Aquaman: il DCEU riemerge dagli abissi – Recensione

Aquaman sembrava un film predestinato ad essere l’ennesima delusione del DCEU, l’universo cinematografico di casa DC Comics. A ridosso di un capolavoro ispirato al mondo dei fumetti come Spider-Man: Un nuovo universo è difficile arrivare in sala, portandosi dietro la nomea non certa positiva dei film ispirati ai personaggi della Distinta Concorrenza. I trailer visti sul film di James Wan erano un mix di avventura e di umorismo non certo convincente, ma c’era qualcosa che lasciava sperare in un’inversione rotta per i cinecomic DC.

Aquaman, dalla perduta Atlantide la nuova speranza per il DCEU!

Ironicamente, ad invertire la tendenza del DCEU è proprio l’eroe che da diversi anni viene schernito solo perché in Big Bang Theory si è deciso di ridicolizzarlo, rendendolo protagonista anche di alcuni meme (nemmeno dei migliori). Arthur Curry non è un semplice ‘uomo-pesce’ ma un eroe complesso e capace di grandi imprese, che forse ha finalmente la possibilità di riprendersi la giusta dignità all’interno del comparto supereroistico.

Sarebbe facile puntare il dito su Jason Momoa, forse il più fuori posto di tutti gli attori investiti di un ruolo da supereroe (ma che sarebbe stato perfetto come l’atlantideo di Marvel, Namor) . Della controparte fumettistica, il Khal Drogo di Game of Thrones non ha nulla , tanto che a uno sguardo rapido si potrebbe pensare che il vero Aquaman sia Patrick Wilson, che invece interpreta uno dei due villain, il fratellastro Orm.

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La cura Wan per Arthur Curry invece ha portato sullo schermo un personaggio che Momoa rende al meglio, complice non solo un fisico statuario ma anche una mimica facciale credibile nei momenti più leggeri ed intensa nelle numerose scene di lotta. A sorprendermi è la sua verve recitativa, che non traspare solamente nelle scene di lotta, ma diventa coinvolgente quando lascia emergere il suo lato ironico. E si vede che l’attore, noto per esser un compagnone, si è divertito nell’interpretare l’atlantideo, rendendolo un personaggio che, nonostante lati meno riusciti, è emozionante e realistico.

Non assomiglia all’Aquaman dei fumetti? Amen, facciamocene una ragione.

I cinecomic non sono i fumetti, ma una differente modalità di presentare personaggi nati su carta. Se una storia a fumetti stravolge le regole e si intitola ‘What if…?’ viene perdonata, ma se a riscrivere il mito di un personaggio è un film? Ai tempi dei primi cinecomic mi sarei scagliato come un fanatico contro certe riscritture, ma col tempo ho capito che si tratta di una nuova dimensione narrativa, che va vista nella sua natura e apprezzata ( o detestata) secondo questa idea.

E Aquaman è un cinecomic spettacolare, colorato e ipercinetico, che si discosta enormemente dal canone solito delle produzioni del DCEU. Reduci da sfortunate coincidenze familiari e baffi digitalmente rimossi, i fan dei comics DC avevano più di un motivo per temere di entrare in sala per una nuova delusione.

James Wan è riuscito ad inserire nei 134 minuti del film un ritmo estremo, forse anche troppo rapido, in cui i repentini cambi di scena hanno travolto gli spettatori, con una narrazione caleidoscopica che strizza l’occhio a certe avventure cinematografiche anni ’80 (come la scena del deserto), miscelandole con la classica storia dell’eroe reticente, che trova infine la sua strada.

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L’Aquaman di Wan è un figlio di due mondi in contrasto, cresciuto sulla terraferma ma con un odio misto a assenza per la sua parte atlantidea. Ho apprezzato molto questo aspetto, con una particolare ammirazione per il modo delicato ma evidente con cui ci vengono dati scorci della sua anima, dei suoi dubbi e dei sensi di colpa che lo hanno condotto sulla strada del trono.

