The Creator, la recensione di un film già visto

The Creator

Il nuovo film di Gareth Edwards, The Creator, è un film mainstream che sorprendentemente non è un reboot, remake, cinefumetto o l’adattamento di un romanzo o graphic novel, che ha una durata al di sotto degli standard odierni, solo due ore e quindici, e che non è stato creato con l’intento di realizzarne seguiti o saghe.

Purtroppo però tutti questi potenziali pregi del film, sono anche i suoi più grandi difetti.

The Creator, un’idea originale?

The Creator nasce da un’idea “originale” del regista e sceneggiatore Gareth Edwards, venuto alla ribalta delle cronache cinematografiche con lo splendido Monsters, del 2010, e facendo il grande salto nel mondo dei blockbuster con due opere derivative come Godzilla e Rogue One.

Per tornare ad un’idea di cinema originale, Edwards prende spunto da tutto quello che si è già visto in svariati film di fantascienza: dall’Intelligenza artificiale che prende coscienza di sé e inizia una guerra con gli umani, dalla bambina/arma da proteggere a tutti i costi fino al paradigma umani = cattivi, ambientando il film in Nuova Asia, che sembra in tutto e per tutto il Vietnam di Apocalypse Now.

Più che un’idea originale, sembra essere un insieme di idee altrui.

The Creator

Mancanza di trama

In un futuro non troppo lontano le intelligenze artificiali sono ormai parte del tessuto sociale dell’umanità. Un giorno, però, le A.I. sganciano una bomba su Los Angeles causando milioni di morti. Da quel momento inizia una guerra fra gli Stati Uniti e le A.I., che nel frattempo si rifugiano in Nuova Asia, dove continuano a vivere a stretto contatto con gli umani. Il resto del mondo sembra non essere interessato alla diatriba macchine, umani, e sembra proprio non esistere.

Joshua è un agente americano sotto copertura in cerca di Nirmata, ovvero il creatore, colui che ha creato l’intelligenza artificiale. Il soldato americano ha la brillante idea di sposare Maya, la persona che avrebbe dovuto seguire per farsi condurre da Nirmata. Durante un raid di Nomad, la stazione orbitante creata dagli Stati Uniti per la guerra alle macchine, Maya viene uccisa e Joshua rispedito a Los Angeles come una sorta di spazzino in stile Wall-E.

Cinque anni dopo Joshua viene richiamato in missione, le A.I. hanno sviluppato un’arma in grado di distruggere Nomad, il suo compito sarà quello di trovare l’arma ed eliminarla. Il problema per il soldato è che l’arma in questione è una bambina simulant, cioè un robot rivestito da pelle umana, che sembra avere alcune connessioni con Joshua. In una manciata di secondi l’arma-bambina passa dall’essere un obiettivo da distruggere ad essere qualcosa da salvare a costo della propria vita.

In The Creator il problema sta nei rapporti fra i personaggi, troppo superficiali e spesso privi di fondamento, il che può portare lo spettatore a non avere a cuore la sorte dei protagonisti. Arrivati alla fine del film, chi vive o di chi muore non importerà a nessuno.

The Creator

Worldbuilding

La fantascienza, e più in generale il fantasy, ci ha abituati ormai al worldbuilding, ovvero costruire un vero e proprio universo dove si muovono svariati personaggi, che vanno poi a costituire la lore di un film. In The Creator viene accennato vagamente con il prologo del film, ma poi non viene approfondito del tutto, forse a causa della relativamente breve durata della pellicola, o proprio perché un solo film non è abbastanza per quello che aveva in mente Gareth Edwards. A dire il vero qualche spunto interessante poteva anche esserci, ma sembra non venire sfruttato appieno.

Nel mondo di The Creator sembrano esistere soltanto USA e Asia, dove gli americani fanno un po’ quello che vogliono lanciando missili ovunque e ammazzando asiatici, umani e non. Il tutto senza nemmeno scomodare il Presidente di turno, dato che il vertice di comando degli USA sembra essere un generico generale.

