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I dominatori dell’universo (1987): il caos dietro le quinte che quasi distrusse il film

Quando i fan parlano oggi di I dominatori dell’universo — il film del 1987 con Dolph Lundgren nei panni di He-Man e Frank Langella in quelli di Skeletor — la conversazione ruota solitamente attorno alla recitazione sopra le righe, al tono camp, o alla scelta controversa di ambientare buona parte della storia sulla Terra invece che su Eternia. Quello che raramente si racconta è che il film ha rischiato concretamente di non arrivare mai nelle sale. Anzi: ci sono stati momenti in cui nemmeno i realizzatori erano sicuri che ce l’avrebbe fatta.

A quasi quarant’anni di distanza, le testimonianze dirette di chi c’era raccontano una produzione tenuta insieme con il nastro adesivo, la determinazione e qualche miracolo dell’ultimo minuto. E con l’uscita del reboot Masters of the Universe di Travis Knight — nei cinema italiani dal 4 giugno 2026 — è il momento perfetto per riscoprire la storia caotica e affascinante dell’originale.

La Cannon Films: un partner ambizioso sull’orlo del collasso

Il film approdò alla Cannon Films dopo che il produttore Ed Pressman aveva girato Hollywood in cerca di uno studio disposto a finanziarlo. La Warner Bros. era interessata, ma Cannon offrì più denaro e si aggiudicò il progetto. In apparenza, un ottimo punto di partenza. Nella realtà, l’inizio di un incubo.

A metà anni Ottanta, Cannon si era costruita la reputazione di produttrice di film di genere ambiziosi con budget ridotti. Ma dietro quella facciata, l’azienda stava attraversando seri problemi finanziari. Il regista Gary Goddard si ritrovò a dover girare un kolossal fantasy mentre il terreno sotto la produzione continuava a franare. Come ricorda l’executive Mattel Joe Morrison: “Quei ragazzi erano fuori di testa. E stavano finendo i soldi. Avevano i loro problemi.” Goddard aggiunse: “Stavano andando fuori business lentamente. Quindi c’erano sempre delle sfide. Era un film in cui praticamente ogni giorno c’era una sfida.”

Per tenere duro, Goddard trovò ispirazione in un posto inaspettato: il film All That Jazz di Bob Fosse. Ogni mattina si alzava, si guardava allo specchio e si ripeteva la frase del protagonista: “È l’ora dello spettacolo.” Poi usciva di casa e si presentava sul set come se tutto fosse sotto controllo.

 

Diritti, minacce di chiusura e dinner party tra attori ignari

Uno dei momenti più tesi riguardò i diritti sui design del film. Il production designer William Stout ricorda come i rappresentanti Mattel che visitavano gli uffici della produzione cominciarono a indicare le illustrazioni parlando del loro potenziale come giocattoli. Stout li fermò: lui era stato assunto per progettare un film, non la linea di giocattoli dell’anno successivo, e i diritti su quei materiali erano suoi. La reazione fu immediata: “Hanno minacciato di chiudere il film per otto volte. Cercando di farmi firmare — me e gli altri designer — accordi in cui cedevo i miei diritti.”

Il paradosso straordinario è che mentre la produzione era sull’orlo del collasso, il cast non sapeva nulla. L’attrice Chelsea Field (Teela) ricorda quei mesi come una sorta di colonia estiva: cene a casa degli attori, serate tra colleghi, risate fino a tardi. “Gary ha fatto un lavoro straordinario nel proteggerci. Non credo che sapessimo nulla di quello che stava succedendo a Cannon. Sapevamo che le riprese andavano avanti a lungo, ma non avevamo idea di quanto le cose stessero andando male. E probabilmente era un bene, perché ci sarebbe stata una rivolta.”

Masters of the Universe

La battaglia finale che Cannon non voleva pagare

Il colpo di grazia arrivò quasi alla fine. La sequenza del confronto finale tra He-Man e Skeletor — il climax che tutto il film stava costruendo — fu cancellata per mancanza di fondi. Cannon semplicemente non aveva i soldi per girarla.

Goddard era incredulo: “Come puoi avere un finale senza quella battaglia finale tra He-Man e Skeletor?” Fu a quel punto che intervenne Mattel con una soluzione pragmatica. Morrison spiegò come andò: Cannon doveva ancora alla Mattel metà del compenso per i diritti. Morrison propose un accordo telefonico: Mattel avrebbe rinunciato al pagamento rimanente in cambio di due notti di riprese aggiuntive per girare la scena finale. Il film aveva un finale.

Ironicamente, quella stessa notte estenuante produsse quella che Goddard considera la migliore interpretazione di Lundgren nell’intero film. Stremato, l’attore recitò sottovoce, con intensità contenuta — esattamente il tono che il regista aveva cercato di ottenere per tutta la produzione senza riuscirci. “Avessi avuto questo per tutto il resto del film… chissà?”

I dominatori dell’universo uscì nei cinema americani il 7 agosto 1987 — in Italia arrivò solo nell’aprile del 1990 — e fu un flop sia di critica che di botteghino, incassando appena 17 milioni di dollari contro un budget di 22. Il sequel pianificato non si fece mai. Eppure il film sopravvisse, e con esso la sua reputazione di cult improbabile e tenace. Forse anche perché chi lo ha visto, in qualche modo, sente il peso di tutto quello che costò realizzarlo.