B.E.K. , Black-Eyed Kids – Recensione

Saldapress decide di allargare il proprio catalogo aggiungendo un po’ di angoscia ed ansia grazie alla nuova graphic novel horror B.E.K. – Black-Eyed Kids!

Pubblicato una prima volta nel 2016, B.E.K. nasce dalla penna di Joe Pruett che riprende l’inquietante leggenda metropolitana dei bambini dagli occhi neri (in inglese appunto Black-Eyed Kids). Questi bambini, che chiedono tutti di poter usare un telefono (di quelli vecchi, non i cellulari moderni), hanno un’età che può andare dai 5 ai 18 anni, di solito girano da soli o al massimo in coppia e la loro caratteristica principale è che hanno gli occhi completamente neri.

Gli avvistamenti riferiti non hanno conseguenze gravi al di là di un profondo terrore, se non gli viene dato retta. Un paio di “testimonianze”, se così si possono chiamare, riferiscono invece di morte e di malattie cominciate non appena i bambini hanno lasciato la casa.

La leggenda metropolitana dei bambini dagli occhi neri prende forma in B.E.K. – Black-Eyed Kids!

Questa leggenda metropolitana ha enormemente affascinato Joe Pruett, sceneggiatore acclamato della Marvel Comics. Ha quindi deciso assieme a Szymon Kudranski – disegnatore per Marvel Comics e DC Comics – di dare vita a questa macabra storia nelle pagine di B.E.K., affidando i colori a Guy Major.

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Avete presente quando le cose vengono messe in chiaro fin da subito? Ecco, B.E.K. poggia le mani avanti, anni luce proprio, già nella prima tavola in cui un cane ci rimette il pelo. E se con questo inizio non è abbastanza chiaro su che livello di ansia e cattiveria sono gli inquietanti bambini di Black-Eyed Kids, dopo lo sarà anche fin troppo. Da cuore tenero che sono però, mi è bastata quella vignetta per decidere che per me B.E.K. era già un grande NOPE, e andando avanti, l’ansia di cui sono facile preda non ha fatto che darmi ragione.

L’inquietante stato di agitazione che aleggia in ogni pagina di B.E.K. accompagna tutto lo svolgimento della trama, che gira tutta attorno a quest’orda di bambini e adolescenti.

In una notte soltanto, i Black-Eyed Kids portano morte e terrore in una cittadina del Midwest, pretendendo più di ogni altra cosa di entrare in case, negozi, ospedali, non importa. Il loro scopo primario è essere invitati ad entrare nei vari edifici per poter compiere la loro missione.

Le scelte per gli adulti della città non sono molte, scappare o morire, ma non tutti cedono alla paura che questi bambini instillano nelle persone. Jim Loudin dopo aver saputo della morte dell’ex moglie Jessica e delle condizioni critiche della figlia Riley, causate entrambe dal figlio adolescente Michael, decide di affrontare questo gregge di bambini angoscianti di cui fa parte anche lo stesso figlio.

black-eyed kids 1

Assieme quindi alla compagna Lara, Jim cercherà di salvare la figlia e di scappare, aiutanti anche da uno strano individuo. Diversa è la sorte invece di Meredith Williams, scrittrice sconosciuta e scelta dal gruppo di bambini per scrivere le ultime gesta dell’umanità, che viene però paragonata ad una mucca da latte e buona solo finché serve.

Insomma non si prospetta un bello scenario per nessuno dei personaggi ancora umani che vengono presentati – se non hanno già fatto una brutta fine – e questo primo capitolo di B.E.K. non lascia nemmeno molto spazio ad un finale felice. I disegni di Szymon Kudranski non fanno altro che rafforzare la stesura della storia, calzando a pennello nel genere horror e dando quel tocco di realismo senza il quale non si sarebbe davvero potuta prendere sul serio B.E.K. I colori usati da Guy Major in maniera decisamente magistrale riescono persino ad appesantire il tutto, soffocando la luce e la speranza nella storia.

E come se la storia stessa non bastasse a mettere addosso agitazione di suo, ecco che ci pensano le variant cover presenti a fine volume. Generalmente un particolare da me apprezzato, queste variant mi han solo fatto essere grata di aver raggiunto la fine della storia.

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Nonostante anxiety girl qui presente abbia letto il più velocemente possibile B.E.K. per evitarsi uno stato di agitazione maggiore del solito, devo dire che il volume è decisamente ben fatto. Non ho davvero punti a sfavore importanti per questa graphic novel, nonostante io tenda a scansare ampiamente il genere horror. L’unica cosa che mi dispiace forse, è il fatto che si basi sull’ennesima leggenda metropolitana americana, fondata su presunti avvistamenti di bambini dagli occhi neri postati in un sito creato ad hoc per raccoglierne le testimonianze.

Insomma, è tutta una grande suggestione.

Se però siete amanti del genere e vi piace provare un brivido un po’ strano di agitazione durante la lettura, allora B.E.K. – Black-Eyed Kids è la graphic novel che fa per voi!

77%

B.E.K. - Black Eyed Kids

B.E.K. è una storia cruda, spietata, ansiogena, una perfetta rappresentazione fumettistica di una delle più inquietanti leggende metropolitane moderne.

  • Storia inquietante ma perfettamente ritmata
  • Colori e disegni contribuiscono alla costruzione emotiva della narrazione
  • Non adatto a chi è facilmente impressionabile
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