Venom: una simbiosi sprecata – Recensione

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Che i cinecomic siano oramai un universo a parte rispetto alle controparti cartacee è un dato di fatto. Inutile girarci attorno, se nei primi film di questo filone il target delle major erano i divoratori di fumetti, ormai il rapporto tra il nerd appassionato di comics e le case di produzione si è pesantemente incrinato, grazie ad una nuova generazione di spettatori che dei fumetti, solitamente, conosce poco o niente. E che potrebbe anche apprezzare Venom, il nuovo cinecomic ispirato all’anti-eroe di casa Marvel.

Dopo una lunga attesa esce Venom, il cinecomic dedicato ad uno dei più iconici villain di casa Marvel

Ecco, consideriamo un secondo la natura fumettistica di Venom, presentata in modo sublime dal nostro Alessio in un suo recente speciale (leggetelo qui). Eddie Brock ed il Simbionte sono quanto di più lontano possibile dall’eroico si possa immaginare, che lo si voglia considerare come personaggio dei fumetti o della stupenda serie animata del Tessiragnatele degli anni ’90.

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Eddie Brock, il vero Eddie Brock, è uno uomo distrutto, piagato da una vita di soprusi più o meno grandi, che è animato dalla pura vendetta ed è in cerca di una rivalsa contro un nemico che considera la causa dei suoi mali recenti: Spider-man. Che accidentalmente è anche il bersaglio del Simbionte alieno che per qualche tempo è stato il suo costume. A creare il legame tra uomo ed alieno è questo odio condiviso, che anima uno dei villain più iconici della Marvel, specialmente nel suo primo periodo.

Tom Hardy sarebbe anche stato un buon Eddie Brock, avesse mantenuto un approccio simile a quello mostrato in Mad Max: Fury Road o in Bronson, appellandosi ad un lato oscuro che si sarebbe potuto avvicinare alla vera natura di Venom. Invece nel film arrivato ieri nelle sale mi son ritrovato a vedere un Eddie Brock diametralmente opposto, privo di quello spessore che rende Venom….Venom!

E si torna al discorso iniziale: i cinecomic non sono per gli amanti dei personaggi cartacei. L’impostazione data a questo simbionte (s minuscola di biasimo, ovviamente) è di un giornalista d’assalto di successo, dalla vita facile, che improvvisamente si trova senza lavoro per aver voluto fare la cosa giusta. L’Eddie Brock di Tom Hardy è un bravo ragazzo, uno che sceglie di fare il suo lavoro e dare la caccia alla verità a costo di perdere tutto. Lo si potrebbe quasi definire un eroe, a dirla tutta.

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La pecca principale di questo cinecomic è quella di aver tolto a Venom il suo DNA di villain, quello di un essere complicato e non sempre negativo, ma sicuramente lontano dall’ideale di eroico. Hardy invece sembra quasi aver paura inizialmente del costume, lo teme e non comprende, si scusa con i cattivi che colpisce e il tutto assume un ruolo comico. Che se si vuole un cinecomic ridicolo e farcito di risate ci si guarda Deadpool (uno dei più riusciti film del genere, ad oggi), se fai un film su Venom, nel limite della riscrittura del personaggio, ne mantieni i tratti essenziali.

Il cuore di Venom non è solo il suo aspetto, ma il modo in cui si fondono uomo e Simbionte, la durezza e la disperazione che li unisce, spinta da violenza e da un legante con un nome preciso. E qui si apre un discorso preciso: può esistere un Venom senza Spider-man? No, non può, a mio avviso. Spidey e Venom sono profondamente legati, sono due facce di una stessa medaglia, e ieri sera veder il petto di Venom privo di quel disegno bianco continuava a ricordarmi che qualcosa mancava, c’era un vuoto in quel personaggio che andava assolutamente colmato.

“Noi siamo Venom” era una menzogna. “Voi vorreste essere Venom” era la giusta risposta.

Ed è un peccato, perché Venom avrebbe potuto mostrare il coraggio di mostrare un villain protagonista, dando agli spettatori un qualcosa di nuovo. Sarebbe bastato rispettare il personaggio, dipingendone con cinica lucidità i lati oscuri e lasciando emergere l’uomo acido e violento che è il vero Eddie Brock.

Ne avrebbe giovato anche il ritmo narrativo, che specialmente nella prima metà della pellicola si appensantisce cercando di mostrare quanto Eddie Brock sia un bravo ragazzo. Hardy si sforza di esser divertente, di dare al suo personaggio un tono sornione e guascone, ma complice un doppiaggio ai limiti del fastidioso, perde qualsiasi attinenza con l’originale cartaceo, diventano l’esatto opposto.

A salvare il film è la CGI, che presenta un Venom gradevole, anche se avrei mantenuto maggiormente quella bocca deforme alla McFarlane. Nelle scene d’azione, Venom è stupefacente, ben realizzato e convincente. L’inseguimento in moto e la scena nel palazzo sono ottimamente realizzate, sia come resa visiva che dal punto di vista emotivo, due scossoni adrenalinici che premiano gli spettatori in cocente di attesa di vedere in azione il Simbionte.

Meno convincente la scena della rissa finale con Riot, esito prevedibile sin dall’inizio del film, e che viene risolta in modo sbrigativo e confusionario, con nuovamente due o tre battute che danno il colpo di grazia alla ricerca di una minima presenza del Venom originale.

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Per gli appassionati del fumetto l’unico vero guizzo di emozione si annida nella scena post credit, con una comparsata eccellente che rinnova la mia totale stima per Woody Harrelson, attore che avrebbe meritato molto più dal mondo del cinema.

A conti fatti, Venom può esser un filmetto divertente per chi non conosce il personaggio e cerca una pellicola per passare un’oretta. I fan del Simbionte (S maiuscola, che si parla del vero Venom) possono invece aprirsi uno degli albi storici del personaggio o riguardarsi il cartone animato di Spider-man in cui Venom compariva già dalla sigla (ci sarà un motivo, no?), sospirando uno sdegnato:

“Voi non siete Venom”

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