Star Trek Discovery 1×13: Il passato è il prologo – Recensione

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L’incedere verso il finale di stagione di questa prima serie di Star Trek Discovery mi ha reso bipolare. Da un lato, devo riconoscere che dopo un inizio non proprio convincente, la serie di Netflix ha saputo convincermi con uno sviluppo della trama che ha mostrato un’ascesa rapida e convincente, stuzzicando la mia curiosità con ogni nuovo episodio. Dall’altro, sapere che con la puntata arrivata in queste ore sul canale di streaming più amata del momento ho iniziato a sentire quella crescente malinconica che mi ricorda come manchino solo due puntate al gran finale di stagione.

Insomma, in questa mia indecisione sto rimpiangendo quelle belle stagioni da più di venti episodi che hanno caratterizzato serie come The Next Generation o Deep Space Nine. Questo mio desiderio nasce grazie alla scelta degli showrunner di Star Trek Discovery di utilizzare in modo ben architettato l’Universo dello Specchio, uno dei contesti della serie di Gene Roddenberry che ho da sempre adorato. Come visto a partire da Vostro malgrado, la dimensione alternativa conosciuta ai tempi della serie classica ha assunto un’importanza centrale, che con Sfrenata ambizione è stata maggiormente valorizzata.

Star Trek Discovery torna su Netflix con un episodio incredibilmente emozionante!

Volendo, si potrebbero considerare Vostro malgrado, Il lupo dentro, Sfrenata ambizione e Il passato è il prologo come un unico gigantesco, emozionante punto nodale dell’intera stagione. Quelle discrepanze di continuity o i dubbi su certi atteggiamenti di personaggio chiave di Star Trek Discovery trovano una propria risposta in questo trittico di episodi, che oltre a fornirci una chiave di lettura calano l’asso di una struttura narrativa particolarmente suggestiva.

Parlare di Il passato è il prologo mi costringe a mettere un bel SPOILER ALERT. Affrontare questo episodio richiede di citare per forza alcuni eventi che sono accaduti, e prima di venire rinchiuso in una cabina di tortura imperiale, vi metto in guardia: se non avete ancora visto Il passato è il prologo, fermatevi qui. Vi andate a vedere l’episodio, vi raccogliete la mandibola pendula che avrete alla fine, e poi tornate a leggere.

Alla fine dello scorso episodio, avevamo finalmente avuto al risposta alla vera natura di Lorca. Ebbene si, i nostri sospetti erano corretti, il capitano della Discovery appartiene all’Universo dello Specchio. In questa puntata vediamo finalmente Lorca nella sua vera essenza, spietato, libero da una recita che lo ha costretto a mascherare la propria indole cercando di abituarsi ai principi della Federazione. Non a caso, gli sceneggiatori hanno spesso lasciato Lorca libero di irridere e sminuire quei principi che stanno invece animando il coraggio dell’equipaggio della Discovery e di Burnham.

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Jason Isaac è magistrale nel mostrare questa rinnovata libertà del suo personaggio, si passa da un Lorca imprigionato in un codice morale che lo ha spesso reso lontano dai suoi uomini a bordo della Discovery ad una sua versione più autentica, ferale. Questa trasformazione si vede nel modo in cui i suoi compagni di rivolta, tra cui una Laundry particolarmente adorante, reagiscono con maggior empatia nei confronti di Lorca. Non ho mai nascosto come Gabriel Lorca fosse il mio personaggio preferito di Star Trek Discovery, ed anche vederlo in questo suo lato più violento e in linea con i principi dell’Impero Terrestre ha ribadito la perfetta scrittura di una figura chiave di questa serie.

In Il principio è il prologo, Lorca è parte di una trinità narrativa che dona a questo gruppo di episodi la propria sostanza. Michelle Yeoh torna nello show per interpretare l’imperatore Georgiou, e lo fa magnificamente. Complice un trucco che conferisce all’attrice un’aura più regale e cupa rispetto alla solarità della ‘nostraPhilippa, il carattere dell’imperatrice è un perfetto specchio della veemenza di Lorca. Tuttavia, è proprio la Georgiou a mostrare una maggior somiglianza con la propria controparte sul finire dell’episodio, nel lasciar trapelare un certo affetto per la Burnham. Non si arriva mai a veder espressioni permeate di tenerezza come eravamo abituati con la Philippa conosciuta agli inizi delle serie, ma tutto il suo trasporto arriva nella voce, un tono di amore e orgoglio che colpisce duramente la Burnham.

