Seven to eternity: Remender inizia la sua saga! – Recensione

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Rick Rememder è un autore che difficilmente ha bisogno di un’introduzione. Chi bazzica il mondo dei comics conosce bene la validità di questo scrittore, vuoi per la sua militanza in Marvel, vuoi per quel piccolo capolavoro cyberpunk di Tokyo Ghost. Come ogni grande autore, però, anche il nostro Rick voleva creare una propria saga, un’opera di ampio respiro in cui infondere tutta la propria genialità ed emotività. Se Stephen King ha la sua Torre Nera, Remender ha Seven to eternity.

Panini Comics, nella collana 100% HD, ha presentando i primi capitoli di questa serie in cui Remender, affiancato nella storia e nei disegni da Jerome Opeña, si cala in un contesto narrativo che miscela diverse influenze, dal fantasy al western, per offrire al lettore una trama che si dipana su un elemento fondamentale: la famiglia.

Seven to eternity, la nuova saga di Rick Remender prende il via con uno strepitoso inizio

Il tono epico di Seven to Eternity viene percepito fin dalle prime battute di Il dio dei sussurri, grazie all’intrigante scelta di introdurci alla storia tramite una pagina di diario di uno dei protagonisti, Adam Osidis. Questa prima visione dei pensieri del personaggio contiene anche i primi elementi che danno un senso a quanto leggeremo, introducendo la componente familiare della storia, con una particolare attenzione a due dinamiche: sensi di colpa e onorare i propri principi.

La famiglia Osidis vive isolata dal resto della popolazione di Zhal per scelto di Zebediah Osidis, un uomo che ha scelto di non rinunciare ai propri principi per chinare il capo al Re dei Sussurri, che lui chiama Re di Fango, un esser che tramite poteri arcani pare aver asservito l’intero continente. Zeb ha preferito ritirarsi lontano da questa realtà, per preservare i propri cari, il figlio Adam e la sua famiglia. Ma il passato non dimentica, e presto o tardi torna a farsi sentire.

Da questo punto di partenza, Remender riesce a costruire una narrazione intensa, profonda. Questa complessità viene strutturata grazie anche ad un intelligente uso dei flashback, con cui l’autore ricostruisce i momenti focali del passato di Zeb e Adam. La durezza con cui Zeb cresce il figlio, anche tollerando una nomina ingiusta utilizzata dal suo nemico come arma, è narrativamente affascinante, grazie alla contrapposizione tra i rigidi precetti paterni e la spensieratezza infantile, la necessità di una vita leggera che viene tolta al giovane Adam, nella speranza di proteggerlo.

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Il ritmo di questo primo volume di Seven to eternity è perfetto perché curato nel presentare i diversi momenti della vita di Adam, ognuno valorizzato dai dubbi e dalle speranze dell’uomo, che deve ora prendersi cura della propria famiglia, trovandosi nella stessa posizione del padre. Proteggere la famiglia o preservare i principi su cui è stato educato? Adam è uno specchio della nostra quotidianità, quel continuo trovarsi di fronte a scelte morali che sembrano, a volte, contrastare. Il suo ruolo in Seven to Eternity sembra quello di un uomo pronto a rinunciare a tutto, pur di evitare sofferenza e dolore ai propri cari.

Ma quando tutto sembra andare in una direzione, ecco entrare in scena gli ultimi ribelli rimasti, i Mosak, una casta di guerrieri e maghi che si oppone al dilagante potere del Re dei Sussurri. Una volta compagni del tiranno, questi ultimi membri dell’antico ordine a cui apparteneva anche Zeb Osiris sono ora la sola speranza di salvare Zahl dalla tirannia. Il loro scopo è catturare il Re dei Sussurri e portarlo alla maga Torgga, l’unica in grado di renderlo inoffensivo. In uno scontro incredibilmente affascinante, i Mosak, aiutati da Adam, riusciranno a catturare il loro nemico, ma la parte più complessa del loro piano inizia ora: attraversare Zahl con un prigioniero così potente, senza farsi scoprire.

