Rough Riders: Scatenate l’inferno – Recensione

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Quando ho visto le prime informazioni ed immagini di Rough Riders ho avuto la sensazione che mi sarei trovato di fronte ad una rivisitazione in salsa yankee de La lega degli staordinari gentlemen di Alan Moore. La creazione di un supergruppo di eroi affonda la sua radice nella Golden Age dei comics americani, ma è con il successo del fumetto dell’autore del recente Jerusalem che si è creato un interesse particolare per idee che uniscono squadre di eroi e storia. Quella che si studia a scuola, sia chiaro.

Rough Riders, il nuovo arrivato in casa saldaPress grazie alla sua collaborazione con AfterShock Comics, ha dovuto affrontare questo scomodo paragone. Nell’introduzione al volume di saldaPress, è lo stesso sceneggiatore Adam Glass a ribadire come sia stata la sua passione per la storia a guidarlo nella creazione di questa serie, unita alla convinzione di come i supereroi siano presenti anche nella realtà.

Rough Riders, la storia americana come non la avremmo mai immaginata!

La volontà degli autori di Rough Riders di rendere omaggio a delle icone della storia americana dei primi del ‘900 è il punto di partenza che distingue la loro idea dal citato gruppo inglese. Se Moore si era appellato a personaggi dell’immaginario letterario, Glass ha attinto a figure simbolo dello spirito americano. Il fascino di questo comics è l’avere selezionato personalità che al loro tempo non solamente entrati nella leggenda per i propri successi, ma anche per aver saputo affrontare una società che andava in contrasto con la loro natura.

In Scatenate l’inferno, la dimensione nozionistica di Theodore Roosevelt, di Houdini o Edison viene arricchita di una struttura psicologica ed emotiva che li riveste di quella patina eroistica che aveva affascinato a suo tempo il giovane Glass. Trovandoci comunque all’interno del media fumetto, la libertà narrativa che gli autori si concedono strizza l’occhio alla storia, ma va ben oltre la semplice visione da libro scolastico. Roosevelt diventa un vigilante, ricco possidente di giorno e avventuriero di notte. Non è un caso che lo vediamo subito in azione in questa seconda veste, alle prese con il tristemente noto incendio di una fabbrica tessile newyorkese nel 1898, un disastro che in diverse forme è stato investito dell’origine della festa della donna. Roosevelt riesce a salvare tutte le donne tranne una, un tormento che vediamo comparire sulla sua faccia alla fine di questa sua pericolosa missione.

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Glass vuole trasmettere al lettore un senso di verosimiglianza alla realtà storica il più profondo possibile. Il contesto narrativo di questo primo volume si può apprezzare appieno grazie alla cura con cui sono inseriti personaggi storici, spesso criticati, che hanno condizionato il corso della società americana, con una piccola concessione alla teoria dei poteri occulti. Vedere in una saletta di un club riservato una cerchia ristretta di traghettatori del destino di una nazione è intrigante di per sé, ma scoprire che questa compagine è composta da Rockfeller, J.P. Morgan, Vanderbilt e Carnegie rende ancora più affascinante il racconto.

La dinamica che intreccia i destini di Roosevelt e di questi loschi uomini d’affari è l’elemento scatenante di una collaborazione forzata che mette il futuro presidente a dura prova, visto che il suo voler far la cosa giusta ed il suo spirito patriottico sono due punti su cui i machiavellici magnati sanno come agire. E per nostra fortuna, visto che da questo incontro parte un’avventura incredibilmente affascinante.

Glass deve aver studiato parecchio per orchestrare la creazione di un gruppo così carismatico. Abbiamo il primo pugile afroamericano a vincere il titolo dei pesi massimi e primo vero simbolo del futuro black power, John ‘Jack’ Johnson, il grande inventore Thomas Alva Edison, il leggendario Harry Houdini e la prima donna a sfidare le regole di una società ancora fortemente maschilista, Annie Oakley, che pagò duramente tutta la vita la sua voglia di ribellarsi ad una condizione di imposta inferiorità. Glass non si limita ad inserirli nella sua storia come semplici eroi, ma vuole metterli in condizione di affrontare la loro natura, riproporre al lettore la difficoltà che questi nomi storici hanno dovuto sostenere nella loro vita reale. Sfruttando abilmente l’elemento narrativo fantascientifico, con un pizzico di steampunk, Glass riesce a darci una prima visione della loro anima tormentata, con un richiamo molto preciso a quelle che furono le accusa che storicamente imposero un duro prezzo alla reputazione di queste celebrità.

Il tutto condito con ironia e un gusto sottile per la caratterizzazione storica del periodo storico. L’affondamento della U.S.S. Maine, evento storico che portò alla guerra ispano-america del 1898, viene utilizzato per motivare l’invio di Roosevelt ed i suoi Rough Riders sul suolo cubano, nominalmente per evitare la guerra, ma in realtà per fermare un’invasione aliena! Per quanto possa sembrarci assurda come invenzione narrativa, Glass riesce a dare al suo racconto un tono divertente e credibile, giocando in particolare sulla crescita del rapporto che lega i membri di questa squadra. Fu proprio nella guerra ispano-americana che Roosevlet lasciò i propri incarichi governativi e guidò una squadra di soldati che ribattezzò Rough Riders. Glass gioca abilmente con la realtà storica anche in questi dettagli, anche se si tratta di un aspetto che forse può esser colto solo da profondi conoscitori della storia americana. Non sarebbe male se la lettura di Rough Riders diventasse il punto di partenza di una curiosità che spinga i lettori a documentarsi maggiormente.

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Non manca una valutazione personale sul rapporto potete-popolo, con un cinismo tipico dei magnati citati che continuano a sostenere come la conoscenza sia un male per le masse. Il contrasto tra questa visione accentratrice e la spinta più progressista ed aperta di Roosevelt è uno degli elementi narrativi più interessanti di Rough Riders, una voglia di cambiare le regole della società che accompagna il baffuto eroe per tutto l’albo, mostrandolo come un uomo moderno e di larghe vedute nei confronti di tutti coloro che la società dell’epoca guarda ancora con occhio diffidente.

Patrick Olliffe è la matita di Rough Riders, incaricato di trasformare in disegni la visione di Glass. Le tavole di Scatenare l’inferno sono sempre suggestive, ricche di dettagli e con un taglio che ricordano molto le inquadrature del fumetto supereroistico, con i personaggi in pose plastiche, anche nei momenti più concitati. Particolarmente curata la cura della struttura della gabbia, in cui ogni vignetta è legata, con una libertà espressiva che in ogni momento enfatizza il carico emotivo della storia di Glass. La colorazione di Gabe Altaeb è sempre esaltante, specialmente nell’infondere alle tavole il giusto carico emotivo. Nella prima missione in solitaria di Roosevelt, Altaeb tratta l’entrata in scena dell’eroe come fosse un novello Batman, con particolare occhio verso le ombre e il risalto di alcuni dettagli. Stessa attenzione viene riservata alle scene dell’incontro con i magnati, in cui il tono di riservatezza e cinismo viene ribadito da tinte buie e dal tono inquietante.

Rough Riders: Scatenate l’inferno ha tutti gli elementi di un ottimo comics, un perfetto punto di partenza per una promettente serie. SaldaPress, come suo solito, cura con attenzione la grafica e il confezionamento del volume, con una galleria di omaggi al fumetto di AfterShock Comics. Personalmente, inizierò a fare spazio sulla libreria, e Rough Riders andrà a far compagnia all’altro comics pubblicato da saldaPress che riscrive la storia americana, Manifest Destiny.

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