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Mao di Rumiko Takahashi: recensione del primo volume del manga

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Era da mesi che avevo Mao in libreria e finalmente ho avuto il tempo di dedicarmi a questo nuovo manga che ha debuttato in Italia alla fine del 2020.

Non era la prima volta che leggevo un volume della sensei Rumiko Takahashi, eppure tenere in mano il tankobon, come ogni volta, mi ha dato regalato sempre nuove emozioni.

Demoni, magia, mistero e amicizia, sono questi gli elementi principali dell’opera. Senza contare il tratto della mangaka che, malgrado la sua semplicità, riesce comunque a conquistare il lettore e a valorizzare le ambientazioni e i personaggi.

Questa nuova, serie portata in Italia da Star Comics, si prospetta molto interessante, non vedo l’ora di recuperare gli altri volumi!

Di cosa parla Mao? Come comincia questa avventura?

Nanoka è una ragazza che frequenta la terza media che è stata coinvolta in un incidente stradale quando frequentava la prima elementare. Un giorno, mentre è a scuola, sente le sue compagne discutere di una strana diceria riguardo la via dei negozi chiusi: sembra che quel luogo sia infestato dai fantasmi!

Nanoka decide di andarci con le sue compagne malgrado sia proprio quello il luogo dove i suoi genitori hanno perso la vita otto anni prima. Nanoka sente delle voci e appena passa sotto l’arco della via, si ritrova nell’epoca Taisho (1912-1926) in cui vivono delle persone trasparenti.

Qui incontrerà Mao, un Omniyoji che si interesserà particolarmente al suo passato, trascorsi dei quali la ragazza non ricorda quasi nulla.

Nanoka ci viene presentata come una ragazza dalla salute cagionevole, debole e mite. In realtà, dopo il suo primo viaggio nell’epoca Taisho, tira fuori delle abilità sensazionali che sorprendono sia lei che il lettore. Lo stesso Mao la considera come un’Ayakashi (un tipo di Yokai), poi realizzerà che come lui la ragazza è stata maledetta da Byoki (Demone Gatto). Mentre i nostri protagonisti cercano di risolvere il mistero che li unisce, dovranno scontrarsi con altri demoni che minano la pace del loro villaggio.

Mao, un manga a metà strada tra horror e paranormale

Malgrado il genere in cui è stato classificato il manga sia quello horror, io sono fermamente convinta che la vicenda sarà solo paranormale. Ho come l’impressione che quello che vedremo in futuro non ci darà incubi, ma solo elementi fantastici che riusciranno a catturare la nostra attenzione.

Mi piace l’aura di mistero che circonda Mao e il suo nemico Byoki, vorrei sapere seduta stante tutto quello che riguarda il passato del protagonista e della sua nemesi. Purtroppo in questo primo volume, come è giusto che sia, non scopriamo quasi niente sull’antagonista e quindi non riusciamo a comprendere le motivazioni che lo hanno portato a maledire Mao.

Ma non è la stessa trama di Inuyasha?

Una ragazza delle medie che viaggia nel tempo? Yokai ed Oni ? Un Demone mina la felicità dei protagonisti? Un legame particolare che va oltre il tempo?

Sì, alcuni elementi del manga ricordano Inuyasha, ma la sensei ha in mente uno sviluppo diverso per questa storia. Francamente, non mi infastidisce trovare delle somiglianze tra le due opere soprattutto se consideriamo che i protagonisti hanno un character design differente rispetto ai protagonisti di Inuyasha.

Ad ogni modo, essendo solo il primo volume, non ho ancora una visione completa di tutto l’insieme quindi non posso ancora essere sicura di cosa troveremo nei prossimi volumi.

Un attimo di pace per Mao e gli altri!

Per nostra fortuna, Rumiko Takahashi ci regala anche qualche tavola tranquilla dove il lettore e i protagonisti possono riprendere fiato dopo tutte le notizie e le battaglie.

Adoro il semplice umorismo della Sensei che riesce a strapparmi un sorriso, nulla di troppo macchinoso o forzato, della semplice ironia per alleggerire il clima un po’ troppo pesante. Trovo molto simpatico Otoya, uno shikigami dall’aspetto di un bambino che aiuta Mao nei suoi viaggi. Ho come l’impressione che questo spirito saprà farci ridere di gusto!

Mi piacciono particolarmente i momenti in cui Mao e gli altri si fermano in un cafè dove vengono a conoscenza di tutte le stranezze che stanno avvenendo nel villaggio. Un attimo di pausa in cui possono riflettere e dove vengono fuori tutte le preoccupazioni dei protagonisti.

Ci tengo a sottolineare che l’idea di ambientare un manga in un’epoca passata conferisce un fascino particolare all’opera! Sono sempre molto curiosa quando si tratta di cultura e folklore giapponese e scoprire dettagli di queste tradizioni, costumi e così via, è sempre un piacere. Se poi il tutto è accompagnato da bei disegni e una trama niente male…

Mi aspetto davvero molto da questo manga e non vedo l’ora di sapere cosa succederà in futuro con Mao!

Voi avete letto Mao? Avete intenzione di recuperare la serie? Fatecelo sapere con un commento qui sotto!

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