Titans: Netflix torna nell’universo DC Comics – Recensione

Titans

Non di sola Marvel vive il contesto supereroistico di Netflix. Anche la Distinta Concorrenza ha trovato collocazione nel palinsesto di Big N con prodotti come Black Lighting o la serie animata Young Justice. Questa presenza è ora ampliata dall’arrivo di Titans, che dallo scorso venerdì è andata a rimpolpare il comparto metaumano di Netflix, che negli ultimi tempi ha annunciato più abbandoni che riconferme.

Arriva su Netflix Titans, la nuova serie dedicata ai supereroi di DC Comics

Per la sua serie, Netflix ha scelto di non affidarsi alla prima vita dei Teen Titans, quella degli anni ’60 per intendersi. All’epoca la formazione originaria sembrava principalmente una sorta di club delle spalle degli eroi titolari DC Comics, presentando una serie versioni giovanili di Batman, Superman, Flash e soci. La fonte di ispirazioni per Titans sembra essere più New Teen Titans, la saga degli anni ’80 con cui Wolfman e Perez inserirono nuovi personaggi, slegati dall’avere un passato nell’ombra di eroi più blasonati.

Ed è stato un bene che Titans abbia preso questa direzione. Scegliendo questa formula, infatti, si è riusciti a creare una sorta di dualismo, in cui a nuova generazione di eroi adolescenti si trova a dover stabilire la propria direzione, sotto la guida di un leader che diventa il fulcro narrativo della serie: Dick Grayson, ossia il primo Robin.

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La storyline principale di Titans, che mi sembra ispirata dalla mini Terror of Trigon, si basa sulla figura di Rachel Roth (Teagan Croft), giovane inquieta dotata di un particolare potere di empatia. Sin dalla prima apparizione, Rachel ha una connotazione tormentata, in cui il suo potere si connota come una possessione. Improvvisamente, la ragazzina diventa l’oggetto dell’interesse di una misteriosa e potente setta, che nella sua caccia alla preda finisce per incrociare un Dick Grayson in cerca di una nuova dimensione per la propria esistenza.

Questo passaggio sbilancia parzialmente l’equilibrio della storia. Titans inizialmente sembra focalizzarsi sulla figura di Rachel (la Raven dei fumetti), ma il tema principale della serie diventa rapidamente la faticosa ricerca di una propria identità da parte di Dick Grayson, lasciando la storyline di Rachel spesso in secondo piano.

Ma non è un male, attenzione, perché il lavoro su Robin è stupendo. Crescere all’ombra di una personalità come quella di Bruce Wayne/Batman non è semplice, essere l’eterna spalla (come canta Cremonini, Nessuno vuole essere Robin) senza mai potersi ritagliare una propria identità. Per Dick, questo processo è stato piuttosto tormentato, e Titans ne offre una rivisitazione convincente. Spettacolare, in tal senso, il far vedere nei flashback Bruce sempre come un’ombra, di sfuggita o nell’ombra, ottimo strumento per indicare il suo manovrare dietro le quinte, caratteristica che Dick patisce.

Brenton Thwaites incarna un buon Dick, sia nella sua figura di poliziotto burbero che di eroe allo sbando. Perché non neghiamolo, Robin è palesemente fuori controllo, con una violenza repressa che nasconde il suo turbamento, incarnato perfettamente dalla paura espressa dal personaggio che tenere troppo a lungo una maschera possa creare una distacco dalla realtà, creando un’oscurità che divora l’anima.

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Titans sviluppa al meglio questo concetto. In alcuni punti della serie, questa difficoltà di Dick viene mostrata sin nelle sue radici, quella tragica notte in cui morirono i Grayson volanti e il giovane Dick venne cresciuto dal miliardario Bruce Wayne. La vendetta che animava il figlio sopravvissuto dei circensi rischiava di avvelenargli l’anima, almeno fino all’arrivo di Wayne e alla possibilità di usare un’altra strada. Ma siamo sicuri sia stato meglio?

Ci si è sempre chiesti fino a quando un uomo, per quanto straordinario come Bats, possa lottare prima di perdere il proprio equilibrio mentale. Titans mostra anche questo, sul finire di stagione, con una puntata magistrale in cui si affonda a piene mani nell’anima tormentata di Dick e si esplora un lato oscuro di Bats, per quanto oniricamente.

A ben vedere, questa prima stagione di Titans, per quanto bene scritta, è una sorta di grande introduzione a quella che promette di esser un’interessante serie futura (già confermata la seconda stagione). Il ruolo dell’eroe è il vero protagonista, il peso che inevitabilmente opprime l’anima dell’uomo dietro la maschera.

