The End of the F***ing World – Recensione

The End of the F***ing World

Alla fine delle vacanze natalizie, Netflix ha voluto regalarci la prima stagione di una serieTV pregna di nichilismo adolescenziale.

The End of the F***ing World, creata da Jonathan Entwistle e distribuita dal noto sito di streaming, è disponibile sui nostri schermi solo dal 5 gennaio scorso, ma ha già fatto innamorare molti utenti grazie ai due attori protagonisti e a una colonna sonora azzeccatissima.

Ma di cosa parla questa dissacrante serie?

The End of the F***ing World, tratto dall’omonimo fumetto di Charles Forsman, è la storia di due teenager americani che, stanchi delle loro vite e delle loro famiglie troppo “inquadrate”, decidono di partire alla ricerca di un posto dove vivere secondo le loro regole.

James (Alex Lawther) è un giovane psicopatico, totalmente insensibile alle emozioni, che nel tempo libero si diverte ad ammazzare animali. Tuttavia, il suo più grande desiderio è quello di uccidere qualcosa di molto più grande di un gatto o un topo: vuole assassinare un essere umano.

La sua scelta ricade proprio su Alyssa (Jessica Barden), la nuova arrivata, ribelle e provocatoria, insofferente nei riguardi della sua famiglia allargata.

Pur non provando alcun sentimento amoroso, i due decidono di stare insieme, presentandosi sempre come una coppia, finché un giorno Alyssa decide di non tornare più a casa.

E così i due partono con una macchina rubata, senza avere una meta precisa e guidati dal tipico nichilismo adolescenziale.

La serie è formata da otto episodi da venti minuti l’uno, per una durata totale di circa due ore e mezza e, a prima vista, sembra una sit-com dalla cupa comicità.

I primi episodi sono i migliori della stagione; leggeri e tutt’altro che frettolosi, ci presentano i due protagonisti, costruendone fin da subito le personalità e le idee grazie alle loro voci narranti che si alternano in modo perfetto.

Nè James nè Alyssa sono frutto di stereotipi e, nonostante sembrino dei comuni adolescenti ribelli, mostrano un carattere ben più elaborato e complesso di quanto si creda.

Purtroppo, più si va avanti con la serie e più si ha l’impressione che i produttori abbiano avuto fretta di chiudere. Le azioni si susseguono molto velocemente, tanto che alla fine le loro avventure sembrano ripetitive e superficiali, quasi scontate.

Negli ultimi episodi si accumulano talmente tante cose che tutto diventa molto sbrigativo, ed è un vero peccato perché ciò va a incidere negativamente sul lavoro che i due attori hanno fatto sui loro personaggi.

Mi è sorto spontaneamente il dubbio che ciò sia dovuto alla brevità degli episodi. Probabilmente sarebbe stato meglio pensarli di una durata più lunga, magari da 40 o 50 minuti, in modo tale da dare più respiro agli eventi e lasciare uno spazio maggiore alle riflessioni di James e Alyssa.

Al di là della bravura degli attori, ciò che rende The End of the F***ing World assolutamente godibile è il mix tra un’ottima fotografia e una colonna sonora ben curata.

L’idea di un viaggio alla ricerca di un vero motivo per esistere per due ragazzi troppo scomodi per le loro famiglie, insieme alle immagini del panorama americano e alle musiche di Graham Coxon, ricordano un po’ Badlands, un po’ True Romance e un po’ Pulp Fiction.

La nostalgia fa da contrappeso all’atmosfera dark, data da un umorismo molto cupo, dando così vita a un equilibrio perfetto.

In conclusione, The End of the F***ing World è una trasposizione decisamente gradevole, con degli ottimi interpreti, una fotografia molto buona e una colonna sonora azzeccatissima.

È però un peccato che questo mix vincente, che riuscirebbe a tenere lo spettatore attaccato allo schermo, sia penalizzato dalla divisione degli episodi e, in modo particolare, dalla loro durata.

Non ci resta che sperare che la seconda stagione possa, in qualche modo, andare a correggere qualcuno di questi veniali errori di gioventù.

In ogni caso, è una serie che vi consigliamo!

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