Hold the dark, l’oscurità umana nel gelo dell’Alaska

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La fortuna del cinema moderno è avere ancora uno spazio per gli indipendenti, cineasti slegati (almeno all’inizio) da un certo establishment, una lontananza che li lascia di esplorare nuovi orizzonti della narrazione cinematografica,. Hold the dark, film approdato su Netflix lo scorso week end, è un prodotto che arriva da questa vena artistica, firmato da Jeremy Saulnier. Un arrivo che può far dimenticare prodotti deludenti come il recente live-action di Bleach.

Hold the Dark è il nuovo film originale Netflix, un’inquietante storia alla scoperta del lato oscuro dell’animo umano

Saulnier è un nome poco noto fuori dalle cerchie di appassionati, ma che con i suoi precedenti film (Murder Party, in primis) ha mostrato di aver ben chiaro la sua cifra stilistica, andando a raccontare l’animo umano da una prospettiva nuova, contrapponendo le convinzioni etiche dei personaggi alle situazioni che si ritrovano ad affrontare.

Hold the dark rappresenta però uno stacco rispetto alla precedente produzione di Saulnier. Ed è una piccola rivoluzione particolarmente affascinante, che consente a Saulnier di essere solamente regista, affidando la sceneggiatura a Macon Blair, suo amico e già compagno di avventure in precedenza.

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Fonte di ispirazione è l’omonimo romanzo di William Giraldi, che vede protagonista un naturalista di mezza età, Russel Core (Jeffrey Wright) tornare in azione quando un branco di lupo semina il terrore nello sperduto villaggio di Keelut, Alaska. La sparizione del piccolo Baily Stone è il punto di rottura che porta la madre Medora (Riley Keough) a richiedere l’aiuto di Core. Medora vuole vendetta.

La caccia al lupo è lo scopo di Core, ma in questo villaggio perduto tra i boschi umanità e natura si trovano a lottare anche su un piano più intimo, istintivo. L’arrivo dall’Iraq di Vernon Stone (Alexander Skarsgard) è il colpo di grazia alla delicata linea di umanità di Keelut, definitivamente spezzata dall’anima nera che alberga nel cuore del militare, un personaggio oscuro incredibilmente affascinante.

Hold the dark mantiene la tematica cara a Saulnier, ovvero l’affrontare il declino dell’anima umana piagata dalla violenza. Il contrasto tra violenza umana e ferocia naturale è un modo incredibilmente affascinante di esaltare questo dettaglio narrativo, esaltato da una narrazione precisa e minuziosa, scandita con un ritmo mai scontato e in grado di tenere lo spettatore incollato allo schermo, facendo leva su ansia e inquietudine.

L’affinità tra Blair e Saulnier è indubbia, e trova una spettacolare incarnazione in Hold the dark. La sensibilità del regista lo spinge a esaltare certe emozioni con una cura maniacale nelle inquadrature, esaltando le emozioni dei personaggi con giochi di ombre che sembrano rispecchiare le oscurità dell’animo.

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Il contrasto con il freddo ambiente della foresta, quasi asettico nel suo tono gelido, rafforza la sensazione di trovarsi di fronte a un film spietato e impietoso, che non nasconde la violenza ma la rende parte integrante del racconto, senza mai superare un limite che la renderebbe stucchevole. Ammirevole la capacità con cui Saulnier riesce a trasformare anche location solitamente sicure prigioni di paura, in cui lo spettatore inizia a posare lo sguardo attenendo il momento in cui tutto precipita in tragedia. Il tempismo con cui l’orrore si scatena nella sua violenza più sfrenata è sempre perfetto, anticipato quasi con una naturalezza che esalta l’inconsapevolezza dei protagonisti, incapaci di comprendere le dinamiche di follia che si scatenano.

In Hold the dark a colpirmi sono stati non tanto i dialoghi, scarni ma d’effetto, quanto i silenzi, eco delle emozioni dei personaggi. In questa assenza di suono si possono percepire le crepe dell’anima di Vernon o i dubbi di Cole, impegnati in una ricerca della verità che potrebbe travolgere la cittadina dell’Alaska rivelandone inquietanti aspetti.

Alcune scene di Saulnier sono pura arte, per la perfetta costruzione del crescendo emotivo. Nel vedere Cole prepararsi ad affrontare il branco di lupi, il suo incespicare nella neve e la difficoltà nello sfilare lo scotch di protezione dalla canna del fucile creano un’ansia nello spettatore che viene sciolta nel vedere il confronto di sguardi tra capobranco e Cole, tra animale e uomo. A riempire lo schermo è un sottile gioco di contrasti cromatici, in cui il rosso del sangue e il bianco delle neve sono la contrapposizione tra il candore della natura, per quanto feroce, e la follia umana. Il contrasto tra il sangue sulle fauci dei lupi e quello versato dagli uomini è evidente, graffia la mente dello spettatore che si ritrova ad affrontare domande intime (come l’esser padri o il concetto stesso di vendetta).

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Hold the dark può contare sull’ottima recitazione di Jeffrey Wright (che ho ammirato come Felix Leiter nel nuovo corso di James Bond e adorato in Westworld), sofferente ed inquieto, in cerca di una verità che potrebbe non comprendere pienamente. Magistrale nella scena della sparatoria, spettatore impotente della strage fino al momento in cui la sua paura lascia il sopravvento al coraggio.

A contrasto, il scivolare nell’ombra sempre più oscura di Vernon, magnificamente reso da Alexander Skarsgard. La sua caccia alla donna, sempre giocata sui contrasti luce-ombra dati toni caldi in opposizione al gelo della sua anima è ben valorizzata, con una tensione del linguaggio corporeo che magnifica l’interpretazione di Skarsgard. Interessante vedere come sia la story line di Vernon a proporre la sua continua discesa nell’oscurità accompagnata ad una sorta di aderenza a un culto animista fatto di maschere ed antiche credenze che corrompe ulteriormente il reduce ormai roso dalla sua parte oscura, sempre più libera e assetata.

Particolarmente valido l’accompagnamento sonoro, misurato ma d’effetto, in grado di esaltare l’aspetto più ferale e oscuro della storia.

Con Hold the Dark, Netflix ha fatto centro, offrendo ai suoi sottoscrittori una storia spietata e cruenta, ma che esala il profondo talento di Saulnier nel ritrarre in modo travolgente la nostra metà oscura.

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