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Il Giappone prende posizione su anime e manga: “Zitti tutti! La creatività va protetta, non controllata”

Negli ultimi anni il dibattito su censura, localizzazioni snaturanti, intelligenza artificiale e libertà creativa ha acceso infinite discussioni tra gli appassionati di anime e manga. Ora, dal Giappone, arriva una presa di posizione ufficiale che sta facendo molto rumore.

Durante il NicoNico Chokaigi 2026, infatti, il ministro giapponese per la Strategia Digitale e la Politica Cool, Kimi Onoda, ha pronunciato un discorso che molti appassionati stanno definendo come una delle più forti difese pubbliche dell’indipendenza creativa dell’industria anime e manga degli ultimi anni.

Le sue dichiarazioni sono rapidamente diventate virali sui social network, trovando il consenso di numerosi fan che vedono nella libertà artistica uno degli elementi fondamentali del successo della cultura pop nipponica.

Il successo degli anime non nasce dal controllo governativo

Nel suo intervento, Kimi Onoda ha sottolineato come il fenomeno globale degli anime e dei manga non sia stato costruito attraverso direttive politiche o controlli statali.

Secondo la Onoda, il merito appartiene principalmente agli autori, agli editori, agli studi di animazione e ai fan che, nel corso dei decenni, hanno contribuito a trasformare queste opere in uno dei prodotti culturali più influenti del pianeta.

Un’affermazione che potrebbe sembrare scontata, ma che assume un peso particolare in un momento storico in cui il rapporto tra industria culturale, politica e piattaforme globali è sempre più complesso.

Per il ministro nipponico, il compito del governo non dovrebbe essere quello di decidere cosa gli artisti possono o non possono raccontare, bensì creare le condizioni affinché possano continuare a esprimersi liberamente.

Perché questa presa di posizione sta facendo discutere

Le parole di Kimi Onoda arrivano in un momento in cui molti fan percepiscono una crescente pressione verso forme di censura o modifiche culturali nelle opere giapponesi destinate al mercato internazionale.

Tra localizzazioni controverse, cambiamenti nei dialoghi e dibattiti sulla rappresentazione di determinati temi, una parte della community teme che alcune produzioni possano perdere la loro identità originale nel tentativo di adattarsi a sensibilità differenti.

Proprio per questo il messaggio del giovane ministro ha trovato ampio sostegno online.

L’idea che il ruolo delle istituzioni debba essere quello di sostenere gli autori e non quello di influenzarne le scelte creative è stata accolta positivamente da molti appassionati, i quali vedono nella diversità culturale e nella libertà espressiva uno dei motivi principali del successo mondiale di opere come Dragon Ball, One Piece, Naruto e Attack on Titan.

 

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Le sfide che minacciano il futuro dell’industria

La Onoda non si è limitata a parlare di libertà creativa. Durante il suo intervento ha evidenziato anche alcune delle problematiche che il settore dovrà affrontare nei prossimi anni per continuare a crescere.

La lotta alla pirateria

Uno dei problemi più gravi rimane la diffusione illegale di anime e manga.

Nonostante la crescita delle piattaforme di streaming legali e dei servizi digitali, la pirateria continua a sottrarre enormi risorse economiche all’industria, danneggiando direttamente autori, editori e studi di produzione.

Retribuzioni più giuste per gli autori

Da anni emergono testimonianze riguardanti le difficili condizioni lavorative di molti professionisti del settore.

Animatori, assistenti e mangaka spesso affrontano ritmi di lavoro estremamente pesanti e compensi non sempre adeguati all’enorme valore generato dalle loro opere.

Garantire una distribuzione più equa dei profitti rappresenta una delle sfide principali per il futuro dell’industria.

L’impatto dell’intelligenza artificiale

L’esplosione delle tecnologie basate sull’IA sta creando nuove opportunità ma anche numerose preoccupazioni.

Onoda ha sottolineato l’importanza di proteggere il diritto d’autore e la proprietà intellettuale degli artisti in un’epoca in cui immagini, illustrazioni e stili grafici possono essere replicati o utilizzati da sistemi automatizzati.

Un tema particolarmente sensibile per un settore fondato sulla creatività individuale.

Formare la prossima generazione di talenti

Anime e manga rappresentano oggi una delle esportazioni culturali più importanti del Giappone. Per mantenere questa posizione sarà necessario investire nella formazione di nuovi artisti, sceneggiatori, animatori e professionisti capaci di raccogliere l’eredità lasciata dai grandi maestri del passato.

Il futuro dell’animazione giapponese passa dalla libertà creativa

Con il mercato globale degli anime che continua a registrare numeri record anno dopo anno, il Giappone è sempre più consapevole del valore strategico della propria industria culturale.

Le dichiarazioni di Kimi Onoda sembrano indicare una direzione precisa: proteggere il settore, difendere gli autori e garantire che la creatività rimanga il motore principale di uno dei fenomeni pop più importanti del XXI secolo.

Questa, per milioni di appassionati sparsi in tutto il mondo, è probabilmente una delle notizie più rassicuranti che potessero arrivare dal Paese del Sol Levante.

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Summer Game Fest 2026: tutti gli annunci più importanti dell’evento che ha infiammato il mondo dei videogiochi

La Summer Game Fest 2026 è andata in archivio lasciandosi dietro una lunga scia di trailer, sorprese, ritorni inaspettati e qualche colpo di scena capace di mandare in tilt le wishlist dei videogiocatori di mezzo pianeta.

Ancora una volta, l’evento guidato da Geoff Keighley si è confermato il punto di riferimento dell’estate videoludica, raccogliendo l’eredità spirituale dell’E3 e trasformandosi in una gigantesca vetrina per il futuro dell’industria.

Tra sequel attesissimi, remake richiesti a gran voce dai fan e nuove IP pronte a ritagliarsi uno spazio nel mercato, il palco della Summer Game Fest ha offerto due ore dense di annunci che faranno parlare di sé ancora per parecchio tempo.

Resident Evil Veronica riporta in vita un classico amatissimo

Uno degli annunci più chiacchierati della serata è stato senza dubbio Resident Evil Veronica, reinterpretazione moderna dello storico Resident Evil Code: Veronica.

Dopo anni di richieste da parte della community, Capcom ha finalmente deciso di riportare in scena uno degli episodi più amati della saga horror. L’uscita è prevista nel 2027 e il progetto sembra seguire la stessa filosofia adottata per i remake di Resident Evil 2, 3 e 4.