I robot presenti in The Creator si dividono in due categorie: robot classici con aspetto da robot e i simulant, robot rivistiti con il viso e pelle umana, ma lasciando la parte posteriore del capo scoperta, in moda da mostrare per bene il foro che hanno per orecchio, dotato anche di un comodo pulsante on/off.

Quello che lascia perplessi è proprio l’idea dell’intelligenza artificiale di The Creator. Questi robot, siano essi simulant o classici, si comportano esattamente come gli esseri umani, mangiano fumano, dormono e piangono. Ognuno sembra andare per conto proprio, e non esiste una sorta di cervello comune che muove tutti i robot come un essere unico. Non si capisce chi determina le azioni dell’intelligenza artificiale, dato che sembra non esistere un’unica A.I., ma un insieme di individui, come appunto gli esseri umani.

Nel film si parla addirittura di evoluzione e specie, riferendosi all’A.I., rendendo il tutto ancora più confuso.

Impatto visivo

Dove però il film eccelle è sicuramente nell’impatto visivo. Al di la degli ottimi effetti speciali è proprio la regia di Edwards, aiutata dalla fotografia di Greig Fraser e Oren Soffer, che regala delle immagini emozionanti, quasi un po’ a voler ricalcare lo stile di Terence Malick riadattato per un blockbuster.

The Creator ripropone il concetto di fantascienza sporca, dove la tecnologia non è luccicante, ma piuttosto polverosa, in pieno stile Star Wars. Pur essendo un film per il grande pubblico, The Creator è costato “soltanto” ottanta milioni di dollari, ma va detto che non sembra essere un film “povero” dal punto di vista visivo. Certo ottanta milioni non sono pochi, ma solitamente film del genere sfondano tranquillamente il tetto dei duecento milioni, quindi essere riusciti ad ottenere questo risultato con quel budget è sicuramente un merito. Magari qualche dollaro in più lo si poteva spendere per la sceneggiatura.

La colonna sonora è firmata da Hans Zimmer, anche se sembra che qualcuno abbia chiesto a Chatgpt di comporre un colonna sonora in stile Zimmer. Non certo qualcosa di memorabile.

The Creator

The Creator, fra umani e robot

Il protagonista della pellicola è John David Washington, uno degli attori con meno carisma di Hollywood, figlio del più talentuoso Denzel Washington. L’attore, ex giocatore di football americano, fa quel che può con il suo personaggio, e quindi fa molto poco, riuscendo a farsi rubare la scena da Medeleine Yuna Vovles, che interpreta la bambina simulant. A completare il cast ci sono Ken Watanabe nei pani del simulant Harun, Gemma Chan è invece Maya, moglie di Joshua. Nella parte dei cattivi troviamo invece un’insolita Alisson Janney, che interpreta il colonnello Howell e Ralph Ineson nei panni dell’onnipotente generale Andrews.

The Creator è un film visivamente spettacolare, ma con dei buchi di trama simili a quelli che hanno i simulant in testa. I personaggi hanno una parvenza di background ma è tutto raffazzonato e forzato. Sembra che Edwards abbia concepito la sua storia come una potenziale serie TV e poi abbia condensato in tutto il due ore e un quarto, con il risultato di rendere poco interessante il destino dei protagonisti. Un vero peccato perché il potenziale di qualcosa di originale, se pur derivativo di altri mille film, poteva essere sfruttato meglio.

The Creator
The Creator è un film dal forte impatto visivo, ma con dei grossi problemi di trama e di costruzione dei personaggi. Un potenziale sprecato.
Pro
Visivamente ben realizzato
Ben fatto nonostante il budget relativamente contenuto
Contro
Difficile connettersi con i protagonisti
Troppo tagliato e raffazzonato
Un film derivativo di altri mille film
5.4
Voto Finale