L’ambientazione ibrida di Shadowrun Returns si riflette anche nella creazione del nostro personaggio. La scelta della razza, a onor del vero, non comporta particolari benefici, mancando quella caratteristica dei tratti razziali tipica di gran parte degli RPG fantasy. Si tratta più che altro di una scelta che avrà un impatto a livello sociale, divenendo uno dei parametri con cui verremo giudicati dagli NPC nei numerosi dialoghi.

La scelta della classe ha già una maggior influenza nel corso della nostra avventura. Anche se il sistema di progressione del personaggio consente di adottare un approccio multiclasse, è comunque preferibile scegliere una classe e limitare le ramificazioni, rimanendo il più possibile all’interno delle competenze specifiche. Questa scelta nasce dal fatto che Shadowrun Returns offre molta personalizzazione, e disperdere i punti esperienza sarebbe un errore facile da commettere e di cui ci pentiremmo presto.

Personalmente ritengo che una classe ben definita, con pregi e difetti propri, sia una soluzione preferibile a un multiclasse, con molte più abilità ma nessuna realmente forte al punto da essere fondamentale. In Shadowrun tutto ciò che riguarda gli eventuali aumenti di capacità deriva dall’accorto uso dei punti XP guadagnati. Tratti come Carisma o i rami delle Armi consentiranno di sbloccare particolari abilità solo dopo aver accumulati un tot di punti nel tratto stesso. Bilanciare il proprio personaggio in questo sistema, come detto prima, sarà complicato: investire più punti nel tratto Armi e nei rami minori (pistole, fucili d’assalto, fucili a pompa e mitragliette) per avere più abilità nei combattimenti potrebbe costringerci a rinunciare a determinati bonus del tratto Forza (utile nel lancio di granate, ad esempio) o nel Carisma (che significa meno opzioni di dialogo).

Dovremo valutare se dar vita ad un eroe da combattimento o se defilarci da situazioni spinose con la nostra eloquenza; per esperienza diretta, posso dirvi che in certe fasi delle quest avere a disposizione più opzioni di dialogo può davvero fare la differenza! Allo stesso modo abilità come lo scassinare o il poter agire nel cyberspazio possono aiutarci a evitare scontri spesso difficili semplicemente aggirando l’ostacolo, magari scassinando la classica porta su retro o by-passare degli allarmi per passare indisturbati.

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Non mancheranno certo i combattimenti. Si tratta di classici combattimenti a turni, in cui potremo usare le nostre armi o poteri usando i punti abilità a nostra disposizione. La telecamera è sempre puntata in modo funzionale allo scontro, a cui si unisce un pratico sistema di archi di fuoco e gittate che ci aiuta non poco nel decidere come affrontare lo scontro.

La bellezza di Shadowrun Returns è che, una volta creato il nostro personaggio, potremo scegliere se vivere l’avventura principale architettata dai Harebrained Schemes, oppure lanciarci in uno dei tanti moduli disponibili su Steam Workshop. La community di Shadowrun è particolarmente attiva, ha creato una serie incredibile di contenuti, dalle avventure ai pacchetti di armi a nuovi personaggi.

Tecnicamente, Shadowrun Returns è una vera gioia per gli occhi. Gli ambienti sono disegnati alla perfezione, con giochi di luce che riescono senza alcuna difficoltà a ricreare le atmosfere cyberpunk alla lettera. Il motore grafico non è mai tirato al limite, visto la semplicità estetica del titolo, ma riesce a dar corpo ad animazioni fluide, curando con una particolare attenzione le ombre, vere protagoniste dello Sprawl. Ogni ambientazione è riccamente dettagliate ed esplorabile, caratterizzate sempre in modo tale da conferire quel sapore fantascientifico ad ogni location.

A dare ancora più profondità all’ambientazione è un comparto audio strepitoso, che fa di Shadowrun Returns un prodotto completo sotto ogni punto di vista. Pensando che tutto nasce da Kickstarter, sembra incredibile che Harebrained Schemes abbia creato un prodotto così ben strutturato e ricco di pregi, un videogioco così apprezzato che ha consentito alla software house di realizzare un secondo crowdfunding con cui ha realizzato una seconda campagna (Shadowrun: Dragonfall) e un secondo titolo, Shadowrun Hong Kong.

Ma ora è tempo di collegarsi al nostro deck, e compiere qualche scorribanda giù nel cyberspazio.

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