Final Fantasy VII Revelation chiude la trilogia remake

Se c’era un modo per chiudere in grande stile l’evento, Square Enix lo ha trovato. Il gran finale della Summer Game Fest è stato infatti dedicato a Final Fantasy VII Revelation, terzo e ultimo capitolo della trilogia remake dedicata all’avventura di Cloud Strife.

Le prime immagini mostrate promettono un mondo ancora più vasto, nuove meccaniche di combattimento e approfondimenti narrativi che potrebbero espandere ulteriormente la storia rispetto all’opera originale. L’arrivo è previsto per la primavera del 2027.

Alien Isolation 2 è finalmente realtà

Dopo anni di rumor, speranze, preghiere e teaser liberatori, Alien Isolation 2 si è mostrato ufficialmente in tutto il suo angosciante splendore.

Il seguito dell’acclamato survival horror promette di riportare i giocatori in un’atmosfera soffocante fatta di corridoi bui, tensione costante e creature extraterrestri decisamente poco amichevoli.

L’annuncio è stato accolto con entusiasmo soprattutto dai fan dell’originale, considerato ancora oggi uno dei migliori videogiochi ispirati all’universo di Alien.

Ritorni eccellenti e franchise storici

La Summer Game Fest 2026 ha dimostrato che il fattore nostalgia continua a essere una delle armi più potenti dell’industria.

Tra i ritorni più sorprendenti troviamo Virtua Fighter Crossroads, nuovo capitolo della storica serie di picchiaduro di SEGA che mancava dalla scena principale da oltre vent’anni.

Spazio anche alle Tartarughe Ninja con TMNT: The Last Ronin, sviluppato da PlatinumGames, un progetto che promette un approccio più maturo e spettacolare rispetto alle tradizionali avventure dei celebri mutanti.

Non sono mancati inoltre aggiornamenti dedicati a franchise già consolidati come Assassin’s Creed, Monster Hunter, Call of Duty e Street Fighter, a conferma di come i grandi publisher stiano preparando un futuro particolarmente ricco per i prossimi anni.

Nuove IP e sorprese inaspettate

Come ogni Summer Game Fest che si rispetti, accanto ai nomi altisonanti hanno trovato spazio anche nuove produzioni pronte a conquistare il pubblico.

Titoli come 1666 Amsterdam, Control: Resonant e gen ATLAS hanno attirato l’attenzione grazie a concept originali e trailer particolarmente suggestivi.

Anche il mondo indie ha avuto il suo momento di gloria grazie agli appuntamenti collegati all’evento principale, dimostrando ancora una volta che spesso le idee più fresche arrivano dagli studi più piccoli.

E non finisce qui

Ma la Summer Game Fest 2026 ha sparato una raffica di annunci tale che fatichiamo davvero a riassumerli in poche righe senza diventare noisi e didascalici.

Tra le sorprese più gradite troviamo il ritorno di Cuphead. Studio MDHR non si è limitata ad annunciare un semplice seguito del celebre run & gun ispirato ai cartoni degli anni Trenta, ma ha svelato anche Mighty Cuphead Adventure, uno spin-off che sembra voler esplorare nuove direzioni artistiche e di gameplay.

Hideo Kojima è salito virtualmente sul palco per mostrare nuovi dettagli su OD e Physint, due produzioni che continuano ad alimentare teorie, speculazioni e inevitabili discussioni infinite sui social.

Gli appassionati di giochi di ruolo hanno invece accolto con entusiasmo nuove sequenze dedicate a The Blood of Dawnwalker, l’action RPG fantasy sviluppato da Rebel Wolves, lo studio fondato da ex sviluppatori di The Witcher. Nel frattempo Monster Hunter Wilds: Ascendance punta a espandere ulteriormente l’esperienza del titolo base con nuovi mostri e sfide ancora più impegnative.

La serata ha regalato soddisfazioni anche agli amanti delle avventure narrative come The Wolf Among Us 2 che è finalmente tornato a mostrarsi con un nuovo trailer.

Spazio anche per il mondo di Star Wars grazie a Zero Company, strategico a turni che potrebbe rappresentare una ventata d’aria fresca per il franchise galattico, e per il panorama supereroistico con nuovi materiali dedicati a Marvel’s Wolverine.

Tra i progetti più intriganti emersi dalla conferenza figurano inoltre: Stranger Than Heaven, Mortal Shell 2, Gundam Rogue OrbitStellar Blade: Blood Rain.

Una Summer Game Fest che guarda al futuro

L’edizione 2026 dell’evento californiano ha confermato una tendenza ormai evidente: il settore videoludico sta entrando in una nuova fase caratterizzata da produzioni sempre più ambiziose, ritorni nostalgici e una continua ricerca di nuove esperienze.

Tra zombie, xenomorfi, soldati, guerrieri fantasy e vecchie glorie tornate sotto i riflettori, una cosa è certa: i prossimi mesi saranno estremamente interessanti per chi vive il gaming come una vera passione.

Se tutto quello che è passato per la Summer Game Fest era soltanto l’antipasto dell’estate videoludica, prepariamoci perché il menù completo potrebbe essere ancora più ricco.

Star Wars: Starfighter, un leak svela i primi dettagli sulla trama del film con Ryan Gosling

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L’universo di Star Wars continua a espandersi e, mentre i riflettori sono ancora puntati su The Mandalorian and Grogu, iniziano già a emergere le prime indiscrezioni sul progetto che lo seguirà al cinema: Star Wars: Starfighter.

Il film, diretto da Shawn Levy e previsto al debutto per il 28 maggio 2027, resta ancora avvolto nel mistero. Al momento, le uniche informazioni ufficiali riguardano il cast e la sua collocazione temporale all’interno della saga: la storia sarà ambientata dopo gli eventi di Star Wars: Episodio IX – L’Ascesa di Skywalker.

Tuttavia, un nuovo rumor diffuso dal noto insider FivesWalker potrebbe aver offerto i primi dettagli sulla trama del film.

Come sempre quando si parla di leak e indiscrezioni, è bene prendere tutto con la dovuta cautela. Nulla di quanto segue è stato confermato da Lucasfilm e si tratta comunque di potenziali spoiler quindi, a voi la scelta se continuare a leggere o meno.

Star Wars Starfighter Ryan Gosling

Il personaggio Ryan Gosling

Secondo quanto riportato dall’insider, Ryan Gosling interpreterebbe un ex pilota di guerra ormai lontano dai giorni di gloria.

