Aliens: Dead Orbit, la conclusione! – Recensione

C’è una regola non scritta che ormai è un assioma nell’universo degli xenomorfi: per sconfiggere un Alien non c’è niente di meglio della grinta femminile. Noi uomini con gli alieni dal sangue acido tendiamo sempre a fare una brutta fine, accettiamolo. Eppure, con Aliens: Dead Orbit, la miniserie in due parti contenuta nella serie di spillati saldaPress, cerca di andare oltre una certa schematicità della narrazione in salsa xenomorfa.

Fin dal primo istante, James Stokoe ha voluto dare un’interpretazione nuova al modo di raccontare le avventure nell’Aliens Universe. Il primo punto di svolta, come abbiamo detto parlando del primo capitolo, è sicuramente l’impatto visivo.

Aliens: Dead Orbit affascina con una storia che coniuga tradizione dell’Aliens Universe e voglia di sperimentare

Abituati ad un’impostazione grafica abbastanza tradizionale in Defiance e Apocalisse, con Aliens: Dead Orbit siamo di fronte ad una libertà espressiva più esplosiva, che possiamo definire indie, ma sarebbe riduttivo. Stokoe non vuole seguire strade già battute in nessun aspetto di questa incursione nell’Aliens Universe, ha la verve dell’esploratore, quella voglia di spingersi oltre per trovare nuove dinamiche con cui sorprendere il lettore.

Graficamente, questa innovazione è impressionante. Si lasciano da parte tutte le leggi di proporzione e costruzione schematica, preferendo una visione suggestiva ed emozionante, con un taglio che unisce diverse suggestioni, dalla  struttura della fantascienza disegnata francese all’espressività dei volti dal sapore manga. Stokoe non si limita ad un semplice mosaico di diverse scuole di fumetto, le fa proprie e rielabora in uno stile proprio, creando un punto di contatto che valorizzi ogni dettaglio, ogni tavola.

aliens dead orbit 2 copertina

Non è un’impresa facile. Riuscire a creare questa alchimia è possibile grazie alla scelta di esser l’unico artista al lavoro su Aliens: Dead Orbit, ma non bisogna trascurare che in un’operazione simile il rischio di curar meno uno dei tanti aspetti che compongono il comic sia alto. Ma la voglia di stupire di Stokoe stravolge anche questo.

Nonostante abbiamo già visto in passato gli Aliens attaccare in coppie o gruppi più numerosi, da Aliens: Scontro finale alla dimensione fumettistica, Stokoe aggiunge l’elemento quasi ‘paranormale’ della connessione tra gemelli.

L’istinto predatorio degli Aliens viene arricchito da questa dinamica quasi di simbiosi, una vera novità nell’Aliens Universe, introdotta, anche dal punto di vista narrativo, con una contaminazione germinale insolita.

Gli Alien gemelli sono incredibilmente ben riusciti, sotto ogni aspetto. Questa novità è il vero elemento di spicco di Aliens: Dead Orbit . Le loro movenze, quel modo particolare di agire in sincrono sono inquietanti e affascinanti al contempo, spingono l’immaginario dell’Aliens Universe in una nuovo direzione.

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Dopo aver lasciato l’unico sopravvissuto tra gli artigli degli Aliens lo scorso numero, nella seconda parte di Aliens: Dead Orbit assistiamo al punto di contatto tra le due linee temporali di questa angosciante storia. Nel leggere l’albo ho apprezzato molto la scelta di Stokoe di creare delle tavole ibride, con vignette in cui venivano inserite in contemporanea i due orizzonti temporali della vicenda, specialmente nei momenti più intensi.

Il conto alla rovescia che ci accompagna dall’inizio di questa miniserie viene amplificato da questa scelta di far collimare i due tempi, con la sovrapposizione del vissuto del povero Wascylewsky.

Questa scelta di Stokoe sembra farci vedere i pensieri e le paure del protagonista nel ripercorrere i corridoi in cui ha vista morire i propri compagni, fino ad una resa dei conti finale incredibilmente emozionante e che non sfigurerebbe in un film della saga. Come un loop temporale, alla fine Stokoe ci riporta all’inizio del primo episodio di Aliens: Dead Orbit, dandoci finalmente la piena consapevolezza della storia.

Aliens: Dead Orbit vuole quasi esser un elemento di rottura, come a voler imprimere una nuova energia a questo contesto narrativo.

Dopo aver letto storie che hanno una certa età e che sono influenzate dalle dinamiche narrative di quegli anni, avventurarsi in questo horror fantascientifico così particolare e al contempo fedele all’impostazione originale della pellicola del 1979 è affascinante.

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Stokoe ha realizzato una mini di alto livello, ricca di ottimi spunti e spinta da una visione moderna sul tema degli xenomorfi. Aliens: Dead Orbit è, dopo Apocalisse, una delle migliori proposte di questa serie di spillati marchiati saldaPress.

La serie dedicata all’Aliens Universe torna in edicola il prossimo mese, con ben due short story! Nel frattempo, vi ricordo che è uscito il secondo volume da collezione sulle prime, storiche saghe dell’Aliens Universe, Aliens: Inferno sulla Terra, e che è disponibile il primo volume della raccolta di Defiance, un must have per ogni collezionista di Aliens!