E la nostra Michael non ha certo attraversato freddamente questo trittico di episodi. Scoprire la vera identità di un capitano che stava iniziando ad ammirare, con cui sentiva una certa affinità è stata una coltellata. La sudditanza psicologica che la Burnham ha patito finora verso Lorca, quell’affinità che sembrava guidarla dopo gli eventi della Battaglia della Stella Binaria ora diventa una filo emotivo che la disturba, che la spinge ad agire in modo da soddisfare un altro elemento che la ha finora afflitta: il senso di colpa. L’occasione poter vivere una seconda occasione per non tradire Philippa Georgiou è un riscatto a cui Bunrham non può sottrarsi.

In diversi aspetti di questo episodio la tematica del destino sembra influenzare le azioni dei protagonisti. Lorca vive questa seconda occasione come la volontà offerta da una forza superiore, divenendo ciecamente deciso a prendere il potere, forte di questa sua presunta predeterminazione. Allo stesso modo, per la Burnham questa nuova Georgiou è una figura a cui si sente devota, dopo aver ravvisato come in entrambi gli universi le Burnham abbiano deluso le rispettive Philippa; e se il destino le stesse consentendo di rimediare a questo suo errore, a questo sbaglio delle Burnham?

Il passato è il prologo gioca molto bene su questa narrazione fatalista, in cui la componente emotiva e le mire dei personaggi sono intrecciati con particolare cura, spingendo molto su questa suggestione empatica tra protagonisti e spettatori. È il risultato di una costruzione accorte, iniziata con piccoli indizi e dettagli presenti fin nei primi episodio della serie di Star Trek Discovery, ma che ora diventa il filo narrativo principale, portando a compimento questo lungo percorso emotivo.

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Personalmente ho trovato ottimo anche il lavoro svolto su Saru. La crescita del kelpiano è stata una scalata continua, passando da un ruolo in cui le paure e i timori tipici della razza di Saru sembravano pilotare troppo le azioni del personaggio di Doug Jones, mentre la vetta di consapevolezza del proprio ruolo ed il tono ispiratorio con cui Saru sprona l’equipaggio della Discovery nella missione più importante finora affrontata lo rendono più che meritevole di sedere sulla poltrona del capitano. Probabilmente, Saru è il personaggio più interessante e soggetto alla maggior crescita di tutta la serie.

Merita una particolare attenzione la figura di Stamets, altro personaggio che in Il passato è il prologo ha un ruolo importate. Nonostante continui a trovare fuori luogo la presenza di Hugh nella dimensione della rete del fungo, la presenza di Stamets è resa al meglio grazie ad una recitazione particolarmente sentita di Anthony Rapp. Il suo recitare entrambi gli Stamets, visto che incarna anche la controparte dell’Universo dello Specchio, permette di apprezzare una sua verve interpretativa più cinica e curiosamente comica, in cui l’istinto di sopravvivenza necessario nell’Impero Terrestre richiede una certa adattabilità. Fortunatamente, il ‘nostroStamets ci viene restituito con tutto il suo carisma, con quell’indole che lo porta anche a infondere fiducia nelle persone meno sicure, come il cadetto Tilly.

Con Il passato è il prologo, Star Trek Discovery ha chiuso in modo spettacolare e visivamente impressionante il capitolo dell’Universo dello Specchio, portandosi dietro anche un piccolo souvenir, che lascio a voi scoprire, che sicuramente tornerà utile nella realtà di origine. Se ben ricordate, all’epoca della partenza alla fine di Nella foresta mi addentro, la Discovery era in possesso di un’arma essenziale per sconfiggere i Klingon. Tornando al proprio universo, l’equipaggio avrà una brutta sorpresa ad attenderli, una rivelazione che ci farà sicuramente compagnia per gli ultimi due episodi di questa prima stagione di Star Trek Discovery!

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