Il personaggio sarebbe uno zio segnato dagli errori del passato che si ritrova improvvisamente coinvolto in una pericolosa fuga attraverso la galassia per proteggere il proprio nipote.

Quest’ultimo sarebbe interpretato dal giovane Flynn Gray e avrebbe una caratteristica che, in una galassia lontana lontana, cambia sempre tutto: sarebbe sensibile alla Forza.

Una spada laser come ultima eredità

La vicenda partirebbe da un evento tragico. Il personaggio interpretato da Amy Adams, madre del ragazzo e anch’essa sensibile alla Forza, morirebbe nelle prime fasi della storia.

Prima di morire, però, la donna affiderebbe al figlio la propria spada laser e una missione ben precisa: trovare lo zio che non ha mai conosciuto.

Da quel momento inizierebbe un viaggio che porterà il giovane protagonista ad attraversare la galassia fino a rintracciare l’uomo in una classica cantina in perfetto stile Star Wars.

Insomma, sembra quasi un mix tra una space opera d’avventura e un racconto di formazione Jedi.

I principali antagonisti

Sul fronte dei villain, il leak cita due nomi particolarmente interessanti: Matt Smith e Mia Goth.

Il primo interpreterebbe un potente signore della guerra e trafficante d’armi conosciuto in tutta la galassia, la seconda vestirà panni di una guerriera sensibile alla Forza armata di spada laser.

Secondo l’insider, il personaggio non sarebbe una Sith né una seguace del lato oscuro in senso tradizionale. Piuttosto, verrebbe descritta come una mercenaria con obiettivi personali e una propria agenda, ricordando figure come Baylan Skoll e Shin Hati viste nella serie Ahsoka.

Tra i suoi obiettivi ci sarebbe anche quello di addestrare qualcuno, un dettaglio che potrebbe avere implicazioni importanti per il futuro della storia.

Sempre secondo FivesWalker, il personaggio interpretato dalla Goth avrebbe avuto il nome in codice “Kia” già nelle prime fasi di sviluppo.

L’insider sostiene inoltre che Shawn Levy avrebbe individuato nell’attrice la candidata ideale sin dalle prime riunioni creative, nonostante diverse giovani interpreti siano arrivate molto vicine a ottenere la parte+.

Un nuovo corso per Star Wars?

Se questi rumor dovessero rivelarsi corretti, Starfighter sembrerebbe voler raccontare una storia più personale rispetto alle grandi guerre galattiche a cui la saga ci ha abituati.

Un ex eroe caduto in disgrazia, un giovane sensibile alla Forza in fuga e una misteriosa guerriera armata di spada laser sono elementi che ricordano il miglior spirito avventuroso della saga creata da George Lucas, pur cercando di esplorare territori narrativi nuovi nel periodo successivo alla Saga degli Skywalker.

Per il momento, però, resta tutto nel campo delle indiscrezioni.

Con l’uscita fissata per il 2027, c’è ancora molto tempo prima che Lucasfilm inizi a mostrare ufficialmente le proprie carte. Fino ad allora, i fan possono fare quello che riesce meglio alla community di Star Wars: analizzare ogni rumor, discutere ogni dettaglio e immaginare tutte le possibili connessioni con la galassia lontana lontana.

1666 Amsterdam è realtà: il co-creatore di Assassin’s Creed annuncia finalmente il gioco perduto che ha un prologo già giocabile

Ci sono progetti che sembrano maledetti, idee straordinarie nate nel momento sbagliato e soffocate da cambi di strategia e cause legali e cambi di strategia. 1666 Amsterdam era uno di questi, un concept che Patrice Désilets — co-creatore di Assassin’s Creed — aveva iniziato a sviluppare più di 15 anni fa.

Prima abbandonato da Ubisoft, poi conteso in tribunale dallo stesso Désilets quando fu licenziato dalla software house francese, infine dimenticato da tutti, tranne che dal buon Patrice.

Ora, 1666 Amsterdam è tornato in occasione della Summer Game Fest 2026 non solo come annuncio, ma con un prologo giocabile gratuito di 30 minuti è disponibile adesso su Steam e Epic Games Store.

Una travagliata storia lunga 15 anni

Per capire il peso di questo annuncio, bisogna ripercorrere brevemente la storia travagliata del progetto.

Désilets aveva iniziato a lavorare all’idea quando era ancora in THQ Montreal, lo studio che poi Ubisoft ha acquisito nel 2013. Con l’acquisizione, il progetto e i suoi diritti finirono nelle mani dei transalpini dove Désilets era già approdato e che poi avrebbe lasciato in circostanze definite pubblicamente “burrascose”.

Seguirono anni di dispute legali finché Désilets non riuscì a riottenere i diritti su 1666 Amsterdam. Nel frattempo aveva fondato il suo studio indipendente, Panache Digital, con cui aveva realizzato Ancestors: A Humankind Odyssey, survival game sull’evoluzione della specie umana che aveva diviso la critica ma dimostrato un’ambizione creativa fuori dal comune.

Ora, dopo sei anni di sviluppo silenzioso e determinato, 1666 Amsterdam è finalmente realtà.

Ecco 1666 Amsterdam

Il gioco si presenta come un action-adventure story-driven in terza persona, con un’atmosfera dark e una forte componente narrativa.

Il titolo è tutto un programma: Amsterdam, anno 1666, una città all’apice del suo splendore coloniale e commerciale, ma al contempo piena di ombre religiose, sociali, criminali.

Per secoli, gli uomini hanno concesso tempo e potere illimitato alle entità note come Originals, che ne hanno abusato a piacimento. Ora è il momento che gli Originals ripaghino il debito. Noa Brooklyn è la Collezionista, cresciuta dagli Zaindaris per un unico scopo: riconquistare quel potere.

Ulteriori dettagli sulla trama completa sono ancora avvolti nel mistero, ma il prologo promette una “introduzione al mondo, ai suoi personaggi e ai suoi diversi periodi temporali”, il che suggerisce una struttura narrativa che si muove tra epoche diverse.

Désilets ha accompagnato l’annuncio con queste parole: “È da tanto tempo che aspettavamo questo momento, e non potrei essere più orgoglioso del nostro team di quasi 70 talentuosi sviluppatori a Montreal. Negli ultimi sei anni ci siamo concentrati su una cosa sopra tutte: il gioco stesso. Nessun footage falso, nessuna vertical slice, solo un’esperienza giocabile che evolveva build dopo build, giorno dopo giorno. Il prologo gratuito disponibile ora è solo un piccolo assaggio di quello che verrà, un antipasto prima di una cena da nove portate.”

