Cobra Kai, come tornare ai tempi di Karate Kid!

cobra kai

Dopo i colossi Netflix e Amazon, anche YouTube si è messa a produrre in proprio delle opere audiovisive originali. Sono usciti pochi titoli finora, ma quello di punta è senza dubbio Cobra Kai. Questa serie in 10 puntate è nientemeno che il sequel diretto del film Karate Kid – Per vincere domani di John G. Avildsen del 1984 e vede gli attori Ralph Macchio e William Zabka riprendere i vecchi ruoli di Daniel LaRusso e Johnny Lawrence.

Cobra Kai, la vita adulta di Daniel-san arriva su YouTube

Era estate, faceva un caldo pazzesco (forse era il 2003, ma non ricordo con precisione) e per non morire me ne andavo dai miei nonni, la cui casa è, ancora oggi, quasi sempre all’ombra grazie agli alberi che la circondano. Erano le due di pomeriggio, orario proibitivo per uscire con gli amici, per cui ho acceso la tv e, come ogni buon adolescente del periodo (non esistevano social media, Netflix non si sapeva cosa fosse, YouTube non esisteva, ecc.) mi sono sintonizzato su Italia 1. Trasmettevano un vecchio film: Karate Kid.

Fu amore a prima visione.

Cobra Kai

La vicenda di Daniel, ragazzino costretto a seguire la madre che si è trasferita per lavoro, e della sua lotta contro i soprusi degli altri coetanei a suon di Karate, ha letteralmente folgorato la mia immaginazione di adolescente, anche se all’epoca ero di poco più giovane del protagonista.

Fatto sta che mi sono pappato tutti e tre i film della serie originale (più il quarto non diretto da Avildsen) nel giro di poco tempo, recuperandoli anche in DVD e mi sono appassionato alle arti marziali dell’estremo oriente, anche se poi mi ci sono voluti oltre dieci anni per decidermi a praticarle per davvero (e comunque ho fatto Kung Fu, non Karate, alla faccia delle mie passioni giovanili).

Oggi, a distanza di circa quindici anni dalla prima visione, continuo a nutrire un grande amore per Karate Kid, ma le visioni in età adulta mi hanno fatto riflettere su come il film sia invecchiato male: l’incontro/scontro fra Daniel LaRusso e i ragazzi del dojo Cobra Kai è scandalosamente manicheo, con il primo che è un povero sfigato di buon cuore, mentre i secondi sono uno più spietato dell’altro, soprattutto il rivale di Daniel, Johnny Lawrence. Stesso discorso anche per i rispettivi maestri: Kesuke Miyagi, interpretato da Pat Morita, è buono e coltiva il vero spirito delle arti marziali, mentre John Kreese, interpretato da Martin Kove, è brutale, spietato e crede solo nella violenza.

Tutto è bianco o nero, non esiste il grigio. Pazienza, mi sono detto. In fondo è un film pensato per un pubblico di adolescenti degli anni ’80, non può essere troppo complesso.

Poi, nel 2010, è uscito il remake ufficiale: The Karate Kid – La leggenda continua.

A parte l’odiosa abitudine, tutta italiana, di affibbiare sottotitoli a caso (non continua nessuna leggenda: è un remake, quindi parte da zero), il film per me è stato una delusione cocente: è un copia/incolla sfacciato, con le uniche varianti che qui si pratica il Kung Fu e non il Karate, in barba al titolo, e che gli attori protagonisti sono tutti delle star (Jaden Smith e, soprattutto, Jackie Chan), mentre nell’originale erano degli emeriti sconosciuti, tranne Pat Morita. Cosa ancora più grave, il film non sposta di un millimetro il rapporto tra i due schieramenti rivali, non prova minimamente a rimescolare le carte in tavola limitandosi a proporre l’ormai vetusta, anche per un film per adolescenti, divisione tra buoni e cattivi.

cobra kai

Poi, l’anno scorso, la notizia: YouTube annuncia la produzione di Cobra Kai, sequel direttissimo del primo Karate Kid con gli attori originali che riprendono i vecchi ruoli.

Avrei dovuto essere al settimo cielo, invece ero sospettoso. Temevo l’effetto nostalgia trash per gli anni ’80 che ha invaso di recente il cinema e la televisione di mezzo mondo; temevo che avrebbero tirato fuori una roba inguardabile; temevo che fosse solo un patetico tentativo di rilanciare la carriera di due attori, Macchio e Zabka, ormai spariti totalmente dagli schermi.

E invece mi sono sbagliato di brutto.

Cobra Kai è una serie in cui funziona tutto.

