Die! Die! Die! – La recensione dell’ucronia violenta e cospirazionista di Robert Kirkman

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Grazie a saldaPress, che ha deciso di pubblicare tutti gli otto numeri di Die! Die! Die!, l’ultima fatica di Robert Kirkman per Image Comics/Skybound datata 2018 in un unico volume, ho avuto la possibilità di immergermi nella lettura di questa spy-story violenta e molto splatter che l’autore di The Walking Dead, Outcast e Invincible ha scritto a quattro mani con Scott M. Gimple, storico showrunner proprio della serie TV The Walking Dead e ora a capo dell’intero franchise “zombico” di AMC.

Era dunque abbastanza scontato che, unendo queste due superstar della scrittura seriale a stelle e strisce, venisse fuori un fumetto sicuramente unico nel suo genere, sia per la storia narrata, sia per l’impatto emotivo che uno storytelling così crudo e sfacciato ha sul pubblico di lettori, tanto che c’è una sorta di sensazione di abulica immobilità di fronte a qualcosa di volutamente estremo che pretende, e ottiene, di accompagnare il lettore in una spirale di azione, complotti, doppi giochi e assuefazione da potere (quasi assoluto) che logora chi non ce l’ha, ma anche chi lo esercita in tutti i modi possibili.

La recensione di Die! Die! Die!, la miniserie brutale e violenta di Robert Kirkman e Scott M. Gimple edita da saldaPress

Se con The Walking Dead Kirkman ha raccontato un’America e un mondo sconvolto da un’epidemia mortale capace di sconquassare le fondamenta stesse della civiltà, dove “fare la cosa giusta” lasciava il passo di fronte a “fare ciò che è necessario per sopravvivere”, in Die! Die! Die! la coppia di autori mette sul piatto un’ucronica ma non troppo fantasiosa realtà, dove negli Stati Uniti è il potere stesso a forzare la mano degli eventi con lo scopo di perseguire “azioni giuste e necessarie”, al fine di punire e sbarazzarsi di tutta quella feccia che la società “civile” fatica a perseguire e condannare.

La storia è ambientata in un’America alternativa dove opera, in gran segreto, una misteriosa organizzazione connivente con l’apparato statale e la burocrazia statunitense il cui scopo è mantenere l’ordine globale, soprattutto affinché niente e nessuno possa intralciare lo status quo venutosi a creare quando il Presidente Obama, opponendosi alla possibilità che Trump potesse diventare presidente, manda all’aria oltre 300 anni di storia democratica USA con un colpo di stato “politically correct” che gli permette di prolungare la sua esperienza alla Casa Bianca, iniziando con la forza il suo terzo mandato.

All’ombra della nuova amministrazione Obama “estesa”, si muovono figure come quelle della senatrice Connie Lipshitz (viziosa donna di mezza età tutta d’un pezzo, dedita a droga, sesso occasionale e festini sordidi e libidinosi alla Eyes Wide Shut) e il suo collega/rivale Barnaby Smith, uomo di potere con le mani in pasta a cui piace muovere i fili dall’alto della sua presenza da tappetto mingherlino e col capoccione, anche lui, come Connie, immerso nella realtà sporca e truce di chi gestisce il potere.

Al servizio di questa coppia di elementi di spicco dell’amministrazione USA, c’è tutta una serie di letali assassini e mercenari, come i tre gemelli Paul, George e John, incaricati di volta in volta di eliminare persone cattive come spietati dittatori o pedofili impuniti, senza lasciare traccia, facendo sembrare ognuna di queste eliminazioni mirate come incidenti o morti naturali, in maniera tale da non destare sospetti.

Il potere logora chi non ce l’ha ma anche chi lo esercita in maniera crudele pur di fare del bene

La consapevolezza di poter usare la propria influenza e letali ed efficaci “squadre della morte” altamente addestrate per cercare di rendere il mondo un posto migliore, sfocia ben presto in deliri di onniptenza quando differenti vedute circa l’eliminazione dei bersagli, porta allo scontro aperto tra Connie e Barnaby, situazione che crea un cortocircuito tra alcuni dei migliori sicari in circolazione al soldo dei due senatori.