Una vera dichiarazione d’intenti e anche una frecciata sottile all’industria del gaming e alla sua tendenza a mostrare trailer pre-renderizzati che non corrispondono al prodotto finale.

Dove e quando giocarlo

Come già anticipato, il prologo gratuito è disponibile adesso su Steam ed Epic Games Store: non richiede l’acquisto del gioco completo e offre circa 30 minuti di gameplay.

Il gioco completo entrerà in Early Access su PC nel 2026, con le versioni console previste successivamente.

Requisiti di sistema per 1666 Amsterdam

Qui di seguito i dettagli su cosa serve per giocare a 1666 Amsterdam su PC.

Minimi

  • Sistema operativo: 64-bit Windows 10
  • Processore: Intel core [email protected] or AMD Ryzen 5 3600 @ 3.6GHz
  • Memoria: 16 GB di RAM
  • Scheda video: NVidia GeForce RTX 2060 Super 8GB or AMD Radeon RX 6600 8GB or Intel Arc 580
  • DirectX: Versione 12
  • Memoria: 50 GB di spazio disponibile
  • Note aggiuntive: SSD Required; Hardware Ray Tracing Required (8GB)

Consigliati

  • Sistema operativo: 64-bit Windows 10
  • Processore: Intel core [email protected] or AMD Ryzen 7 7700 @ 3.8GHz
  • Memoria: 16 GB di RAM
  • Scheda video: NVidia GeForce RTX 3080Ti 12GB or AMD Radeon RX 7700 12GB
  • DirectX: Versione 12
  • Memoria: 50 GB di spazio disponibile
  • Note aggiuntive: SSD Required; Hardware Ray Tracing Required (8GB)

Among Us arriva a sorpresa su Paramount+: la serie animata è già disponibile con tutti gli episodi

In un’epoca in cui trailer, teaser e campagne marketing possono andare avanti per mesi prima dell’uscita di una serie TV, Among Us ha deciso di giocare una partita completamente diversa e, in perfetto stile impostore, lo ha fatto cogliendo tutti di sorpresa.

Nel corso della Summer Game Fest, infatti, è stato annunciato che la tanto attesa serie animata basata sul celebre videogioco Among Us non avrebbe semplicemente mostrato il suo primo trailer ufficiale perchè, di fatto, lo show era già pronto.

Tutti e 10 gli episodi sono disponibili da subito su Paramount+.

Lancio a sorpresa degno di un impostore

L’annuncio è arrivato sul palco dell’evento  grazie agli attori Yvette Nicole Brown e Liv Hewson, i quali hanno anche presentato il primo trailer ufficiale della serie.

Una scelta insolita ma perfettamente in linea con lo spirito del gioco.

Il creatore della serie, Owen Dennis, ha infatti spiegato che l’idea era proprio quella di sorprendere il pubblico: “Alla gente piacciono le sorprese. L’intera serie è piena di sorprese. Quindi abbiamo pensato: rendiamo sorprendente anche il lancio.”

Una filosofia che sembra adattarsi perfettamente a un franchise costruito su sospetti, tradimenti e colpi di scena.

Una formula che resta fedele al gioco

La serie mantiene il cuore dell’esperienza originale che ha trasformato Among Us in un fenomeno globale.

Un equipaggio di astronauti cerca di portare a termine una missione spaziale completando vari incarichi mentre uno o più impostori, nascosti tra loro, sabotano il lavoro ed eliminano i membri dell’equipaggio uno dopo l’altro.

Ogni episodio diventa quindi un mix tra commedia, fantascienza e mistero investigativo, con spettatori e personaggi impegnati a capire chi sia realmente l’assassino nascosto a bordo.

Il binge watching è parte del mistero

Una delle scelte più apprezzate dai protagonisti stessi è stata quella di pubblicare l’intera stagione in un colpo solo, rivalutando l’esperienza binge watching.

Secondo Brown, la struttura della serie rendeva quasi obbligatoria questa soluzione: “Ogni episodio termina con un cliffhanger. Vuoi immediatamente vedere il successivo. Mi piace il fatto che non dobbiamo aspettare settimana dopo settimana.”

Un esperimento che potrebbe funzionare

Negli ultimi anni molte produzioni basate sui videogiochi hanno dimostrato che è possibile realizzare adattamenti di qualità. Among Us sceglie però una strada diversa rispetto a serie più narrative come The Last of Us o Fallout, puntando tutto sul mistero e sull’interazione tra i personaggi.

Se consideriamo che il gioco originale di Innersloth ha costruito il suo successo facendo dubitare chiunque di chiunque, una pubblicazione a sorpresa sembra davvero il modo più appropriato per inaugurare questa nuova avventura animata.

Ora non resta che premere play, osservare attentamente l’equipaggio e cercare di capire chi sia l’impostore prima che sia troppo tardi.

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Annunciato Resident Evil Veronica: Capcom riporta in vita Code Veronica con un remake atteso da anni

I fan di Resident Evil lo chiedevano praticamente da una vita e, finalmente, Capcom ha deciso di ascoltarli.

Durante la Summer Game Fest è stato infatti annunciato ufficialmente Resident Evil Veronica, il remake dell’amato capitolo della saga conosciuto originariamente come Resident Evil Code: Veronica.

L’annuncio ha immediatamente acceso l’entusiasmo della community che da anni considerava Code: Veronica uno dei capitoli più importanti della saga meritevoli di una rivisitazione moderna. Dopo i remake di Resident Evil 2, Resident Evil 3 e Resident Evil 4, questo era probabilmente il titolo più richiesto dai fan.

Claire Redfield torna protagonista

Il trailer mostrato durante l’evento si apre con una misteriosa donna che viene accompagnata all’interno di un appartamento parigino. Per chi conosce la saga, però, gli indizi erano abbastanza evidenti e la conferma arriva poco dopo: si tratta di Claire Redfield.

La protagonista torna quindi al centro della scena in una versione completamente reimmaginata della storia originale.

Code Veronica: un capitolo fondamentale della saga

Pubblicato per la prima volta nel 2000 su Sega Dreamcast, Code: Veronica non era numerato come capitolo principale, ma ha sempre avuto un ruolo cruciale nella narrativa della serie.

