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Back 4 Blood: la nostra apocalittica recensione

back 4 blood sterminatori
back 4 blood sterminatori
Data di uscita
12 ottobre 2021
Sviluppatore
Turtle Rock Studios
Editore
Warner Bros. Interactive Enterteinment
Lo puoi trovare su...

La nostra recensione di Back 4 Blood, il nuovo videogioco a tema zombie, comincia con la fuga da un bar.

A quanto pare la piaga che sta colpendo la Terra, che si mormora venire dallo spazio, si sta risvegliando. Qualche tempo è passato dai giorni del panico, quando la gente ha cominciato a trasformarsi in questi cosi, puzzolenti mostri senza cervello né anima ma solo dotati di un’immensa, sconfinata ed insaziabile fame. Dopo un periodo, per così dire, di assestamento, ultimamente quegli schifosi hanno iniziato a farsi più aggressivi, e ne spuntano fuori sempre di più grossi e strani.

Mentre andavamo ad un incontro con uno degli altri gruppi, con cui scambiare cibo e medicinali siamo stati attaccati con una furia che non vedevamo da molto tempo, se mai l’avessimo già conosciuta. Il nostro contatto è morto prima che potessimo anche solo alzare un dito. Ora ci troviamo qui, nella zona infestata, e migliaia di quei cosi si frappongono tra noi e il rifugio che faticosamente ci eravamo costruiti. Ce la faremo a tornare a casa?

Back 4 Blood: la recensione

Back 4 Blood è un videogame sviluppato da Turtle Rock Studios e pubblicato da Warner Bros. Interactive Entertainment. Si tratta di un first person shooter ambientato in un’apocalisse zombie. In questa particolare versione di fine del mondo, una grossa fetta dell’umanità è stata infettata da un parassita, chiamato “Vermi del Diavolo”, presumibilmente di origine aliena. Sia come sia, ci ritroviamo ancora una volta a combattere orde di infestati, innumerevoli soldati semplici delle morte coadiuvati da qualche luogotenente speciale dai poteri pazzi e diversi.

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Back 4 Blood è disponibile dal 12 Ottobre, su praticamente qualunque piattaforma non-mobile: PS4, PS5, Epic Games Store, Steam e mondo Xbox. In particolare, per i servizi di casa Microsoft, è disponibile anche sulla precedente generazione Xbox One, naturalmente sull’attuale Series X/S, sul Microsoft Store (il gioco è play-anywhere: una volta acquistato si può giocare ovunque ed i progressi sono condivisi) ed incluso, a partire dal day one, sul servizio in abbonamento Game Pass.

Ad ogni modo, il gioco è di tipo cross-play multipiattaforma: quale che sia il nostro veleno, potremo connetterci con qualunque amico, su qualunque piattaforma, per condividere l’esperienza di gioco.

“Siamo tornati per il sangue”

I protagonisti del gioco sono 8 diversi sterminatori, sopravvissuti più cazzuti del resto dei fortunati. Il loro compito è uscire nel mondo esterno per compiere varie missioni e ripulire i dintorni dalla morte che cammina (e corre, e salta, ed esplode!). Le squadre sono sempre composte da 4 personaggi, sia nelle modalità PvE che PvP; è senz’altro più divertente giocare insieme a degli amici, o quantomeno a dei giocatori umani, ma in alternativa il gioco inserirà nella nostra squadra dei Bot che, almeno al livello di difficoltà più basso, sapranno rendersi quasi utili. Riscontriamo ancora qualche bug nelle IA, ma nulla che pregiudichi il gioco e non possa essere risolto con un aggiornamento.

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All’inizio sono disponibili solo 4 personaggi ma dopo pochi livelli, una volta rientrati a Fort Hope (il quartier generale che funge anche da lobby, poligono di tiro e zona in cui apportare le modifiche a personaggi e armi) sbloccheremo gli ultimi 4. Ogni personaggio ha non solo le sue caratteristiche di gioco, ma anche una personalità particolare espressa dalle frasi pronunciate anche durante l’azione; inoltre, ed è un dettaglio a prima vista non immediato ma che si apprezza con l’avanzare nel gioco, i personaggi interagiscono tra loro con una grande varietà di botta e risposta, spesso calibrati sulle personalità dei personaggi stessi.

