Topolini, Kombattini, Bim Bum Bam: la recensione del libro che gioca con i ricordi della cultura pop italiana

Topolini, Kombattini, Bim Bum Bam

Quando Nino Baldan, autore di “Topolini, Kombattini, Bim Bum Bam“, mi ha segnalato il suo ultimo volume credo non abbia fatto nemmeno in tempo a finire di scrivere la sua email che già si è visto recapitare al mittente il mio convinto e impaziente “sì”, probabilmente avrà pensato: “òstrega, ho incrociato un pazzo fanatico” (spero che Nino mi conceda la licenza poetica veneta).

La recensione di Topolini, Kombattini, Bim Bum Bam, un viaggio nella cultura POP italiana attraverso i ricordi legati a 24 fenomeni degli anni ’80 e ’90

Sì, perché, Topolini, Kombattini, Bim Bum Bam, una sorta di diario di ricordi ludici e non, ma comunque legati alla cultura pop degli anni ’80 – ’90, non è solo un nostalgico tuffo nel passato di un un ragazzino (ancora lo siamo tutti comunque)  alle prese con giochi, videogame e programmi TV che hanno fatto la storia, ma è un vero e proprio invito alla memoria di un decennio che ha segnato e formato la generazione nata tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80.

Il viaggio nei ricordi che Nino (non voglio indicarlo come “l’autore” non per sminuirlo, ma al contrario per elevarne lo status a “guida delle rimembranze”) ci propone è un biglietto per due su un treno che attraversa appunto le valli della memoria e che riusciamo a vivere insieme a lui, immedesimandoci perfettamente nelle esperienze vissute sullo sfondo di una città particolare: Venezia che proprio in questi giorni conosce il revival delle passioni di quei decenni che hanno segnato in maniera indelebile i quarantenni di oggi.

Per capire meglio il tema affrontato nel libro, basta leggere la retro-copertina di Topolini, Kombattini, Bim Bum Bam:

24 capitoli dedicati a 24 fenomeni degli anni ’80 e ’90, impostati come fossero post (inediti) del Blog: dai LEGO a Kiss Me Licia, dai Gig Tiger ai Power Rangers.

Non un’opera nozionistica ma un diario personale infarcito di ricordi, aneddoti e convinzioni infantili di quell’epoca pre-digitale senza internet e senza smartphone in cui niente e nessuno avrebbe fugato i nostri dubbi.

Un viaggio nella nostra memoria attraverso i ricordi di un ragazzino veneziano

Come dicevo in precedenza il libro non regala una semplice raccolta di aneddoti e ricordi, che già da sé varrebbe la pena di leggere, ma è un magico e colorato grimaldello di parole leggere ed emozionanti che ci permette di sbloccare i nostri personali ricordi. Nino attraverso i suoi aneddoti e i suoi racconti di esperienze personali vissute in risposta a ogni novità che quegli anni, con cospicua, ininterrotta e irripetibile abbondanza, mettevano di fronte ai bambini, non fa altro che aiutarci a rimembrare noi stessi bambini alle prese con esperienze molto simili.

Personalmente la lettura del libro è stata un’esperienza per certi versi “inquietante”, con il virgolettato d’obbligo per fugare ogni intenzione negativa dell’aggettivo e declinarlo completamente in maniera positiva: sono cresciuto in un piccolo paesino della Puglia eppure le analogie con quanto raccontato da Nino sono quasi incredibili e, immagino, che in tanti si riconosceranno in quel bambino veneziano che parla di LEGO, fumetti di Topolino, le sorprese Kinder e Bim Bum Bam.

Nino ricorda di aver ricevuto in regalo dei LEGO mentre era convalescente in ospedale a Venezia? La mia mente ribatte con quesi due settimane di ricovero tra le pareti verde pistacchio dell’ospedale di Mesagne dove, a 8 anni, conobbi il mio primo Topolino che all’epoca chiamavamo appunto giornaletti.