Sinossi: sono passati 34 anni dal torneo di All Valley, quando Daniel LaRusso sconfisse Johnny Lawrence. Daniel è diventato un imprenditore di successo, mentre Johnny sbarca il lunario lavorando come elettricista. Le cose però non gli girano bene e perde il lavoro. Disperato, si ferma a mangiare un trancio di pizza fuori da un minimarket. Lì, interviene per fermare il pestaggio di un gruppo di teppisti ai danni di Miguel, giovane ragazzino ispanico che si è appena trasferito nello stesso isolato di Johnny. Il ragazzo, impressionato dallo stile di combattimento di Johnny, gli chiede di insegnargli per potersi difendere in futuro. Johnny, dopo un po’ di riluttanza, accetta e riapre il vecchio dojo in cui ha studiato: il Cobra Kai. Nel frattempo, Daniel è alle prese con una famiglia che, pian piano, sembra sempre più sfuggirgli al controllo e sente di aver dimenticato gli insegnamenti di Miyagi. Sarà l’incontro con il giovane Robby Keene, un giovane finito su una cattiva strada, a dargli la spinta per rimettere le cose a posto, ma la rivalità fra Daniel e Johnny è destinata a riaccendersi.

In sintesi: Cobra Kai è andato oltre le mie più rosee aspettative. Non ha solo ideato un sequel degno del primo Karate Kid (ammettiamolo, i capitoli successivi non sono mai stati chissà quale roba), ma funge anche da perfetto remake per i tempi che corrono.

A differenza del tiepido film del 2010 con Jaden Smith, Cobra Kai trova il coraggio di rimescolare le carte in tavola e di proporre una narrazione in cui la lotta vera non è più fra due scuole rivali, ma con i demoni interiori di ciascuno dei protagonisti. Sia Daniel che Johnny sono autori di gesti di straordinaria umanità e generosità e di atti esecrabili.

Daniel si dimostra possessivo nei confronti della figlia Samantha ed è ossessionato da Johnny e dalla riapertura del Cobra Kai, ma è estremamente dolce nei confronti della moglie e accetta di addestrare Robby e di ricondurlo sulla retta via. Johnny ha dei metodi di insegnamento molto rudi e fa dei discorsi che rasentano l’estremismo di destra, ma dimostra di avere a cuore la sorte dei suoi allievi e interviene sempre per difenderli.

Stesso discorso per i rispettivi allievi: quelli di Johnny sono tutti dei nerd emarginati (l’equivalente di LaRusso nel primo film), ma alcuni di loro finiscono con l’interpretare troppo alla lettera gli insegnamenti di Johnny con nefaste conseguenze. Robby, invece, pur essendo molto simile al Johnny adolescente, trova la via della redenzione grazie agli insegnamenti di Daniel.

Cobra Kai riesce a riprendere lo spirito di Karate Kid senza perdere il fascino della pellicola originale

Non esistono cattivi allievi. Esistono solo cattivi maestri.Così diceva il sensei Miyagi nel primo film e finalmente questa frase viene portata a compimento.Non c’è una netta dicotomia Bene/Male, non c’è una contrapposizione netta: tutti i personaggi hanno i loro momenti di gloria e di vergogna, di elevazione e di bassezza.

Non un semplice sequel carico di nostalgia, quindi, bensì un prodotto che ha tutte le intenzioni di rifondare il mito per poter andare oltre e consegnare Karate Kid a una nuova generazione di spettatori. Gli autori della nuova trilogia di Star Wars dovrebbero studiarsi questa serie per capire in cosa hanno sbagliato!

Per certi aspetti era facile: la macro-trama dell’individuo in cerca di redenzione o di riscatto è una di quelle robe che funziona quasi sempre. Dall’altro lato, però, c’era da tenere in conto il rischio di scadere in una di quelle operazioni tanto in voga nell’ultimo decennio che fanno leva sulla nostalgia canaglia per poi proporre dei prodotti di bassissimo livello (sì, Indiana Jones, mi sto proprio riferendo al tuo quarto e ultimo film).

Cobra Kai

Sul piano attoriale, c’è poco da dire: buone tutte le interpretazioni, con quella di Zabka che stravince su tutte. Come direbbe Barney Stinson di How I met your mother, alla fine Johnny era solo un povero ragazzo traviato da un uomo violento e in questo film riacquista tutta la dignità che meritava. E poi diciamocela tutta: il calcio con cui Daniel lo ha battuto era da squalifica!

Il lato registico è mediamente buono e, cosa più che positiva, ho apprezzato molto le coreografie dei combattimenti. A differenza del remake con Jaden Smith, qui la spettacolarizzazione delle lotte è ridotta al minimo, forse anche per via del budget non proprio faraonico, e l’impressione che si ha è di vedere combattimenti fra esseri umani reali e non fra degli pseudo super uomini alla Ip Man (serie che a me piace un botto, sia chiaro).

Se proprio vogliamo trovare un difetto nella serie, questo sta nella gestione del ritmo del racconto: nei primi episodi il ritmo è molto dilatato, si prende tutto il tempo del mondo per raccontare le cose, mentre negli ultimi due o tre tutto viene improvvisamente compresso per la volata finale. Diciamo che uno o due episodi in più non sarebbero guastati per poter godere appieno dell’ampiezza della storia.

Se escludiamo questo difetto, però, Cobra Kai è una serie di altissimo livello, nonostante il budget risicatissimo (le serie Netflix più povere sembrano dei kolossal a confronto) e riesce a rilanciare un franchise che rischiava di cadere pian piano nell’oblio.

La seconda stagione è già stata annunciata e verrà rilasciata nel corso del 2019.

Per quanto mi riguarda, sono in fremente attesa sin da ora.

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