Aliens: Dead Orbit, gli xenomorfi colpiscono ancora – Recensione

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Dopo averci entusiasmato con Apocalisse, saldaPress nel suo spillato mensile dedicato all’Aliens Universe ci presenta un nuovo arco narrativo decisamente particolare. Dopo Aliens: Defiance, l’offerta di fumetti ambientati nella saga a base di xenomorfi era stata principalmente legata ad una produzione d’annata, in cui non si era ancora arrivati a definire uno stacco narrativo preciso, avvenuto con l’uscita dei due nuovi film di Ridley Scott, Prometheus e Covenant.

Questa caratterizzazione ha portato alla creazione della collana Fire and Stone, che ha voluto esser un raccordo fra i primi due film della saga cinematografica ed il primo capitolo del nuovo corso cinematografico imposto dal cineasta britannico. La collana di spillati mensili segue invece un diverso percorso, presentando stori brevi, come nel caso di Ascensore per l’inferno, o archi narrativi più ampi, come Dead Orbit, che ci tiene compagnia a gennaio e febbraio.

Dead Orbit è il nuovo arco narrativo della collana Aliens di saldaPress

Fumetto dell’Aliens Universe uscito in America lo scorso anno ed il cui ultimo numero è da poco arrivato nelle fumetterie americane, Dead Orbit mostra uno stacco deciso dai precedenti numeri dalla collana di saldaPress soprattutto per una visione stilistica dal taglio più moderno. James Stokoe, che cura in toto questa story line, ha usato un approccio grafico indie per raccontare una storia al cardiopalma e con una sorpresa che potrebbe stupire anche i più appassionati conoscitori degli xenomorfi.

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Una stazione di rifornimento Weyland-Yutani , l’Atollo Sfacteria, posizionato in una delle linee esterne delle tratte più battute diventa teatro di una storia intensa quando l’equipaggio deve effettuare una missione di soccorso per salvare l’equipaggio di una navetta in difficoltà. All’interno del disastrato velivolo, gli uomini guidati dal capitano Hassan troveranno tre sopravvissuti, due gemelli ed una donna, contagiati da una strana infezione. Ma non sarà solo quello a creare problemi.

Stokoe mi ha sorpreso sotto tutti i punti di vista, ma principalmente è stato il suo disegno ad intrigarmi. La sua visione iper dettagliata crea un’ambientazione incredibilmente approfondita e a tratti soffocante, una sensazione che ben si sposa con il contesto dell’Aliens Universe. Il design dei mezzi e delle strumentazioni è vicino alla concezione di agglomerati spaziali come la Nostromo dei film di Alien, ma si spinge ancora oltre, con una complessità affascinante. A rendere l’atmosfera ancora più drammatica è la modalità con cui sono ritratti i volti dei personaggi, la loro emotività è resa perfettamente da Stokoe, che a volte la enfatizza anche distorcendo i loro tratti facciali, senza mai però superare quel limite che li renderebbe troppo irreali.

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Quando un autore cura al contempo narrazione e disegno, si riesce a creare un equilibrio tra i due aspetti spettacolare. Aliens: Dead Orbit ne è la dimostrazione. L’enfasi con cui Stokoe realizza le tavole più intese, giocando alla perfezione anche con la nostra suggestionabilità, è vincente perché si sposa alla perfezione con una storia che si svolge su due diverse linee temporali. L’alternanza di questi due momenti è scandita con attenzione, come tutto viene ottimizzata per tenere il lettore sulle spine, senza concedergli respiro. Magistrale la scena della nascita dei chestbursters, sia per la scrittura che per la costruzione della gabbia, in cui sono inseriti dei disegni stupendi.

La storia di Dead Orbit fa presa sul lettore perché viene valorizzato l’aspetto sociale dei protagonisti, con una dinamica interpersonale che viene riproposta anche nei momenti più ironici o nei frangenti più complessi. Stokoe non manca mai di conferire ai suoi personaggi il giusto spessore emotivo, anche dal punto di vista grafico. Ad esaltare questa profondità del racconto contribuisce anche una colorazione impeccabile, sempre giocata su un contrasto che caratterizza le diverse ambientazioni della storia e amplifica l’impatto emotivo, con degli interessanti giochi di sfumatura e trasparenze.

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Da non perdere l’extra a fine albo, in cui Francesco Tedeschi ci accompagna in un primo appuntamento che si pone come una cronologia degli eventi dell’Aliens Universe, con riferimenti e date per dare una coerenza di trama a quanto finora conosciamo. Il secondo inserto, invece, ve lo lascio scoprire, perché contiene un’interessante analisi di uno degli elementi chiave di Dead Orbit. Come sempre, saldaPress tende ad arricchire i propri albi con speciali che accompagnino i lettori nel godimento del fumetto, fornendo non solo approfondimenti ma anche una chiave di lettura più personalizzata.

La prima parte di Dead Orbit si conclude con un finale che ci lascia con il fiato sospeso, in quello che sembra esser un duro colpo per il protagonista. L’appuntamento con la seconda parte di Dead Orbit è per il 23 febbraio!

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