Nino racconta che l’arrivo in TV di “Tutti in campo con Lotti” gli scatenò l’irrefrenabile voglia di golf che lo portarono a scavare buche in giardino e realizzare il suo campo personale? Io sprofondo nei ricordi delle giornate primaverili passate in un terreno dietro casa mia dove, con i miei amici, avevamo “costruito” un percorso di 18 buche e, in mancanza di attrezzatura idonea, usavamo mazze e palle da hockey su prato (sport da sempre in voga dalle mie parti e che praticavamo spesso, anche a scuola) senza dimenticare di accompagnare ogni tiro dalla parola: “Spa-ghe-tti!”.

Ti ricordi i Kombattini?

Tutto quello che si trova tra le pagine di Topolini, Kombattini, Bim Bum Bam è un regalo composto da decine di scatole da aprire in sequenza, non con la vorace foga fanciullesca tipica delle mattine di Natale (o meglio del 6 gennaio) quando ci si alzava presto per scoprire  quale strenna fosse la ricompensa dei nostri ligi comportamenti da “bravi bambini”, ma piuttosto con quella calma e impassibile tranquillità con la quale si vorrebbe esorcizzare lo scorrere del tempo quando i ricordi vanno a Holly e Benji, He-Man e i Dominatori dell’Universo, i Puffi, i giocattoli Gig e le Micro Machines, passando per il wrestling (quello di Dan Peterson), il Game Boy e il Subbuteo.

Ritorno a dire che perdersi tra le pagine del libro dona la stessa sensazione di un viaggio durante il quale, guardando fuori dal finestrino passare lentamente tutti questi fenomeni anni ’80 e ’90, si prova una sorta di esperienza mistica in una dimensione in cui gli spazi si annullano e ragazzini provenienti dalle più disparate regioni dell’Italia si ritrovano partecipi di una gita, allegra ma mai chiassosa, dove tra “Ehi, ti ricordi i Kombattini?” e “Comunque il più forte rimane sempre Hulk Hogan” la memoria fa incetta di emozioni e rievoca momenti di assoluta felicità e spensieratezza.

In Siamo stati tutti come Nino

Topolini, Kombattini, Bim Bum Bam forse è proprio questo, o almeno per me lo è stato, un viaggio indietro nel tempo che mi ha regalato momenti di felicità ogniqualvolta Nino, tramite i suoi personali ricordi, riusciva a evocarne altrettanti nella mia mente, suggerendomi di legare un giocattolo o un programma TV a momenti specifici della mia vita da bambino.

Nino, inoltre, tra le righe, ci racconta anche il cambiamento di una città come Venezia (che per vicende personali conosco abbastanza bene) dove il calo demografico e non solo ha visto pian piano scomparire edicole, librerie, scuole, negozietti di giocattoli e tutta una serie di attività commerciali e realtà istituzionali che hanno fatto da sfondo all’infanzia di un ragazzino che, crescendo, ha visto il mondo cambiare.

Questa nostalgica e melanconica situazione è un altro punto che accomuna esperienze diverse ma comunque simili, l’ennesima testimonianza che porta il lettore a realizzare come il libro di Nino Baldan sia sì una sorta di diario attraverso un decennio indimenticabile, ma anche un piccolo manifesto di quella che è la memoria condivisa della cultura pop italiana di quegli anni.

Un libro, quello di Nino, frutto di 12 mesi di lavoro con un testimonial d’eccezione come Alessandro “DocManhattan” Apreda che ne ha curato la prefazione.

Topolini, Kombattini, Bim Bum Bam
Topolini, Kombattini, Bim Bum Bam
Topolini, Kombattini, Bim Bum Bam è un viaggio nella memoria condivisa che appartiene a ogni ragazzino nato a cavallo tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, una sequenza di ricordi che va dai LEGO a Kiss Me Licia, dai Gig Tiger ai Power Rangers fino al Wrestling raccontata da chi è stato ragazzino tra gli anni '80 e '90 e in cui tutti, non fatichiamo a riconoscerci.
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Un libro che favorisce la rievocazione di ricordi, che dona felicità e che è un toccasana per ogni 30-40enne che ha vissuto da ragazzino il decennio '80 - '90.
Scrittura semplice ma mai banale perfettamente in linea con l'argomento trattato ma che affrontare, tra le righe, anche la nostalgica presa di coscienza di alcune cose che non esistono più.
Contro
8
Voto Finale
...e questo?
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