Mer 24 Luglio, 2024

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Da grande… visto quando sei grande

C’è un film uscito nel lontano 1987 a cui sono particolarmente legato e che, in qualche maniera, si è casualmente intrecciato con la mia vita: sto parlando di Da grande, commedia italiana dalle sfumature comiche e drammatiche, scritta e diretta da Franco Amurri, con Renato Pozzetto, Ottavia Piccolo, Alessandro Haber e Ioska Versari, quest’ultimo è l’attore che interpreta Marco, il bambino che diventa grande, ed è uno degli elementi del suddetto intreccio.

Viaggio nei ricordi e nelle emozioni di un film che per tanti è un simbolo di spensieratezza, quel “Da grande” con Renato Pozzetto che ispirerà il ben più noto “Big” con Tom Hanks

Il film racconta la storia di Marco, un bambino di otto anni che si sente trascurato dai genitori e che vivrà una grandissima delusione il giorno del suo compleanno, nessuno infatti si è preoccupato di comprargli il regalo… il tanto agognato “Lego grande” esposto nella vetrina di un negozio del quartiere.

I problemi con la pipì a letto, l’amore non corrisposto della maestra Francesca, le grida del papà e una madre sull’orlo dell’esaurimento lo portano a pensare che se potesse subito diventare grande, tutto risulterebbe più semplice. Ma basterà ripetere “Voglio diventare grande, voglio diventare grande, voglio diventare grande!” perché ciò accada? Grazie alla magia del cinema basterà, e Marco si ritroverà adulto e con l’aspetto di Renato Pozzetto.

Da lì in poi, si susseguiranno gag e scene che evidenzieranno le problematiche legate al disagio di avere 8 anni e l’aspetto di un quarantenne.

Da grande a Big il passo è breve

Un’idea originalissima per i tempi, e che vi farà venire subito in mente Big, film ben più noto a livello mondiale, con Tom Hanks,  diretto da Penny Marshall e tranquillamente definibile come “remake”, mai dichiarato ufficialmente, proprio di Da grande. Uscito 6 mesi dopo il film italiano, presenta infatti un soggetto pressoché identico. Coincidenza? Io non credo.

Infatti Franco Amurri, regista del film, dichiarò in un’ intervista rilasciata a Cinefacts.it, di aver inviato qualche anno prima l’uscita del film una bozza dal titolo Kidman al suo amico Bob Balaba (sceneggiatore) per presentarla a Steven Spielberg che l’avrebbe esaminata per introdurre nuove idee per la serie TV fantasy “Amazing Stories”. La sceneggiatura non venne usata ma rimase alla Amblin, casa di produzione fondata da Steven Spielberg, dove la sorella Anne Spielberg all’epoca si occupava della cernita del materiale.

“Big” uscì qualche mese dopo “Da grande” e ne firmarono la sceneggiatura proprio Anne Spielberg e Gary Ross, a voi il compito di tirare le somme. La sceneggiatura di Big, palese rivisitazione del soggetto di Amurri, fu addirittura candidata agli Oscar, una cosa non da poco che attirò immediatamente l’attenzione dei produttori americani, che avendo intuito da dove venisse la brillante idea, affidarono al regista italiano due grosse produzioni cinematografiche: Flashback un action-comedy con Dennis Hopper, Kiefer Sutherland e il mio amico Zampalesta con  Harvey Keitel.

A onor del vero però, bisogna ricordare che entrambi i film sono arrivati dopo un’altra pellicola americana del 1953, dove nella storia un bambino magicamente diventa grande dal titolo Storia di tre amori e diretto da Vincente Minnelli (sì, il padre di Lisa Minelli e regista di Un americano a Parigi) e Gottfried Reinhardt.

Renato Pozzetto e Ioska Versari in Da Grande

Un film che è anche un pezzo di cuore

Fatta questa dovuta premessa, cosa che dimostra che al cinema italiano quello che non è mai mancato sono le idee, e che Hollywood spesso viene a pescarle proprio nel nostro Bel Paese, veniamo ai motivi per cui sono affezionato e legato al film Da Grande.

Cominciamo dal fatto che Renato Pozzetto all’epoca era un comico affermatissimo e molto apprezzato dal pubblico italiano, e che io appena 11enne vedevo in lui una ideologica figura paterna della quale ho sempre sentito l’assenza. In quel periodo andare al cinema rappresentava un raro e prezioso momento di condivisione con mia madre, periodo nel quale la scelta del film ricadeva sempre su un film con Pozzetto, uomo che lei sorprendentemente trovava affascinante e io speravo che la sposasse.

All’epoca spopolavano pellicole come “7 chili in 7 giorni”, “Noi uomini duri”, “Lui è peggio”, e anche se di dubbia valenza artistica e intellettuale, sapevano divertire quel ceto medio colmo di speranza che si riconosceva facilmente in questi film e nei suoi protagonisti. Anche Da grande non si salva da un giudizio complessivamente negativo, nonostante la presenza nel cast di Giorgio Haber e Ottavia Piccolo che alzano non di poco il livello recitativo della pellicola. Infatti, il film non spicca per la qualità, ma grazie all’arguta idea alla base, condita di scene comiche riuscite, diventa facilmente fruibile e conquista nel tempo l’affetto del pubblico italiano più nostalgico.

Mara Maionchi con Ioska Versari a X Factor

L’incontro (da grande) con un amico

Ma perché ho deciso di parlarvi di questa pellicola trent’anni dopo la sua uscita? Semplice: sono stato spronato dall’annuncio dell’uscita l’8 febbraio su Sky Cinema e Now tv di “Lei mi parla ancora”, nuovo film scritto e diretto da Pupi Avati (regista che tra l’altro adoro per la mia passione per l’horror)  interpretato proprio da Giorgio Haber e Renato Pozzetto.

Inoltre, perché per una serie di fortuiti eventi, ho avuto modo di conoscere e diventare amico di Ioska Versari, all’epoca attore bambino protagonista della pellicola, e in seguito musicista e coach musicale accanto al giudice Mara Maionchi nelle ultime edizioni di X-Factor, nonché tutt’ora produttore musicale con la sua casa di produzione Flebo.

Nel 1986 io e Ioska eravamo due bambini, divisi dallo schermo di una sala cinematografica, uno spettatore, l’altro attore. Oggi siamo amici e genitori che cercano di affrontare le dure sfide che questo ruolo comporta.

Prima eravamo entrambi Marco, il bambino che voleva diventare grande, e oggi siamo Claudio, il papà che cerca di fare del suo meglio nel rapporto con suo figlio. In questo miscuglio meta-cinematografico e di meta-vita, non posso che ritrovare la conferma di ciò che ho sempre pensato e che cerco di trasmettere quando scrivo di cinema: quest’arte, un po’ come tutte le altre, è lo specchio della nostra esistenza, un riflesso in cui ci riconosciamo e ci immergiamo perdendoci sospesi nell’incredulità.

I film diventano parte di noi, si trasformano in ricordi e diventano parte della nostra crescita, che siano capolavori riconosciuti o cult imperfetti come questo che sanno toccare il cuore delle persone comuni. Se anche voi siete “diventati grandi” con i film di Renato Pozzetto e i cult italiani anni ’80, o se siete piccini e volete sbirciare il mondo “dei grandi”, vi consiglio la visione di Da Grande, che trovate nell’edizione DVD curata da Mustang e disponibile nello store di CG Enterteinment, per diventare grandi ancora una volta.

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