Il tutto si apprezza ancora di più in quanto il gioco è completamente doppiato in italiano, così come, naturalmente, è tradotta l’interfaccia di gioco.

Back 4 Blood non è solo pallottole a quintali

Back 4 Blood è un gioco adrenalinico e dal ritmo incalzante, specie al livello di difficoltà Recluta. In questo caso è possibile volare velocemente attraverso i livelli sparando pallottole a quintali, senza doversi preoccupare troppo delle riserve di munizioni: a differenza di medikit e altri strumenti, si trovano in abbondanza in molti angoli delle mappe, a patto di tenere gli occhi bene aperti.

Alle difficoltà più alte, da cui sicuramente non consigliamo di partire a meno che non siate dei veri manici, le capacità tattiche, strategiche e di coordinamento del team saranno fondamentali per riuscire ad uscire, non diciamo indenni, ma almeno vivi anche se malconci, da qualunque livello.

Le armi a disposizione sono di molte categorie, ciascuna con i suoi punti di forza e di debolezza dati dalle caratteristiche, ma che aiutano a personalizzare il proprio stile di gioco; con attente scelte di personaggi e carte (un’innovativo sistema di cui parleremo diffusamente più avanti) si possono creare combinazioni davvero efficienti ed efficaci. Le mitragliatrici leggere e i fucili a canna liscia, in particolare, sono dei veri e propri strumenti di sterminio nelle mani e nelle condizioni giuste.

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Ben fatta è anche la gestione degli strumenti offensivi da lancio, come granate e molotov: gli effetti sono parecchio diversi, ed hanno una rilevanza non scontata nel gameplay. Abbastanza comode e semplici da utilizzare, è sempre meglio averne un paio con sè per poterle utilizzare al momento più opportuno. Faranno la differenza.

E poi filo spinato, defibrillatori, strumenti per aprire porte o avviare macchinari; coordinarsi con il proprio team di sterminatori è fondamentale per non farsi trovare impreparati in nessuna situazione. Questo anche perché, nonostante sia possibile aumentare il numero di oggetti che è possibile equipaggiare, non ci sarà la possibilità di portarne due di tipi diversi, come ad esempio una molotov o una granata a frammentazione insieme.

Una brutta mano di carte

Inutile proseguire la nostra recensione di Back 4 Blood senza prima parlare del sistema di carte introdotto da Turtle Rock nel suo titolo.

Iniziamo dalle carte Corruzione: si tratta di un bel sistema per garantire una buona rigiocabilità al titolo e dare grande variabilità all’esperienza di gioco. Il “master” gestito dall’IA appositamente creata da Turtle ne gioca una o più contro di noi all’inizio di ciascun livello, mettendoci di fronte a difficoltà diverse con cui fare i conti. Andiamo dal potenziamento di alcuni nemici, a quest secondarie da portare a termine per ottenere ricompense migliori, ad un tempo massimo in cui completare il livello, fino ad una lugubre ed innaturale nebbia che pervade ogni ambiente e ci impedisce letteralmente di vedere a più di 10 passi di distanza ciò che il gioco ci sta mandando contro. Tuttavia, possiamo sentirli arrivare: molto bello, molto inquietante.

Le carte Corruzione sono piuttosto numerose, e ne vengono giocate in numero sempre maggiore man mano che proseguiamo nella storia o alzando la difficoltà di gioco.

L’Asso nella Manica di Back 4 Blood

A nostra volta abbiamo la possibilità di creare un mazzo di 15 carte Sterminatore e giocarle, nell’ordine che abbiamo stabilito, nel proseguo dei livelli. All’inizio dell’avventura in Back 4 Blood, ne avremo a disposizione poche. Ma potremo acquistarne altre dalle linee di rifornimento spendendo i punti guadagnati nel gioco. Abbiamo in questa maniera una duplice meccanica di gioco: è rilevante sia la scelta delle carte da acquistare sia quali inserire nel mazzo. È possibile creare molti mazzi diversi, in grado di adattarsi sia al gioco in single player, che al multiplayer, che alla modalità sciame. Non ultimo, i mazzi di carte devono essere costruiti sia in base ai nostri personaggi sia considerando i nostri compagni di gioco, specie alle difficoltà più alte.

