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The Orville 1×03: Il gender della discordia – Recensione

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La comicità spesso dissacrante di American Dad e Family Guy rischia di esser un depistaggio nell’affrontare la nuova creazione di Seth McFarlane, The Orville. La serie Tv disponibile in Italia su Fox, infatti, sembra aver goduto di un addolcimento della vena sarcastica di McFarlane, che ha saputo dosare in questi primi tre episodi una discreta ironia con una forte componente narrativa e morale.

Il primo episodio, Vecchie ferite, mi aveva tratto in inganno, influenzato come ero da questa lunga affiliazione di The Orville al mito di Star Trek, in contrapposizione al recente Star Trek Discovery. Quello che era un pilot in cui è stato inserito quanto più possibile dello spirito della serie di McFarlane ha rischiato di esser causa di un pregiudizio sull’intero blocco degli episodi, ma già con Comandante di emergenza siamo riusciti a vedere una maggior caratterizzazione della serie.

The Orville con il terzo episodio, Il gender della discordia, mostra una solidità narrativa ed espositiva di tutto rispetto

Il gender della discordia è un ennesimo passo verso un’identità precisa della serie. Nel finale del precedente episodio, avevamo visto Bortus e il suo compagno Klyden avere una figlia. Nella cultura Moclan, però, non è contemplato il sesso femminile, tanto che i neonati sono soggetti ad una modifica di genere che li renda maschi. Da questo elemento culturale, McFarlane ha sviluppato un episodio che, dietro la copertura di momenti divertenti e con un tono leggero ma mai irrispettoso, vuole spingere lo spettatore a riflettere.

Inizialmente, sia Bortus che Klyden vorrebbero sottoporre la bambina alla tradizionale operazione Moclan, andando in contrasto con il capo medio della Orville e lo stesso Mercier, che in ottemperanza alla regole dell’Unione sono contrari a questa pratica. Dopo aver incassato il rifiuto, i due genitori richiedono l’intervento della loro razza, aggirando il problema ed ottenendo che un vascello Moclan venga a prelevarli per portare loro e la bambina sul loro pianeta natale.

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L’episodio di The Orville prende sempre più carisma a partire da questo punto. Alcuni membri dell’equipaggio cercano di far ragionare Bortus, riuscendo a smuovere il granitico Moclan. La sopraggiunta consapevolezza, grazie alla storia di Rudolph la renna (è sempre McFarlane, ricordiamolo!). Questo plot twist è un segno di come dietro la stesura delle trame di The Orville ci sia una profondità ed una voglia di confrontarsi con temi importanti. LA scorsa puntata abbiamo visto la difficoltà di assumersi delle responsabilità e l’importanza di credere in se stessi, con Il gender della discordia affrontiamo questioni morali e sociali forti.

Mercer e Grayson sono personaggi chiave in questa puntata. Tramite la loro alchimia perfetta, abbiamo un punto di vista che ci offre non solo una certa ideologia, ma che mostra anche come sia complicato confrontarsi con altre culture, finendo per valutare il tutto secondo i nostri principi. Il gender della discordia, dal punto di vista narrativo e morale, è un episodio particolarmente importante. Il giudizio e il pregiudizio sono messi l’uno contro l’altro, ed è stato incredibilmente funzionale alla storia inserire un finale che non offra una comoda e semplice soluzione, ma che mostri una visione più ampia della tematica affrontata.

La regia di questo episodio di The Orville è affidata al veterano Brannon Braga, che sa come accompagnare lo spettatore in ambientazioni suggestive e ricreate alla perfezione. Il suo stile si adatta alla perfezione sia ai momenti leggeri della puntata che a quelli più seri e impegnativi. Il gender della discordia gode di una costruzione dei tempi precisa e ragionata, in cui la comicità (Scott Grimes non ne sbaglia una, geniale) e la delicatezza necessaria nell’affrontare temi delicati hanno un’alternanza perfetta.

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Volendo continuare il paragone con l’anima trekkie, si potrebbe vedere nell’udienza su Moclan qualche riferimento al mito di Star Trek, dal processo di Rotta verso l’ignoto al ruolo di Picard in alcuni episodi di The Next Generation. Questa familiarità, a mio avviso, è più una voglia degli appassionati di vedere ad ogni costo un riferimento alla saga all’interno di The Orville. Per quanto McFarlane possa avere detto di voler omaggiare la sua serie preferita, credo si possa vedere nelle avventura di Mercier e soci un’affinità di spirito con Star Trek, ma è anche giusto riconoscere a The Orville una propria identità, una sua indipendenza che in tre episodi sta iniziando ad emergere e merita di esser premiata.

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