Sono i personaggi che affiancano Arthur Curry a dare questa pellicola ancora maggior spessore.

Nicole Kidman, bellissima e forte come solo una donna sa essere, quando appare sullo schermo lo domina. La sua Atlanna è regale e guerriera, pronta a rischiare la propria vita per difendere i suoi figli, e capace di amare entrambi con la stessa intensità. Facendo un paragone con l’altra presenza femminile, Amber Heard, le due attrici possono competere solo per bellezza, perché Mera, per quanto bene interpretata, non riesce a reggere la scena accanto a Atlanna.

Vedere in scena due mostri sacri come Willem DaFoe nel ruolo Zulko del mentore e Dolph Lundgren come re atlantideo è stata una bella botta, visto ce i due attori hanno saputo onorare i loro ruoli con una potenza incredibile.

Il Vulko di DaFoe è perfetto, senza difetti, capace di impattare sull’anima di Arthur Curry con un tenacia e paterna amicizia, per onorare la promessa alla sua regina. A Lundgren spetta il ruolo del guerriero, colui che vuole mostrare la forza del proprio popolo seguendo un belligerante leader, ma anche pronto a ritrovare la giusta via, difendendo tradizione e appellandosi all’amore della propria figlia.

Ma soprattutto Aquaman porta in scena il miglior villain dei film Dc. Dopo Zod, Luthor e Steppenwolf, il principe Orm di Patrick Wilson è puro ossigeno. Per quanto sia facile non apprezzare le sue macchinazioni o preferirgli il primogenito di Atlanna, Wilson rende Orm affascinante, donandogli spessore e una complessità emotiva che lo rende il perfetto contraltare per Aquaman, molto più di Black Manta, che rimane poco più di una parentesi in una delle scene di lotta più interessanti.

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Perché non dimentichiamo che Aquaman ha delle ottime scene di lotta. Gli scontri all’arma bianca rituali e le battaglia campali sono il punto di massima bravura di Wan, che riesce a coordinare tensione muscolare e enfasi visiva con particolare bravura. Ad oggi, una delle migliori scene di combattimento del DCEU per me era il combattimento di Bats contro i rapitori di Martha Kent, ma vedere i due duelli di Arthur e Orm o la battaglia finale ha ristabilito la mia personale gerarchia.

Aquaman è sicuramente un film da gustarsi al cinema, dove la potenza del 3D finalmente esalta un’ambientazione ricca di colori e incredibilmente curata. In alcuni punti appaiono ancora i limiti di un CGI che necessita di miglioramenti, ma lo spettacolo visivo orchestrato da Wan è magnifico. I richiami sottili a Lovecraft sono un bonus molto gradito, che hanno trovato pieno inserimento nella trama.

Dovendo fare i pignoli, forse la narrazione troppo rapida ha coperto alcune piccole criticità, non sviluppando a dovere certi aspetti, ma le parti essenziali sono state accuratamente sviluppate, garantendo un divertimento più che soddisfacente.

Ad avermi soddisfatto è anche la colonna sonora, che tolta la dimenticabile cover di Pitbull di Africa dei Toto, ha il giusto piglio epico e valorizza al meglio l’avventura di Aquaman.

Momoa e Wan sono riusciti là dove DC ha fallito finora, creando finalmente una storia che possa riportare la Distinta Concorrenza a competere con il Marvel Cinematic Universe.

 

80%

Aquaman

Arthur Curry torna al cinema per la sua avventura solista, dando nuova verve all'universo cinematografico di DC Comics. Adrenalinico, ironico ed epico, Aquaman diverte, grazie ad un Jason Momoa lontano dall'originale, ma in grado di appassionare gli spettatori

  • Impianto visivo impressionante
  • Momoa è divertente e epico al punto giusto
  • Cast secondario perfetto!
  • Colonna sonora vincente
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