Voldemort: Origins of the Heir – Recensione

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Temete nemici dell’Erede!

Voldemort: Origins of the Heir è un nuovo film fan made tutto italiano dedicato alla figura di Voldemort, prima della sua ascesa come Signore Oscuro.

Descrivere l’hype dell’attesa di questo lungometraggio sarebbe superfluo: dall’uscita del trailer, i fan di tutto il mondo hanno iniziato il conto alla rovescia nella speranza di vedere questo tanto desiderato film.

Il film è un lungometraggio della durata di circa un’ora, realizzato dalla Triangle Films di Stefano Prestia e Gianmaria Pezzato e che conta nel cast Stefano Rossi (nel ruolo di Tom Riddle), Davide Ellena, Andrea Baglio, Maddalena Orcali e Andrea Bonfanti.

Voldemort: Origins of the Heir

Scopriamo la trama di Voldemort: Origins of the Heir.

Il film prende avvio nelle fredde e innevate vette russe in cui una talentuosa strega, Grisha McLaggen, si addentra in incognito nel quartier generale russo degli Auror. Il suo obiettivo è quello di recuperare un misterioso quanto all’apparenza innocuo oggetto: il diario di Tom Marvolo Riddle.

Grisha, Auror inglese, viene catturata e sottoposta a un duro interrogatorio tramite l’uso del Veritaserum. Grazie al magico distillato, Grisha confessa il motivo della sua “visita” in Russia: vuole recuperare il diario di Riddle perché convinta che dentro ci sia la soluzione per fermare la malvagia avanzata del Signore Oscuro Voldemort.

Grisha e Voldemort erano compagni di scuola a Hogwarts e insieme ad altri due giovani e talentuosi ragazzi, Wiglaf Sigurdsson e Lazarus Smith, formavano un gruppo di amici molto affiatato. I ragazzi erano legati non solo da amicizia, ma anche dalle loro origini. Infatti, i quattro erano i discendenti dei fondatori delle casate di Hogwarts: Lazarus è l’erede di Tassorosso, Wiglaf di Corvonero, Grisha l’erede Grifondoro, e Tom (ovviamente!) l’erede di Serpeverde.

I rapporti tra i quattro amici sono molto buoni, se non che Tom mostra sin da subito i suoi modi altezzosi, la sua ossessione per il potere e il suo cocente desiderio di elevarsi al di sopra di tutti gli altri.

Grisha riuscirà a recuperare il diario e a tentare di salvare il suo caro amico Tom Riddle?

Un film tanto atteso che ripaga le aspettative…

Voldemort: Origins of the Heir prende spunto da uno dei grandi desideri di tutti i fan della saga di Harry Potter: vedere sul grande schermo la storia di Tom Riddle.

Questo è anche dovuto al fatto che, benché nei libri si trovino diverse informazioni sull’infanzia di Voldemort, i film della Warner Bros hanno un po’ messo da parte questa linea narrativa, col risultato che nei film della saga dell’infanzia di Tom si vede poco o nulla.

L’ispirazione è stata colta da un team tutto italiano che ha realizzato un prodotto interessante sotto diversi punti di vista. Innanzitutto, gli effetti sonori. Benché siano una categoria spesso bistrattata quando si guarda un film, bisogna dire che questi ultimi sono di notevole qualità, nonostante il film sia un lungometraggio fan made con a disposizione un budget ridotto. Basta sentire quello che è stato realizzato nelle scene iniziali del film o la resa sonora degli incantesimi per capire l’attenzione ai dettagli e la cura che è stata messa in questa specifica categoria.

Secondo punto positivo del film: la regia. Non è banale che un lungometraggio realizzato da fan, con scarsissimo budget e prodotto e realizzato in Italia abbia questo livello di attenzione e bravura nel realizzare un lungometraggio. Alcune scene, in particolare quelle dell’interrogatorio e dei dialoghi, sono quasi rapportabili a prodotti cinematografici con investimenti economici e di risorse decisamente più alti.

Voldemort Origins of the heir

Molte altre scelte rendono Voldemort: the Origins of the Heir un lungometraggio assolutamente da non perdere.