La storia segue Claire nella disperata ricerca del fratello Chris Redfield, portandola prima su una remota isola-prigione e successivamente in una base situata tra i ghiacci dell’Antartide.

Per molti appassionati, Code: Veronica è uno degli episodi più importanti dell’universo Resident Evil, soprattutto perché approfondisce diversi elementi della lore della serie e segna il ritorno di uno dei villain più iconici del franchise.

Anche Wesker è pronto a tornare

Tra le notizie che stanno alimentando parecchio l’hype dei fan c’è anche la conferma implicita del ritorno di Albert Wesker.

Il celebre antagonista ha avuto un ruolo fondamentale nella storia originale e rappresenta ancora oggi uno dei personaggi più temuti dell’intera saga horror di Capcom. Sarà interessante vedere come il team di sviluppo deciderà di reinterpretarlo utilizzando le moderne tecnologie narrative e grafiche già viste negli ultimi remake.

Quando uscirà Resident Evil Veronica?

Capcom ha confermato che Resident Evil Veronica arriverà nel corso del 2027 su PC, PlayStation 5, Xbox Series X|S e Nintendo Switch 2.

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Harry Potter: HBO è alla ricerca del nuovo Colin Canon per la seconda stagione

Mentre la prima stagione della nuova serie TV di Harry Potter non è ancora arrivata sugli schermi, HBO e Warner Bros. stanno già guardando avanti.

La produzione ha infatti accelerato i lavori sulla seconda stagione, segno evidente della grande fiducia riposta in questo ambizioso progetto che porterà il Wizarding World sul piccolo schermo.

Tra le novità più interessanti emerse nelle ultime ore c’è il casting di uno dei personaggi secondari più amati dai lettori dei romanzi: Colin Canon (Colin Creevey nella versione originale).

Chi sarà il nuovo superfan di Harry Potter?

Secondo le ultime indiscrezioni, le responsabili del casting Lucy Bevan ed Emily Brockmann sarebbero attualmente impegnate con i provini e alcuni candidati avrebbero persino affrontato una seconda fase di audizioni.

Per chi ha letto i libri di J. K. Rowling, Colin è un volto impossibile da dimenticare. Introdotto in Harry Potter e la Camera dei Segreti, il giovane studente di Grifondoro diventa immediatamente il fan più sfegatato di Harry Potter.

Sempre armato della sua inseparabile macchina fotografica, Colin segue Harry praticamente ovunque, immortalando ogni sua impresa e trasformandolo in una sorta di celebrità del mondo magico. Una situazione che, comprensibilmente, mette spesso in imbarazzo il protagonista della saga.

Colin Canon: molto più importante che nei film

Nella saga cinematografica il personaggio venne interpretato da Hugh Mitchell proprio in Harry Potter e la Camera dei Segreti.

Tuttavia, chi conosce bene i romanzi sa che Colin ha avuto un destino molto diverso sulle pagine rispetto al grande schermo.

Dopo il suo debutto nel secondo libro, il personaggio continua infatti ad apparire nel corso della serie, diventando uno dei membri dell’Esercito di Silente insieme al fratello minore Dennis.

I film, invece, ridussero drasticamente il suo ruolo fino a eliminarlo quasi completamente dalle successive trasposizioni.

Proprio per questo molti fan sperano che la serie HBO sfrutti il formato televisivo per restituire maggiore spazio ai personaggi secondari che nei film non hanno ricevuto l’attenzione meritata.

La Camera dei Segreti porterà tanti nuovi volti

La seconda stagione della serie TV, episodi che dovrebbero adattare integralmente gli eventi di Harry Potter e la Camera dei Segreti, introdurrà numerosi personaggi iconici.

Tra questi ci sarà naturalmente l’elfo domestico Dobby, ma anche il giovane Tom Riddle, futura incarnazione di Voldemort.

Proprio attorno a Tom Riddle stanno nascendo le speculazioni più accese. Secondo alcune popolari teorie online, il ruolo potrebbe essere stato affidato a Owen Cooper, giovane talento reduce dal successo della serie Adolescence. Al momento, però, Warner Bros. mantiene il massimo riserbo e non ha confermato alcun nome.

Anche la famiglia Weasley si espande

Un altro tassello importante riguarda la famiglia Weasley.

Dopo le notizie relative al recasting di Ginny Weasley, la produzione dovrà infatti annunciare anche l’interprete di Arthur Weasley, figura fondamentale che farà il suo debutto nella seconda stagione.

Nel frattempo, è già stato confermato che Lucius Malfoy sarà interpretato da Johnny Flynn, raccogliendo l’eredità lasciata da Jason Isaacs nella saga cinematografica originale.

Quando esce la serie TV di Harry Potter?

La serie TV, che si è già mostrata con il primo trailer che riproponiamo qui di seguito, debutterà il 25 dicembre prossimo su HBO.

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Call of Duty: Black Ops 7 e Warzone: la Stagione 04 è finalmente disponibile

L’estate di Call of Duty si apre con una delle stagioni più ricche degli ultimi anni. Activision ha infatti dato il via ufficiale alla Stagione 04 di Call of Duty: Black Ops 7 e Call of Duty: Warzone, portando una valanga di contenuti che coinvolgono Multiplayer, Zombies e Warzone.

Nuove mappe, modalità inedite, armi da sbloccare e importanti aggiornamenti al gameplay promettono di tenere occupati i giocatori per settimane, mentre ulteriori contenuti sono già previsti per l’aggiornamento di metà stagione.

Multiplayer: nuove mappe e il ritorno dello spirito Black Ops

Il comparto Multiplayer riceve un importante aggiornamento con tre nuove mappe disponibili fin dal lancio.

Tra queste troviamo:

  • Liminal, caratterizzata da ambientazioni dinamiche e percorsi multipli;
  • Primetime, una mappa dal forte stile cinematografico;
  • il ritorno di Vertigo, storica arena riproposta in versione rimasterizzata.

Ma non finisce qui. A metà stagione arriveranno anche: Zenith, nuova ambientazione competitiva, e il remake della celebre Launch, una delle mappe più amate dai fan della serie.

Sul fronte delle modalità debutta Black Ops Classic, pensata per riportare in auge le meccaniche più iconiche della saga, insieme a Blueprint Gun Game e 6v6 Gunfight. Successivamente verranno introdotte anche Team Blueprint Sharpshooter e Knife Fight.

