Star Trek Discovery: come inserirla nella continuity di Star Trek?

Star Trek Discovery

Star Trek Discovery, ecco dove si gioca l’aderenza al canone di Star Trek!

Star Trek Discovery è in pausa fino a gennaio. Da un lato abbiamo i critici della nuova visione del serial di Netflix che tirano un sospiro di sollievo, dall’altro gli estimatori di Lorca e Burnham che invece attendono con ansia di capire cosa sia successo alla Discovery nel finale del nono episodio, Nella foresta vi conduco. Oltre alle cinque domande rimaste sospese con questo cliffhanger (e che abbiamo riassunto in questo pezzo), nasce un sesto, gigantesco interrogativo: come si può rendere Star Trek Discovery canonico?

La domanda, ad esser onesti, potrebbe avere una risposta molto semplice, se ci affidassimo al fatto che Star Trek non ha mai avuto un canone rigido in cui inserire i propri episodi, contrariamente a quanto è stato fatto per Star Wars in anni recenti. Lo stesso Gene Roddenberry, quando in The Next Generation sorgevano dei contrasti con quanto detto nella Serie Classica, si limitava a sostenere che ciò veniva raccontato dopo aveva il potere di riscrivere tutto. Ma siccome noi siamo più pignoli di un Vulcaniano, facciamoci questa chiacchierata, grazie allo spunto datoci da un articolo apparso di recente su SyFy.com.

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La Discovery, la nave che ammireremo nel nuovo serial di Star Trek

Stando a quanto detto dagli showrunner di Star Trek Discovery, ci troviamo nell’universo Prime, ovvero quello classico, in diretta continuity con Enterprise e prima della Serie Classica, anno 2256. questa affermazione pare essere demolita dopo pochi minuti di visione del primo episodio, vista la notevole discrepanza stilistica tra il look di Star Trek Discovery e le due serie tra cui si dovrebbe inserire. La maggior parte di queste differenze è figlia di un’evoluzione nelle tecniche cinematografiche, oltre che nel gusto degli spettatori.

La principale critica è stata che il look ipertecnologico della Discovery rispetto all’Enterprise di Kirk è decisamente inconciliabile. Ad onor del vero, non è che la NX-01 di Archer fosse molto compatibile che le console usate decenni dopo da Kirk e compagni, ma la soluzione si era trovata all’interno del ciclo dei libri delle Romulan Wars, attualmente inediti in Italia e disponibili solo in inglese. Stando a quanto scritto, la tecnologia della Flotta era stata riportata ad una dimensione più semplice e complicata per aggirare l’arma finale dei Romulani, un programma in grado di crackare il computer centrale delle navi della Flotta e prenderne il controllo (Kobayashi Maru).

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Quanto visto in Star Trek Discovery pone anche questo espediente fuori da ogni logica, rendendo le Romulan Wars fuori canone. Questo aspetto iper-tecnologico della Discovery va considerato come un necessario adeguamento stilistico per incontrare il gusto degli spettatori di oggi, che identificano maggiormente lo stile fantascientifico dello Star Trek di Abrahms.

La tradizione messa in piedi da Enterprise mostra astronavi che sono le antesignane di quelle viste nella Serie Classica. La Nx-01 è decisamente una nave meno progredita della classe Constitution, mentre la Discovery, che dovrebbe essere coeva delle Constitution, pare superiore di decenni in termini teconologici.

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Una prima critica può essere puramente estetica. La USS Enterprise e le navi che vediamo in serie successive sono caratterizzate da una colorazione grigia chiara, interrotta solo da oblò e strumentazioni. D’altro canto, la Discovery e le altre navi viste nella serie di Netflix mostrano un aspetto più grezzo, metallo a vista. Questa discrepanza si potrebbe spiegare con il fatto che, almeno nella Serie Classica, si vedono quasi sempre solo due tipologie di astronavi, le classi Constitution e Antares, entrambe molto simili, quasi sempre particolari dettagli. Il resto della Flotta Stellare non compare nella Serie Classica, impedendo un primo raffronto. Si può quindi ipotizzare che, per una qualche ragione, la classe Constitution abbia giovato di una differente resa estetica. Spiegazione tirata al limite, lo ammetto, ma che può essere un piccolo appiglio per l’inserimento in continuity di Star Trek Discovery.