Stefano Rossi interpreta Voldemort in maniera del tutto credibile; peccato solo che non si sia potuto indagare maggiormente Tom come personaggio, perché Stefano riesce a carpire e trasmettere quell’aura di malvagità e di inevitabile perdizione che noi fan abbiamo sempre associato a Voldemort.

Le location sono tutte realizzate in modo magistrale e, ancora una volta, credibili. Sarà la regia, sarà il montaggio, ma molte inquadrature del film riusciranno a catapultarvi nel mondo di Hogwarts e, per un attimo, avrete la sensazione di vedere uno dei film della saga.

…seppur con qualche pecca

Voldemort: the Origins of the Heir è immune da difetti? Ovviamente no. Nonostante la grande attesa per questo film, ci sono delle note dolenti da segnalare.

Da escludere dall’analisi sono tutte quelle caratteristiche che sono accettabilissime in un lungometraggio low budget e fan made, come ad esempio le difficoltà di adattamento del doppiaggio, alcuni effetti speciali dalla tecnica non irreprensibile e scene di lotta che lasciano un po’ a desiderare.

Nonostante i numerosi (e preponderanti) commenti positivi nei confronti del film, molti fan hanno messo in luce come Voldemort: the Origins of the Heirs non sia sempre in linea con la storia ideata da J.K. Rowling.

Come tutti i fan sanno, Voldemort è sì l’erede Serpeverde, ma non si fa mai menzione degli eredi delle altre casate, e soprattutto non è mai stato detto che i discendenti si riunissero in una sorta di congrega volta a rendere il mondo un luogo migliore.

Non solo, il modo in cui Voldemort entra i possesso degli oggetti dei fondatori delle casate e degli Horcrux, non è rappresentato esattamente come nei libri. La Coppa di Tassorosso è l’unico oggetto che, come nella saga di Harry Potter, viene recuperato attraverso l’uccisione di Hepzibah Smith (nei libri non si fa menzione di Lazarus), ma il Diadema di Corvonero non viene recuperato grazie all’uccisione di Wiglaf, bensì di un personaggio albanese non meglio identificato, mentre il Medaglione di Serpeverde non viene recuperato da Hepzibah Smith, ma da un mendicante babbano.

Insomma, volendo fare i fan accaniti verrebbe da chiedersi perché in questo film non vengano rappresentati gli avvenimenti così come sono accennati anche nei film della saga e nei libri.

La risposta, dopo aver visto il film di Voldemort, sembra nascere spontanea: perché si voleva mettere in evidenza il legame di amicizia fra i quattro eredi.

Qui emerge forse l’unico punto veramente dolente di questo film. L’idea di voler far vedere l’adolescenza di Tom Riddle attraverso il punto di vista di quattro amici, seppur diversi, va benissimo ed è un’ottima idea narrativa, ma sarebbe dovuta apparire più credibile per far funzionare la trama del film.

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Molte scelte di Voldemort: Origins of the Heir lasciano intendere che, come per la saga di Harry Potter, il valore dell’amicizia sia una chiave di lettura molto importante per capire le vicende narrate e le scelte dei personaggi. Ma, a conti fatti, così non è: Voldemort tratta sin dall’inizio gli altri amici con altezzosità, li sfida, li insulta e li sminuisce continuamente. Di contro, tutti a parte l’erede Grifondoro Grisha, non si trovano a loro agio con Voldemort e rispondono alle sue provocazioni a tono.

L’amicizia tra i quattro non è rappresentata in modo né credibile né appassionante e nessuno si stupisce o prova tristezza quando si scopre che Tom ha ucciso i suoi vecchi compagni di scuola, anzi, sembra un evento del tutto prevedibile e poco coinvolgente. In sostanza, si poteva essere più aderenti alla storia originale senza essere banali, oppure si poteva creare una storia nuova rendendola però credibile, creativa ed appassionante.

Un lungometraggio assolutamente da vedere per tutti gli appassionati della saga di Harry Potter! Il film riesce a stupire per molte scelte riuscite e ben fatte, per la cura dei dettagli e la passione che è stata impiegata per la realizzazione di questo progetto a budget ridotto. Il film conserva comunque alcuni difetti, che però non ne intaccano la godibilità. Un’ora di spettacolo sicuramente ben spesa!

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