Guida alla lettura dei fumetti dei Transformers

Nel 2005 inizia la storia d’amore tra IDW, casa editrice specializzata in licenze da altri media, e i Transformers, popolari robot-giocattolo risalenti agli anni ’80 (presto Netflix gli dedicherà i nuovi episodi de I Giocattoli della Nostra Infanzia) e destinati, di li a breve, a tornare massicciamente in auge grazie al cinema. In Italia, Panini Comics tiene d’occhio la casa editrice di San Diego e la sua produzione di fumetti dei Transformers, che aumenta a un punto tale che oggi in USA appaiono su cinque o sei testate a settimana, ma non riesce a trovare una formula per proporli al pubblico italiano che soddisfi sia i lettori che le proprie esigenze. O almeno, così accade fino a giugno 2017, quando la casa editrice di Modena dà il via a una collana bimestrale dedicata ai fumetti dei Transformers di 96 pagine, brossurata, ora giunta al numero 4.

È lo stesso formato scelto per il Fichissimo Hulk, ma la periodicità è più fitta, perché sui Transformers vengono pubblicate due serie della produzione originale: Transformers – More than meets the eye e Transformers – Robots in Disguise collane iniziate in America nel gennaio 2012 e coincidenti con l’inizio, in patria, della pubblicazione di questi personaggi su due collane mensili.

L’alternanza sulla rivista antologica è strutturata in modo che ogni numero contenga almeno un arco narrativo completo di una delle due serie originali, e visto che la maggior parte delle vicende si articola su due o tre episodi, il trucco riesce quasi sempre.

Queste due testate sono state presentate sia in patria che da noi come un punto d’ingresso per nuovi lettori, in quanto stabiliscono l’inizio di un nuovo ciclo di vita sul pianeta Cybertron, luogo d’origine dei robot senzienti alieni in tutte le continuità a loro dedicate. In questo caso si tratta ancora una volta dei personaggi Generation One, vale a dire gli stessi che invasero gli scaffali dei giocattoli e le televisioni di tutto il mondo a partire dal 1984. Ma è soprattutto una rilettura moderna, che spazza via molti elementi già visti.

Transformers: Generation One

Un evento cataclismatico ha sconvolto Cybertron e posto fine alla guerra civile tra Autobot e Decepticon.

Sul pianeta devastato si sperimenta la difficile convivenza fra le due fazioni ormai prive di risentimento reciproco e coloro che, allo scoppio del conflitto, avevano lasciato il pianeta e ora sono ansiosi di tornare a casa.

Nel frattempo, un manipolo di coraggiosi o di folli lascia il mondo d’origine dei Transformers a bordo dell’astronave Luce Perduta, per cercare nello spazio le prove dell’esistenza dei Cavalieri di Cybertron, un leggendario ordine di saggi che, in tempo di pace, potrebbe rappresentare la guida di cui il pianeta ha bisogno.

Poiché i circa sette anni di pubblicazioni precedenti dei fumetti dei Transformers restano inediti in Italia e hanno una continuity abbastanza rigorosa, all’inizio della lettura l’impressione di “essere entrati al cinema durante il secondo tempo” è abbastanza forte; ma questa sensazione è presto neutralizzata dal modo in cui le nuove serie scardinano la solita meccanica “buoni contro cattivi” per andare a raccontare vizi e virtù di una società aliena in cui politica, cultura e religione sono influenzate dal fatto stesso che i cittadini siano robot senzienti mutaforma.

La prima collana proposta in edizione italiana è quella dedicata all’equipaggio della Luce Perduta.

Scritta da James Roberts e disegnata da Nick Roche e Alex Milne, questa serie di fumetti dei Transformers è pervasa da una forte ironia, e molto incentrata sulla caratterizzazione psicologica dei personaggi. Grandissima attenzione viene posta sui dialoghi, sempre brillanti e solo talvolta un po’ troppo lunghi.

