Witch Hunt 1649: dal Regno Unito due giochi di carte per beneficenza

Witch Hunt 1649 Cover 1

Un team dell’Università di Warwick ha sviluppato Witch Hunt 1649, un pacchetto di due di giochi di carte,  che ha come tema la caccia alle streghe in Scozia.

Non è la prima volta che vediamo giochi con questo tema, basti pensare ad esempio a Lawyer Up e alla sua espansione “Caccia alle Streghe”, ambientata nel Massachussets di fine ‘600. Questa volta però il pack è stato ideato, non per fini di lucro, bensì  con uno scopo benefico ed è possibile ottenerlo gratuitamente, scaricando da questo indirizzo il print and play messo a disposizione dal team di sviluppatori, oppure acquistarne la copia fisica.

Il ricavato delle vendite verrà devoluto al Coventry Rape and Sexual Abuse Centre, in riconoscimento del suo lavoro nella lotta alla violenza di genere.

Ma che tipo di giochi sono i due Witch Hunt 1649?

I due giochi inclusi nel pack Witch Hunt 1649 possono essere giocati con la famiglia e gli amici o utilizzati nelle classi per sensibilizzare gli alunni ai problemi legati alla discriminazione sessuale. Attorno al tavolo possono sedersi da 2 a 8 giocatori, dai 14 anni in su, e le partite possono durare tra i 15 e i 60 minuti a seconda della modalità scelta.

In entrambi i giochi di Witch Hunt 1649, i giocatori interpretano i ruoli di vicini di casa in una comunità dell’East Lothian del diciassettesimo secolo.

Più precisamente nella modaluà The Dregs of Days (ideata da Martha McGill) da 2 a 7 giocatori esplorano la tensione e le difficoltà nelle comunità scozzesi del diciassettesimo secolo, oltre a esaminare le accuse sollevate nei processi alle streghe. I giocatori sono generalmente alleati in coppia. Le carte Fato richiedono ai giocatori di vedersela con difficili scenari, ma consentono anche loro di acquistare risorse, che possono essere utilizzate in modo difensivo o per attaccare gli altri. Ogni partita include almeno una prova, con accuse di stregoneria o di aver stretto patti satanici. Le storie narrate sulle carte sono tratte da documenti storici dell’epoca e anche i testi di gioco tendono a far calare i partecipanti a pieni polmoni nell’ambientazione.

Lying Lips (in questo caso il lead designer è Emmay Deville) è invece adatto per 3-6 o 8 giocatori e dura circa 5 minuti per giocatore. Mira a far riflettere sull’importanza delle dicerie e delle calunnie nella caccia alle streghe. Nella prima fase del gioco, i giocatori scambiano beni mentre i pettegolezzi sulla stregoneria circolano nel villaggio, rappresentati dalla carta Rumor. Nella seconda fase del gioco si svolge un processo alle streghe. I giocatori assumono ruoli, con il commissario del processo e i giurati che mirano a identificare chi sia il principale sospettato.

La storia dietro ai giochi sviluppati dall’Università di Warwick

Il gioco come avrete capito è ambientato in uno dei periodi più bui della epoca post-medievale, quello della caccia alle streghe.

In questo caso, come già abbiamo detto poc’anzi, l’ambientazione è quella della Scozia, nazione che rese la stregoneria un reato capitale nel 1563. Il Witchcraft Act non fu abrogato fino al 1736, quando qualcosa nella regione di 3.000 persone potrebbe essere stato giustiziato.

Il 1649 fu un anno di prosecuzioni particolarmente intense, anche perché fu anche un periodo di turbolenze politiche e sociali. Il re Carlo I fu giustiziato all’inizio dell’anno e il partito radicale Kirk che salì al potere in Scozia era desideroso di reprimere il comportamento peccaminoso. La pressione per sradicare il male veniva dall’alto, ma i processi alle streghe erano anche guidati dal basso: i procedimenti giudiziari iniziavano in genere quando i vicini accusavano gli altri, di solito a seguito di una discussione. Circa l’84% degli accusati erano donne, più comunemente quelle di mezza età e di ceto sociale note per essere litigiose.

Ecco quindi perché gli autori hanno deciso di ambientare Witch Hunt 1649 proprio in quest’anno e per usarlo come spunto per la raccolta fondi e la sensibilizzazione nei confronti della lotta alla discriminazione sessuale.

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