Decisamente più agevole il discorso sulla configurazione delle navi. Sia l’Enterprise NX-01 che la Discovery mantengono il classico design delle navi della Flotta Stellare: un sezione anteriore a disco in cui troviamo ponte di comando e altri sistemi primari, una sezione secondaria principalmente occupata dalla sezione motori e infine le gondole curvatura collegate alla nave con dei piloni di sostegno.

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La Discovery, per via della sua propulsione a spore sperimentale, ha una sezione a disco composta da due diverse chiglie, che entrano in rotazione durante l’allarme nero e l’attivazione della propulsione a spore. Probabilmente, visto che è l’anello esterno ad attivare con il suo spin il motore sperimentale, possiamo supporre che questo sia stato installato sulla Discovery e sulla sua gemella USS Glenn tra il 2250 e il 2255, trasformando le due astronavi in modelli sperimentali di una futura classe di navi in seguito non realizzate.

Teniamo presente che la Discovery è una classe Crossfield, e solitamente la prima nave di una classe viene battezzata con il nome stesso della categoria di appartenenza. Quando viene detto che la Discovery è la sola nave rimasta con questa tecnologia disponibile (dopo la distruzione della Glenn), possiamo pensare che una USS Crossfield sia in giro per la galassia, magari con una sezione a disco meno ingombrante, data l’assenza dell’anello esterno alla sezione a disco.

Risolta la questione del design delle navi, bisogna affrontare un tema che ha spaccato la community con l’uscita di Star Trek Discovery: il look dei Klingon. Personalmente, lo detesto in relazione al canone dei figli di Kahless conosciuti in questi anni, ma bisogna ammettere che hanno un loro senso estetico.

Ai tempi della Serie Classica, i Klingon venivano presentati come umani con la carnagione più scura e una più evidente peluria facciale. Il primo stacco, avvenne con Star Trek: The Motion Picture, quando vediamo finalmente i guerrieri klingon più tipici, con le folte capigliature e le creste craniali. Da questo punto, con progressivi cambiamenti alla forma e tipologia di creste frontali, almeno fino a Star Trek Into Darkness.

In questa pellicola i Klingon diventano dei pelati, con peculiari tratti somatici e indossano dei pacchiani elmetti. Ad onor del vero anche il generale Kang visto in Rotta verso l’ignoto era calvo, ma si aveva l’impressione che fosse più una scelta estetica. Durante gli anni di Star Trek, la questione dei Klingon è sempre stata sollevata, emblematico l’episodio di Deep Space Nine Trials and Tribble-ation. Solo con alcuni episodi di Enterprise si è cercato di dare una spiegazione plausibile sull’assenza di creste craniali nei Klingon visti nella Serie Classica.

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La malattia che aveva rischiato di decimare i Klingon venne curata utilizzando del genoma umano, una cura che però condannò alcuni guerrieri di Qo’noS a perdere le creste craniali, effetto collaterale della mescolanza genetica. Questo tema è stato approfondito nella serie di libri Rise of the Federation, che dai tempi di Archer ci conduce alla nascita della Federazione; all’interno di questo ciclo, viene spiegato come queste differenze d’aspetto abbiamo portato ad una tensione all’interno dell’Impero Klingon, tanto che i portatori di questa menomazione venivano considerati alla stregua di esseri inferiori.

Star Trek Discovery rimescola nuovamente le carte, introducendo dei Klingon che sono decisamente lontani da qualunque precedente visione dell’universo Prime o Kelvin. Questa totale riconversione dei Klingon non può essere scusata, come per altri aspetti, in nome di una voglia di avvicinarsi ad un gusto moderno degli spettatori. Sono completamente diversi, non c’è storia.

