Feudum: la recensione del complesso (e colorato) Medioevo di Mark K. Swanson

Ghenos Games è un’azienda abituata ormai da tempo a regalarci dei giochi da tavolo “di un certo spessore” eppure, con questo nuovo titolo, approdato nei negozi già da qualche giorno, credo che la definizione di “spessore” vada completamente ridefinita (e non mi riferisco solamente al volume della scatola che ci troveremo di fronte).

Feudum

Feudum – Recensione

Sto ovviamente parlando di Feudum, il gioco da tavolo ideato da Mark K. Swanson finanziato con successo attraverso una campagna Kickstarter nel 2016, riuscito ad approdare sui nostri tavoli alla fine del 2017 e, quest’anno, con un regolamento completamente localizzato in italiano (stiamo parlando di un gioco completamente indipendente dalla lingua) grazie a Ghenos Games.

Ambientato in un Medioevo più colorato (ma ugualmente crudele) di quanto non lo sia stato nella realtà, Feudum ci metterà nei panni di un aspirante feudatario della Regina Anne e del Re Daniel. Da 2 a 5 giocatori dovranno coltivare la terra, favorire il commercio, combattere battaglie ed ingraziarsi i favori di chiesa e nobiltà, per espandere i propri domini all’interno del regno e ritagliarsi il proprio feudo in un mondo fantasy… ma non troppo.

Il tutto affrontando prima un regolamento complesso e ricco di possibilità e poi una sessione di gioco che avrà una durata dagli 80 a 180 minuti (ma anche di più). Un’esperienza che, probabilmente, si trasformerà anche in una delle esperienze ludiche più appaganti che abbiate mai provato nelle vostre serate di gioco.

Ora vi spiego perché, nella recensione di Feudum.

All’interno della scatola (enorme) di Feudum

Ad attenderci dentro la scatola di Feudum troveremo un lungo tabellone raffigurante le sei diverse regioni in cui è suddiviso il regno di Re Daniel, insieme a:

  • un sacchetto di tela
  • 55 carte azione
  • 16 carte decreto reale
  • 15 pedine in legno di diverso colore
  • 20 dischetti borgomastro
  • 100 segnalini influenza
  • 24 tessere regione / area produttiva
  • 9 tessere vascello
  • 44 dischetti insediamento
  • 17 segnalini sigillo reale / grani del rosario
  • 12 bersagli arciere
  • 1 segnalino era
  • 1 segnalino primo giocatore
  • 1 dado progresso
  • 50 scellini d’oro e d’argento (in cartone, ovviamente)
  • 5 gettoni sacchetto
  • 170 cubetti merce in legno di vari colori
  • 2 mostri in legno (un gigante e un serpente marino)

A completare il già vasto assortimento della scatola di Feudum troveremo anche 3 regolamenti di gioco e 15 schede riassuntive a doppia faccia per le lingue Italiano, Spagnolo e Cinese.

Tutto il materiale incluso è di ottima fattura, sia che si tratti delle robuste carte azione (che consiglio comunque vivamente di imbustare con 71 buste protettive 60 x 92) sia che si tratti delle centinaia di segnalini e cubetti in legno che vi ritroverete a maneggiare più volte nel corso del gioco. Ghenos, poi, ci butta sempre dentro qualche tonnellata di ziplock per tenere il tutto separato con cura.

La vera figura del leone la farà però l’aspetto puramente artistico di Feudum. Responsabile del coloratissimo tabellone, dal carattere fresco ed inimitabile, così come degli artwork presenti sulle carte azione e sul regolamento, è l’artista americano Justin Schultzdi cui potete ammirare altre opere ispirate anche alla pop culture sul suo sito ufficiale. Nel frattempo, potete capire di cosa sto parlando guardando l’immagine qui sotto (si tratta di un piccolo estratto del tabellone di Feudum):

Il complesso (e non complicato) mondo di Feudum

Prezzo: Guarda su Amazon.it

Già, perché Feudum è dannatamente complesso (e non complicato, come in molti vorrebbero farvi credere). Si tratta infatti di uno di quei titoli etichettati tra gli appassionati dei giochi da tavolo come “un cinghiale”, un gioco dal regolamento che richiede più letture per essere compreso ed assimilato e che, dopo diverse partite, probabilmente non sarete ancora in grado di padroneggiare.

Lo stesso è stato per me. Per questa recensione ho dovuto infatti dedicare a Feudum il tempo che normalmente dedicherei ad altri tre giochi da tavolo da recensire e, anche ora, sono certo che rigiocandolo scoprirei nuovi aspetti e sfaccettature rimaste finora inesplorate.

Ecco perché sarà complicato (sì, questa volta sarà complicato) riuscire a riassumere le meccaniche di gioco in poche righe di testo e trarre le conclusioni su un titolo che ha ancora tanto da dire.

Ci proverò lo stesso.

Feudum

Una partita a Feudum si sviluppa in 5 diverse ere, più o meno lunghe a seconda di come si comporteranno le vostre pedine sul tabellone di gioco (ma comunque solitamente mai più lunghe di 3 o 4 “giri di tavolo”).

Procedendo in ordine di turno e fino ad esaurimento delle carte nella propria mano, i giocatori avranno la possibilità di scegliere quale carta azione giocare tra le 4 scelte tra le 11 possibili all’inizio del round di gioco. Queste ci permetteranno di svolgere una o più azioni (solitamente un paio) e andare ad interagire con il mondo di Feudum.

