Orfani Sam: Gli ultimi cavalieri – Recensione

Non si giudica mai un libro dalla copertina. Bella come regola, un motto che ultimamente applico anche ai fumetti, ma diventa difficile riuscire a tener fede a questa linea guida quando a disegnare certe tavole c’è quel mostro di Carmine di Giandomenico. La presenza del disegnatore come copertinista di Orfani Sam è uno dei punti di forza del cast di artisti che abbiamo visto all’opera sulla serie di Bonelli.

La copertina di Gli ultimi Cavalieri, il nono numero di Orfani Sam, mi ha messo letteralmente in crisi. Ogni volta ho la sensazione di avere tra le mani la copertina migliore, ed ogni mese, puntualmente, Carmine sembra sbeffeggiarmi realizzandone una ancora più suggestiva delle precedenti.

Orfani Sam torna in edicola con un numero ricco di azione ed emozioni

In questo caso, vedere il Drago Juric troneggiare a tutta pagina, immensa rispetto alla più piccola Mocciosa è un bel colpo d’occhi.

Ma soprattutto, è una perfetta rappresentazione di uno dei momenti più intensi dell’albo, il concept ideale per una copertina che enfatizzi la storia all’interno. Se poi aggiungiamo una colorazione particolarmente evocativa di Giovanna Niro, ecco che abbiamo per le mani la tavola perfetta.

Dopo il suggestivo albo dedicato alla Juric (Cuore di drago), torniamo al passo con la narrazione sospesa in La mossa della torre.

Lo scontro nel Gateway si fa sempre più intenso. Diventa interessante vedere come questa battaglia in un ambiente digitale rispetti quelli che sono i canoni della letteratura cyberpunk.

Sarà un caso che io legga l’albo nel giorno del compleanno di William Gibson, ma Gli ultimi cavalieri riesce a prendere i dettami del cyberpunk, specialmente in riferimento al cyberspazio, e adattarlo ad una visione più fantasy.

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La sfida fra drago e cavalieri echeggiata nel titolo si evince in tutto l’albo. Solitamente, il mito vuole che l’arma migliore del cavaliere sia il suo coraggio, la lama più affilata con cui affrontare un nemico evidentemente più forte, e qui vediamo una disparità evidente nell’arsenale dei contendenti.

Insomma, la Juric è un drago immenso, mentre i nostri eroi si devono accontentare di spade e pistole, ma come dice la Mocciosa, con una punta di cinica analisi extra-fumettistica:

Chi ha il codice migliore ha il potere di cambiare la realtà

Quindi la battaglia si risolve solo così? Scordatevelo. Chi ha letto Orfani sin dalla prima serie sa bene come i protagonisti della saga abbiano la tendenza a ribaltare le regole del gioco.

Roberto Recchioni e Michele Monteleone tengono fede a questa tradizione, mostrando come la rigida logica del potere assoluto della Juric continui ad esser infranta da una componente che la dittatrice ancora non riesce a comprendere: la volontà.

Sembra incredibile, ma in un mondo regolato da codici e fredda informatica, chi riesce a tenere testa al Drago sono persone che mai, presi singolarmente, identificheremmo come eroi. Perché onestamente, in Orfani, non esistono eroi. Non lasciamoci ingannare, anche le azioni più temerarie sono spesso dettate da una sorta di ribellione, una voglia di fare, per una volta, la cosa giusta.

Orfani Sam riesce a creare un equilibrio tra ironia e racconto emotivo

La sfida degli autori di Orfani è riuscire a mantenere i personaggi fedeli a se stessi, mostrandone al contempo un’evoluzione continua, credibile. Sam e il nuovo Ringo sono una prova di questa intenzione.

La loro crescita emotiva, questa sensazione di voler trovare una propria dimensione emancipandosi da un controllo esercitato su di loro, è toccante, la respiriamo in ogni pagina di questa stagione di Orfani Sam. Dietro il tono tono divertente e guascone di alcuni dialoghi, nascoste tra battute e ironiche derisioni sono inserite delle frasi che sono di un’umanità disarmante, degli scorci nell’essenza dei personaggi che racchiudono la chiave di lettura dell’intera saga.

Uno su tutti, lo scambio tra Marta e Ringo, in cui gli autori racchiudono una consapevolezza del Pistolero sulla propria figura.

– Prima hai detto che non ho una coscienza e forse è vero…ma questo non significa che non capisca cos’è la cosa giusta da fare.

– Perché di colpo è presa a tutti questa smania di fare gli eroi?