Torna inoltre il Ranked Play, che introduce un sistema SR più trasparente e nuove statistiche dettagliate per analizzare le proprie prestazioni partita dopo partita.

Warzone cambia volto tra Verdansk e Fortune’s Keep

Anche Call of Duty: Warzone riceve numerose novità.

La mappa Fortune’s Keep rientra ufficialmente nella rotazione Resurgence con nuove aree esplorabili, tra cui. Nel frattempo, Verdansk accoglie Clash 52v52, la nuova modalità che promette battaglie su larga scala e un livello di caos degno dei migliori momenti della saga.

A metà stagione arriverà anche la Squad Gun Game, variante che punta tutto sul gioco di squadra.

Importanti aggiornamenti coinvolgono inoltre il gameplay:

  • nuovo Shadowlink Contract;
  • Advanced Self Revive con capacità di mimetizzazione temporanea;
  • ritorno della Champion’s Quest durante la stagione.

Gli appassionati della competitiva potranno inoltre lanciarsi nella nuova stagione del Resurgence Ranked Play, che offrirà ricompense esclusive e mimetiche arma dedicate.

Zombies si evolve con una modalità roguelite

Gli amanti dei non morti troveranno pane per i loro denti, con la modalità Zombies che si arricchisce con la nuova mappa Survival Nuked, la Directed Mode di Totenreich e la nuova esperienza permanente Rogue Run.

Quest’ultima rappresenta una delle novità più interessanti dell’intera stagione, introducendo elementi roguelite con ricompense casuali, progressione variabile e sfide sempre diverse.

Nel corso della stagione arriveranno inoltre la mappa Round-Based Kowakujō e la GobbleGum Hellping Hound.

Nuove armi: torna il mitico AN-94

Naturalmente non può esistere una nuova stagione di Call of Duty senza nuove bocche da fuoco.

Tra le principali aggiunte troviamo:

  • KRS-7.62, Marksman Rifle disponibile tramite Battle Pass;
  • CBRS-3, nuovo SMG ad alta mobilità;
  • Grimhawk Special;
  • VX Compact AR;
  • Executioner’s Duet;
  • il ritorno del leggendario AN-94.

Quest’ultima è destinata a diventare una delle armi più ricercate della stagione, soprattutto dai veterani della serie che ricordano con affetto le sue apparizioni nei precedenti capitoli Black Ops.

Battle Pass e BlackCell: ricompense per tutti i gusti

Come da tradizione, la Stagione 4 introduce un nuovo Battle Pass ricco di contenuti cosmetici: skin Operatore; progetti arma; Calling Card; Finishing Move esclusivi.

Per tutti coloro che sceglieranno il pacchetto premium BlackCell, sarà disponibile anche il nuovo Operatore Catalyst, accompagnato da un esclusivo Mastercraft Weapon Blueprint e da bonus in COD Points.

Il campo di battaglia vi aspetta e per tutti i dettagli e le novità della Stagione 4, è possibile consultare il blog ufficiale di Call of Duty.

Backrooms potrebbe diventare una serie TV prima che un sequel cinematografico

Il successo straordinario di Backrooms al botteghino ha reso praticamente inevitabile un’espansione del franchise. Ma il prossimo passo potrebbe sorprendere i fan che si aspettano un sequel cinematografico diretto: Kane Parsons, il regista ventenne che ha firmato uno dei debutti più esplosivi della storia di A24, ha rivelato che il suo sogno sarebbe sviluppare il franchise come serie televisiva.

Il film aveva aperto con 81,4 milioni di dollari nel solo mercato nordamericano durante il weekend di debutto — più del doppio delle proiezioni iniziali, che stimavano un lancio tra i 40 e i 50 milioni — e ha conquistato diversi primati, tra cui il più grande opening weekend nella storia di A24 e il record di Parsons come il più giovane regista a guidare il box office americano durante un weekend di apertura.

La visione di Parsons: non un semplice franchise horror

In un’intervista a Polygon, Parsons ha chiarito fin da subito che l’uscita cinematografica era solo l’inizio di qualcosa di molto più grande: “Backrooms è sempre stato pensato come qualcosa che va oltre i confini di questo film. Se vogliamo, questo è un piede nella porta che porterà a una progressione verso la vera radice della narrativa, che è stata costruita online per anni.”

Ma è sul formato che le parole di Parsons diventano particolarmente interessanti. Il regista ha descritto la serie televisiva come il suo scenario ideale: “Una serie sarebbe il mio sogno, personalmente. Penso che sia il modo più pratico per ottenere narrativamente quello che vuoi. Ma ovviamente una serie è tutta un’altra cosa. Non sarà immediata, non basterà schioccare le dita.”

E la descrizione del tono che immagina allontana il franchise dall’etichetta horror pura: “La serie, nella mia testa, non è determinata dalla sua etichetta di genere. Il modo in cui la concepisco è molto più un dramma interpersonale costruito sopra un thriller soprannaturale e tecnologico. È lo spazio in cui mi sento più a mio agio.” Un’indicazione chiara che Parsons vede le Backrooms come qualcosa di molto più complesso di un franchise di film di paura, più vicino a una narrazione stratificata e orientata ai personaggi.

Backrooms

Progetti già in sviluppo, ma ancora segreti

La buona notizia per i fan è che Parsons non ha nessuna intenzione di abbandonare il franchise. Anzi, ha rivelato che ci sono già progetti concreti in cantiere: “Ho un contratto, e ho un accordo dalla mia parte, e questo significa che non ho finito con Backrooms. Ho cose molto specifiche su cui sto lavorando, cose che sono in corso in questo momento e di cui sono ansioso di poter parlare, ma per ora sono ancora in un mondo di mistero segreto.”

Senza conoscere i dettagli del suo accordo con A24 e i produttori, è impossibile sapere se un secondo film sia necessario prima che una serie possa prendere forma. Ma dalle sue parole, è evidente che sia la serie televisiva il progetto che lo entusiasma di più.

Un franchise nato su internet, destinato a crescere su più piattaforme

C’è una coerenza narrativa in tutto questo che vale la pena sottolineare. Le Backrooms non sono nate al cinema: sono nate su internet, su 4chan prima e poi su YouTube, Reddit e Roblox. Parsons stesso ha costruito la sua versione del mito attraverso una serie di video found footage su YouTube — 22 episodi, oltre 224 milioni di visualizzazioni — prima che qualcuno pensasse a farne un film. Un franchise nato come contenuto seriale online che torna a una forma seriale — stavolta televisiva — ha una logica interna difficile da contestare.

