Copperhead: Fuga nel deserto – Recensione

Fuga nel deserto, il secondo volume di Copperhead, era una lettura che attendevo con particolare trepidazione. Il primo capitolo delle avventure dello sceriffo Clara Bronson, Un nuovo sceriffo in città, mi aveva letteralmente rapito, grazie alla sua intrigante ambientazione.

Unire il mito della frontiera e la visione futura dello spazio è un’idea non originale ma sicuramente intrigante. Nell’immaginario popolare il far west è il perfetto teatro in cui inserire personaggi che cercano un riscatto, magari sfuggendo a qualche misteriosa minaccia dal proprio passato. Se poi uniamo anche un contesto di dinamismo sociale in cui diverse etnie devono affrontare una difficile convivenza, in un ambito in cui la legge non è esattamente così rispettata, la miscela perfetta è servita.

Copperhead torna in fumetteria con una caccia all’uomo in puro stile western!

In passato prodotti come Firefly o Marshall Bravestar (e qui mi capiranno solo i più vecchi, ahimè), hanno saputo valorizzare questo elemento, diluendolo con sagacia alla componente fantascientifica. Copperhead entra in questa dimensione ibrida mostrando di sapere come ottimizzare questi due elementi, aggiungendo la bellezza di un personaggio femminile che dona alla storia di Jay Faerber ancora più spessore.

Clara non solo deve incarnare il ruolo dello sceriffo dal passato misterioso, ma anche subire una certa diffidenza visto il suo sesso. Dalla difficile relazione con il suo vice alla complicata vita della cittadine di Copperhead, tutto sembrare remare contro la povera Clara, intenzionata, a suo modo, a far del suo meglio.

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E questa sua ferrea convinzione traspare in Fuga nel deserto. Faerber sceglie di affidarsi ad un clichè del western, con il classico rapimento del vice, motivato da una ritorsione nei confronti dello sceriffo Bronson, colpevole solo di aver fatto il proprio lavoro.

Da questo classico elemento narrativo, Copperhead si espande andando a toccare altri aspetti, come una maggior cura nel mostrare il peso della nuova vita su Clara o valorizzare maggiormente i subdoli giochi di potere ai vertici della cittadina. Particolarmente interessante vedere come sono stati trattati i non umani della storia, una scelta che espande l’orizzonte sociale di Copperhead, consentendo al lettore di comprendere meglio il complesso tessuto sociale strutturato da Faerber.

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Nonostante questa varietà elementi, Copperhead: Fuga nel deserto in alcuni punti pare perdere di ritmo. La mia sensazione è che non si stato un errore di tempistica, quando una scelta voluta di Faerber. Che può piacere o meno, attenzione. Personalmente, ho trovato questi ‘cali’ intelligenti, solitamente inseriti in punti in cui coincidono dei piccoli approfondimenti interiori su alcuni personaggi (in particolare su Boo).

L’idea dell’inseguimento dei malviventi, la creazione di una caccia all’uomo composta da elementi piuttosto discordanti tra loro è appassionante, sopratutto quando, in mano a Faerber, diventa l’occasione per portare la nostra attenzione più sui comprimari che non sulla protagonista.

La figura di Budroxifinicus è stata la più approfondita. Il vice dello sceriffo Bronson è un personaggio che già in Un nuovo sceriffo in città aveva mostrato delle caratteristiche interessanti, dando vita ad una particolare dinamica con Clara. In questo secondo capitolo di Copperhead, entriamo maggiormente nella sua psiche, soprattutto quando deve confrontarsi con un proprio simile, dando vita ad un complesso confronto morale.

Copperhead tende ad inserire parecchi elementi narrativi interessanti, ma ha il vizio di lasciare troppo in sospeso il lettore. Siamo ancora al secondo volume, è vero, ma qualche dettaglio in più non guasterebbe, dato che il tirarla troppo per le lunghe rischia di far perdere interesse ai lettori. Fortunatamente, sul finale di Fuga nel deserto abbiamo un colpo di scena che, per quanto non particolarmente sorprendente, riesce a dare quella sferzata finale che fa sempre bene ai cliffhanger.

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Se la trama di Faerber mostra qualche piccolo cedimento, tutt’altro si può dire dell’ottimo lavoro di Scott Godlewsky, che riesce a realizzare delle tavole particolarmente azzeccate nel presentare l’ambientazione di Copperhead. Il lettore si può gustare un’ambientazione spartana e feroce, con una natura brulla ma comunque dettagliata, suggestiva.

Creare ambienti simili senza scivolare nella pacchiana semplicità è una vera sfida, ma Godlewsky, aiutato da un impeccabile Ron Riley alla colorazione, riesce a fornire sempre un tono da western movie, con inquadrature suggestive e utilizzando un design che, per quanto futuristico, echeggia al meglio quell’anima da storia di frontiera alla base di Copperhead.

Dopo questi primi due capitoli, ora Copperhead deve mostrare però di saper dare sostanza alle incoraggianti premesse, riuscendo a trovare un equilibrio che sappia privilegiare maggiormente la trama principale. Sicuramente gli ultimi eventi letti in Fuga nel deserto lasciano ben sperare in tal senso.

Come in precedenza, saldaPress continua a onorare questo sodalizio con Image Comics fornendo al pubblico italiano delle ottime edizioni, che nel caso di Copperhead: Fuga nel deserto comprende una bella galleria di bozzetti e schizzi preparatori. Intelligente variare la tipologia di extra da un volume all’altro (nel primo erano presenti dialoghi tra gli autori e stralci della sceneggiatura), una pratica che non fa che aumentare le aspettative sul terzo volume di Copperhead.

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