Deadwood Dick 2: Rosso come il sangue

deadwood dick 2 cover

Complice sia la cattiva distribuzione, sia un mio meritatissimo periodo di riposo, ecco arrivare solo ora la recensione di Rosso come il sangue, il secondo volume di Deadwood Dick, la nuova miniserie della Sergio Bonelli Editore lanciata sotto la nuova etichetta Audace. Ai testi troviamo, così come nel primo capitolo, Michele Masiero, già direttore editoriale della SBE, alla sceneggiatura e Corrado Mastantuono ai disegni, così come alle copertine. Il soggetto è dello scrittore americano Joe R. Lansdale.

Deadwood Dick sfida anche la distribuzione estiva per portarci tutta la sua carica western

Questo albo conclude il primo di tre racconti incentrati sul personaggio di Nat Love, soprannominato Deadwood Dick, afroamericano realmente esistito nel west di fine ‘800 che lo scrittore americano Joe Lansdale ha usato come protagonista in alcuni suoi racconti e romanzi. Il prossimo racconto uscirà tra settembre e ottobre, mentre il terzo ed ultimo tra novembre e gennaio.

Riassunto: Nat Love è accusato ingiustamente di violenza nei confronti di una ragazza (in realtà l’aveva solo guardata) e si dà alla fuga per evitare il capestro. Conosciuto Cullen, anch’egli nero come lui, finisce con l’arruolarsi nel corpo militare dei Buffalo Soldiers, un reparto dell’esercito americano interamente composto da soldati di colore, anche se al comando c’erano sempre ufficiali bianchi.

Deadwood Dick 1

Ora Nat e la sua compagnia sono in ricognizione. Separatisi dal resto della truppa, lui e alcuni commilitoni vengono assaliti da una banda di indiani Apache. Per Nat è l’occasione di mettere in pratica quanto imparato nell’addestramento per cercare di portare a casa la pelle.

L’albo, come detto sopra, esce sotto la nuova etichetta Audace, la quale si propone di raccontare il classico fumetto Bonelli con un tono più moderno e meno edulcorato rispetto a quello che potrebbe essere Tex o Dylan Dog. Non aspettatevi quindi imprecazioni all’acqua di rose o violenza censurata. Qui le parolacce volano veloci e il sangue scorre a fiumi.

D’accordo, non aspettatevi niente di veramente audace (d’altronde parliamo sempre di fumetto popolare targato Bonelli), ma rispetto ai canoni standard qui si gioca davvero uno sport diverso ed è una salutare novità. Resta il fatto che io ero e rimango un bonelliano classico in tutto e per tutto, ma siano lodate iniziative come questa che contribuiscono ad ammodernare uno stile consolidato.

Lo sceneggiatore Michele Masiero, pur dovendo sottostare alla gabbia obbligata del racconto di Lansdale, non lesina nulla e concede ai lettori pure un nudo integrale maschile, sebbene la scena in questione sia tutto fuorché erotica. Leggendo i due albi insieme non si può non apprezzare il lavoro svolto dall’autore nella gestione del ritmo del racconto, adattandolo al nuovo formato da 64 pagine. La griglia tradizionale Bonelli è sempre ben presente, ma non è più rigida come in passato, bensì si presta volentieri ad venire smontata e ricomposta. Masiero si rivela abile nel gestire il ritmo del racconto passando da momenti più concitati ad altri più rilassati e dedicando grande cura ai dialoghi.

Deadwood Dick offre una storia dai toni più ‘adulti’ magistralmente interpretata dai disegni di Mastantuono

Vuoi per una questione generazionale, vuoi per un background tutto particolare, Masiero risulta essere molto più a suo agio con questo tipo di racconto molto duro e per nulla consolatorio rispetto al classico linguaggio Bonelli, benché il suo lavoro su Mister No a me non sia dispiaciuto per niente. Anche Cheyenne, terzo albo della nuova serie de I romanzi a fumetti Bonelli, si inseriva in un contesto più da western revisionista e crepuscolare rispetto al classico di Tex.

Bene quindi il lavoro di Masiero che speriamo di ritrovare più spesso alle sceneggiature, ovviamente senza trascurare il proprio impegno prioritario di direttore editoriale.

In quanto a Mastantuono, titanico!

Io potrei anche mettermi a decantare le sue lodi come hanno fatto in tanti prima di me, ma potrei aggiungere ben poco rispetto a quanto è stato detto nei suoi quasi trent’anni di carriera. Trattasi di uno dei disegnatori migliori al mondo, uno capace di far mangiare la polvere a tante presunte superstar del fumetto internazionale e su Deadwood Dick è perfetto.

Deadwood Dick 2

Il suo stile ruvido e tendente al grottesco è perfetto per raccontare il mondo brutto, sporco e cattivo di Nat Love, al quale fornisce corpo e identità. Il nuovo formato Bonelli, più grande rispetto a quello tradizionale, permette di assaporare meglio i disegni e Mastantuono non si fa pregare quando si tratta di disegnare a pagina libera senza le costrizioni offerte dalla griglia.

E anche se i suoi disegni possono risultare sgradevoli a un certo tipo di pubblico più attempato per via del suo tratto estremamente nervoso e al limite del caricaturale, a Mastantuono bisogna necessariamente riconoscere una straordinaria capacità narrativa unita ad un senso del dinamismo fuori dal comune che lo rendono uno dei disegnatori più quotati sulla piazza. Che si tratti di Disney, di Les Humanoides Associés, di Tex o di Deadwood Dick, Mastantuono è uno di quei disegnatori che sfornano un capolavoro ovunque si girino.

In definitiva, se non avete recuperato il primo volume di Deadwood Dick (recensito qui), fatelo immediatamente e poi comprate anche questo per gustarvi questa bellissima storia completa. Forse sarò poco cauto, forse il mio amore per Lansdale e per Mastantuono ha accecato il mio giudizio, forse che sì e forse che no, ma per me questa miniserie entra di diritto nella top ten di fine anno.

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