Star Trek Discovery 1×11: Il lupo dentro – Recensione

Se lo scorso episodio di Star Trek Discovery, Vostro malgrado, non ci ha particolarmente colti di sorpresa con la rivelazione di ‘dove’ sia finta la nave comandata da Lorca, sicuramente ha colto nel segno nel costruire un forte impatto emotivo mostrando il tanto atteso universo Universo dello Specchio.

La nuova puntata, Il lupo dentro, continua a seguire le vicende dei nostri eroi nella dimensione oscura di Star Trek. Il senso di continuità tra le puntate viene dato principalmente dalla forte connotazione emotiva che viene accordata ai personaggi, in particolare a Burnham, più che mai protagonista in questo episodio.

Il lupo dentro è uno degli episodi più intensi di Star Trek Discovery

La difficoltà nel mantenere la propria copertura è un peso che Burnham condivide con lo spettatore in un’intensa apertura di puntata. Quella che sembra una classica voce del diario di bordo di un ufficiale si trasforma in una confessione, uno sfogo della donna che cerca di mantenere la propria rotta morale in questa traversia. Non è semplice per lei concepire come ‘gli interessi dei molti vadano oltre gli interessi pochi‘, sacrificare anche una sola vita per raggiungere uno scopo superiore è comunque uno scoglio non indifferente per la donna.

Nel suo ruolo di capitano della I.S.S. Shenzou deve recuperare l’autorità parzialmente persa dalla sua controparte dell’Universo dello Specchio, conscia che la sua fama di comandante spietato deve esser mantenuta ad ogni costo. Interessante in tal senso vedere come Burnham reagisce alla comparsa del Saru di questo universo, ridotto alla schiavitù come la maggior parte degli alieni. Seguire la resilienza morale della Burnham è appassionante, grazie a Soneqa Martin-Green, che riesce a mostrare al meglio i due volti del suo personaggio. I rari momenti in cui la maschera sembra scivolare coincidono sempre con picchi emotivi, come nel finale abbastanza prevedibile, grazie ad inquadrature che consentono di godere al contempo dello sguardo feroce dei suoi uomini e della sua espressione sincera.

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Ma quello che tutti noi aspettavamo era la verità su Ash Tyler. Quanto visto nel precedente episodio di Star Trek Discovery era inequivocabile, e la teoria dell’agente dormiente è stata finalmente svelata. Uno dei tratti distintivi di questa serie non è la particolare originalità o la rivelazioni sorprendenti che la animano, quanto la costruzione emotiva degli eventi, che riesce a creare nello spettatore una certa tensione sfruttando al meglio le riprese o la catena degli avvenimenti. Con Tyler questa caratteristica viene riconfermata, partendo proprio dalla rivelazione del precedente episodio.

Scoprire chi ci sia realmente sotto la pelle del tenente non è stata una sorpresa, ma è stato ugualmente intrigante grazie al perfetto tempismo con cui viene dipanata questa matassa. L’elemento scatenante che libera il blocco mentale imposto al klingon infiltrato sulla Discovery è inserito con cura all’interno di una macrotrama che è l’elemento vincente di questa serie. Il confronto con una diversa galassia, in cui i popoli si sono evoluti, specie socialmente, su diversi presupposti consente agli sceneggiatori di diluire la ripresa di coscienza di Tyler in modo discreto, fino alla rottura finale.

Particolarmente suggestivo il confronto intimo tra Tyler e Burnham, in cui la donna inizia a comprendere quale sia la realtà. Dall’incredulità si arriva all’accettazione, fino alla scelta di trasformare quelle che sono le leggi dell’Impero Terrestre in espedienti per volgere la situazione a proprio vantaggio.

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Come in passato per i Klingon, anche le razza presentate in questo episodio di Star Trek Discovery hanno subito un cambio di look. Tellariti e Andoriani, alleati dei Klingon e Vulcaniani nella lotta all’Impero Terrestre, sono diversi da quelli visti nelle precedenti serie. Gli Andoriani sono quelli che visivamente hanno una minor diversità, anche se non si capisce come mai si sia optato di dar loro una voce stranamente metallica. Sui Tellariti il cambio di stile è più evidente, ma è una di quelle pecche della serie che possono esser condonate in favore dello spettacolo, e comunque è sempre meno fastidioso del lavoro fatto sui Klingon. Curiosamente, il Sarek dell’Universo dello Specchio sfoggia un pizzetto esattamente come lo Spock visto in Specchio, specchio, l’episodio della serie classica in cui compare per la prima volta questa dimensione parallela.

Il prossimo episodio di Star Trek Discovery dovrà affrontare due grosse rivelazioni finali, di cui parleremo settimana prossima, non vorremo esser deportati su Rura Penthe per non aver spoilerato! C’è però un interrogativo che mi è sorto vedendo questo episodio: siamo sicuri che il Lorca di questo universo parallelo non lo abbiamo già conosciuto?

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