Ad esempio potremo reclutare delle pedine da poter spostare successivamente sul tabellone (un massimo di 3). Pedine che ci permetteranno di influenzare le fattorie, le città e gli avamposti del regno; insediamenti collegati tra di loro attraverso strade, mari, fiumi e raggiungibili attraverso l’utilizzo di alcuni mezzi di trasporto che dovremo acquistare durante il gioco.

O, ancora, potremo riscuotere le tasse dai territori controllati, effettuare un raccolto dalle nostre fattorie, muovere le nostre pedine, muovere battaglia agli altri giocatori o avere a che fare con una delle 6 differenti gilde che sono poste al lato del tabellone.

E qui inizia a complicarsi la situazione.

La carta azione che ci permette di interagire con le varie gilde (dai nobili ai mercanti, dai guerrieri al clero, passando per gli ingegneri e i contadini) permette in realtà di effettuare ben 18 differenti azioni. Ogni gilda potrà infatti essere sfruttata per 3 diversi scopi, ognuno dei quali differente da quello di un’altra gilda.

Potremmo ad esempio andare al mercato e comprare semplicemente qualche risorsa, oppure comprare un mezzo di trasporto con il quale raggiungere luoghi finora rimasti inaccessibili (non tutti gli insediamenti saranno collegati da semplici strade).

Oltre a questo saremo in grado di far interagire una gilda in cui abbiamo influenza (e su questo punto ci tornerò a breve) con una delle gilde limitrofe, “spingendo” o “tirando” materiali, risorse e altri segnalini in 12 diverse azioni che, oltre a carte aggiuntive, scellini e segnalini vari, ci permetteranno di ottenere i punti vittoria necessari per vincere la partita.

Tutto questo mentre un sistema di influenze delle varie gilde, che potremo controllare grazie alle pedine e agli insediamenti in nostro possesso sul tabellone, verrà aggiornata in tempo reale durante il procedere della partita.

Nel frattempo, sul tabellone di gioco, migliorare i nostri avamposti, fattorie e città ci farà avanzare nelle ere che scandiscono il tempo in Feudum e che porteranno, al termine della quinta era, a decretare vincitore: chi avrà ottenuto il maggior numero di punti vittoria (aggiornati all’inizio di ogni nuova era e alla fine del gioco).

Il mio feudo per le conclusioni finali!

Lo so, vi ho spaventati. Non era mia intenzione.

Ho tralasciato volutamente numerose altre piccole regole (come la presenza dei mostri, dei decreti reali o il funzionamento dei combattimenti) che avrebbero distolto l’attenzione da quello che è il cuore pulsante delle meccaniche di Feudum: la gestione del tabellone e delle influenze nelle varie gilde.

Feudum

In realtà si tratta “solamente” di tante regole; tante azioni facilmente assimilabili attraverso lo stesso gioco (ripeto, non c’è testo e tutto è segnalato, anche se in piccolo, sul tabellone e sulle carte). Uno dei principali problemi di Feudum è infatti la mole di azioni disponibili che porteranno inevitabilmente a dilatare i tempi di “non gioco”.

Il setup e la spiegazione (rapida) delle varie azioni ad un nuovo giocatore vi porterà via non meno di un’ora, scoraggiando chiunque si avvicinasse per la prima volta ad un gioco da tavolo (non è il titolo adatto, chiaramente).

Durante lo svolgimento della partita, inoltre, i giocatori che soffrono anche lontanamente di paralisi da analisi si troveranno inghiottiti in calcoli e cambi di strategia inevitabili… che sono però anche il bello di Feudum.

Il titolo di Mark K. Swanson è infatti in grado di regalare enormi soddisfazioni ai giocatori più navigati, coloro che cercano un gioco di strategia, gestione delle risorse, della mano e delle influenze, profondo e mai banale. Ogni vostra strategia dovrà essere adattata costantemente al mutare delle influenze in campo, traducendosi in un’esperienza sfidante e sorprendentemente appagante.

Il nostro consiglio è quello di giocare a Feudum in 3 o 4 giocatori, evitando di strozzarvi a vicenda in 5 o rischiare di non incontrarvi nemmeno in 2 giocatori. La scelta di chi siederà con voi attorno al tavolo, poi, non è mai stata così fondamentale.

Se avete un gruppo affiatato, una volta capite le meccaniche e appreso il funzionamento delle singole azioni, superato questo scoglio, Feudum si rivelerà un titolo bello da guardare, da giocare e dagli esiti mai scontati. Ogni partita prenderà infatti strade e direzioni differenti, tante quante sono i sentieri, i fiumi, i traghettatori, le aereonavi, i sottomarini e le navi che utilizzerete per raggiungere il prossimo feudo… che io non vedo l’ora di conquistare.

80%
Voto Finale

Feudum

Sotto una curva d'apprendimento davvero ripida e una mole impressionante di azioni e materiali si nasconde una delle esperienze ludiche migliori di questo 2018.
Feudum è un titolo di valore e spessore nel mondo dei giochi da tavolo, bello da guardare e da giocare... se saprete dargli una possibilità superando le inevitabili difficoltà iniziali

Ghenos Games
Potete reperire Feudum su...
  • Un Medioevo così bello e colorato non l'avete mai visto
  • Complesso... dannatamente complesso
  • Profondo e mai banale
  • Un'esperienza ludica unica
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