La situazione precipita in un turbine di violenza, esecuzioni, assassini mirati, colpi di scena inaspettati e tanto, ma tanto sangue con nasi mozzati, automutilazioni, carotidi recise in bella vista e tutta una serie di situazioni splatter che potrebbero lasciare interdetti anche tipi come Quentin Tarantino e Robert Rodriguez, registi la cui visione troviamo citata/omaggiata qua e là tra le pagine di Die! Die! Die!

Macchinazioni politiche, scambi di favori, connivenze, guerre fra killer professionisti che cercano di perseguire le rispettive missioni ammazzandosi fra di loro e una situazione generale che diverrà pericolosamente esplosiva in tutti i sensi concludendosi con un sorprendente finale, rappresentano la struttura sulla quale Robert Kirkman e Scott M. Gimple imbastiscono in trama che appassiona e tiene incollati alle pagine del volume in maniera frenetica, anche se qualche volta i due autori sembrano pestarsi i piedi, con passaggi che accentuano troppo alcune situazioni dando meno luce ad altre, quasi in una sorta di rimpiattino tra i due scrittori che si concedono spazio a vicenda.

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Kirkman a briglia sciolta descrive un mondo amorale, meschino e complicato

Si nota che Kirkman è stato lasciato libero di fare, visto che l’esplosione di violenza cruda e sfacciata, tipica rappresentazione della facilità con cui lo scrittore americano gestisce l’esagerazione, il black humor e la passione per le storie vistosamente sopra le righe. A volte si ha l’impressione di essere di fronte a un fumetto che è puro esercizio di stile.

Tutta questa violenza che pervade le pagine del fumetto è resa in maniera meravigliosamente splatter, al limite di una visione ironica esorcizzante, dalle matite di Chris Burnham e dai colori di Nathan Fairbairn, coppia di artisti che avevamo già visto all’opera con Batman Incorporated e su Nameless, entrambi scritti da Grant Morrison.

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Le tavole, in alcune pagine, potrebbero veicolare tranquillamente vero sangue, raffigurato volutamente più denso e vischioso dai due artisti, quasi a renderlo entità corposa e protagonista alla stregua di tutti gli altri personaggi. Analogamente la violenza, mostrata in maniera cruda e caricaturale, sottolinea come la storia non possa prescindere da “schiaffeggiare” il lettore continuamente, senza dargli troppa tregua tra una pagina e l’altra, perché l’impeto brutale del fumetto rappresenta la struttura portante della storia.

Die! Die! Die! è un fumetto che potrebbe far storcere il naso (ogni riferimento non è puramente casuale) ai puristi dei comics, ma appassionerà sicuramente i fan del lavoro di Kirkman che ritroveranno la rappresentazione, narrativa e visiva di tutte le prerogative dello scrittore americano. Dopotutto, il titolo del fumetto parla già da solo: “Lettori delicati e raffinati, lasciatemi sullo scaffale, non sono roba per voi!”.

Ricordo che saldaPress ha disponibili ben tre versioni di Die! Die! Die!: una cartonata, una brossurata e una a tiratura limitata contenente le stampe di tutte le copertine dei singoli albi realizzate da Chris Burnham.

Quella brossurata che io ho avuto tra le mani è un volume realizzato con ottima qualità e una stampa cromaticamente perfetta con una copertina plastificata con due falde pieghevoli e una rilegatura senza pecche. Insomma un vero oggetto da collezione prodotto con la solita maestria e cura dei dettagli della casa editrice emiliana.

Die! Die! Die! è un fottuto fumetto crudo e violento che descrive un mondo amorale, meschino e complicato e che mixa violenza e azione sullo sfondo di un'ucronica realtà dove la via del bene passa da sangue e morte.
Pro
Storia interessante e dagli sviluppi sorprendenti.
Tanta azione e violenza splatter.
Ottima qualità e attenzione ai dettagli nella realizzazione e stampa del volume.
Contro
Fumetto non per tutti, adatto soprattutto ai cultori del genere e agli amanti di Kirkman.
A volte si ha l'impressione di essere di fronte a un fumetto che è puro esercizio di stile.
7.5
Voto Finale
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