L’eccessiva semplicità dei videogiochi moderni ne sta rovinando l’esperienza?

Non voglio fare il classico nostalgico che dice sempre:”Eeeeeeh, ai miei tempi era tutto meglio”, ma diciamo che in questo caso posso fare un’eccezione: sì, quando ero ragazzino io, i giochi erano migliori… almeno per quanto concerne difficoltà e livello di sfida.

La semplicità dei videogiochi odierni… passando per i Pokémon

Analizziamo ad esempio un gioco che, nella nostra infanzia, abbiamo giocato più o meno tutti: Pokémon (il colore non è importante).

Quando uscirono qui in Europa, io avevo 8 anni; non è quindi che fossi un luminare della tecnologia o un laureato, eppure ho giocato tranquillamente ad un RPG semplice nelle dinamiche ma comunque complesso per l’epoca, senza nessuno che “mi tenesse per mano”, che mi accompagnasse passo passo nell’avventura con spiegoni, tutorial o altri aiuti tipo “per saltare premi la barra spaziatrice”.

Se prendiamo, invece, gli ultimi titoli Ultrasole e Ultraluna, vediamo un sistema totalmente stravolto, NPC che ti accompagnano passo passo in ogni singola parte del gioco suggerendoti le strade da prendere, indicandoti le mosse migliori e super-efficaci per battere gli avversari, riducendo al minimo la difficoltà e permettendoti di portare a termine l’esperienza senza alcun tipo di intoppo. Per non parlare (e non lo farò) dei nuovi titoli presentati all’E3 Pokemon Let’s Go Pikachu / Eevee che, a quanto pare, saranno ancora più semplici.

“Eh, ma i Pokemon sono per un target che non è il tuo!”. Verissimo. Eppure, come detto prima, quando avevo 8 anni non c’erano tutti questi “aiutini” ed ero nel pieno target delle creature tascabili.

Sia chiaro, non pretendo che tutti i giochi siano come i titoli di From Software: i vari Dark Souls, Bloodborne e tutti i cosiddeti “souls-like” che hanno preso ispirazione.

Questi titoli fanno dell’eccessiva difficoltà un loro marchio di fabbrica, creando non pochi fastidi e rodimenti di fegato per milioni di giocatori (oltre che diventare una manna per tutti i produttori di joypad), ma allo stesso tempo integrano un buon livello di sfida a tutti coloro che vogliono mettere alla prova le proprie abilità di gamer. Non sono, quindi, giochi per tutti.

Tuttavia, è forse questo “voler fare in modo che tutti possano giocarci” che sta rovinando l’esperienza videoludica a chi già bazzica nell’ambiente da diversi anni? Come detto sopra, non pretendo che vi sia una difficoltà estrema o tendente all’impossibile, ne tantomeno che si venga accompagnati per mano, manco avessimo 3 anni.

Basterebbe inserire una curva di difficoltà crescente o, più semplicemente, la scelta della difficoltà, in modo tale che ognuno possa fare la propria personale esperienza, sia essa più semplice che più complessa, indipendentemente dall’età.

Perché se decido di giocare un determinato titolo pretendo che ci sia un minimo di sfida, un qualcosa che mi permetta di “crescere” e “imparare” come giocare… giocando, appunto!

Non con tutorial continui (e terribilmente lunghi) infarciti di “suggerimenti” che rovinano il fascino della scoperta e ne compromettono irrimediabilmente l’esperienza videoludica.

Voi che ne pensate? Siete amanti, come il sottoscritto, della sfida o preferite la semplicità dei videogiochi moderni?

Fatemelo sapere nei commenti all’articolo!

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