Royal City, una storia di Jeff Lemire – Recensione

La Bao Publishing continua a viziarci proponendoci mese dopo mese storie avvincenti, straordinarie, dolci, intense, divertenti. Insomma storie belle! Questa è la volta di Royal City che torna nelle librerie e fumetterie italiane col suo secondo volume.

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Royal City è la sfida tutta personale di Jeff Lemire (Descender, Black Hammer) di confrontarsi  coi temi tipici del romanzo grafico, facendoli porpri e facendoli rivivere in questa storia seriale dai tratti ruvidi quanto malinconici. Una sfida che Lemire affronta con cura e determinazione lavorando sia ai testi che ai disegni, addirittura creando una vera e prorpia colonna sonora per la lettura, contaminando cosí Royal City in ogni suo dettaglio col suo tocco narrativo unico.

Vite che si spezzano, vite che si intrecciano, vite che inseguono sogni ormai sbiaditi. Questi sono i veri protagonisti di Royal City

Una cittadina del New Jersey che ha visto tempi migliori. La fabbrica che ne ha determinato per decenni il benessere che naviga in acque difficili. Una famiglia con un segreto. A ciascuno dei membri appare il fantasma di Tommy, morto nel 1993. Figlio, fratello, presenza ingombrante che suscita infinito amore e sensi di colpa. Ciascuno lo “vede” a un’età diversa, in una luce diversa.

E se nel primo volume tutti i membri della famiglia Pike si confrontano con il fantasma di Tommy, figlio e fratello scomparso prematuramente in circostanze ancora non chiarite, nel secondo volume la narrazione si sposta in quel fatidico 1993 per seguire proprio Tommy in quelli che non sa ancora essere i suoi ultimi giorni.

Lo ammetto, nonostante la trepidante emozione di avvicinarmi ad una nuova storia di Lemire, la prima cosa che ho provato iniziando a leggere Royal City è stato un certo senso di ansia. La classica grigia e nostalgica cittadina di campagna americana persa nel ricordo di un passato che chiaramente non potrà piú tornare. I suoi abitanti che sognano solo di poter scappare via verso un orizzonte che neanche vedono e invece rimangono tutti inesorabilmente bloccati da quella stessa rassegnazione che alimenta giorno dopo giorno la tristezza degli anziani e la rabbia dei giovani. 

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Un’ambientazione quindi sicuramente affascinante ed evocativa ma proprio per questo così tante volte riproposta sia su carta che in televisione da poter risultare quasi scontata. Ma a Lamire basta una piccola variazione nella trama, il signor Pike che silenziosamente sprofonda in coma a causa di un infarto, per dare una piega inaspettata a tutta la storia. 

I cliché della nostalgica e malinconia cittadina americana rimangono tutti, ma improvvisamente diventano solo lo sfondo di una storia molto più intima e straordinaria. Le condizioni critiche del signor Pike costringono la moglie e i loro 3 figli a interrogarsi sulle loro vite e sulle scelte prese (o evitate), arrivando inevitabilmente tutti a confrontarsi con quel vuoto incolmabile lasciato dalla morte anni prima di Tommy il figlio più giovane della coppia Pike. Un vuoto che ormai da tempo ha portato ognuno di essi a vedere Tommy, un proprio fantasma personale, diverso per età e per aspetto, col quale poter parlare ed evadere la realtà.

Lemire riesce a dosare e dividere con navigata esperienza gli elementi narrativi tra i due volumi di Royal City

I due primi volumi di Royal City ci mostrano due storie lontane nel tempo ma  fortemente legate. Due storie che nascondono ancora segreti. Due storie entrambe incomplete che troveranno il loro finale nel terzo ed ultimo volume di Royal City.

Il primo volume è interamente incentrato sui membri vivi della famiglia Pike le loro vite sbiadite e il loro rapporto a volte morboso, col fantasma di Tommy. Ma è anche Tommy a volersi confrontare con loro, colle loro vite bloccate, a chiedergli di liberarlo da quelle immagini mentali nelle quali loro stressi lo hanno imprigionato. 

Il secondo volume ci trasporta invece nel tempo, mostrandoci il Tommy del passato, ormai una figura familiare eppure così lontana dai fantasmi che i suoi fratelli e genitori si erano creati.

Le due storie ci parlano di fatti lontani rimanendo comunque legate nel tempo e nello spazio  da una misteriosa forza. In entrambe le storie un fatto inaspettato sta per stravolgere la vita dei suoi protagonisti. Entrambe le storie rimangano con un finale sospeso, così come sospese sembrano le vite dei nostri protagonisti.

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Lemire riesce così sia colla narrazione e nei dialoghi, sia con i suoi disegni che alternano macchie tenue di colore a figure dai contorni non sempre definiti, a lasciarci con un senso di incompiuto, di non detto. Di un segreto che aleggia colla sua ombra su tutta Royal City. 

Il tratto grafico e le scelte cromatiche di Lemire così leggere, a volte evanescenti, quasi stessero descrivendo un sogno, hanno inoltre il merito di bilanciare la dura e fin troppo reale tristezza dei personaggi, riuscendo ad accompagnare e coinvolgere il lettore in un viaggio che avrebbe avuto altrimenti toni troppo cupi.

Royal City è in definitiva quello che ci si può aspettare da Jeff Lemire. Una storia bella da leggere e da guardare, che sa coinvolgerti e farti emozionare. Con Royal City è riuscito a farlo nella più classica  grigia e nostalgica cittadina di campagna americana.

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