Road to Avengers: Infinity War – Jim Starlin, creatore di Mondi Infiniti

Attento ai Fratelli di Sangue!“. E’ la tipica raccomandazione che ci faceva la mamma da piccoli: “Non correre, che poi sudi“, “Prima di attraversare la strada guarda a destra e a sinistra”, e “Stai attento ai Fratelli di Sangue”. O no? No. O forse la faceva solo la madre di Jim Starlin. Comunque sia, è il titolo di un albo destinato a cambiare per sempre l’universo Marvel, e forse tutto il fumetto moderno.

Viene pubblicato a febbraio 1973, e coincide con la prima apparizione di Thanos, il Matto Titano. E di Drax il Distruttore, noto ai più per la sua recente militanza nei Guardiani della Galassia. Se vi state immaginando una storia di costellazioni lontane, pianeti inospitali, e navi spaziali, siete fuori strada. Infatti si tratta del n° 55 di Iron Man, ambientato nel deserto del New Mexico. Confusi? Probabilmente, non siete né i primi né gli unici.

Il nostro viaggio verso Avengers: Infinity War inizia con il creatore dei fumetti che hanno ispirato il maxi evento dell’MCU: Jim Starlin!

Facciamo un passo indietro, per provare chiarirci le idee. Nel 1972 Roy Thomas subentra a Stan Lee nel ruolo di Editor-in-chief della Marvel. E’ un avvicendamento piuttosto naturale, visto che si tratta dello scrittore più prolifico della Golden Age che cede il posto al più prolifico della Silver Age. Roy coltiva nuovi talenti, e decide di dare una possibilità come autore completo a un esordiente di nome Jim Starlin.

Jim non ha ancora compiuto 24 anni, è stato in Vietnam per tre anni come fotografo dell’US Navy, e nei periodi di licenza già mandava alle case editrici i suoi disegni. Ha letto i fumetti di Stan Lee, Jack Kirby e Steve Ditko con un occhio attento e consapevole, e ora vuole essere come loro. Perciò, appena gli viene data l’opportunità di realizzare un fumetto completo, pone le basi di una saga cosmica degna delle storie raccontate dei suoi idoli.

In “Attento ai Fratelli di Sangue” l’alieno Drax di Titano sta per soccombere alla violenza di due sgherri, extraterrestri anche loro, così brutti da sembrare le conseguenze indesiderate di una notte di follia tra il Teschio Rosso, tutte le gorillesse dello zoo, e sei quintali di carne macinata. E sono pure vampiri. Con le sue ultime forze, il colosso verde manda un SOS telepatico a Iron Man il quale, però, non riesce a salvare il Titano.

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Così, dalla luna di Giove il divino Mentore e il supercomputer I.S.A.A.C. escogitano un piano per caricare l’armatura di Testa di Latta di nuovi poteri, con i quali non solo libera il suo nuovo amico, ma riesce anche a sfondare il cranio del mandante del misterioso complotto alieno, Thanos, solo per scoprire che non si trattava del folle adoratore della morte in persona ma di una sua copia robotica. La storia continua nell’antologico Marvel Feature, e coinvolge anche la Cosa dei Fantastici Quattro. In questa seconda parte apprendiamo anche che Thanos è in possesso del Cubo Cosmico, artefatto in grado di esaudire qualsiasi desiderio.

Se “Drax telepatico“, “Titano“, e “Cubo cosmico” fanno pizzicare il vostro senso di normie-che-crede-che-il-Marvel-Universe-sia-iniziato-nel-2008, non vi preoccupate: l’ignoranza è il Male, e JustNerd è la Cura. Con questo articolo e molti altri vi sarà mostrato che ci sono più cose nel Marvel Universe di quante possa immaginarne il vostro Kevin Feige. Ora andiamo avanti.

Nel 1970, soltanto tre anni prima di “Attento ai Fratelli di Sangue” e del suo sequel “Il Morso dei Fratelli di Sangue“, Jack Kirby (se Justnerd è la cura, lui è il dio della medicina) aveva posto le basi per la più grande saga cosmica del DC Universe, il Quarto Mondo, sulle pagine del fumetto meno importante e meno popolare della casa editrice; allo stesso modo, sembra che Starlin avesse voluto porre con questi due racconti le basi per la sua saga cosmica.

