La legione occulta dell’Impero Romano – Recensione

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Con La legione occulta dell’Impero Romano prende il via la linea dedicata ai fumetti di Newton Compton

In un periodo in cui il fumetto nostrano sembra avere un periodo d’oro, continuano a fiorire nuove iniziative che fanno delle nuvole parlanti una nuova frontiera della narrativa, mostrando come il fumetto abbia tutto il diritto di esser considerato una forma d’arte. All’interno di questo movimento si inserisce anche La legione occulta dell’impero romano, primo volume della neonata Newton Comics, la linea dedicata al fumetto di Newton Compton.

la legione occulta dell'impero romano copertina

La legione occulta dell’Impero Romano è ispirato alla saga di libri scritti da Roberto Genovesi, una serie che vede protagonista la Legio Sine Nota, una divisione particolare delle forze romane composta da uomini dai talenti particolari. Guidata da Victor Iulius Felix, la Legio Sine Nota ha il compito di entrare in contatto con popolazioni straniere, ma soprattutto con le loro divinità, sfruttando i poteri di cui sono dotati i membri di questa compagnia alquanto insolita.

Il passaggio da libro a fumetto potrebbe essere insidioso, ma la trasposizione curata da Andrea Meucci e Lorenzo Nuti (con la partecipazione di Tunuè) mostra una certa inventiva. Come spiega nella prefazione lo stesso Genovesi, La legione occulta dell’Impero Romano nasce come ennesimo innesto all’interno di un’opera che vuole coinvolgere il lettore in un nuovo modo di raccontare una storia, arricchita anche da una pagina Facebook in cui continua a vivere il mito della Legio Sine Nota.

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Il volume di Netwon Compton si inserisce bene all’interno della saga di Genovesi perché, seguendo l’idea alla base dell’opera originale, non si limita a prensetare una riedizione a disegni di quanto narrato nel primo libro, ma mostra al lettore un differente punto di vista, curiosamente seguendo la vita del cattivo della saga, Dagos. Definire Dagos il villain della storia non è esatto, sarebbe più corretto dire che rappresenta l’altra faccia della medaglia, un diverso modo di intendere gli interessi del proprio impero, una visione che lo porta a vedere nei propri compagni un pericolo per le tradizioni della società a cui ha giurato fedeltà.

Dagos è un personaggio affascinante, che in La legione occulta dell’Impero Romano non è facile comprendere. L’intento è quello di portare il lettore a comprendere il suo percorso di vita, mostrando come Dagos sia figlio sia dei precetti imperiali che del mondo mistico dei ‘ragazzi fortunati’ della Legio Sine Nota. Il suo schierarsi con l’Impero e procedere all’epurazione della sua vecchia legione, operazione svolta senza gioia ma come puro dovere, non è segno di perfidia, ma una scelta sofferta che viene accettata in difesa della propria civilità. Leggendolo, confesso che questo suo percorso di vita ha reso Dagos abbastanza simile al mito di Darth Vader, ma Genovesi ha dato al suo personaggio solo una similitudine al Signore dei Sith, virando verso altre dinamiche personali la sua crescita interiore e le sue motivazioni.

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Il fascino di La legione occulta dell’Impero Romano è che fin dai primi passi ci immerge in questa ambientazione storica, intrecciando subito l’elemento magico, a ribadire che non c’è una preminenza di una delle due componenti, ma che la narrazione che ci apprestiamo a leggere sia un perfetto equilibrio di questi due elementi. La suddivisione temporale del percorso di vita di Dagos è ben scandita, è un’interessante introduzione al contesto narrativo della collana. La crescita del personaggio e il mutare delle sue convinzioni si confondo con l’evolversi della scena politica romana, in un intreccio in cui poteri antichi e mistici devono confrontarsi con il pragmatismo della politica di un impero.

Il tutto viene raccontato con uno stile grafico semplice ma suggestivo. La legione occulta dell’Impero Romano viene presentato in un bel bianco e nero, perfetto per ritrarre le selve germaniche o per valorizzare le distese desertiche. In alcuni punti il tratto sembra perdere di espressività, ma si tratta di sporadici momenti, che sono più che bilanciati da un utilizzo del nero decisamente accattivamente, specialmente nei dialoghi di Jago con le divinità. Interessante la presenza di extra, nella forma di bozzetti e disegni preparatori, che mostrano la cura usata nel trasporre l’ambientazione di Genovesi all’interno di un differente media.

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Dopo questo primo passo nel mondo del fumetto, e complice un finale decisamente aperto, la speranza è di vedere quanto prima gli altri due capitoli della saga dalla Legione Occulta . Newton Compton ha mostrato una buona attenzione nel fornire ai lettori una storia interessante (già disponibile nel proprio catalogo come libri), presentata in un volume ben realizzato e ad un prezzo equilibrato, considerando la veste da graphic novel con cui è stata ideata questa trasposizone de La legione occulta dell’impero romano.

Restiamo quindi in attesa dei prossimi capitoli, seguendo il precetto della Legio Sine Nota: Vigiles in tenebris!

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