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Sembra strano, quindi, che nell’inserire in Star Trek Discovery una razza così amata e che ha già affrontato questo difficile percorso di ricerca di un’identità si sia scelto di dare una così brusca sterzata a questa visione. Ad oggi, si sa che siamo di fronte ad un vero e proprio retcon, e che i Klingon visti in Star Trek Discovery siano la versione definitiva della razza aliena. Tuttavia, visto che gli showrunner promettono di ricondurre Star Trek Discovery all’interno della cronologia di Star Trek, è lecito aspettarsi anche questa spinosa questione venga risolta.

Altro punto nodale è la figura di Burnham. Il fatto che non sia mai stata citata in nessun episodio o film cronologicamente successivo è davvero incredibile, specialmente se consideriamo che è profondamente legata ad uno dei personaggi chiave di Star TreK: Spock. Nel corso degli anni abbiamo anche conosciuto un fratellastro di Spock, Sybok, primogenito di Sarek, ma la sua comparsa solo in tarda età (Star Trek: L’ultima frontiera) era comunque comprensibile, data la leggendaria ritrosia dei vulcaniani nel parlare del privato. Con Burnham è diverso.

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Ha causato, volente o nolente, la prima guerra co i Klingon, è la prima umana ad aver frequentato istituti formativi vulcaniani, la prima ammutinata della Flotta Stellare. Sarek ha dovuto scegliere tra lei e il figlio per un promettente carriera presso l’Accademia delle Scienze vulcaniana, eppure mai una semplice menzione. Sarek, ad onor del vero, compare poco nel mito di Star Trek e sempre in situazioni concitate, in cui un dialogo sulle questioni personali sarebbe stato fuori luogo. Nemmeno i registri della Flotta Stellare citano in seguito la Burnham, o Lorca se è per questo.

L’ipotesi è che in futuro li vedremo compiere azioni necessarie ma forse così deprecabili che i leader della Federazione preferiranno omettere il loro nome dalla storia. Altra ipotesi: e se fossero infine inseriti all’interno della fantomatica Sezione 31? Forse, con questa scelta, si potrebbe spiegare la loro sparizione dai registri!

Non ci dimentichiamo un’altra questione piuttosto controversa: il motore a spore. Sicuramente, questa tecnologia vista in Star Trek Discovery è il motore più innovativo visto nel corso della saga, ma tranne che nella serie di Netflix non viene mai più citato. Il suo utilizzo e fine rimane un mistero, che si affianca a quello del motore a transcurvatura installato sulla USS Excelsior in Alla ricerca di Spock, anch’esso dimenticato tranne che per un rapido accenno in un episodio di Voyager. Insomma, la Flotta Stellare ha dei motori incredibili e decide di dimenticarli?

Mi sembra invece già canonico il discorso sull’eugenetica, argomento che in Star Trek ha sempre avuto un certo peso. A partire dalla figura di Kahn, passando al dottor Bashir di Deep Space Nine, la manipolazione genetica è sempre stata una questione molto dibattuta nel futuro di Star Trek, al punto che gli esperimenti di questa natura sono stati banditi.

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Stamets, in Star Trek Discovery, sceglie di incrociare il proprio DNA con quello del tardigrado, per liberare la creatura dalla prigionia che lo aveva trasformato in un ingranaggio del motore a spore. Consci di questo divieto, possiamo immaginare che l’equipaggio della Discovery tenga gelosamente custodito questo segreto, vista la ferrea volontà di Lorca di non rinunciare a qualunque vantaggio si possa avere nella guerra con i Klingon. Considerando i problemi che il povero Stamets sembra soffrire, l’ipotesi è che il progetto del motore a spore venga accantonato in seguito per via delle ovvie problematiche operative e delle dubbie basi morali su cui si basa.

Star Trek Discovery ha sicuramente sollevato alcuni dubbi sulla propria aderenza al canone di Star Trek, come abbiamo visto. Tuttavia, va ricordato che siamo solo alla metà della prima stagione, e quindi gli sceneggiatori hanno ancora modo di stupirci con rivelazioni e chiarimenti. Non ci resta che pazientare… e sperare!

Tai nasha, no karosha

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