– Perché siamo alla resa dei conti, Marta..è la nostra ultima occasione di lasciare un segno nella storia.

Ora, come si concilia questo tono intimista di Ringo con quanto vediamo nel resto dell’albo?

Bella domanda. In realtà, non serve una conciliazione, perché Ringo e Sam non sono eroi, ma personaggi che nonostante una loro vena ironica, voluta o meno, sono attori di un dramma che, visto in chiave iperbolica, si chiama vita.

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E allora ecco Sam apparire incredibilmente fragile nell’ammettere una debolezza che sembra nascere dalla consapevolezza di non poter mai aver una vita normale, rubatale ai tempi di Campo Dorsoduro. O i Ringo, così diversi eppure così simili, alle prese con la difesa di quella che ormai è la loro famiglia, non di sangue, magari, ma sicuramente di intenti, di emozione.

Non è un caso se per una volta non sono i protagonisti a andare in caccia del drago, ma è il mostro ad attaccare al cuore uno dei personaggi. La trama di Recchioni e Monteleone è una corsa folle in cui si mescolano battute leggere, scene da space opera e momenti di un’emotività struggente, con quel tocco di sensibilità che in una frase racchiude il senso di appartenenza

E ora… fai anche parte della famiglia

Il tono della narrazione di Orfani Sam non è mai stato lineare, si libera da ogni rigidità per seguire gli eventi in modo avvolgente, portandoci a vivere la contemporaneità degli avvenimenti, giocando anche su stacchi e rapidi cambi di scena.

Personalmente, apprezzo il citazionismo in questo prodotto (che questo messe si diverte anche con Apocalypse Now), ma mi lascio suggestionare dal linguaggio, narrativo e discorsivo.

Trovare la cifra stilistica per alternare una dimensione emotiva in mezzo a questa baraonda di sparatorie e scontri non è semplice, eppure in alcune tavole si rimane quasi freddati da uno spiraglio di interiorità, un senso di appartenenza del lettore non solo all’ambientazione, ma allo spirito più puro e sincero dei personaggi.

Innegabile che il comparto visivo di Orfani Sam sia una delle caratteristiche più evidenti della serie, come detto in precedenza. Non me ne voglia il resto della squadra della Bonelli, ma al momento Orfani e Dragonero rappresentano, a mio gusto, le due punte di diamante del disegno della casa editrice milanese.

Pietrantonio Bruno, Simone di Meo e Andrea Pompeo sono la trinità dietro questo albo. Le tavole di Gli ultimi cavalieri sono in linea con la qualità della serie, sanno esser dinamiche, divertenti o tragiche, ti prendono al cuore o allo stomaco. Dettagliate, fluide e vitali, ogni autore realizza al meglio il proprio segmento di storia, stuzzicando tutta la gamma emotiva del lettore.

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La libertà della gabbia consente ai disegnatori di creare delle scene mute in cui la tragicità del momento è evidenziata dalla loro capacità nel sintetizzare la tensione della sceneggiature in immagini. Sei, nove vignette non conta, che siano dei puzzle o un percorso per i nostri occhi non cambia, ci sono dettagli e cura nella realizzazione delle espressioni dei personaggi.

Particolarmente interessante la scelta di abbozzare i personaggi in alcune vignette, creando un curioso effetto di vuoto cromatico che corrisponde ad alcuni dei momenti in cui questa assenza visiva viene colmata dalle emozioni che emergono dai loro dialoghi. Curiosamente, la tavola risulta arricchita nel suo complesso, con quella che è una privazione che credo sia stata accuratamente curata.

E continuo a impormi di non sforzare sulla costina dell’albo per aprirlo del tutto per godermi al meglio le pagine doppie. Alcune sono superlative, roba che senti le fiamme uscire dalle pagine o ti sembra di assistere all’arrivo di una flotta nemica. Tutto questo arricchito dalla colorazione di Andres Mossa, che crea dei contrasti cromatici e degli effetti speciali degni d un blockbuster hollywoodiano, specialmente quando entra in scena il drago, come dimostra la prima tavola dell’albo.

Il finale di questo albo potrebbe segnare il degno inizio della lunga corsa alla conclusione di Orfani Sam, una battaglia che dal mondo virtuale del Gateway ora si sposta nella realtà di Nuovo Mondo, con una Juric versione teocratica che promette decisamente bene!

Appuntamento quindi al 14 aprile con il decimo numero di Orfani Sam, Guerra civile!