Remender è un ottimo costruttore di mondi, Seven to eternity è la conferma di questa sua capacità. Quello che sappiamo di Zahl, della sua dinamica sociale e storica ci viene fornito in modo basilare dai dialoghi dei personaggi, da qualche rapido flashback o dalle pagine del diario di Adam. Pur non avendo molti dettagli, anche se siamo ancora all’oscuro di chi siano realmente i Mosak e da dove provengano i loro poteri, ci sentiamo comunque parte di questo universo, grazie ad un trasporto emotivo totale. Il viaggio di Adam non si discosta molto da quello di un eroe solitario del vecchio West, mentre si muove in una terra di frontiera in cui la sfiducia verso lo straniero o una nomina ingiusta lo rendono un bersaglio della rabbia di una parte della popolazione.

Particolarmente suggestiva la caratterizzazione del Dio dei Sussurri. Il suo potere è un inquietante rimando ad una delle nostre problematiche attuali, l’utilizzo malsano della parola, del sospetto. La società di Zahl è ormai corrotta da questa sua capacità, ne è permeata in ogni aspetto, il dubbio e la sfiducia negli altri sono una delle grandi vittorie del Re dei Sussurri. Il termine stesso di sussurro rimanda ad una voce melliflua, diretta a pochi, un segreto o un pettegolezzo, come nel caso della fama ignobile della famiglia Osidis, che viene spifferata in modo riservato, ma ben sapendo come lentamente diventerà una voce strisciante e che infetterà altri. MA c’è anche una critica al dilagante controllo delle vite degli individui, incarnato dal potere del tiranno di utilizzare tutti come i propri occhi e orecchie nel suo impero, un Grande Fratello di Orwelliana memoria che sfrutta questa sua malsana onniscienza per offrire ai reticenti sudditi ciò che bramano di più. Un patto faustiano, a cui pochi sanno cedere.

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Tutta questa complessa ed articolata struttura narrativa viene mosse magnificamente da Remender, che sa come dare vita e sostanza ad un mondo profondamente diviso, spietato ed asservito, in cui riescono a sopravvivere ancora delle piccole scintille di speranza e di individualità.

Ad aiutare Remender c’è l’estro artistico di Jerome Opeña. I due hanno già lavorato in passato, mostrando una certa affinità, resa ancora più evidente in Seven to Eternity. Opena si trova a suo agio in ogni aspetto della storia, con una libertà espressiva, sia nella struttura che nel tratto, accattivante, magnetica. Il disegnatore filippino sa come esaltare le tavole giocando bene sulla valorizzazione di alcuni dettagli, o come conferire dinamismo e un senso di tensione naturale nelle scene di lotta, tenendo sotto controllo l’aspetto anatomico di certe pose. Nel realizzare questi disegni, Opena sembra cercare un punto di contatto tra il tipico disegno da comics americano, a volte sproporzionato e decisamente più fisico, ed una concezione grafica che sposa la filosofia più eterea e delicata di scuola francese, con dellle suggestioni che ricordano elementi del Garage Ermetico francese e delle atmosfere di Moebius.

Su tutto viene passata la mano di Matt Hollingsworth, che con i suoi colori dona a Seven to Eternity il tono di decadenza che si accompagna al dominio del Re dei Sussurri, ma che esalta con delle tonalità sfumate e luminose i poteri dei Morak e tutto il comparto magico.

Il dio dei Sussurri, il primo volume con cui Panini Comics porta in Italia Seven to eternity, è un bel biglietto da visita. Oltre a raccontare una storia emozionante e ricca di spunti narrativi intriganti, il volume offre una galleria di bozzetti e di omaggi di altri artisti al lavoro di Remender. Particolarmente interessanti sono gli studi di prova di Opeña sulla figura del Re dei Sussurri e la cura con cui ha studiato la funzionalità della museruola di Ponte Levatoio!

Dopo questa lettura, inizia la trepidante attesa per il secondo volume di Seven to Eternity!

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