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Le carte Sterminatore garantiscono bonus personali o di squadra. Sono divise in 4 categorie: Riflessi, Disciplina, Forza e Fortuna; possono potenziare 4 diversi aspetti: attacco, difesa, movimento ed uso degli strumenti. In totale sono 156, quindi le possibilità di personalizzazione sono davvero tantissime.

Slay Together, Stay Together

Sono passati ben 13 anni dal primo Left 4 Dead. Cosa ci si ricorda maggiormente di quel videogame è la costruzione del gameplay in maniera da esaltare la collaborazione tra i giocatori. Muoversi assieme, coprirsi le spalle, coordinare le azioni era una parte fondamentale non solo della godibilità dell’esperienza di gioco, ma resa necessaria da come era stato realizzato il titolo.

In Back 4 Blood questo marchio di fabbrica è stato mantenuto, ed una maniera in cui, anche se molti titoli del genere hanno tentato di replicare, non è mai riuscita a nessuno così bene.

Andare in giro da soli in B4B non è impossibile, ma è sicuramente una pessima idea. Oltre a nemici rumorosi, grossi e molto aggressivi, esistono numerose mutazioni di infestati che si acquattano nell’ombra e saltano fuori quando meno te lo aspetti. Essi bloccano il movimento e ti impediscono di liberarti da solo, mentre rosicchiano punti danno ogni secondo che la squadra impiega per raggiungerti. Sono sicuramente molto più fastidiosi, ed in una certa misura, pericolosi, dei più casinisti fratelli maggiori.

Anche le azioni da intraprendere per avanzare nei livelli spesso richiedono un grosso grado di collaborazione. Traportare casse di approvvigionamenti che impediscono di sparare, distruggere dei nidi la cui fine attira le orde, o anche solo coprire tutti i lati di una postazione da difendere, sono tutti compiti non impossibili da portare a termine giocando “da soli”, ma sicuramente più facili, oltre che divertenti ed appaganti, quando si fanno in gruppo.

A proposito di questo, se avete degli amici con cui giocare, piuttosto che degli estranei a cui venite aggregati nel matchmaking, l’esperienza sarà decisamente migliore.

Gli aspetti tecnici di Back 4 Blood

Dal punto di vista grafico, Back 4 Blood ha una resa degli elementi utili alla narrazione ed al gameplay molto buona. Il motore grafico non è eccessivamente pesante, ed anche un PC di medio livello riesce a farlo girare a una qualità più che soddisfacente; qui potete dare un’occhiata ai requisiti di sistema.

Per quanto riguarda il mondo console, il titolo non sfrutta ancora appieno il potenziale completo dell’ultima generazione, ma, proprio per questo, ha una buona resa anche su dispositivi non più nuovi come PS4.

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Molto curato è l’aspetto splatter del titolo. Schizzi di robaccia zombie, un po’ di sangue qua e là (il titolo è pur sempre +18) ed esplosioni di roba viscida verdognola, appiccicosa e puzzolente sono ben simulate; andando invece a cercare dettagli in ambienti secondari, dove non è previsto che si rivolga troppa attenzione, si nota un certo calo di qualità. Tuttavia la cosa è probabilmente voluta, per mantenere il prodotto entro certi limiti di dimensione e requisiti di sistema; trattandosi di sfondo al gioco, non è mai un problema rilevante.

Il comparto audio del gioco è invece davvero ottimo sotto tutti i punti di vista. Ogni arma ha il suo sonoro particolare, di fuoco e ricarica. Il mondo pare vivo, con i suoni di fondo nella natura e negli ambienti urbani; all’orecchio bisogna prestare attenzione quanto all’occhio, perché spesso ci aiuta ad individuare e, una volta imparato a riconoscerli, a identificare le minacce in arrivo.

La Storia

La campagna di Back 4 Blood comincia come una serie di scenari che sembrano un po’ scollegati tra loro, non troppo uniti da un filo conduttore narrativo.