Ma senza avere né la credibilità di Jack Kirby quando era entrato in DC dopo anni come l’artista di punta della Marvel, né l’occasione di farsi carico di un fumetto oscuro e poco importante da usare come la sua scatola dei giochi. Così confeziona una storia di Iron Man che in redazione non piace, dopo un solo numero viene declassato ai soli doveri di disegnatore, e dopo due di Jim Starlin e di Thanos non si parla più.

Jim Starlin ebbe il compito di dare vita ad uno dei personaggi più interessante del panorama della Casa delle Idee: Captain Marvel

Roy Thomas però ha capito il potenziale di questo nuovo autore di belle speranze, e gli affida una serie decisamente nelle sue corde: Capitan Marvel. Nelle mani di Jim, (coadiuvato ai testi ancora per qualche mese dal coetaneo Mike Friedrich) il veterano delle Guerre Kree che ha fatto della Terra la sua seconda casa diviene qualcosa di più grande di un Capitan America spaziale, e inizia un percorso che lo porterà a trasformarsi in una specie di messia dello spazio, e infine a morire, non per redimere i nostri peccati ma vittima della minaccia, umanissima, del cancro.

Nella sfrenata fantasia di Starlin, opportunamente coadiuvata da sostanze psicoattive (erano anni più libertini, quelli) Thanos e Mar-Vell diventano creature mitologiche, costrette quasi loro malgrado a fare da tramite fra la coscienza umana e un livello superiore, abitato dalle personificazioni delle forze essenziali dell’Universo.

I due sono i principali contendenti di una battaglia che ricorda quella dell’entropia per avere la meglio sull’ordine della materia, e un simile scontro non si può disputare con la forza; le mosse più audaci si giocano con strumenti che vanno a interferire con il tessuto stesso dell’esistenza, un tema caro a chi, come Starlin, aveva sperimentato abbastanza allucinogeni da aver appreso bene che c’è una realtà fuori di noi e una che percepiamo,ma non sempre coincidono.

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Nella sua gestione di Capitan Marvel, Starlin comincia a delineare gli elementi che saranno alla base della sua scrittura: l’Universo ha una complessa gerarchia, così articolata che c’è sempre qualcuno al di sopra di quello che riteniamo sia il livello più alto; in questa gerarchia, trovano posto anche degli individui che, vuoi perché sono in vita da molto più tempo di qualsiasi altro, vuoi perché rappresentano la più pura espressione di un valore, o di una capacità, possono arrogarsi il diritto di comportarsi come Dei e si trasformano in personificazioni delle forze della natura. L’Universo stesso ha una consapevolezza di sé, e tale consapevolezza appartiene anche ai suoi campioni: è quanto accade a Capitan Marvel, che acquisisce il superpotere della “coscienza cosmica”.

In questo sistema, Thanos si presenta come un individuo geniale, potente, e spregiudicato, sempre sul punto di compiere quel “salto di qualità” verso il divino che lo porterà ad essere ammesso tra le personificazioni delle forze dell’Universo. Per ottenere questa evoluzione, è sempre in cerca di oggetti di potere, ma per lui il potere non è un fine. Il fine è la Morte, per la quale nutre un’ossessione sentimentale. Infatti, anch’essa gli si presenta come una persona, e lui la ama, un sentimento che lo getta nel nichilismo più sfrenato.

Dopo aver scritto uno dei capitoli più intensi e drammatici della storia del fumetto americano con “La Morte di Capitan Marvel“, Jim Starlin continua la saga degli eroi messianici del Marvel Universe, assumendo il compito di scrivere le avventure di Adam Warlock. In seguito, diventa autore di saghe spaziali anche per la DC Comics, ma si dimostra in grado di gestire per entrambe le case editrici anche personaggi più “ancorati al terreno” come Batman o Shang-Chi.

L’aspetto che ci interessa di più della sua carriera è però la lealtà con cui, a intervalli più o meno regolari, è tornato a occuparsi della sua creatura, Thanos. Per il 4 aprile prossimo infatti è prevista l’uscita in America di The Infinity Siblings, un fumetto di Jim Starlin e Alan Davis sul rapporto tra Thanos e la sua bizzarra famiglia. Questo fumetto nasce tra le polemiche per via di una lite tra Starlin e il supervisore Tom Brevoort, a seguito della quale lo scrittore lo ha già abbandonato, ma si sa che non potrà stare lontano dal suo figlio prediletto troppo a lungo!