Che il prossimo capitolo arrivi come Backrooms 2 o come una serie su una piattaforma streaming, Parsons sembra determinato a esplorare il suo universo disturbante e affascinante ben oltre quello che un singolo film può contenere. Per i fan, l’attesa — come sempre quando si tratta delle Backrooms — fa parte del gioco.

I dominatori dell’universo (1987): il caos dietro le quinte che quasi distrusse il film

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Quando i fan parlano oggi di I dominatori dell’universo — il film del 1987 con Dolph Lundgren nei panni di He-Man e Frank Langella in quelli di Skeletor — la conversazione ruota solitamente attorno alla recitazione sopra le righe, al tono camp, o alla scelta controversa di ambientare buona parte della storia sulla Terra invece che su Eternia. Quello che raramente si racconta è che il film ha rischiato concretamente di non arrivare mai nelle sale. Anzi: ci sono stati momenti in cui nemmeno i realizzatori erano sicuri che ce l’avrebbe fatta.

A quasi quarant’anni di distanza, le testimonianze dirette di chi c’era raccontano una produzione tenuta insieme con il nastro adesivo, la determinazione e qualche miracolo dell’ultimo minuto. E con l’uscita del reboot Masters of the Universe di Travis Knight — nei cinema italiani dal 4 giugno 2026 — è il momento perfetto per riscoprire la storia caotica e affascinante dell’originale.

La Cannon Films: un partner ambizioso sull’orlo del collasso

Il film approdò alla Cannon Films dopo che il produttore Ed Pressman aveva girato Hollywood in cerca di uno studio disposto a finanziarlo. La Warner Bros. era interessata, ma Cannon offrì più denaro e si aggiudicò il progetto. In apparenza, un ottimo punto di partenza. Nella realtà, l’inizio di un incubo.

A metà anni Ottanta, Cannon si era costruita la reputazione di produttrice di film di genere ambiziosi con budget ridotti. Ma dietro quella facciata, l’azienda stava attraversando seri problemi finanziari. Il regista Gary Goddard si ritrovò a dover girare un kolossal fantasy mentre il terreno sotto la produzione continuava a franare. Come ricorda l’executive Mattel Joe Morrison: “Quei ragazzi erano fuori di testa. E stavano finendo i soldi. Avevano i loro problemi.” Goddard aggiunse: “Stavano andando fuori business lentamente. Quindi c’erano sempre delle sfide. Era un film in cui praticamente ogni giorno c’era una sfida.”

Per tenere duro, Goddard trovò ispirazione in un posto inaspettato: il film All That Jazz di Bob Fosse. Ogni mattina si alzava, si guardava allo specchio e si ripeteva la frase del protagonista: “È l’ora dello spettacolo.” Poi usciva di casa e si presentava sul set come se tutto fosse sotto controllo.

 

Diritti, minacce di chiusura e dinner party tra attori ignari

Uno dei momenti più tesi riguardò i diritti sui design del film. Il production designer William Stout ricorda come i rappresentanti Mattel che visitavano gli uffici della produzione cominciarono a indicare le illustrazioni parlando del loro potenziale come giocattoli. Stout li fermò: lui era stato assunto per progettare un film, non la linea di giocattoli dell’anno successivo, e i diritti su quei materiali erano suoi. La reazione fu immediata: “Hanno minacciato di chiudere il film per otto volte. Cercando di farmi firmare — me e gli altri designer — accordi in cui cedevo i miei diritti.”

Il paradosso straordinario è che mentre la produzione era sull’orlo del collasso, il cast non sapeva nulla. L’attrice Chelsea Field (Teela) ricorda quei mesi come una sorta di colonia estiva: cene a casa degli attori, serate tra colleghi, risate fino a tardi. “Gary ha fatto un lavoro straordinario nel proteggerci. Non credo che sapessimo nulla di quello che stava succedendo a Cannon. Sapevamo che le riprese andavano avanti a lungo, ma non avevamo idea di quanto le cose stessero andando male. E probabilmente era un bene, perché ci sarebbe stata una rivolta.”

Masters of the Universe

La battaglia finale che Cannon non voleva pagare

Il colpo di grazia arrivò quasi alla fine. La sequenza del confronto finale tra He-Man e Skeletor — il climax che tutto il film stava costruendo — fu cancellata per mancanza di fondi. Cannon semplicemente non aveva i soldi per girarla.

Goddard era incredulo: “Come puoi avere un finale senza quella battaglia finale tra He-Man e Skeletor?” Fu a quel punto che intervenne Mattel con una soluzione pragmatica. Morrison spiegò come andò: Cannon doveva ancora alla Mattel metà del compenso per i diritti. Morrison propose un accordo telefonico: Mattel avrebbe rinunciato al pagamento rimanente in cambio di due notti di riprese aggiuntive per girare la scena finale. Il film aveva un finale.

Ironicamente, quella stessa notte estenuante produsse quella che Goddard considera la migliore interpretazione di Lundgren nell’intero film. Stremato, l’attore recitò sottovoce, con intensità contenuta — esattamente il tono che il regista aveva cercato di ottenere per tutta la produzione senza riuscirci. “Avessi avuto questo per tutto il resto del film… chissà?”

I dominatori dell’universo uscì nei cinema americani il 7 agosto 1987 — in Italia arrivò solo nell’aprile del 1990 — e fu un flop sia di critica che di botteghino, incassando appena 17 milioni di dollari contro un budget di 22. Il sequel pianificato non si fece mai. Eppure il film sopravvisse, e con esso la sua reputazione di cult improbabile e tenace. Forse anche perché chi lo ha visto, in qualche modo, sente il peso di tutto quello che costò realizzarlo.

Amazon cancella il revival di Stargate: cosa c’è davvero dietro la decisione

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Amazon ha cancellato il revival di Stargate, e la notizia ha colpito duramente i fan. Ma non si tratta di un semplice addio a un progetto televisivo: quello che è successo potrebbe rivelare un cambiamento strategico molto più profondo all’interno di Amazon, destinato a influenzare l’intero portafoglio di franchise del colosso dello streaming.