Migliora decisamente nella seconda parte, con l’Atto 3 e il gran finale dell’Atto 4 in cui ci troviamo a fare i conti non soltanto con orde sconfinate di infestati. Il generale che comanda l’avamposto di Fort Hope ha un piano, e noi, suo braccio armato, siamo gli agenti dedicati alla ricerca di una risoluzione per il territorio.

Senza fare spoiler, possiamo sicuramente dire che, seppure il punto forte del titolo non sia certo la narrazione, nella seconda parte acquisisce una rilevanza diversa rispetto all’inizio. Ci troviamo ad affrontare non solo i sintomi, ma anche la causa del problema che sta affliggendo il nostro mondo di gioco. E qua mi fermo, davvero non si può dire di più senza fare anticipazioni sulla trama di gioco.

Conclusioni della recensione di Back 4 Blood

Passiamo alle conclusioni della nostra apocalittica recensione di Back 4 Blood – e scopriamo finalmente se il termine apocalittico si riferisce all’ambientazione o al giudizio.

Il videogame di Turtle Rock è divertente, frizzante, e molto piacevole da giocare con gli amici. Le modalità di gioco in single player o attraverso matchmaking con sconosciuti non riescono a far brillare al massimo l’esperienza che, come da tradizione della serie (è evidente che in qualche modo questo titolo sia una sorta di Left 4 Dead 3) dà il massimo quando giocata in gruppo. La modalità Sciame è invece un’interessante cambio di prospettiva, divertente ma in cui perdiamo molti punti forti del titolo. E tuttavia, non in grado di permettere una rigiocabilità in grado di far apprezzare davvero il titolo.

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Ma questi non sono problemi che hanno un grosso peso sul giudizio. Questo perché l’esperienza di gioco è chiaramente pensata e realizzata per essere la migliore possibile in certe condizioni, ed è lì che Back 4 Blood si distingue.

Il tutto è supportato da un comparto tecnico ed un world building di assoluto livello, con una particolare cura nello sviluppo e caratterizzazione dei personaggi e delle loro interazioni. Alcuni sono meglio riusciti di altri, è vero, ma ciascuno riveste un “ruolo sociale” -anche un po’ stereotipato, ma va bene così – all’interno del gruppo degli Sterminatori. Sono piccoli dettagli come questo a far emergere Back 4 Blood dall’insieme dei titoli di questo tipo, a renderlo memorabile rispetto ad altri prodotti che sono divertenti finchè giocati ma non lasciano un grande segno.

In ultima analisi, Back 4 Blood è un gioco assolutamente consigliato se avete la possibilità di giocarlo con il giusto gruppo abbastanza spesso. Anche perché il livello di difficoltà minore è già impegnativo, ma quello “medio” è davvero una sfida per tutti. In tutti gli altri casi, resta un bel titolo, come ne esistono tanti altri. Ma per rendere un videogame, non dico una pietra miliare, ma un must-have del genere, è forse sufficiente che faccia meglio di tutti quello per cui è stato creato. E Back 4 Blood, indubbiamente, ha pochi eguali nel PvE multiplayer cooperativo, tanto per rappresentare un titolo apocalittico per molti competitor diretti.

Potete acquistare Back 4 Blood A QUESTO INDIRIZZO.

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Back 4 Blood
Back 4 Blood è un videogame divertente, in particolar modo se giocato con gli amici; offre una grande rigiocabilità grazie ai numerosi livelli e all'esperienza di gioco che cambia grazie al sistema di carte. Dal punto di vista tecnico il titolo è di ottimo valore, soprattutto per quanto riguarda il comparto audio. Dà il meglio quando giocato con un gruppo di amici affiatato ed anche abbastanza "skillato", perché i non morti non guardano in faccia nessuno.
Pro
Splendido in cooperativa con gli amici
Comparto video e audio di ottimo livello
Ottima rigiocabilità grazie ai molti livelli ed al sistema di carte
Contro
Buono con matchmaking pubblico, meno godibile in solitario
Il gioco può essere molto impegnativo anche alla difficoltà più bassa
8.2
Voto Finale
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