Il dono principale di Roberts, praticamente un esordiente assoluto, è quello di raccontare il mondo dei Transformers attraverso i suoi outsiders; perciò popola l’astronave di disadattati, pieni di manie e di segreti, parzialmente incapaci di fidarsi gli uni degli altri, e ciascuno con una storia complessa e divertente. Tra i primi personaggi di cui facciamo conoscenza, ci sono Whirl, un Autobot preda di istinti violenti e vittima di modifiche fisiche impostegli per punirlo di una presunta diserzione; Swerve, metallurgo logorroico e scherzoso che sogna di aprire un bari; Red Alert, un capo della sicurezza paranoico e convinto che a bordo della sua nave ci sia una presenza maligna nascosta (attenzione, spoiler! Ha quasi sempre ragione); Tailgate, un transformer che ha passato gli ultimi sei milioni di anni incosciente in una fossa, e Rung, lo psicologo di bordo con una passione per i modellini di astronavi.

Non stupitevi se questi personaggi sembrano troppo umani: le dinamiche di relazione acquistano da subito un importanza fondamentale per questa serie. A riportare il racconto su i binari della Sci-Fi classica e dell’universo Transformers ci pensano i vari pianeti che l’equipaggio visita durante la sua cerca, dove si verificano epidemie-zombi, ci si imbatte nella squadra speciale disciplinare dei Decepticon (un gruppo talmente fanatico che alcuni dei suoi membri sono capaci di trasformarsi in strumenti di tortura) e in Autobot alla deriva nello spazio o tormentati dagli orrori della guerra commessi secoli prima.

I disegni di Roche e di Milne, veterani di questi personaggi, coniugano una ricerca dell’espressività dei volti e dei movimenti adatta a trasmettere emozioni umane con i design mecha di gusto più contemporaneo e “asiatico”, con figure slanciate e dinamiche ma tecnicamente plausibili.

Transformers: Robots in Disguise

La collana Robots in Disguise invece ambienta su Cybertron una sorta di thriller politico, tra giochi di potere e ambizioni personali, in cui la pace è solo di facciata e nasconde la violenza in cui hanno vissuto i suoi campioni fino a poche ore prima.

Ora che le fazioni non hanno più senso, il comando del pianeta è diviso tra tre robot: Bumblebee, Starscream, e Metalhawk.

Il primo è l’Autobot più capace di empatia verso il prossimo, ma anche quello meno credibile come leader, poiché durante tutta la guerra era ritenuto dai compagni una specie di mascotte; il secondo è l’ex-comandante dell’aviazione Decepticon, infido, traditore, e primo detrattore dei suoi compagni di un tempo; il terzo, invece, è il portavoce della fazione dei “non allineati”, tornato sul pianeta dopo un lungo esilio, e sempre pronto a pontificare sulla pace e l’abbattimento delle differenze mentre in segreto cova un forte rancore per chi ha permesso gli orrori della guerra.

Per garantire il delicato equilibrio della società i Decepticon di un tempo vengono tenuti segregati e sotto la costante minaccia di bombe impiantate nei loro corpi, pronte a detonare se si trasformano.

In questo precario sistema si muovono altri individui in cerca di potere o di vendetta, come Prowl, capo della sicurezza Autobot, che appare freddo e calcolatore ma in realtà non perde mai occasione di farla pagare ai vecchi nemici che durante la guerra lo hanno manipolato e costretto a servire tra i loro ranghi.

I testi di John Barber, spesso improntati a stupire il lettore con colpi di scena, sono scorrevoli e danno vita a dialoghi in grado di coniugare bene un lessico ricco con una parlata realistica.

I disegni di Andrew Griffith sono più duri e spigolosi, di quelli di Roche e Milne, adatti alle massicce architetture aliene del pianeta natale dei Transformers, ma ogni tanto si alterna nei doveri di disegnatore anche con altri, tra cui Livio Ramondelli, autore di matite/chine/colori che con le sue tinte tenebrose e piene di ombre dà al racconto presente nell’ultimo numero pubblicato di questi fumetti dei Transformers una deriva orrorifica, quasi lovecraftiana.

Transformers ambisce fin da subito a collocarsi come un tassello prezioso del più ricco mosaico della grande fantascienza a fumetti, discostandosi una volta per tutte dallo schema trito e ritrito dei “giocattoli che fanno cose orribili gli uni agli altri” (la frase è di Orson Welles). Panini lo ha capito e ha posto in questa nuova testata una cura editoriale mai vista in precedenza per questi personaggi, andando per la prima volta a gratificare dei fumetti dei Transformers ricchi di contenuto con traduzioni e redazionali all’altezza.

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