Il Primo Re: la storia di Roma come non l’avete mai vista – Recensione

Ed è con immenso piacere che mi cimento nella recensione de Il primo re, il nuovo film di Matteo Rovere incentrato sulla leggenda di Romolo e Remo e sulla fondazione di Roma. Nel ruolo di Romolo troviamo Alessio Lapice e in quello di Remo un immenso Alessandro Borghi.

Il Primo Re, la storia di Romolo e Remo arriva al cinema con un film imperdibile

Con Veloce come il vento, Matteo Rovere aveva dato una scossa notevole al cinema italiano, da troppo tempo rimasto rinchiuso nella commedia sboccata o nelle raffinate produzioni dell’intellighenzia nostrana, ovviamente pronta a bollare come cafonata qualsiasi tentativo di produrre qualcosa di diverso.

Altre pellicole uscite negli ultimi anni come Lo chiamavano Jeeg Robot, Il racconto dei racconti e Dogman, tanto per citarne alcune, hanno contribuito a far ripartire il cinema italiano di qualità proprio grazie al racconto di genere che per tanto tempo è stato marginalissimo nella produzione italiana.

Ma Il Primo Re, dicevamo.

il primo re 2

Che è semplicemente un bellissimo film ricco di tanti aspetti da scoprire (o riscoprire, nel caso vi venisse voglia di una seconda visione), squisitamente autoriale, interpretato benissimo, fotografato ancora meglio e con delle ambizioni grandi come una casa.

A me basterebbe solo questo per chiudere la recensione e dedicarmi ad altro, ma siccome non ho il dono della sintesi, ecco che ne parlerò un po’ più approfonditamente.

Partiamo dalle ambizioni. Che sono l’aspetto più problematico del film.

Il primo re è costato 8 milioni di euro. Che in una produzione hollywoodiana sarebbero appena sufficienti per pagare lo stagista a tempo determinato nella contabilità, ma per un film italiano so’ sordi e pure tanti! Soldi messi da Matteo Rovere, segno che lui per primo era fortemente determinato a realizzare questo film, con la sua casa di produzione Groenlandia, più vari soggetti tra cui RAI Cinema. Alla distribuzione ci pensa 01, che sempre RAI è.

Una roba ambiziosa, insomma, per un film interpretato interamente in protolatino (cioè un latino ancora più antico di quello arcaico ricostruito grazie ad un team di esperti) e in cui ci saranno in tutto dieci dialoghi.

Il problema è che forse il budget messo a disposizione per il film non è sufficiente a soddisfare tutte le ambizioni di Matteo Rovere.

Sì, perché va bene che siamo nel 750 a.c. e di certo la popolazione intorno al Tevere non doveva essere chissà quale cosa, ma magari due spicci in più per un altro centinaio di comparse ci potevano spendere. Sì, perché in tutto, oltre a Romolo e Remo, abbiamo una sporca dozzina di evasi da una specie di royal rumble dell’età del ferro, una sciamana in odore di anoressia, e una cinquantina di persone sparse fra abitanti dei villaggi e guerrieri. Il che non sarebbe per forza un male, se non fosse per il fatto che uno dei momenti clou è una sanguinosa battaglia sulle rive del Tevere che viene, purtroppo, penalizzata da un numero di comparse veramente esiguo.

Appare evidente come il 99,99% del budget sia stato polverizzato dall’immensa scena iniziale dell’esondazione del fiume, una vera gioia per gli occhi.

il primo re 3

Se si sorvola su questo aspetto, il resto del film fila via che è un piacere grazie all’interpretazione mastodontica di Alessandro Borghi, mentre Alessio Lapice è decisamente in ombra ed esce solo molto tardi, anche se il demerito è della sceneggiatura che lo relega a poco più di una comparsa fino all’atto finale, e a tutte le altre belle cose sopra citate.

La fotografia, si diceva.

Che Daniele Ciprì sia bravo non è un mistero, ma qui ha dato veramente tutto quello che poteva dare. Il suo lavoro è talmente enorme che non si può descrivere a parole: dovete correre al cinema a vedere questo film!

Un film che riesce a non annoiare lo spettatore (a patto che non siate distrutti da una dura giornata di lavoro) nonostante il parlato in protolatino e nonostante, a conti fatti, si parli pochissimo. Credo si tratti di uno dei film meno parlati che abbia visto negli ultimi anni e questo lo dico in senso positivo, perché Rovere mette da parte tutto l’aspetto didascalico, nei limiti del possibile, e lascia ampio spazio alle poderose immagini.

Non starò a parlare di tutte le tematiche trattate nel film (e in due ore ne vengono tirare in ballo parecchie), dico solo che esse sono veicolate più dalle immagini e dall’evolversi della narrazione che dalle parole.il primo re 4

Insomma, questo Il primo re non è un film perfetto, ma sono proprio i suoi difetti che ce lo fanno apprezzare ancora di più, perché è un prodotto fatto con il cuore e con l’anima e non con il portafogli. In quest’epoca dominata dai cinecomics studiati a tavolino e con la formula perfetta per non sbagliare (in teoria), un film come Il primo re è pura boccata d’ossigeno.

Purtroppo so benissimo che questa recensione non farà cambiare idea a molti e che il film andrà comunque maluccio al botteghino nonostante le buone premesse.

Questo perché l’Italia è un paese di lamentoni cui piace sbraitare contro i cinepanettoni, ma poi, quando esce un prodotto di grande qualità come questo, se ne sta a casa a scrivere post polemici su Facebook.

Forza allora!

Il film non resterà nelle sale a lungo, vi conviene approfittarne, perché è uno di quei film che possono essere apprezzati veramente solo al buio di una sala cinematografica.

80%

Il primo re

La ricostruzione della nascita Roma interpretata con una volontà autoriale intensa, penalizzata solo parzialmente da un budget non all'altezza della potenzialità del progetto

  • Fotografia perfetta
  • Trama ispirata
  • Regia perfetta per le ambizioni del progetto
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