Il Principe dei draghi, elfi e umani in lotta su Netflix

l comparto animazione di Netflix è una delle sezioni che ultimamente sta mostrando un’espansione di tutto rispetto. La varietà di offerta proposta dal colosso streaming è davvero interessante, capace di stuzzicare il pubblico maturo (da Rick & Morty a Final Space) o divertire i più giovani, senza dimenticare piccole chicche come Disincanto. La mia sensazione era che Netflix maggiormente ad un’animazione adulta, ma sto notando come anche i piccoli utenti siano considerati recentemente, come dimostra l’uscita de Il Principe dei draghi.

Su Netflix elfi e umani si scontrano in Il principe dei draghi, la nuova serie d’animazione

Arrivata su Netflix negli scorsi giorni, Il principe dei draghi mi ha attirato grazie ad un trailer in cui si evidenziava come dietro all’aspetto da cartone animato per l’infanzia ci fossero alcuni piccoli dettagli che avrebbero potuto attirare anche un pubblico più adulto. In fin dei conti, dietro questo progetto si cela un nome come quello di Aaron Ehasz, già all’opera nella serie animata ispirata ad Avatar ed editor per Futurama, affiancato da Justin Richmond, codirettore del terzo capitolo di Uncharted.

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Il passaggio ad una narrazione rivolta ad un differente pubblico a quello solito è stato un impegno per i due autori, che sono comunque riusciti a creare un buon equilibrio. Il risultato è una serie che andrebbe vissuta come un prodotto familiare, in cui un umorismo spesso lieve adatto ai più piccoli viene affiancato da un tocco delicato nel trattare tematiche di un certo rilievo.

Alla base della vicenda c’è un contrasto secolare tra umani e elfi, raccontato con un prologo al primo episodio in cui gli umani, siamo onesti, non escono come personaggi particolarmente positivi. Al termine di una sanguinosa guerra, gli umani vennero esiliati dal regno di Xandia, patria di elfi e draghi, ma la loro avidità e voglia di espansione fu la causa di una lunga guerra, culminata nell’uccisione del re dei draghi e del suo unico uovo. Un crimine perpetrato usando la magia oscura, l’unica delle forze magiche proibite, già causa dell’esilio degli umani.

Dopo decenni, questa faida sta per scrivere un nuovo capitolo, con un manipolo di elfi assassini inviati ad uccidere il re umano Harrow e l’erede Ezran. Parte di questo gruppo di sicari è la recluta Rayla, che tramite una sua debolezza, darà il via ad una serie di eventi che potrebbero portare ad un esito ben diverso rispetto a quanto si aspettasse.

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Il principe dei draghi ha il merito di aver colto un ritmo narrativo adeguato, in cui i dettagli della trama e la caratterizzazione dei personaggi sono raccontati con un rispetto dei tempi perfetto. La vita di Ezran e del fratellastro Callum a corte si intreccia in modo divertente ma netto alla difficoltà di Rayla nell’accettare il proprio ruolo nella società elfica, soprattutto alla luce del proprio fallimento.

Nonostante alcuni passaggi e parecchi siparietti siano volutamente indirizzati ai bambini, in diversi punti della prima stagione di Il principe dei draghi è necessaria una sensibilità adulta, o quanto meno tardo adolescenziale, per comprendere alcuni stati d’animo e vivere in pieno la difficoltà emotiva dei protagonisti.

Il principe dei draghi è una serie ideale per passare una serata in famiglia

Ad esser particolarmente interessante in questi primi otto episodi è Rayla, l’elfa che sceglie di andare contro la sua stessa gente, pur di dimostrare come possa esserci un’altra via. Per questa sua convinzione, la giovane assassina è pronta a sacrificarsi, ad attraversare un regno umano in cui gli elfi sono uccisi a vista. Tramite questo elemento, viene trattato con tatto il tema dell’accettazione del diverso e la necessità di affrontare le differenze senza pregiudizi.

Chi invece potrebbe presentare nella prossima stagione delle interessanti sorprese è Callun, figliastro del re dalle misteriose origini. Del suo passato vengono fatte rapide e impalpabili menzioni, mentre la sua condizione viene spesso ironizzata da alcuni personaggi, tra cui l’enigmatico Soren, figlio del mago di corte Viren.

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Viren è a sua volta un personaggio che facilmente si identifica con il cattivo, ma ha una caratura precisa che non vuole stigmatizzare facilmente il villain, mostrandone lentamente il vero volto, fomentato anche da una sete di potere che lentamente si manifesta. A rendere Viren intrigante è il rapporto con i due figli, Soren e Laura, ed al mondo con cui sembra manipolarli.

Queste dinamiche tra i personaggi, capaci di costruire dei legami che lentamente prendono corpo, sono uno degli aspetti meglio riusciti di Il principe dei draghi, assieme ad una profonda e curata creazione dell’ambientazione del suo insieme.

Dove il cartone animato di Netflix mostra il fianco è, per assurdo, la realizzazione grafica. Il design dei personaggi è convincente e curato, ma nell’animazione capita spesso di percepire una certa legnosità dei movimenti, come una pellicola montata male in cui si sono persi dei fotogrammi. Peccato, perché la gamma vivida dei colori ed alcuni effetti speciali particolarmente entusiasmanti non possono coprire certe mancanze, che si spera verranno risolte nella prossima stagione.

Il principe dei draghi, già in questa sua prima stagione, mostra comunque più lati positivi che difetti, venendo esaltato soprattutto da un’ottima storia con personaggi appassionanti. Puntando a prodotti del genere e migliorando costantemente la loro qualità, Netflix sta mostrando di poter dare vita a contenuti originali di valore nel settore dell’animazione.

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