Rough Riders: Cavalieri nella tempesta, da eroe a presidente!

Quando il primo numero di una serie riesce a mostrare delle buone premesse, l’attesa per i capitoli successivi si arricchisce di grandi aspettative. Scatenate l’inferno, primo volume della squadra di insoliti avventurieri guidati da Teddy Roosevelt, ha messo in chiaro fin da subito come ci fossero ottimi presupposti per questa serie a fumetti, caricando di responsabilità il secondo capitolo, Rough Riders: Cavalieri nella tempesta.

Rough Riders: Cavalieri nella tempesta è il secondo capitolo delle avventura della squadra di eroi guidata da Theodore Roosevelt!

Adam Glass, autore della storia pubblicata da AfterShock Comics e importata da saldaPress, non rinuncia allo spirito originario dell’opera e con Rough Riders: Cavalieri nella tempesta sceglie di prendere uno dei momenti essenziali della vita di Theodore Rosevelt. Il perché ci si affidi proprio a questo personaggio storico è piuttosto facile da comprendere: eroe di guerra, capace di plasmare una nazione al punto di dare al nome addirittura al celebre orsachiotto (il Teddy Bear) a riprova della sua bussola morale. Senza contare che ad oggi è ancora il più giovane presidente ad essersi seduto alla Casa Bianca.

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La figura di Roosevelt è centrale nella cultura americana, ed è ancor più felice come scelta visto che si colloca a cavallo di due secoli, in un momento in cui la società americana è ancora sotto i postumi della Guerra di Secessione, ma al contempo stimolata da una nuova verve, sia sociale che espansionistica. Il carattere storico del presidente, rappresentato dalla celebre dottrina del ‘grosso bastone‘, diventa anche un modo interessante per Glass nel ritrarre la sua personale visione di Roosevelt.

In Rough Riders: Cavalieri nella tempesta ritroviamo il buon Theodore nel momento cruciale della sua vita: diventare inquilino della Casa Bianca. Roosevelt ebbe questo onore non per elezione ma per necessità, diventando il 42esimo presidente americano in quanto vice di McKinley, ucciso il 14 settembre 1901.

Dal primo volume, Roosevelt, dopo la missione cubana, è tornato in patria perseguendo la carriera politica, come storicamente accaduto. Nelle prime pagine vediamo ancora che il suo animo inquieto difficilmente si concilia con il suo ruolo, e Glass è particolarmente accurato nel trasmettere al lettore lo spirito di un uomo che sente di avere un compito da ricoprire, un obbligo morale che può anche aiutarlo a placare alcuni dei sui lati più oscuri.

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La morte di McKinley, oltre che sua ascesa alla presidenza, è anche fonte di preoccupazione, dato che dietro l’attentato al presidente si cela una cospirazione che mira ad indebolire gli Stati Uniti. Questa minaccia può esser affrontata in un solo modo: riunendo i membri della sua squadra. Ed è qui che Rough Riders: Cavalieri nella tempesta entra nel vivo.

Tralasciando per un attimo la trama storica e la necessaria visione romanzata, è sul rapporto tra i personaggi che Glass si concentra maggiormente. Dal precedente albo sono passati alcuni anni, e le strade si sono separate, tuttavia l’autore riesce a riunire la squadra in modo tale da riaccendere sia vecchi rancori che amicizie, aggiungendo mordente ad una trama fatta di complotti e colpi di scena non indifferenti.

Personalmente ho trovato molto ben definita l’amicizia tra Henry Houdini e John Johnson. Il celebre mago e lo storico pugile afroamericano sono una sorta di squadra nella squadra, un rapporto fraterno che lentamente cresce, fatto di battutine e cameratismo. La dinamica tra i due è un gradevole contrappunto ironico alla serietà di Roosevelt, che rappresenta l’epicentro morale di Rough Riders: Cavalieri nella tempesta.

Rough Riders: Cavalieri nella tempesta valorizza i rapporti personali tra i diversi membri della squadra di eroi

Glass, però, non si accontenta di dare una visione ‘alternativa’ della storia, ma vuole sorprendere il lettore ad ogni occasione. L’introduzione della rediviva Ann Oakley è quindi un ottimo modo per inserire un elemento di disturbo all’interno della squadra, l’incarnazione di macchinazioni e segreti che sembrano avvolgersi attorno a Roosevelt e Edison.

I due personaggi più noti sono quelli su cui Glass costruisce il cuore della narrazione emotiva di Rough Riders: Cavalieri nella tempesta, dando al celebre inventore il ruolo di uomo amorale e cinico, contrapponendolo alla necessità di Roosevelt di usare il suo genio per difendere gli interessi americani. Sul finale questo accumulo di tensioni, di menzogne e segreti tra commilitoni deflagra in modo inevitabile, andando a creare una conclusione che si presta ad essere uno spettacolare cliffhanger per i prossimi capitoli.

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Rough Riders: Cavalieri nella tempesta, nonostante un ottimo ritmo ed una precisa identità, patisce più del precedente capitolo il paragone con La Lega degli uomini straordinari di Moore. In questo caso ci sono alcuni elementi chiave della storia di Glass che sembrano esser troppo ispirati al lavoro dello sceneggiatore britannico, andando a toccare dei punti di svolta narrativi che ripercorrono fedelmente (scioglimenti di squadre e tradimenti ‘improvvisi’) quanto visto nelle avventure di Mina Murray e Alan Quatermann. Glass, nonostante questi echi piuttosto forti, riesce comunque a dare al suo fumetto una propria dimensione ed una struttura che sia personale e decisamente appassionante.

Questa identità è frutto anche dell’arte di Patrick Olliffe, che rende immagine l’idea di Glass. Rough Riders: Cavalieri nella tempesta è un concentrato di adrenalina e Olliffe la veicola al meglio, sia nel dare vitalità alle scene più dinamiche e accese del volume che negli attimi in cui la tensione emotiva cresce fino al culmine. A dare il tocco finale sono i colori di Gabe Altaeb, che sembra trovare un’ispirazione incredibile nelle scene più frenetiche, offrendo una gamma cromatica ancora più intensa del solito.

Rough Riders: Cavalieri nella tempesta è un ottimo secondo capitolo, e la scommessa di saldaPress su questo comics americano si sta rivelando, ancora una volta, un rischio che ripaga ampiamente la fiducia. D’altronde, come si può restare delusi da Teddy Roosevelt?

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