Nailbiter Volume 4: Sete di Sangue – Recensione

Nailbiter Volume 4: Sete di Sangue

Con Nailbiter, la serie a fumetti il di Image Comics creata da Joshua Williamson (testi) e Mike Henderson (disegni) e disponibile in italia grazie a saldaPress ero rimasto fermo all’agosto dell’anno scorso con il terzo volume Sangue nell’acqua quando il mistero di Buckaroo e dei suoi serial killer si era ancor più infittito palesando una sorta di “cancro” che ammorbava, per qualche strana ragione, la piccola cittadina dell’Oregon.

L’attesa per Nailbiter Volume 4: Sete di Sangue è stata inaspettatamente lunga e, in qualche modo, comunque propedeutica per poter riprendere in mano i primi tre volumi di questo fumetto horror che va gustato con attenzione e con giudizio, quasi con un certo distacco come ho già avuto modo di notare, perché la smania di sfogliare le pagine è seconda soltanto all’inquietante frenesia con la quale si compiono gli efferati crimini che il fumetto mette di fronte agli occhi del lettore.

Nessuna tavola va superata con fretta anche se, paradossalmente, non ci si deve far prendere troppo dalle singole scene perché si rischia di perdere di vista il quadro d’insieme.

Ero già pronto a farmi avvolgere nuovamente dalle atmosfere grevi, sadiche e sanguinarie di Buckaroo quando, dopo le prime pagine, Nailbiter esce dai confini della piccola cittadina e allunga l’ombra sanguinaria di patria dei peggiori serial killer della storia, arrivando fino ad Atlanta, la grande metropoli che vede Finch e Barker confrontarsi con nuovi e spietati omicidi dopo essere stati allontanati da Buckaroo in seguito alla fuga Edward “Mangiaunghie” Warren.

L’indagine sui Macellai di Buckaroo quindi sembra arricchirsi di un nuovo palcoscenico, anche se tra ciò che continua misteriosamente a venir fuori nella piccola cittadina e gli altrettanto misteriosi omicidi di Atlanta, il mistero si espande ma contemporaneamente si infittisce ancor più inghiottendo, in una voragine di inspiegabile follia omicida contagiosa, anche i più insospettabili.

Con Nailbiter Volume 4: Sete di Sangue Williamson riesce ad allargare gli orizzonti della storia regalando ai protagonisti un palcoscenico ancora più ampio e meno “segregato” di quello di Buckaroo, anche se il cuore del mistero continua a battere in Oregon ma il suo eco si fa più assordante che mai.

L’incalzare degli eventi, che seguono una sceneggiatura quasi cinematografica e televisiva tanto da ricalcare, in alcuni frangenti, le serie TV poliziesche degli anni ’70, regala al volume la capacità di essere sì la continuazione delle storie precedenti, ma togliendo il velo su nuovi accadimenti e nuovi dettagli sul mistero dei serial killer con informazioni via via più complete ma in nessun modo svelate con troppa fretta!

I continui colpi di scena, l’intreccio di storie che, in alcuni casi, sembrano perseguitare i protagonisti come un destino già scritto, non concedendogli quasi mai lusso della scelta e nemmeno l’opportunità di sottrarsi ad un fato cinico e spietato, caratterizzano una trama emozionante che raggiunge il suo apice nell’inatteso e sconvolgente cliffhanger finale. (Spero tanto di non dover attendere altri 8 mesi per il prossimo volume)

Nonostante il cambio di prospettiva porti i protagonisti a muoversi in un ambiente più ampio, luminoso e “vitale”, i disegni di Mike Henderson continuano a descrivere con coinvolgente dovizia e personalizzazione tutti i protagonisti le cui caratteristiche comportamentali traspaiono con naturalezza dai tratti dell’artista, capace più che mai di illustrare follia omicida, corruzione morale, macabro e orrore.

Il comparto grafico, poi, viene esaltato (ma è una cosa già detta nelle recensioni precedenti e che mi ha affascinato non poco) dalle colorazioni sapientemente desaturate che rendono le atmosfere di Sete di Sangue e della serie Nailbiter assolutamente reali ed immersive.

In Nailbiter Volume 4 la storia dei Macellai guadagna respiro e spazi sempre più ampi, anche se i macabri interrogativi sembrano ripiegarsi su sé stessi cercando di nascondere sempre più una verità che gli autori somministrano al lettore a piccole dosi, quanto basta per tenerlo sulle spine fino alla prossima uscita.

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