IO: non c’è vita nel nuovo film di Netflix – Recensione

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Netflix e i film post-apocalittici hanno poca affinità, e ad ogni tentativo del colosso streaming di invertire questa tendenza ci si ritrova davanti alla riconferma di questo assioma. IO, ultima pellicola del genere approdata sul catalogo di Netflix, è infatti la sconcertante riconferma di come le produzioni originali di Big N alla fine si rivelino (salvo rare occasioni come Annientamento) delle grandiose occasioni mancate.

Netflix mostra una Terra post-apocalittica in IO, la nuova produzione originale del colosso streaming

La delusione principale è che, sulla carta, questi film avrebbero un gran potenziale. La scelta di puntare ad una fantascienza ‘impegnata’, che lascia spazio a tematiche importanti penalizzando lo spirito action è un ottimo punto di partenza, che ha già premiato progetti come Arrival. Netflix ha però il potere di prendere idee promettenti e affidarle a registi e sceneggiatori che inevitabilmente ne perdono il focus.

L’idea di una Terra desolata, abbandonata dall’umanità in cerca di una nuova casa tra le stelle è un buon punto di partenza, soprattutto per come viene ribaltato il classico canone del genere. I protagonisti non sono più i pionieri spaziali, ma chi è rimasto sul vecchio pianeta morente. Mentre i più fortunati si recavano sulla colonia spaziale di IO, una delle lune di Saturno, qualcuno è rimasto indietro, convinto che la Terra ben lontana dalla morte.

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Sam (Margaret Qualley) è una di questi sognatori, convinta dalle teorie del padre che la natura stia tornando vitale e pronta ad accogliere nuovamente l’umanità. Nonostante i suoi continui contatti radio con il suo amore, oramai arrivato su IO, la donna continua a vivere la sua battaglia per ridare vita al pianeta, rimandando il più possibile la sua partenza con l’ultimo vascello Exodus.

LA sua vita scorre monotona e con una routine priva in intoppi sino all’arrivo di Micah (Anthony Mackie), sopravvissuto in cerca del padre di Sam, prima di lasciare anche lui il pianeta. L’incontro tra i due personaggi dovrebbe esser l’elemento catalizzatore di un cambiamento nelle rispettive vite, dando una sferzata anche alla trama di IO. Ma pare che l’emozione si sia già imbarcata alla volta di Io, visto che il film non decolla mai.

Sebbene io sia un appassionato di film sci-fi cerebrali, la proposta di Netflix mi ha causato la sensazione di aver buttato tempo prezioso. La suggestione di alcuni panorami è sicuramente potente, magnificata dall’altissima definizione con cui Netflix cerca di accecarci. Ma tolta la maschera, IO mostra una totale assenza di carattere, che si appesantisce di minuto in minuto.

A poco servono dei colpi di scena che dovrebbero indirizzare il film verso un guizzo emotivo, ma che risultano invece totalmente privi di carisma e rilevanza. Tenere la palpebra alta è stata l’unica vera sfida di IO. La dinamica tra i due protagonisti è praticamente assente, al punto che in diverse situazioni sembrano quasi slegati rispetto alla linea narrativa principale.

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Il loro incontro non ha alcuna rilevanza, non ha una vera ragione d’esser, e la loro indecisione tra partire o meno dal pianeta non tocca mai quel picco emotivo che spinga lo spettatore a prendere una posizione. Ogni dialogo è stanco, sfilacciato, manca sempre quel mordente che inciti chi assiste alla vicenda a sentirsi coinvolto, anche solo per un secondo.

IO invece è asettico, incolore. Manca un senso a questa trama, uno scollamento che passa anche dalla scelta del titolo: IO. Il riferimento alla colonia si spegne immediatamente dopo la prima scena, quando la spiegazione che dovrebbe dare una ragione d’esser all’intero film si rivela un mero espediente narrativo che non ha alcuna rilevanza ai fine del contesto.

Il fine morale, la vena ecologista che anima l’idea iniziale, è sicuramente lodevole. Presentare la Terra come un organismo in grado di guarire con l’assenza dell’umanità è stimolante, rappresenta una variazione sul tema che potrebbe rappresentare una svolta per il genere, ma viene tutto sprecato per un’impostazione narrativa impalpabile e tenue, che non sa come sviluppare al meglio un interessante spunto di riflessione. Forse le troppe mani che hanno contribuito alla sceneggiatura hanno causato una mancanza di connessione tra le diversi componenti della linea narrativa, sprecando anche il messaggio ecologista, che si perde nel piattume di un film che perde miseramente il confronto con altri titoli di questo genere. E se pensate che il problema sia il cast ridotto all’osso, ricordatevi la mastodontica interpretazione di Sam Rockwell in Moon.

Certo, la recitazione di Qualley e Mackie non aiuta. I loro personaggi si perdono nello sfondo, non hanno la forza di imporsi all’occhio dello spettatore come i due elementi vitali di un mondo silenzioso e apparentemente morto. Quasi ad echeggiare questa sensazione di placida apatia, Sam e Micah non emergono, mancano di carattere e si rivelano l’ennesimo punto debole di IO.

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Jonathan Helpert è solo l’ultimo dei nomi che approda con insufficienza su Netflix. IO non può puntare solamente ad una caratterizzazione spettacolare di una Terra desolata e decimata. I panorami che ci vengono proposti sono assolutamente mozzafiato, ma stimolano solo la vista degli spettatori, preparando un contesto emotivo che non viene mai supportato da trama o recitazione dei protagonisti. E lo spettatore diventa una vittima della promessa di una storia diversa ed avvincente, ma che ai titoli di coda si rivela una colossale perdita di tempo.

Netflix continua a voler creare un catalogo cinematografico proprietario che sappia imporsi per carisma, ma non riesce a dissipare quella sensazione di bulimia di contenuti che motivi la sottoscrizione di un canone mensile. Produzioni come Mute o La fine avrebbero dovuto insegnare ai registi di Netflix come non lavorare, pare invece che la lezione non sia ancora stata imparata.

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