Il progetto era sviluppato da Martin Gero, scrittore e produttore con radici profonde sia in Stargate SG-1 che in Stargate Atlantis — una garanzia, almeno sulla carta, di fedeltà alla mitologia della saga. Invece, secondo i report, i dirigenti Amazon avrebbero ritenuto che la versione di Gero non avrebbe attratto un pubblico abbastanza ampio al di fuori della fanbase esistente. E in più, circolano voci che Amazon voglia ripartire da zero, affidando la proprietà intellettuale a qualcuno completamente estraneo all’universo di Stargate.

La reazione dei creatori originali e dei fan

Come prevedibile, la spiegazione fornita non è andata giù. La reazione è stata immediata e pubblica: lo stesso Gero, il produttore storico del franchise Joseph Mallozzi e Michael Shanks — il celebre interprete di Daniel Jackson — hanno tutti risposto apertamente alla notizia. Per una fanbase che aspettava da anni una continuazione degna della saga, la cancellazione ha avuto l’effetto di un pugno allo stomaco.

Alcuni fan si sono spinti oltre, chiedendo ad Amazon di cedere i diritti a un altro studio disposto ad andare avanti con la visione di Gero. La frustrazione è comprensibile: le persone coinvolte nel revival non erano estranei che cercavano di reinventare Stargate. Erano i creatori che lo avevano costruito.

Stargate

Il vero motivo: un cambio di vertice in Amazon

La storia più interessante, però, si svolge all’interno di Amazon stessa. I report del settore collegano la cancellazione a un significativo rimescolamento ai vertici dell’azienda. Deadline ha descritto Stargate come una delle “vittime illustri del cambio di regime”. All’inizio dell’anno, Amazon ha assunto Brett Fetter come nuovo Head of Worldbuilding & Genre Series — proveniente da Netflix, dove aveva supervisionato franchise come Stranger Things, Ozark, The Queen’s Gambit, The Haunting of Hill House e 3 Body Problem.

L’arrivo di Fetter è stato seguito da una ristrutturazione significativa. Nick Pepper, Head of US SVOD TV Development, ha lasciato l’azienda a febbraio. Matt King, Head of Tentpole, Genre and Universe Development, lo ha seguito due mesi dopo. Entrambi erano stati sostenitori chiave del revival di Stargate — e una volta usciti, il progetto ha perso la sua base di supporto interna.

Fetter supervisiona ora un portfolio di franchise di genere di tutto rispetto: Fallout, Il Signore degli Anelli – Gli Anelli del Potere, Reacher, Blade Runner 2099, Spider-Noir, God of War, Tomb Raider e Young Sherlock. La direzione sembra chiara: Amazon vuole puntare su proprietà capaci di attrarre contemporaneamente i fan storici e un pubblico generalista, evitando produzioni percepite come troppo di nicchia.

Il paradosso è evidente. Stargate, con il suo creatore originale coinvolto, avrebbe avuto tutte le carte in regola per farlo. E invece è diventato la prima vittima visibile della nuova visione strategica. Che questa scelta si riveli lungimirante o miope, i fan lo scopriranno guardando cosa Amazon saprà fare con gli altri franchise affidati a Fetter nei prossimi anni.

Baldur’s Gate II: Shadows of Amn, in sviluppo il remake con il co-lead designer originale

Uno dei GDR più amati di sempre potrebbe presto tornare in una veste completamente rinnovata. Secondo quanto riportato da PC Gamer, Wizards of the Coast starebbe lavorando a un remake di Baldur’s Gate II: Shadows of Amn, l’iconico RPG sviluppato da BioWare e pubblicato nel 2000. La notizia più interessante è che il progetto vedrebbe il ritorno di Kevin Martens, co-lead designer del gioco originale, già attivamente coinvolto nello sviluppo secondo fonti vicine al progetto.

Per ora si tratta di rumor, non di un annuncio ufficiale. Ma la fonte è credibile e i dettagli emersi meritano attenzione.

Anche il primo Baldur’s Gate potrebbe ricevere lo stesso trattamento

Poiché Baldur’s Gate II è il sequel diretto del capitolo del 1998, ci si chiede naturalmente se anche il gioco originale riceverà un remake. Secondo le indiscrezioni, la risposta sarebbe sì: le due produzioni sarebbero in sviluppo in parallelo, con l’obiettivo di proporre entrambi i titoli rinnovati alla nuova generazione di giocatori.

Entrambi i giochi avevano già ricevuto una seconda vita nel 2013 con le rispettive Enhanced Edition, versioni modernizzate che includevano le espansioni originali, nuovi compagni di avventura e contenuti aggiuntivi come la modalità arena Black Pits II: Gladiators of Thay. Un remake vero e proprio, tuttavia, aprirebbe la strada a interventi molto più radicali — soprattutto sul fronte visivo e tecnico, dove le aspettative del pubblico contemporaneo sono ben diverse da quelle del 2000.

Portare questi titoli agli standard di Baldur’s Gate 3 — uscito nel 2023 e diventato un punto di riferimento assoluto per il genere — è una sfida enorme, considerata la scala narrativa e la complessità dei giochi originali. Ma è proprio questa ambizione a rendere la notizia così elettrizzante per i fan di lunga data.

Il contesto: Baldur’s Gate 4 è lontano, i remake potrebbero colmare l’attesa

L’arrivo di questi potenziali remake si inserirebbe in un momento particolare per il franchise. Baldur’s Gate 4 è ufficialmente in sviluppo, ma si trova ancora nelle primissime fasi di pianificazione e verrà realizzato da uno studio diverso da Larian Studios — il team che ha creato il terzo capitolo e che ha poi scelto di concentrarsi su altri progetti. Con il quarto capitolo ancora molto lontano dall’uscita, due remake di alta qualità potrebbero rappresentare il modo ideale per tenere viva l’attenzione dei fan sulla saga, permettendo anche ai nuovi giocatori di scoprire dove tutto è iniziato.

Il coinvolgimento di Martens — che ha contribuito a plasmare l’identità narrativa e di design dei giochi originali — è il dettaglio che trasforma questi rumor da semplici voci a qualcosa di più concreto. Un progetto con la supervisione di chi ha creato l’originale ha tutta un’altra credibilità rispetto a un remake puramente commerciale.

Per ora non esiste una data di uscita né per il remake di Baldur’s Gate II: Shadows of Amn né per quello del primo capitolo. Wizards of the Coast non ha rilasciato alcuna conferma ufficiale. Ma se i rumor si rivelassero fondati, il ritorno sulla Costa della Spada potrebbe essere molto meno lontano di quanto i fan si aspettino.