La sceneggiatura sviluppa in modo convincente il difficile rapporto tra Dick e Bruce, quel distacco che, almeno nei fumetti,  porterà poi Grayson ad assumere il ruolo di Nightwing, sotto ispirazione anche di Superman. Lo vedremo anche nel futuro di Titans? Lo spero, ma non ci sono anticipazioni in merito.

Personalmente, ho adorato l’aver voluto costruire questo contesto emotivo facendo intervenire anche il secondo Robin, lo sfortunato Jason Todd (Curran Walters). In una sola serie, i due Robin che più di tutti hanno influenzato il percorso del Cavaliere Oscuro è una bella botta! Dick e Jason sono due lati antitetici del sidekick di Batman, e in Titans questa loro contrapposizione è ben sviluppata, con una puntata in cui le loro origini come spalla sembra motivare anche il loro diverso approccio al ruolo. Dove Dick, per quanto sbandato, cerca di mantenere una bussola morale, anche contrastando alcuni precetti del suo mentore, Jason è ferale, anarchico e brutale. L’antitesi che li separa è anche l’ispirazione per uno degli episodi migliore della serie.

In Titans la trama principale rischia di venir offuscata dalla perfetta caratterizzazione dei dilemmi interiori di Dick Grayson

Ma non dimentichiamo che Titans è la storia di un gruppo.

Se Rachel rimane quasi uno strumento narrativo per aggregare il gruppo, mi è sembrata miglio definita Starfire. Tralasciando le polemiche sulla scelta di Anna Diop nel ruolo, la performance dell’attrice è convincente, complice uno stile badass da film di blackploitation suggestivo, caratteristica che si è persa nell’altra serie DC con un eroe afroamericano, Black Lighting.

Promettente il Beast Boy di Ryan Potter, che merita di essere approfondito nella futura stagione. La sua doppia natura, uomo e animale, pian piano prende spessore, promettendo uno sviluppo interessante del personaggio.  Il suo ingresso in scena è anche l’occasione per dare una prima occhiata anche alla futura serie DC Comics, Doom Patrol, che esordirà a febbraio. E veder Robotman, Elasti-girl e Negative Man ha il suo fascino, sul sottoscritto la curiosità di vedere la loro serie ora è bella forte.

A conti fatti, rimane la solita domanda trattando un prodotto del genere: Titans è interessante solo per i voraci lettori di comics?

Assolutamente no. Chi ha familiarità coi personaggi e il mondo dei comics ritrova sicuramente con piacere i vari riferimenti, ne cerca parziali identità e può convenire che ci si trovi di fronte ad un prodotto che più di altri onora il rispetto di una certa aderenza allo spirito della controparte cartacea. E che salteranno sul divano per la scena post-credit al termine dell’ultima puntata! Senza contare i piccoli richiami al mondo dei DC Comics ( come Falco e Colomba), che specialmente nel finale di stagione sono un inno al Cavaliere Oscuro (basta, non posso dire altro!).

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Per i neofiti, Titans è una serie che appassiona, complice un ritmo narrativo bene gestito. Nonostante un iniziale tono cupo, qualche piccola concessione ad un umorismo di alleggerimento fa bene alla serie, creando i presupposti per una tensione che esplode nei giusti momenti. Gli sceneggiatori hanno anche usato bene i contrasti emotivi, toccando una vetta di bravura nella gestione della Famiglia, il braccio armato dei villain, che risulta divertente ed inquietante allo stesso tempo.

Per tutti, invece, ci si gode delle scene di combattimento ben coreografate, con un tasso di violenza non solito per una serie del genere. Titans utilizza anche questi attimi per presentare l’acredine interiore dei personaggi, mostrandone anche l’oscurità interiore che trova libero sfogo in questi frangenti. Ampiamente mostrato dal sangue che scorre copioso, creando anche un contrasto cromatico intrigante rispetto al tono scuro e freddo dell’ambientazione.

A conti fatti, in un periodo in cui salvo la riconferma di Punisher sembra che Netflix perda carisma sui supereroi, Titans si rivela come un punto di ripartenza da non sottovalutare. Se vengono limati i piccoli difetti presenti e si crea finalmente un più ampio contesto narrativo DC, che contempli anche l’annunciato Doom Patrol, si potrebbe pensare di mandare in soffitta l’Arrow-universe e ripartire da qui, magari iniziando a legare le serie al DCEU, che con Aquaman sembra finalmente pronto a rinascere.

 

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